Furutaka (incrociatore)

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Furutaka
Japanese cruiser Furutaka.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo Incrociatore pesante
Classe Furutaka
Proprietà Marina imperiale giapponese
Cantiere Nagasaki (Mitsubishi)
Impostata 5 dicembre 1922
Varata 25 febbraio 1925
Completata 31 marzo 1926
Radiata 10 novembre 1942
Destino finale affondata il 12 ottobre 1942 durante la battaglia di Capo Speranza
Caratteristiche generali
Dislocamento 8 700 tonnellate
Stazza lorda 9 433 tsl
Lunghezza 185,17 m
Larghezza 15,77 m
Pescaggio 5,56 m
Propulsione dodici caldaie e quattro turbine a ingranaggi a vapore; quattro alberi motore con elica (102 000 shp)
Velocità 35 nodi  (66,5 km/h)
Autonomia 7 000 miglia a 14 nodi (12 900 chilometri a 27 km/h)
Equipaggio 639
Armamento
Armamento alla costruzione:
  • 6 cannoni Type 3 modello 1 da 200 mm
  • 4 cannoni antiaerei Type 3 da 76 mm
  • 6 impianti binati di tubi lanciasiluri da 610 mm
Corazzatura
  • cintura: 76 mm
  • ponte: medio 35 mm, di coperta 48 mm
  • barbette: 57 mm
  • magazzini munizioni: 35 - 51 mm
  • torrette: 25 mm
Mezzi aerei 1 idrovolante
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

fonti citate nel corpo del testo

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Il Furutaka (in lingua giapponese "falcone maggiore") è stato un incrociatore pesante della Marina imperiale giapponese, prima ed eponima unità della classe Furutaka e così nominato dall'omonimo monte ch sorge sull'isola di Etajima (prefettura di Hiroshima).[1] Fu varato dal cantiere navale di Nagasaki nel febbraio 1925.

Dal momento dell'entrata in servizio nel marzo 1926 e fino al 1931 attese a periodiche esercitazioni e operò sia nelle acque giapponesi, sia in quelle cinesi. Dopo una prima ricostruzione tra 1931 e 1933, tornò operativo con la 6ª e la 7ª Divisione incrociatori. Dall'aprile 1937 all'aprile 1939 andò incontro a una profonda opera di ammodernamento che lo dotò di tre torri trinate, apparato motore più potente, armi contraeree più numerose e numerose altre migliorie. Definitivamente integrato nella 6ª Divisione, prestò servizio per lo più nelle acque giapponesi.

Al momento dell'attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941) si trovava in navigazione verso Guam nelle isole Marianne che però fu conquistata prima del suo arrivo. Spostatosi a Truk, fornì supporto e protezione alla conquista di Rabaul (gennaio 1942) e tentò invano, con il resto della 6ª Divisione, di intercettare una Task force statunitense che aveva colpito le isole Marshall; coprì dunque le operazioni anfibie nelle isole Salomone settentrionali e in Nuova Guinea. A maggio partecipò alla battaglia del Mar dei Coralli senza arrivare a contatto con le forze navali di superficie avversarie e giugno fu oggetto di un ciclo di revisioni in Giappone. Inviato nuovamente nel Pacifico meridionale, nella notte dell'8-9 agosto 1942 prese parte alla vittoriosa battaglia dell'isola di Savo ingaggiata per respingere gli statunitensi, sbarcati su Guadalcanal; non subì alcun danno ma la distruzione della flotta d'invasione non fu ottenuta. Dopo aver partecipato marginalmente alla battaglia delle Salomone Orientali, rimase per il mese di settembre nel settore isole Salomone-isole dell'Ammiragliato.

Nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 1942 fu inviato assieme agli incrociatori pesanti Aoba, Kinugasa e ai cacciatorpediniere Hatsuyuki e Fubuki a bombardare la pista aerea "Henderson"; tuttavia le navi nipponiche s'imbatterono nella Task force 64 del contrammiraglio Norman Scott che inflisse loro danni molto gravi. Il Furutaka fu devastato da decine di proiettili e un siluro ne distrusse parte dell'apparato motore; andato alla deriva, affondò nelle prime ore del 12 ottobre con circa trenta morti tra l'equipaggio. I superstiti furono per lo più salvati, mentre un centinaio fu catturato.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Classe Furutaka.

