Freccia nell'azzurro

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Freccia nell'azzurro. Autobiografia 1905-1931
Titolo originaleArrow in the blue. The First Volume of an Autobiography
AutoreArthur Koestler
1ª ed. originale1969
GenereAutobiografie
Lingua originale inglese

Freccia nell'azzurro. Autobiografia 1905-1931 è un'autobiografia dello scrittore e filosofo ungherese Arthur Koestler.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Questa prima parte dell'autobiografia di Koestler conduce alla conoscenza di una realtà ebreo borghese dell'Europa centrale, nei primi anni del Novecento, che molto ha dato, nel bene e nel male, alla cultura del secolo scorso. La fanciullezza a Budapest, gli anni viennesi del liceo e dell'università, interrotta poco prima della laurea in ingegneria, l'adesione al movimento sionista, che lo porta a partire per la Palestina e il rientro in Europa, prima a Parigi e poi a Berlino, sono l'icona che ciascuno di noi si è fatta dell'ebreo mitteleuropeo. Ma Koestler rivede le sue esperienze in modo disincantato, rivisita se stesso e le sue passioni con gli strumenti che gli hanno fornito i suoi studi di psicoanalisi, nascente proprio in quegli anni a Vienna con Sigmund Freud.

A Budapest, nel 1919, il primo contatto con la politica durante i cento giorni della Comune del comunista Béla Kun, cacciato dagli eserciti rumeno e ceco per essere sostituito dall'ammiraglio Horthy che instaurò il primo regime semi fascista. Tre cose gli resteranno impresse come ricordo di quei giorni: il gelato alla vaniglia, che era l'alimento principale data la scarsità di vettovaglie, la marcia funebre di Fryderyk Chopin che accompagnava un corteo funebre, e gli enormi mappamondi rossi sparsi un po' ovunque nella città.

La descrizione della vita universitaria viennese di quegli anni, con le corporazioni di studenti (Burschenschaft) abituate a scontrasi fisicamente e in duelli alla sciabola, ci fa intuire come quegli anni fossero pieni di passioni e di ideali di cui non resta alcun ricordo. In quell'atmosfera si preparava la rivincita nazionalista pangermanica contro le condizioni della pace di Versailles ed anche lo spirito antigiudaico che sfociò nei campi di concentramento. L'adesione alla corporazione sionista Unitas lo porta a interessarsi della questione ebraica e della Nuova Sion, la Palestina, dove iniziavano i primi insediamenti. Per sua stessa ammissione il giudaismo non lo attraeva, perché cresciuto in un ambiente che poco o nulla aveva conservato delle radici e delle tradizioni ebraiche, ma venne in contatto con ebrei polacchi e russi educati nelle scuole talmudiche e che parlavano l'yiddish.[1] Il primo approccio con questa cultura non fu proprio esaltante (vedi pgg. 120-121 e, in generale il capitolo XIII “La prima crociata”) ma la combinazione di due fattori lo portò a partire per la Palestina per dedicarsi alla causa sionista. Il primo furono i resoconti della prima rivolta araba in Palestina “con raccapriccianti particolari di bambini sgozzati a sciabolate come ai tempi di Erode, di pionieri ebrei uccisi dopo essere stati accecati ed evirati”, il secondo fu una conversazione avuta in una notte del tardo autunno del 1925 con uno studente russo chiamato Orochov, morto suicida l'anno dopo, nella quale quest'ultimo sosteneva una posizione determinista della vita mentre Koestler affermava che, ”entro certi limiti, l'uomo ha la libertà di decidere e l'assoluta padronanza del proprio destino”. Il risultato fu l'abbandono degli studi universitari e la partenza per la Palestina come khaluts o pioniere. Lasciò Vienna il primo aprile del 1926. Viene giudicato inidoneo per lavorare in una Kvutsa (gruppo o comunità agricola) e si reca prima ad Haifa, dove inizia la carriera giornalistica, e poi a Tel Aviv (tel significa colle e aviv primavera). L'atmosfera di Tel Aviv in quegli anni è riportata nel suo romanzo, in parte autobiografico, “Ladri nella notte”. Rientra a Berlino nella primavera del 1927 e nel settembre dello stesso anno trova il suo primo impiego stabile presso la casa editrice Ullstein, allora la più importante della Germania, come corrispondente dalla Palestina dove resta fino a giugno del 1929, per trasferirsi a Parigi. Gustosa la descrizione del mondo della prostituzione, della case di tolleranza e della loro chiusura[2]

Ritorna a Berlino il 14 settembre 1930, giorno delle elezioni al Reichstag per assumere la funzione di redattore scientifico. Inizia una sorta di epurazione all'interno della casa editrice Ullstein, dove la maggior parte dei redattori e degli impiegati era di origine ebraica. Anche per reazione all'arrendevolezza liberale e socialista davanti al nazismo, Koestler si avvicina alla dottrina marxista-leninista. Di rilievo l'analisi, a posteriori, dell'infatuazione comunista e dei metodi di propaganda utilizzati da Mosca. Nell'estate del 1931 viene aggregato alla spedizione del Graf Zeppelin al Polo nord. Il 31 dicembre 1931 presentò domanda di iscrizione al Partito Comunista.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Arthur Koestler, Freccia nell'azzurro - Autobiografia 1905-1931, traduzione di Giovanni Fletzer, Il Mulino, 1990, pp. 361.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Che così definisce:”…un dialetto composto di tedesco medioevale e di ebraico, con un pizzico di russo, polacco, lituano o lettone a seconda del paese in cui era parlato. Questo gergo, con la sua melliflua cantilenante salmodia che rendeva sentimentale ogni osservazione concreta, mi ripugnava. Non aveva grammatica né sintassi definite, non un vocabolario fisso, né precisione logica. Non si parlava ma si cantava, con accompagnamento di gesti. Nulla in yiddish era piano e semplice, da esser preso alla lettera; tutto era impregnato di sensi reconditi, lubrificato dal sentimento, avvolto in una specie di crepuscolo logico. Quella lingua mi fu antipatica, e così la mentalità che rifletteva, sin da quando la sentii la prima volta, e non sono mai guarito da questa avversione.”
  2. ^ La promotrice della loro chiusura fu Madame Marthe Richard, alias Marthe Richet, più tardi nota col nome di Marthe Crompton, classe 1889, nata in Lorena a Betenfeld. Fu la prima donna a conseguire il brevetto da pilota nel 1913 e nel '14 fece parlare di sé quando volle diventare pilota da caccia. Alla morte sul campo del ricco marito, nel 1915, decise di vendicarsi diventando una spia e fu inviata dallo spionaggio francese in Spagna, dove ebbe una relazione con il barone von Krohn, capo dei servizi di spionaggio tedeschi. Venne decorata con la Legion d'Onore nel 1933 e scrisse tre libri autobiografici. Nel 1945 fu eletta al Consiglio municipale e alla prima seduta, più per soddisfare il proprio desiderio di pubblicità che per altro, pronunciò un violento discorso contro le case di tolleranza e chiese che ne fosse votata la chiusura. Fu così che scomparvero.
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