Funny Games (film 1997)

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Funny Games
Funny Games (1997).jpg
I cinque protagonisti in una scena del film
Lingua originaletedesco, francese
Paese di produzioneAustria
Anno1997
Durata103 min
Generethriller, drammatico, grottesco
RegiaMichael Haneke
SoggettoMichael Haneke
SceneggiaturaMichael Haneke
ProduttoreVeit Heiduschka
Produttore esecutivoVeit Heiduschka
FotografiaJürgen Jürges
MontaggioAndreas Prochaska
MusicheAA. VV.
ScenografiaChristoph Kanter
CostumiLisy Christl
TruccoWaldemar Pokromski
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Funny Games è un film del 1997 scritto e diretto da Michael Haneke.

Il film è stato presentato in concorso al 50º Festival di Cannes,[1] senza ottenere riconoscimenti. Nel 2007 Michael Haneke stesso ha realizzato un rifacimento statunitense del film, intitolato nuovamente Funny Games che vede come interpreti Naomi Watts, Tim Roth e Michael Pitt. Fa parte della colonna sonora il brano Bonehead, caratterizzato da sonorità particolarmente violente, del gruppo statunitense Naked City.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Anna, Georg e il piccolo Schorschi sono in cammino verso la loro seconda casa, dove passeranno le vacanze estive. I vicini di casa, Fred e Gerda, sono già arrivati e si organizzano per vedersi tutti il giorno dopo per una partita di golf. Mentre suo marito e suo figlio sono al lago per sistemare la barca a vela messa recentemente a nuovo, Anna inizia a preparare la cena. All'improvviso si ritrova faccia a faccia con Peter, un ragazzo estremamente gentile e imbranato, ospite dei vicini di casa, venuto a chiedere delle uova. Poco dopo arriva anche Paul, amico di Peter e come lui, ospite dei loro vicini. Inizialmente cortesi e garbati, i due ragazzi iniziano a diventare insistenti e decisamente molesti, tanto da indurre Anna a chiedere loro di andarsene; i ragazzi si rifiutano, ferendo Georg a una gamba e prendendo letteralmente in ostaggio la povera famiglia, torturandola con meschini e umilianti giochetti, raggiungendo sempre più alti livelli di crudeltà. Il personaggio di Paul rivolge a volte lo sguardo in macchina e interpella più volte esplicitamente lo spettatore, mostrando la finzione del film.

«Vogliamo scommettere che voi in... diciamo dodici ore, sarete tutti e tre morti?»

(Paul alle vittime)

Dopo aver ucciso il bambino, i ragazzi finalmente decidono di andarsene, lasciando i due coniugi legati e in preda al dolore: Anna decide di uscire in cerca di aiuto, lasciando Georg in casa, il quale tenta di far funzionare il telefono portatile (che Peter aveva messo fuori uso). Anna viene però catturata dai due ragazzi, che ritornano nella casa e proseguono con le loro torture: tentano di far pronunciare ad Anna una preghiera al contrario se vuole decidere sulla sorte del marito, le chiedono di decidere quando e come lei e il coniuge dovranno morire. Improvvisamente Anna prende il fucile e spara a Peter, dopodiché Paul cerca affannosamente il telecomando e, trovatolo, premendo un pulsante con un surreale effetto rewind il tempo ritorna indietro fino a poco prima che Anna prenda il fucile, in modo tale che Paul possa impedirle di uccidere Peter. Alla fine anche Georg viene ucciso con un colpo di fucile e la mattina dopo i due portano Anna in barca, facendola annegare. L'ultima scena mostra Paul bussare alla porta di una casa nelle vicinanze e dire alla proprietaria di essere stato mandato da Anna a chiedere loro delle uova. Il gioco ricomincia!