Il Furutaka formava insieme al Kakō la classe di incrociatori pesanti Furutaka, destinata alla ricognizione offensiva e pensata come contrasto delle classi di incrociatori pesanti Hawkins (in forza alla Royal Navy) e Omaha (entrata in servizio con la United States Navy).[2] Presentava una lunghezza di 185,17 metri fuori tutto, una larghezza di 15,77 metri e un pescaggio massimo di 5,56 metri. Il dislocamento standard arrivava a 8 100 tonnellate e in mare la stazza lorda ammontava a 9 433 tonnellate[3] Il sistema di propulsione era formato da dodici caldaie disposte in sette sale, che alimentavano quattro turbine a ingranaggi a vapore per una potenza totale di 102 000 shp; a ogni gruppo era vincolato un albero motore con elica. L'autonomia era di 7 000 miglia a una velocità media di 14 nodi e la velocità massima eccedeva di poco i 35 nodi.[4]

L'armamento principale dell'incrociatore era composto da sei cannoni Type 3 modello 1 da 200 mm lunghi 50 calibri (L/50), installati in semitorrette singole (tre a prua, tre a poppa) disposte in senso longitudinale; come ulteriore arma antinave furono aggiunti sei paia di tubi lanciasiluri fissi che protudevano dallo scafo. L'armamento antiaereo era limitato a soli quattro cannoni Type 3 da 76 mm.[5] La corazzatura lungo tutta la cintura era spessa 76 mm e inclinata a 9°; per il ponte medio era spessa 35 mm e 48 mm per il ponte di coperta; i magazzini principali erano dotati di corazzature spesse 51 mm per le pareti e 35 mm per il tetto; su torrette e sala del timone decresceva a 25 mm, mentre le barbette erano spesse 57 mm.[6] La difesa contro i siluri sotto la linea di galleggiamento era costituita da una controcarena cava e non corazzata, disposta lungo il margine inferiore di tutta la cintura, e da una paratia interna longitudinale che doveva limitare l'allagamento a un solo lato dello scafo. Nel complesso la corazzatura fu giudicata sufficiente per resistere ai proietti navali da 152 mm sparati tra i 12 000 e i 15 000 metri di distanza.[4]

L'equipaggio contava cinquanta ufficiali e 589 marinai.[4] Poiché i progetti per una catapulta per aerei fissa non erano ancora pronti quando la nave fu disegnata e costruita, venne implemetata una catapulta provvisoria che l'equipaggio montava quando necessario e a bordo fu tenuto solo un idrovolante. La soluzione fu svantaggiosa e alla fine la catapulta fu scambiata con degli argani che calavano e poi riprendevano il velivolo.[5]

Il cannone Type 10 da 120 mm, uno dei nuovi modelli di arma installati sul Furutaka durante i lavori di ammodernamento

Verso la fine del 1936, visto che necessitava di un controllo delle turbine, la marina giapponese ne anticipò la prevista modernizzazione che fu attuata nel cantiere navale di Kure tra l'aprile 1937 e l'aprile 1939.[5] In seguito ai pesanti interventi il Furutaka dispose di tre torri binate (modello E2, due a prua e una a poppa[5]) con cannoni Type 3 modello 2 da 203 mm L/50 e di quattro pezzi contraerei Type 10 da 120 mm L/45 su affusto individuale;[6] per la difesa antiaerea a breve raggio furono aggiunti a mezza nave quattro impianti binati di cannoni Type 96 da 25 mm L/60 e davanti la plancia due impianti binati di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm. Furono poi implementati due installazioni quadrinate di tubi lanciasiluri brandeggiabili (uno per fiancata) con una scorta di sedici ordigni Type 93, di grande efficacia. La sovrastruttura anteriore fu del tutto ricostruita e ciò permise di alloggiarvi sistemi di controllo del tiro più moderni per tutte le armi di bordo e dietro le sovrastrutture di poppa fu inchiavardata una catapulta per aerei.[5] Le macchine furono del tutto con dieci caldaie Kanpon che alimentavano quattro turbine a ingranaggi a vapore, ognuna delle quali era vincolata a un albero motore dotato di elica. La potenza totale erogata era di 110 000 shp e il deposito combustibile conteneva fino a 1 858 tonnellate di nafta, che garantivano un'autonomia di 7 900 miglia a una velocità media di 14 nodi (14 600 chilometri a 27 km/h).[7] Infine fu rivista la sistemazione del ponte di poppa, dove fu inchiavardato un paranco, una catapulta permanente e altri equipaggiamenti per l'impiego di due idrovolanti Kawanishi E7K2.[8]

