Frida (film)

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Frida
Frida (film).png
Salma Hayek in una scena del film
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America, Canada, Messico
Anno2002
Durata123 min
RapportoWidescreen
Generebiografico, drammatico, sentimentale, storico, grottesco
RegiaJulie Taymor
Soggettodal libro biografico di Hayden Herrera
SceneggiaturaClancy Sigal, Diane Lake, Gregory Nava, Anna Thomas
ProduttoreSarah Green, Salma Hayek, Jay Polstein, Lizz Speed, Nancy Hardin, Lindsay Flickinger, Roberto Sneider
Produttore esecutivoMargaret Rose Perencho, Brian Gibson, Mark Amin, Mark Gill, Jill Sobel Messick, Amy Slotnick
Casa di produzioneVentanarosa Production, Lions Gate Films
FotografiaRodrigo Prieto
MontaggioFrançoise Bonnot
Effetti specialiStephen e Timothy Quay (stop motion), Alejandro Vázquez, Jeremy Dawson, Dan Schrecker
MusicheElliot Goldenthal
ScenografiaFelipe Fernández del Paso
CostumiJulie Weiss
TruccoJohn Jackson, Beatrice De Alba
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Frida è un film biografico del 2002 diretto da Julie Taymor e incentrato sulla sofferta e tormentata vita privata della pittrice messicana Frida Kahlo, interpretata da Salma Hayek.

La pellicola è un adattamento cinematografico del libro biografico Frida. Una biografia di Frida Kahlo di Hayden Herrera.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Messico, 1925. La diciottenne Frida Kahlo è una giovane studentessa appassionata di pittura, la cui vita trascorre tranquillamente fino al giorno in cui l'autobus che la portava a casa da scuola si scontra con un tram, provocandole numerose e gravi ferite. Dopo mesi di riposo ingessata nel letto di casa sua, Frida sente il bisogno di liberarsi e mostrare alla famiglia che la sua situazione di infermità è solo temporanea, e che anche lei può aiutare suo padre economicamente: inizia quindi a dipingere.

Nonostante sembri che tutte le speranze siano perdute, Frida riprende a camminare e, sperando di avere un futuro come pittrice per poter dare così una mano alla famiglia, va in cerca del famoso pittore Diego Rivera, iscritto al partito comunista e noto per la sua fama di seduttore, già con due ex mogli e padre di tre figlie. Diego, dopo averla motivata a dipingere ancora, insiste sul fatto che lei abbia un grandissimo talento e la introduce nel mondo dell'arte e della politica, presentandole illustri personaggi dell'epoca. Tra Frida e Diego nasce un rapporto più forte dell'amicizia: i due si fidanzano, e dopo pochissimo tempo si sposano.

La coppia trascorre i primi tempi assai felicemente, ma ben presto Frida si trova a dover mettere una pietra sopra ai continui tradimenti del marito, tanto da iniziare anche lei (che è bisessuale) ad avere relazioni libere. Dopo qualche tempo i due partono per New York, dove Nelson Rockefeller incarica Diego di dipingere l'atrio del Rockefeller Center. È un bel momento per la coppia poiché Frida è incinta e la loro carriera va a gonfie vele, tuttavia il sogno finisce presto: dopo pochissimo tempo, Frida subisce un aborto spontaneo (ricevendo la conferma che il suo corpo è troppo leso all'interno per poter sopportare una gravidanza) e sua madre muore, mentre Diego viene congedato da Rockefeller in quanto nel dipinto aveva incluso il rivoluzionario russo Lenin.

I due tornano nel loro studio a San Ángel in cerca di nuova felicità, ma una sera Frida scopre una relazione tra sua sorella Cristina e Diego: questo è un colpo durissimo per Frida, e dopo aver sopportato troppi tradimenti è ormai stanca del rapporto con il marito, così i due si separano. Dopo un periodo di depressione, però, Frida riprende i rapporti con Diego durante la celebrazione del Día de los Muertos, e la coppia ospita a casa loro l'esule russo Leon Trotsky, con il quale Frida inizia una relazione dopo un'escursione a Teotihuacan. Dopo la partenza di Trotsky, Frida si reca a Parigi, dove André Breton inaugura una mostra di sue opere. Lì vive un momento felice e spensierato, che però presto finisce, poiché sentendo la mancanza di Diego decide di tornare a casa, a Coyoacán. Allora viene incolpata per aver dato ospitalità a Trotsky (che nel frattempo è stato assassinato) e l'aspetta la prigione, ma presto Diego convince il presidente Lázaro Cárdenas del Río a farla rilasciare. I due si risposano, Frida perdona Cristina e ricomincia a vivere un periodo apparentemente felice, nonostante l'amputazione di alcune dita dei piedi a causa della gangrena.

Passato del tempo, la pittrice si ammala di broncopolmonite e, non potendo alzarsi dal letto, le viene impedito di recarsi alla sua prima mostra nel suo paese, quindi a malincuore lascia che sia Diego a presentare i suoi quadri, promettendogli di aspettarlo. Nonostante le promesse, Frida si fa trasportare con il letto sino al museo, dove viene accolta con clamore e sorpresa da Diego e dalla folla in attesa di assistere alla sua mostra. Il film si conclude con Frida che, ormai morente, regala un anello a Diego in vista dell'anniversario di nozze che si sarebbe presto celebrato; i due si abbracciano e Frida chiede di essere cremata. Muore il 13 luglio 1954, una settimana dopo aver compiuto 47 anni.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese del film si sono svolte nel corso del 2002 in Messico.[1][2]

Alcuni dei quadri attribuiti nel film a Frida Kahlo sono in realtà stati dipinti da Salma Hayek.[3]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu proiettato in anteprima mondiale il 29 agosto 2002 alla Festival di Venezia, dove è stato il film d'apertura. Fu distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi il 25 ottobre 2002 con distribuzione limitata, mentre in quelle italiane il 17 gennaio 2003.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Frida - Filming locations, su imdb.com, Internet Movie Database. URL consultato l'11 agosto 2014.
  2. ^ (EN) Frida - Filming Dates, su imdb.com, Internet Movie Database. URL consultato l'11 agosto 2014.
  3. ^ (EN) Frida - Trivia, su imdb.com, Internet Movie Database. URL consultato l'11 agosto 2014.
  4. ^ (EN) THE 75TH ACADEMY AWARDS | 2003, su oscars.org. URL consultato il 6 maggio 2022.
  5. ^ (EN) Winners & Nominee | 2003, su goldenglobes.com. URL consultato il 6 maggio 2022.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]