Fucile anti-materiale

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Un fuciliere del Genio degli Stati Uniti testa un Barrett M82, usato per la distruzione di ordigni inesplosi

Un fucile antimateriale (in inglese antimateriel rifle) è un tipo di fucile ideato per arrecare danno ad equipaggiamento militare, invece che direttamente ad altri combattenti.

L'uso di questi fucili è chiamato Hard Target Interdiction (HTI) dalle forze armate degli Stati Uniti.[1]

I fucili antimateriale sono simili in forma ed aspetto ai moderni fucili di precisione, e possono essere usati in quel ruolo, anche se usano cartucce più potenti. Di solito sono incamerate in calibri quale il 12,7 × 99 mm NATO (.50 BMG), 12,7 × 108 mm russo, 14,5 × 114 mm russo e vari 20 mm. Le cartucce di queste dimensioni, oltre a dare la necessaria potenza e gittata, sono anche utili per dotare il proiettile di varie testate, per esempio renderle esplosive, perforanti, incendiarie o una combinazione di queste, ad esempio nel proiettile Raufoss Mk 211.

A causa del notevole peso ed ingombro del fucile antimateriale e del suo equipaggiamento associato, è necessario che i tiratori scelti agiscano in squadre di 2, 3 o più persone. Il rinculo generato dai colpi rende necessario spararle da posizione prona. Per usarli il più efficientemente possibile, sono dotati di bipiede o monopiede e di freno di bocca.

Le origini di queste armi data alla prima guerra mondiale, durante la quale furono impiegati i primi fucili anticarro. Seppure i carri armati e altri veicoli corazzati siano ormai imperforabili da questo tipo di armi, i fucili antimateriale rimangono efficaci contro veicoli poco corazzati. Possono anche essere usati contro velivoli stazionari, piccole navi, attrezzatura da comunicazione, radar, armi operate da equipaggi e bersagli simili. Il valore di queste armi sta nel poter colpire e distruggere con precisione equipaggiamento nemico a distanza ad un costo relativamente basso.

Possono anche essere usati in un ruolo non offensivo per distruggere in sicurezza esplosivi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hard Target Interdiction, By Michael Haugen - snapshot from the Wayback Machine, dated July 19, 2007

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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