Queste modifiche provocarono l'aumento del dislocamento a 8 700 tonnellate (10 341 tonnellate a pieno carico), perciò furono operati interventi di allargamento delle controcarene; il pescaggio fu così stabilizzato a 5,61 metri e la larghezza fu portata a 16,93 metri.[3] La velocità di punta risentì comunque del peso aggiunto e si abbassò ai 33 nodi massimi,[7] cosa che forse consigliò l'adozione di eliche dal nuovo disegno.[9]

Servizio operativo[modifica | modifica wikitesto]

Varo, anni venti e trenta[modifica | modifica wikitesto]

Il Furutaka nella baia di Nagasaki, appena entrato in servizio

L'incrociatore pesante Furutaka fu ordinato nell'anno fiscale edito nel 1923. La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale di Nagasaki, gestito dalla Mitsubishi, il 5 dicembre 1922 e fu varato il 25 febbraio 1925; venne completato il 31 marzo 1926.[3] Assieme al Kakō fu l'ultimo incrociatore giapponese a non essere vincolato ai limiti imposti dal trattato navale di Washington del febbraio 1922.[6]

Fu inserito nella 5ª Divisione incrociatori e per i cinque anni successivi partecipò alle periodiche, intensive esercitazioni della marina imperiale giapponese e condusse numerose crociere nelle acque cinesi. Posto in riserva nel tardo 1931, vi rimase fino alla metà del 1933 poiché sottoposto a un ciclo di riparazioni e modifiche. Tornò quindi in servizio attivo dapprima con la 6ª Divisione incrociatori e poi con la 7ª Divisione, prendendo parte ad alcune operazioni al largo delle coste cinesi.[9] Dal maggio 1939 e fino al coinvolgimento diretto dell'Impero giapponese nella seconda guerra mondiale, il Furutaka operò quasi sempre nelle acque territoriali nipponiche integrato nella 6ª Divisione incrociatori,[9] al comando del contrammiraglio Aritomo Gotō e che comprendeva anche gli incrociatori pesanti Kakō, Aoba (nave ammiraglia) e Kinugasa; la divisione era a sua volta parte della 1ª Flotta del viceammiraglio Shirō Takasu. Il 28 novembre 1941 il comando del Furutaka fu assunto dal capitano di vascello Tsutau Araki.[10]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

1941 - 1942[modifica | modifica wikitesto]

Il Furutaka nel 1933; si può apprezzare la configurazione delle torri da 200 mm

Il 2 dicembre 1941, all'àncora nella baia dell'isola di Haha jima nell'arcipelago delle Ogasawara, ricevette il messaggio in codice Niitakayama nobore 1208, che indicava l'inizio imminente dell'attacco di Pearl Harbor e l'apertura delle ostilità sul fronte dell'Oceano Pacifico. La 6ª Divisione incrociatori salpò il 4 dicembre alla volta di Guam, unico possedimento statunitense nelle isole Marianne, che tuttavia dopo due giorni di bombardamenti aerei fu invasa e conquistata nelle prime ore del 10 dicembre, tre giorni dopo il riuscito bombardamento di Pearl Harbor; la 6ª Divisione incrociatori fece dunque rotta sulla grande base navale di Truk (isole Caroline) giungendovi a sera. Il 13 dicembre riprese il mare per scortare assieme ad altre unità le portaerei Sōryū e Hiryū, distaccate per agevolare la conquista dell'Isola di Wake rallentata dall'imprevista resistenza statunitense. L'isola fu infine occupata il 23 dicembre.[10]

