Fuori orario

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Fuori orario
Fuori orario (1985).jpg
Linda Fiorentino e Griffin Dunne
Titolo originaleAfter Hours
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1985
Durata96 min
Rapporto1,85:1
Generegrottesco, commedia, noir, drammatico, thriller
RegiaMartin Scorsese
SoggettoJoseph Minion
SceneggiaturaJoseph Minion
ProduttoreRobert F. Colesberry, Griffin Dunne, Amy Robinson
Casa di produzioneThe Geffen Company, Double Pay
FotografiaMichael Ballhaus
MontaggioThelma Schoonmaker
MusicheHoward Shore
ScenografiaJeffrey Townsend
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

«“Mi chiamo Paul Hackett, mi trovo a Soho ma non so esattamente dove. Insomma, sono perseguitato da una folla inferocita e lei sa di che cosa sono capaci. Ho tutte le ragioni per credere che la mia vita sia in pericolo, in gravissimo pericolo”.»

(Paul al centralino della polizia)

Fuori orario (After Hours) è un film del 1985 diretto da Martin Scorsese. Il titolo originale si può tradurre anche, più precisamente, come "dopolavoro", riferendosi alle ore non lavorative.

Interpretato da Griffin Dunne, Rosanna Arquette e Linda Fiorentino, il film diventa un nuovo capitolo nel viaggio intrapreso dal regista italo-americano all'interno di quella grande metropoli (New York) che ha ritratto nelle sue più celebri pellicole, da Taxi Driver fino al recente Gangs of New York.

Presentato in concorso al 39º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la regia.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Paul Hackett è un programmatore di computer presso una società informatica di New York. Una sera, dopo una giornata di lavoro, si reca in un bar dove conosce un'affascinante donna, Marcy Franklin, con la quale inizia una conversazione a proposito del libro che sta leggendo, Tropico del Cancro di Henry Miller. Al termine di un breve scambio d'opinioni, lei gli lascia il numero di telefono della sua amica Kiki da cui si sta recando e con la quale convive, per richiamarla e recarsi quindi nella loro abitazione. Paul visita Marcy nel suo appartamento e lì conosce la disinvolta scultrice Kiki, dove lui commette una piccola gaffe parlando del famoso quadro di Edvard Munch L'urlo. Dopo una strana conversazione con Marcy e un acceso dibattito, Paul scappa bruscamente dall'appartamento.

Egli intende tornare a casa con la metropolitana, ma a causa dell'aumento del prezzo dei biglietti non può permettersene uno. Si dirige allora in bar dove incontra una cameriera, Julie, e la ragazza si innamora di lui. Il proprietario dell'esercizio commerciale, Tom Schorr, scoprendo la situazione di Paul, gli offre i soldi che gli mancano per il biglietto ma il registratore di cassa si è bloccato e non si apre. Per sbloccare la cassa è necessaria una chiave presente nell'appartamento del barista, così Paul propone di dargli le chiavi della sua abitazione per andare a recuperare la chiave della cassa; il barista accetta. Paul allora recupera la chiave ed esce dalla dimora ma viene avvicinato da due abitanti dello stabile, che gli riferiscono di certi furti nel quartiere. Uscito dal palazzo, Paul nota due ladri chiamati Neil e Pepe con le sculture di Kiki. Paul allora si avvicina a essi e loro scappano improvvisamente, facendo cadere accidentalmente la scultura. Quando Paul riporta la scultura a Kiki, scopre che Marcy si è suicidata. Paul allora vuole informare Kiki, ma la ragazza è uscita e gli ha lasciato un biglietto dove lo informa che si trova nel Club Berlin, un locale notturno.

Paul cerca di tornare nel bar di Tom, ma è bloccato e nella porta è affisso un cartello che recita la riapertura del bar tra un'ora e mezza. Paul incrocia Julie in strada e la cameriera la invita nel suo appartamento, dove può aspettare tranquillamente la riapertura del locale. Julie è innamorata di Paul, ma egli non ricambia e torna nel bar di Tom scoprendo che lui è afflitto per la morte di Marcy, la stessa ragazza che aveva conosciuto Paul poco prima. Paul torna dunque nell'appartamento di Julie, dove lei disegna un suo ritratto mentre parlano. Paul non ricambia i sentimenti di Julie, così se ne va e si dirige nel Club Berlin. Il buttafuori del club inizialmente non lo fa entrare, ma parlandogli di Kiki, riesce ad addentrarsi, pur non riuscendo a raggiungerla. Fuori Paul viene scambiato per un ladro e così viene inseguito da una folla inferocita

