Fuoco fatuo (film 1963)
| Fuoco fatuo | |
|---|---|
| Titolo originale | Le Feu follet |
| Paese di produzione | Francia, Italia |
| Anno | 1963 |
| Durata | 108 min |
| Dati tecnici | b/n |
| Genere | drammatico |
| Regia | Louis Malle |
| Soggetto | Fuoco fatuo di Pierre Drieu La Rochelle |
| Fotografia | Ghislain Cloquet |
| Montaggio | Suzanne Baron |
| Musiche | Erik Satie |
| Scenografia | Bernard Evein |
| Costumi | Gitt Magrini |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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Fuoco fatuo (Le Feu follet) è un film del 1963 diretto da Louis Malle.
Il soggetto è tratto dall'omonimo romanzo di Pierre Drieu La Rochelle.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Distrutto dall'alcol e da una vita in cui non riesce più a riconoscersi, Alain è ricoverato in una casa di cura a Versailles e programma il proprio suicidio. Si concede ancora una possibilità nei suoi ultimi due intensi giorni di vita, alla ricerca di un motivo per andare avanti nei ricordi, negli incontri che fa, nelle vecchie amicizie che non ritrova.
Il primo incontro è con Lydia, una ragazza italiana amica della moglie, che da tempo lo ha abbandonato al suo destino. In una spoglia camera d'albergo fanno l'amore meccanicamente, senza trasporto. Lei vorrebbe sposarlo, salvarlo e gli offre del denaro. Alain accetta il denaro, ma non c'è niente che lo lega a lei: la lascia partire e sa che non la rivedrà mai più. Ritornato in casa di cura, per sfuggire all'attenzione degli altri ospiti preoccupati per la sua evasione notturna, si rinchiude nella propria stanza dove, dopo aver avuto una specie di incubo, riesce ad addormentarsi.
Al mattino seguente ha una conversazione con un medico che gli consiglia di tornare con sua moglie, che vive a New York, poi esce e si reca a Parigi al bar Ritz, un luogo di ricordi e di persone del passato, poi da Dubourg, un vecchio amico che nel frattempo si è sposato e ha avuto due bambine. Anche lui lo invita a «trovare una sistemazione». Esasperato, Alain gli rivela il motivo del suo male: la propria incapacità di amare veramente. Fuggito da Dubourg, incontra Eva: un incontro doloroso e malinconico in cui Alain ha la netta sensazione dell'inutilità della sua vita e la percezione della sua fine imminente.
Di qui, tutto si svolge con la velocità di un sogno: violenze, ubriacature, pellegrinaggi da un bar all'altro, un colloquio con una compagnia di omosessuali a casa dei Lavaud, l'estremo tentativo di Solange, bella e generosa, che gli sorride e gli parla del domani.
Non vi sarà domani: nella sua camera Alain contempla la sua pistola, telefona un'ultima volta a Solange che continua ipocritamente a parlargli del domani, e infine compie il solo gesto concreto della sua vita.[1]
Commento al film
[modifica | modifica wikitesto]Vi è un elemento autobiografico in questo quinto film di Louis Malle. Rampollo di una famiglia borghese della Francia del Nord, alla soglia dei 30 anni, dopo un lungo periodo trascorso in dissolutezze notturne, all'insegna dell'alcol e di occasionali incontri amorosi, era giunto a interrogarsi, come il protagonista del film, sul senso di restare "...immerso nell'adolescenza...una promessa e anche una menzogna...Ero io il bugiardo".
A dispetto di alcune irruzioni del quotidiano (come gli accenni alla guerra di Algeria o la processione dei volti dei passanti davanti al bar all'Odéon, che evoca un mal di vivere esistenzialista), la regia di Malle conserva un rigore classico e autonomia nei confronti dei modelli narrativi della Nouvelle vague, caratterizzati da fratture e discontinuità.
Il suicidio finale - soggetto peraltro abbastanza ostico da portare sullo schermo agli inizi degli anni sessanta - è già inscritto nell'inizio, con il protagonista, uno splendido Maurice Ronet (dandy nella vita, come nel film) che armeggia con la sua pistola di ex ufficiale mentre, nella sua camera della clinica per alcolisti, lunghi piani sequenza raccontano, con oggetti e fotografie, della sua storia. Le conversazioni coi vecchi amici, i racconti delle follie giovanili, il commento di una compagnia di omosessuali non lasciano intravedere altra soluzione a questo disperato viaggio nel passato.
A chi accusava il film di falsità, proprio a partire dalla sua insistenza su un'unica, disperata tonalità narrativa, François Truffaut rispondeva: "...se Ronet fosse stato qualche volta aggressivo o odioso, la nostra adesione sarebbe stata più completa e il film, invece di essere semplicemente commovente, sarebbe stato realmente lacerante...Tutti i comici conoscono il riso per ripetizione, esiste anche il patetico per ripetizione; è il più interessante. Grazie a questo Louis Malle ha messo a segno il suo miglior film"[2].
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Giovanni Grazzini, Finalmente a Venezia un film degno del leone, in Corriere della Sera, 3 settembre 1963, p. 9
- ↑ François Truffaut, I film della mia vita, Saggi Marsilio, 1992.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) The Fire Within, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Fuoco fatuo, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Fuoco fatuo, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Fuoco fatuo, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) Fuoco fatuo, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) Fuoco fatuo, su FilmAffinity.
- (EN) Fuoco fatuo, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (EN) Fuoco fatuo, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012).
- (EN) Fuoco fatuo, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute.
- (EN) Fuoco fatuo, su BFI Film & TV Database, British Film Institute (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2018).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 193695055 · GND (DE) 7542224-4 · BNF (FR) cb150587431 (data) |
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