Dal 10 al 18 gennaio 1942 la 6ª Divisione incrociatori rimase a Truk, poi partì per coprire l'assalto anfibio a Rabaul in Nuova Britannia (operazione "O"), avvenuto con successo il 23 gennaio; garantì dunque le operazioni per la conquista di Kavieng (Nuova Irlanda) avvenute poco dopo e quindi tornò nell'appena conquistata Rabaul. Il 1º febbraio la 6ª Divisione incrociatori salpò d'urgenza in seguito a un rapido raid aeronavale statunitense sul protettorato nipponico delle isole Marshall, che aveva danneggiato varie navi: il 4 febbraio era presso l'isolotto di Roi-Namur nell'atollo Kwajalein e il 6 si ancorò all'isola di Kwajalein ma, poiché le Task force 17 (contrammiraglio Frank Fletcher) e 8 (contrammiraglio William Halsey) si erano già allontanate, fece rotta per Truk raggiungendola il 10 febbraio. Il 20 febbraio la 6ª Divisione incrociatori meno l'Aoba cercò invano di intercettare la Task force 11 del contrammiraglio Wilson Brown che, avvistata vicino Rabaul, rinunciò ad attaccarla; il 23 il Furutaka, il Kakō e il Kinugasa rientrarono alla base. Il 2 marzo la 6ª Divisione si spostò a Rabaul (raggiunta il 5) dove si unì alle forze della 4ª Flotta del viceammiraglio Shigeyoshi Inoue assemblate per l'invasione di Lae-Salamaua (operazione "SR"), due piccoli centri dotati di aeroporti sulla costa settentrionale della Nuova Guinea. Lo sbarco riuscì senza ostacoli ma le TF 11 e 17, che si erano riunite nel Mar dei Coralli a sud dell'isola, colpirono pesantemente i trasporti nipponici e anche alcune unità da guerra; il Furutaka e gli altri incrociatori della 6ª Divisione non subirono danni. Accompagnato dagli incrociatori leggeri Tatsuta e Tenryū componenti la 18ª Divisione incrociatori, il Furutaka con gli altri tre incrociatori pesanti toccò il 9 marzo l'ancoraggio di Buka su Bougainville e l'11 gettò le àncore a Rabaul; il 14 marzo le due divisioni ripresero il mare, stazionarono dal 15 al 17 a Buka e il 18 raggiunsero lo stretto Moewe nei pressi di Kavieng. Qui rimasero fino al 26 marzo, quando salparono con destinazione Rabaul che fu raggiunta il giorno successivo. Il 28 le due divisioni partirono nuovamente e protessero gli sbarchi nelle isole Shortland, avvenuti il 30 marzo, e a Kieta sulla costa orientale dell'isola di Boungainville, verificatisi il 31 marzo.[10]

Giunte a Rabaul già il 1º aprile 1942, la 6ª e la 18ª Divisione fecero il pieno di nafta e ripartirono immediatamente: sostarono dal 2 al 5 aprile nello stretto Moewe, poi il 7 aprile raggiunsero l'isola di Manus nell'arcipelago dell'Ammiragliato. L'8 aprile fecero rotta su Truk dove dal 10 al 30 aprile tutti gli incrociatori furono sottoposti a revisione.[10] Nella seconda metà di aprile il Gran Quartier generale imperiale ordinò di iniziare l'operazione "Mo", la conquista delle isole Salomone e di Port Moresby nella Nuova Guinea meridionale, divenuto ultimo bastione alleato sull'isola. La 6ª Divisione fu assegnata alla scorta della portaerei leggera Shōhō assieme alla 18ª Divisione incrociatori, al cacciatorpediniere Sazanami e alla petroliera Iro; tale squadra rispondeva agli ordini del contrammiraglio Gotō e doveva difendere la piccola forza d'invasione di Tulagi. La formazione d'attacco del viceammiraglio Takeo Takagi (forte delle due grandi portaerei Shōkaku e Zuikaku) doveva invece proteggere il convoglio d'invasione per Port Moresby e sarebbe stata coadiuvata dal contrammiraglio Gotō una volta che Tulagi fosse stata posta sotto controllo.[11]

