Freud - Passioni segrete

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Freud - Passioni segrete
FreudPassioniSegrete.png
Freud (Montgomery Clift) in una scena del film.
Titolo originale Freud: The Secret Passion
Paese di produzione USA
Anno 1962
Durata 120 min (139 min versione originale)
Colore b/n
Audio sonoro
Genere Biografico
Regia John Huston
Soggetto Charles Kaufman
Sceneggiatura Charles Kaufman, Wolfgang Reinhardt, John Huston
Produttore Wolfgang Reinhardt
Casa di produzione Universal Pictures
Fotografia Douglas Slocombe
Montaggio Ralph Kemplen
Musiche Jerry Goldsmith, Henk Badings
Scenografia Stephen B.Grimes
Costumi Doris Langley Moore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Freud - Passioni segrete (Freud: The Secret Passion) è un film del 1962, diretto dal regista statunitense John Huston.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1885 e il 1890, Sigmund Freud, con la collaborazione del professore Joseph Breuer, sviluppa le sue ricerche sulle nevrosi isteriche, sino ad elaborare la teoria del complesso di Edipo. Fondamentali nell'ottenere tali risultati sono la cura di Cecily Koertner, una paziente affetta da molteplici sintomi di origine nervosa (cecità e paralisi), nonché l'uso dell'autoanalisi nell'investigazione dei propri rapporti col defunto padre Jacob. Ciò avviene nell'incomprensione della moglie, e nell'ostilità ed irrisione dell'ambiente accademico viennese.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Non è questo il primo film biografico di John Huston. Dieci anni prima, in Moulin Rouge, aveva narrato la vita del "maudit" Toulouse-Lautrec, grande esponente dell'impressionismo francese. In quell'occasione, per sottrarre il film - premiato con un Leone d'argento alla XIV Mostra di Venezia - al boicottaggio dell'American Legion, che accusava lui e il protagonista José Ferrer di simpatie comuniste, aveva assunto posizioni ambigue nei confronti del Maccartismo, per le quali era stato criticato negli ambienti liberal americani. Anche all'estero, rimproverato di arrendevolezza nella scelta dei soggetti e di fronte alle pretese di controllo delle major, aveva trovato poco spazio all'interno della rivalutazione autoriale del cinema americano dei Cahiers du Cinéma - con alcune eccezioni, quali la rivista Positif e il regista Bertrand Tavernier. Questo periodo di isolamento del regista coincide con l'adozione della nazionalità irlandese nel 1964.

Certamente, questi avvenimenti non possono essere stati indifferenti alla scelta di un soggetto su Sigmund Freud, protagonista di una delle grandi rivoluzioni del XX secolo, in solitudine e di fronte all'indifferenza e all'ostilità generali. Non solo dunque il gusto per le grandi sfide dell'autore di Moby Dick e di La Bibbia.

Non si può affermare che il duplice rischio connesso da un lato alla banalizzazione della complessità dell'opera del grande medico viennese in una produzione spettacolare della Universal, e dall'altro alla rappresentazione al grande pubblico nel 1962 di temi come la sessualità infantile e il conflitto tra natura e società, sia completamente evitato nel film. Forse John Huston era in anticipo sui tempi. Di lì a poco, la rilettura dell'opus freudiano compiuta da Herbert Marcuse (ad es. in Eros e civiltà) sarebbe divenuta uno dei testi sacri per la generazione della rivoluzione sessuale.

Abbandonato, a causa della sua monumentalità - "sarebbero state necessarie otto ore di film" disse il regista - il soggetto proposto da Jean-Paul Sartre, Huston trasse dalla sceneggiatura di due uomini Universal, includendovi alcuni importanti suggerimenti del filosofo esistenzialista, un film di 165'. Per esigenze spettacolari, la produzione ridusse la durata a 140', mentre le versione per l'estero fu ulteriormente rimaneggiata a 120'. In un'intervista a The Times del 17 agosto 1969, il regista illustra così i risultati dei tagli: "...dopo che furono fatti i tagli (Freud) cessa di essere un investigatore superefficiente che lavora sempre con argomenti razionali sulla scorta dell'evidenza, e diventa un certo tipo di genio malato e ispirato che coglie le risposte giuste nel limbo dell'ispirazione".

L'interpretazione di un personaggio scostante, che alterna periodi di fredda determinazione e capacità di analisi, ad altri in cui appare sopraffatto dalla sofferenza che lo circonda e da ciò che l'autoanalisi gli rivela sui suoi rapporti coi familiari (in particolare l'odio inconscio per il padre), fu affidata a Montgomery Clift, che veniva da una recente collaborazione con Huston in Gli spostati. Per l'attore, ormai profondamente segnato nel fisico e nello spirito (sarebbe morto di lì a quattro anni) che pure si impegnò strenuamente nella realizzazione del film, fu un periodo molto difficile, contrassegnato da ripetuti contrasti col regista e dalla quasi perdita della vista a seguito di un incidente.

Determinante il bianco e nero di Douglas Slocombe, soprattutto ne "... la punta scura, in bilico tra l'acquaforte e il grezzo chiaroscuro dei vecchi film muti in pellicola ortocromatica, delle sequenze oniriche" (Morando Morandini, John Huston ed. Il castoro) in cui Freud, legato ad una corda, viene trascinato da un suo giovane paziente, Carl von Schlosser, da poco morto in manicomio, o dal Sigmund bambino, nell'esplorazione degli abissi dell'inconscio, cui egli cerca di sottrarsi, tagliando la corda.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Morando Morandini, "John Huston", Il castoro Cinema, 1996
  • John Huston, "Cinque mogli e sessanta film", Editori Riuniti 1982
  • Lillian Ross, "Processo a Hollywood", Garzanti, 1956

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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