Significato dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto affermato da vari filosofi e critici, nonché dallo stesso regista, il film è una condanna allo spettatore che è solito fruire immagini di violenza o casi di cronaca nera alla stregua di mero intrattenimento.[2] Secondo Fabrizio Fogliato, critico e docente universitario italiano, a tale scopo risultano particolarmente emblematiche le scene in cui il personaggio di Paul si rivolge direttamente alla telecamera, parlando quindi con lo spettatore del film e coinvolgendolo come se fosse parte del gioco, in parte vittima ed in parte torturatore.[2]

Un'altra scena molto significativa in questo senso è quella del telecomando: quando muore Peter il pubblico è portato a godere di ciò, assumendo a sua volta un atteggiamento sadico, tuttavia nel momento immediatamente successivo Paul riavvolge il tempo con l'ausilio di un telecomando, rappresentando in maniera piuttosto chiara la metafora fra violenza, intrattenimento e mass media che sta di base all'opera.[2] Secondo quanto affermato dallo stesso regista, il film vuole inoltre sovvertire il classico rapporto fra opera e spettatore, e la scena del telecomando, con il suo essere priva di un senso logico all'interno di una classica storia di questo tipo, risulta fondamentale in questo senso.[3]

Un altro tema importante per l'opera è del resto proprio il completo rifiuto delle classiche dinamiche tipiche dei film slasher e degli home invasion, sottogeneri del cinema horror a cui fa riferimento la trama del film. Generalmente il pubblico è infatti abituato al fatto che almeno uno dei "buoni" in un'opera del genere sopravviva, mentre in questo film tutte e tre le vittime dei carnefici muoiono.[2] Inoltre è anche importante sottolineare come quasi mai le scene di violenza effettive vengono mostrate, ma nel contempo l'opera si sofferma molto sulle loro conseguenze psicologiche: si tratta di una scelta atipica, che ha pochi eguali nella cinematografia internazionale.[2] Di contro, lo svolgimento del film si sviluppa in maniera tale da spingere lo spettatore a considerare l'esito della trama scontato, ed a chiedersi se sia il caso o meno di proseguire la visione: Fogliato sottolinea come il film sia anche per questo comprensibile appieno solo da un pubblico maturo ed esperto, e che gran parte delle sue tematiche possono invece sfuggire ad uno spettatore meno attento.[2]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto dichiarato dal regista stesso, la sua volontà iniziale era quella di girare il film in USA, tuttavia per comodità finì col girarlo in Austria. Anche per questo motivo, 10 anni dopo Haneke ne ha girato un remake shot-to-show con cast e ambientazione statunitensi.[4]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha ricevuto prevalentemente recensioni positive. Su Rotten Tomatoes gli viene assegnato un gradimento del 69% sulla base di 35 recensioni, con un voto complessivo di 6,95 su 10.[5] Su Metacritic ha ricevuto una valutazione di 69 su 100 sulla base di 10 recensioni.[6] Per il pubblico generico il film risulta tuttavia più difficile da reggere: basti pensare che quando fu presentato al Festival di Cannes del 1997 oltre 2/3 degli spettatori uscirono dalla sala prima di averne completato la visione.[7]

Influenze televisive[modifica | modifica wikitesto]

  • In una puntata di Criminal Minds (Children of the Dark, stagione 3 episodio 4) i profiler dell'F.B.I. sono impegnati contro due serial killer ciascuno proveniente da famiglia benestante. Tali serial killer sembra che adottino lo stesso modus operandi del malefico duo di Funny Games, con un rimando esplicito al film di Haneke come la scena in cui uno dei ragazzi ferisce il capo famiglia azzoppandolo con una mazza da golf.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1997, festival-cannes.fr. URL consultato il 2 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2013).
  2. ^ a b c d e f Funny Games, la sempre attuale visione negata di Michael Haneke, su CameraLook, 2 novembre 2017. URL consultato il 4 ottobre 2020.
  3. ^ Funny Games - Intervista con il regista Michael Haneke, su ComingSoon.it. URL consultato il 4 ottobre 2020.
  4. ^ (EN) Funny Games, su cineaste.com.
  5. ^ (EN) Funny Games (1998). URL consultato il 4 ottobre 2020.
  6. ^ Funny Games. URL consultato il 4 ottobre 2020.
  7. ^ (EN) Palme d’Or winner Michael Haneke: cruel to his characters and to us, su The Telegraph. URL consultato il 4 ottobre 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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