Il Furutaka e il Kinugasa (secondo piano) in navigazione nel corso dei primi mesi di guerra

Il 30 aprile la squadra del contrammiraglio Gotō lasciò Truk; il 3 maggio, ferma a Buka, coprì a distanza lo sbarco sull'isoletta di Tulagi dove era stato deciso di installare una base di idrovolanti per controllare il Mar dei Coralli; il 4 maggio salpò da Rabaul la flotta d'invasione per Port Moresby con la propria scorta. In contemporanea la TF 17 del contrammiraglio Fletcher lanciò tre attacchi consecutivi su Tulagi, affondando o danneggiando diverse unità, e il Furutaka assieme agli incrociatori della 6ª Divisione partì subito con rotta su Guadalcanal; il 5 maggio le navi dovettero tuttavia sostare nelle Shortland per rifornirsi dalla petroliera Iro. Il giorno successivo, mentre erano ancora in rada, furono oggetto di un attacco rimasto infruttuoso da parte di quattro bombardieri pesanti Boeing B-17 Flying Fortress. Nel frattempo si era sviluppato lo scontro tra la TF 17 del contrammiraglio Fletcher e la squadra al comando del viceammiraglio Takagi. Il 7 maggio la 6ª Divisione si riunì alla Shōhō ma la portaerei fu avvistata e attorno le 11:00 fu attaccata da oltre novanta velivoli statunitensi, decollati dalle portaerei USS Lexington e USS Yorktown. La contraerea delle navi non seppe contenere i velivoli e la Shōhō fu affondata al largo dell'isola Misima. L'8 maggio, ultimo giorno di battaglia, la portaerei Shōkaku rimase severamente danneggiata ma anche le forze aeree imbarcate nipponiche colsero un successo distruggendo la Lexington e infliggendo danni gravi alla Yorktown. Al termine dello scontro il Kakō e l'Aoba, indenni, protessero la ritirata del convoglio d'invasione. Il Furutaka e il Kinugasa, anch'essi senza danni, furono distaccati per scortare la Shōkaku a Truk: fecero tappa alle Shortland per rifornimento il 9 o il 13 maggio, quindi il 17 arrivarono alla base aeronavale delle Caroline dove sostarono sino al 31 maggio; partirono quindi con destinazione la madrepatria.[10]

Il 5 giugno 1942 il Furutaka e il Kinugasa entrarono nel porto di Kure e il 10 furono messi in secca per un'approfondita revisione, che fu completata il 15: dopo un periodo di licenza per gli spossati equipaggi, i due incrociatori ripresero il mare il 28 giugno, fecero tappa a Truk tra il 4 luglio e il 7 luglio e infine il 9 luglio sostarono a Kieta, dove riempirono i serbatoi; quindi tra il 14 e il 26 luglio visitarono varie basi della marina imperiale nelle Salomone, in Nuova Britannia e Nuova Irlanda e si riunirono al Kakō e all'Aoba nello stretto Moewe. Nel frattempo, il 14 luglio, lo stato maggiore generale della marina aveva creato l'8ª Flotta, con quartier generale a Rabaul e agli ordini del viceammiraglio Gun'ichi Mikawa: il 27 luglio le fu assegnata la 6ª Divisione al completo.[10] Il pomeriggio del 7 agosto la divisione, gli incrociatori leggeri Tenryū e Yūbari e il cacciatorpediniere Yūnagi salparono da Rabaul guidati dall'incrociatore pesante Chōkai (ammiraglia di Mikawa) in risposta allo sbarco statunitense sull'isola di Guadalcanal, avvenuto quasi incontrastato quella mattina. La squadra nipponica sfuggì alle ricognizioni aeree e nella notte dell'8-9 agosto ingaggiò battaglia presso l'Isola di Savo disposta in linea di fila, con il Furutaka in quinta posizione (tra il Kinugasa a prua e il Tenryū a poppa).[12] Sgominò una formazione di cinque incrociatori pesanti e quattro cacciatorpediniere australiano-statunitensi con perdite molto contenute; il Furutaka non fu mai colpito.[10] Il viceammiraglio Mikawa però non approfittò del successo tattico per attaccare i trasporti e i mezzi anfibi perché temeva che, all'alba, le sue navi sarebbero state obiettivo dell'aviazione imbarcata o basata a terra dell'avversario: perciò ordinò la ritirata. Il 9 agosto la formazione giapponese si divise vicino Bougainville; il viceammiraglio Mikawa proseguì per Rabaul con gli incrociatori leggeri e lo Yūnagi mentre la 6ª Divisione incrociatori continuò per Kavieng. Il giorno successivo, a poca distanza dalla base, finì sotto attacco da parte del sommergibile S-44 e il Kakō, silurato, saltò in aria.[13]