Paul incontra Tom di nuovo in un caffè, ma la folla sta per entrare nel locale, così scappa. Fuori scopre che Julie ha utilizzato il suo ritratto per creare un poster da ricercato, per vendicarsi del suo rifiuto in amore. Paul torna nuovamente al Club Berlin e si rifugia lì, dove utilizza il suo denaro per far partire la canzone Is That All There Is? di Peggy Lee e chiede a una donna chiamata June di ballare con lui. June è una scultrice e dopo che è venuta a conoscenza della situazione di Paul, si offre di aiutarlo. Così June in poco tempo, lo trasforma in una scultura di carta pesta, che ricalca L'urlo di Edvard Munch, per sfuggire alla folla. Il trucco funziona ma lei non intende farlo uscire, così resta intrappolato. Neil e Pepe, i due ladri irrompono nel Club Berlin e rubano la "scultura", mettendola nel furgoncino. A causa di un'improvvisa curva, il portellone del furgoncino si apre e Paul cade distruggendo la scultura. Il sole sta per sorgere e Paul per puro caso, è caduto proprio davanti all'azienda in cui lavora. Così si sistema ed entra, sfinito e incredulo, nell'edificio per andare a lavorare.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Scorsese legge Lies, una sceneggiatura (scritta in origine come saggio finale del corso di cinema del regista Dušan Makavejev)[2] di Joseph Minion, studente della Columbia University, che ha per protagonista un esperto di informatica. I diritti sulla sceneggiatura erano già stati acquistati da Amy Robinson e Griffin Dunne. Quest'ultimo interpreterà poi Paul Hackett. La sceneggiatura è riscritta da Scorsese e Minion, e reintitolata inizialmente A Night at SoHo, per poi scegliere il titolo definitivo After Hours.[3]

Originariamente il film doveva essere diretto da Tim Burton[4], ma Scorsese lesse la sceneggiatura mentre stava avendo problemi finanziari e anche religioso-politici[3] per la realizzazione de L'ultima tentazione di Cristo: Burton rinunciò senza problemi alla regia del film quando Scorsese espresse il desiderio di dirigerlo personalmente. Le riprese richiesero otto settimane di lavoro, rese ancor più stancanti dall'esigenza di Scorsese di girare esclusivamente di notte, contribuendo a pervadere dell'atmosfera del film ogni scena, anche in interni.

Fu il primo film di Scorsese, dopo parecchi anni, a non includere Robert De Niro nel cast, ma soprattutto fu il film che, a causa dell'insuccesso commerciale di Re per una notte (1983), costrinse Scorsese (che aveva anche appena visto terminare il suo matrimonio con Isabella Rossellini)[3] ad avvalersi di una produzione indipendente.[5]

Il film venne parzialmente prodotto dallo stesso protagonista, Griffin Dunne, con un budget di appena 4 milioni di dollari.[6]

Scorsese interpreta in Fuori orario il gestore di luci punk al Berlin Cafè.[7]

La colonna sonora del film venne realizzata da Howard Shore, mentre per i titoli di testa e di coda sono stati utilizzati il primo e secondo movimento della Sinfonia K 95 (73n) di Mozart.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1986, festival-cannes.fr. URL consultato il 24 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2013).
  2. ^ Mo-Net s.r.l. Milano-Firenze, Fuori orario (1985), su mymovies.it. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  3. ^ a b c Kinodromo | FUORI ORARIO di Martin Scorsese (USA,1985, 96′), su www.kinodromo.org. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  4. ^ Fuori orario (1985) - Trivia - IMDb.
  5. ^ Dizionario del cinema americano, di Fernaldo Di Giammatteo, Editori Riuniti, Roma, 1996.
  6. ^ Maurizio Zanetti, Cinema. Dream on the road in 101 film, Giunti Demetra, 1999.
  7. ^ Fuori Orario di Martin Scorsese - Capolavori del Cinema, su www.cinema4stelle.it. URL consultato il 24 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fernaldo Di Giammatteo, Dizionario del cinema americano. Da Griffith a Tarantino, tutti i film che hanno fatto la storia di Hollywood, Roma, Editori riuniti, 1996, ISBN 88-359-4109-1.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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