I superstiti tre incrociatori pesanti giunsero allo stretto Moewe e furono sottoposti a urgenti lavori di manutenzione e riparazione. Il 17, nuovamente operativi, salparono per la base di idrovolanti appena stabilita nella baia di Rekata, sulla costa nord-orientale dell'isola Santa Isabel, dove si fermarono dal 19 al 20 agosto; da qui raggiunsero le isole Shortland il 22 agosto. La 6ª Divisione incrociatori, cui fu unito il Chōkai, fu coinvolta indirettamente nella battaglia delle Salomone Orientali, combattuta da una vasta aliquota della marina imperiale per proteggere lo sbarco su Guadalacanal di un forte contingente: la divisione partì il 23 agosto dalle Shortland per fornire scorta a distanza e durante il giorno fu individuata da un solitario idrovolante Consolidated PBY Catalina della squadriglia VP-23 imbarcata, che attaccò senza successo il Furutaka. Il 26 agosto il Furutaka fu distaccato dalla divisione e per il mese successivo fece la spola tra l'ancoraggio di Kieta (Bougainville) e la base di Rabaul alla bisogna per rifornirsi. Nelle prime ore del 12 settembre, a sud della Nuova Irlanda, fu attaccato dal sommergibile S-47 i cui siluri però non colpirono.[10]

L'affondamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Capo Speranza.
Il Furutaka durante una prova di velocità; da notare le torri binate e il nuovo profilo della sovrastruttura prodiera

Il 1º ottobre 1942, riunitosi alla divisione d'appartenenza, il Furutaka si trovava alle isole Shortland con lo Aoba e il Kinugasa.[10] Agli inizi del mese i comandi giapponesi organizzarono un nuovo schieramento per trasportare gli uomini e le attrezzature della 2ª Divisione fanteria a Guadalcanal; fu previsto che la 6ª Divisione bombardasse in due tempi (notte dell'11 e 12 ottobre) l'aeroporto sull'isola, attirando le forze navali statunitensi in modo da facilitare la missione del convoglio. Anche gli Stati Uniti apprestarono un convoglio recante a bordo rinforzi e formarono tre distinte squadre per garantirne la protezione: una di queste era la Task force 64 del contrammiraglio Norman Scott, incaricato della scorta diretta.[14] La mattina dell'11 ottobre la 6ª Divisione, con il Fubuki e lo Hatsuyuki dell'11ª Divisione cacciatorpediniere, lasciò l'ancoraggio ma nel tardo pomeriggio fu avvistata da un B-17 dell'11º Gruppo bombardieri mentre discendeva il cosiddetto "Slot" (braccio di mare tra i due filoni delle isole Salomone).[10] La comunicazione raggiunse il contrammiraglio Scott che dispose subito le proprie unità (quattro incrociatori e cinque cacciatorpediniere) in linea di fila; si portò a ovest di Guadalcanal e Savo e assunse una rotta per nord-est a bassa velocità, sbarrando così la via ai giapponesi. Costoro arrivavano con gli incrociatori pesanti Aoba, Furutaka e Kinugasa in linea di fila e i due cacciatorpediniere ai lati, ignari della presenza statunitense.[15]

All'altezza dell'Isola di Savo il contrammiraglio Scott ordinò d'invertire la rotta e alle 23:30 circa alcune delle navi individuarono degli echi sui radar, che egli non sapeva attribuire; il comandante dell'incrociatore leggero USS Helena chiese allora il permesso di aprire il fuoco e Scott, mal interpretando, rispose affermativamente. L'Helena iniziò dunque a sparare subito imitato dagli altri incrociatori: la squadra statunitense aveva effettuato il taglio del T. Il contrammiraglio Gotō fu colto del tutto impreparato e le salve avversarie arrecarono subito danni; ordinò dunque un disimpegno rapido prima di rimanere ucciso dalla gragnola di proietti che devastarono l'Aoba. Il Kinugasa e lo Hatsuyuki virarono a sinistra, allontanandosi dalla colonna statunitense, ma il cacciatorpediniere Fubuki e il Furutaka accostarono a dritta seguendo l'ammiraglia.[16] Il capitano Araki, che all'inizio del combattimento aveva fatto tirare sull'isolato cacciatorpediniere USS Duncan, manovrò quindi per attaccare l'incrociatore pesante USS Salt Lake City ma il Furutaka fu rapidamente inquadrato e incassò numerose granate che fecero, tra l'altro, deflagrare alcuni siluri posti nei tubi; si svilupparono grandi incendi che lo resero ben visibile, sì che fu colpito da quasi novanta proietti. Alle 23:54 un siluro, proveniente forse dal Duncan, centrò la sala macchine di prua che si allagò, rendendo il governo del Furutaka difficile.[10]

La battaglia durò fin verso le 00:20 quando il contrammiraglio Scott rinunciò a inseguire le superstiti navi giapponesi in fuga e ripiegò con rotta sud-ovest.[17] Il Furutaka era in fiamme e ben presto l'energia motrice venne a mancare del tutto. Alle 02:28 del 12 ottobre affondò di poppa alla posizione 9°02′N 159°33′E / 9.033333°N 159.55°E9.033333; 159.55 (nord-est di Savo), trascinando con sé trentuno morti. Il capitano Araki fu tratto in salvo assieme ad altri 514 membri dell'equipaggio dai cacciatorpediniere Hatsuyuki (rimasto danneggiato), Murakumo e Shirayuki, questi ultimi due inviati dal contrammiraglio Takatsugu Jōjima che comandava il gruppo di trasporti; il Murakumo fu tuttavia affondato da velivoli statunitensi alle luci dell'alba. Nelle ore successive 115 altri naufraghi del Furutaka, dati per dispersi dalla marina imperiale, furono tratti in salvo dalle unità statunitensi divenendo prigionieri di guerra. Il 10 novembre 1942 il Furutaka fu radiato d'ufficio dalla lista del naviglio attivo nella marina.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Japanese Ship Names - Nihon Kaigun, su combinedfleet.com. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  2. ^ Stille 2014, p. 151.
  3. ^ a b c (EN) Materials of IJN (Vessels - Furutaka class Heavy Cruisers), su nifty.com. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  4. ^ a b c Stille 2014, p. 152.
  5. ^ a b c d e Stille 2014, p. 153.
  6. ^ a b c (EN) Furutaka Class, Japanese Heavy Cruisers, su kgbudge.com. URL consultato il 24 novembre 2014.
  7. ^ a b Stille 2014, p. 154.
  8. ^ (EN) IJN Furutaka Class - Japanese Warships of WWII, su world-war.co.uk. URL consultato il 20 dicembre 2015.
  9. ^ a b c (EN) Heavy Cruiser Furutaka, su history.navy.mil. URL consultato il 7 dicembre 2014.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l (EN) Imperial Cruisers, su combinedfleet.com. URL consultato il 7 dicembre 2014.
  11. ^ Millot 2002, pp. 181-183.
  12. ^ Millot 2002, pp. 293, 296, 300.
  13. ^ Millot 2002, pp. 305-306, 308.
  14. ^ Millot 2002, pp. 350-351.
  15. ^ Millot 2002, p. 352.
  16. ^ Millot 2002, pp. 355-356.
  17. ^ Millot 2002, pp. 358.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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