Fratelli Cairoli
I fratelli Cairoli sono stati dei patrioti italiani, di Gropello Cairoli (PV), figure di spicco del Risorgimento.
Erano figli di Carlo Cairoli (1776-1849), erede di agiati proprietari terrieri lomellini, medico, professore di chirurgia all'Università di Pavia e podestà di Pavia nel corso del Governo Provvisorio del 1848, e di sua moglie Adelaide Bono (1806-1871), figlia di Benedetto Bono, prefetto di Milano sotto il governo di Napoleone, poi nominato conte dell'Impero per il servizio svolto.
Furono scolari affezionatissimi dell'illustre professor Giambattista Pertile, loro precettore, che sarebbe stato eletto magnifico rettore dell'Università di Pavia nel 1846.
- Benedetto (28 gennaio 1825 - 8 agosto 1889): studente di Giurisprudenza nell'Ateneo pavese, partecipò nel 1860 alla spedizione dei Mille, dove fu gravemente ferito. Dopo l'Unità d'Italia prese parte alla vita politica nelle fila della Sinistra storica, ricoprendo la carica di Presidente della Camera e divenendo Presidente del Consiglio nel 1878 e di nuovo dal 1879 al 1881;
- Maria Teresa Rachele Alessandra (6 gennaio 1826 - 1856): sposò nel 1852 Ugo Brunati, morì di parto[2].;
- Teresa Carla Emilia (16 novembre 1827 - 1854): affetta da gravi disturbi mentali, morì adolescente[3];
- Ernesto (20 settembre 1832 - 26 maggio 1859): studente di Giurisprudenza a Pavia e seguace di Giuseppe Mazzini, fu costretto all'esilio in Piemonte per la sua attività cospiratoria. Nel 1859 partecipò alla Seconda Guerra d'Indipendenza, arruolandosi nei Cacciatori delle Alpi comandati da Giuseppe Garibaldi, cadendo in combattimento contro gli Austriaci nella Battaglia di Varese;
- Luigi (9 luglio 1838 - settembre 1860): studente di matematica e cadetto all'Accademia militare di Ivrea, nel 1860 partecipò alla Spedizione dei Mille, sostituendo i fratelli Benedetto ed Enrico rimasti gravemente feriti; dopo aver contratto ilo tifo presso Cosenza, morì a Napoli verso la fine delle operazioni militari[4];
- Enrico (6 febbraio 1840 - 23 ottobre 1867): studente di Medicina all'Università di Pavia (dove si laureò nel 1861), devoto seguace di Giuseppe Garibaldi, nel 1859 partecipò alla Seconda Guerra d'Indipendenza tra i Cacciatori delle Alpi, nel 1860 fu tra i membri della spedizione dei Mille, venendo ferito gravemente nell'assedio di Palermo. Successivamente, seguì l'Eroe dei Due Mondi nella Giornata d'Aspromonte del 1862 e nella Terza Guerra d'Indipendenza del 1866, oltre ad organizzare la spedizione garibaldina su Roma che doveva precedere l'entrata dei volontari italiani nel Lazio, trovando la morte nello Scontro di villa Glori il 23 ottobre 1867;
- Giovanni (27 agosto 1842 - 11 settembre 1869): studente di matematica a Pavia, dovette riparare in Piemonte per oltraggio a pubblico ufficiale e completò gli studi presso l'Accademia militare di Torino, da dove uscì con il grado di tenente dell'Arma del Genio militare nel 1862. Con questo grado partecipò alla Terza Guerra d'Indipendenza, supervisionando i ponti sul Po; dopo il conflitto, depose il grado e partecipò alla spedizione garibaldina nel Lazio, seguendo il fratello Enrico con il drappello di garibaldini che dovevano aprire la strada a Garibaldi verso Roma, fermato dagli zuavi pontifici a Villa Glori il 23 ottobre 1867, in un violento scontro dove Enrico morì e Giovanni fu gravemente ferito al fianco e alla testa. Dopo un breve periodo di prigionia, venne liberato in dicembre e tornò a Pavia, dove intraprese una breve carriera politica nell'amministrazione comunale della città, morendo tuttavia per i postumi delle ferite riportate;
- Carolina (1843); morta a sei mesi d'età[5].
Enrico e Giovanni parteciparono alla Campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma al seguito di Giuseppe Garibaldi nel 1867 con la spedizione a Villa Glori. Cimeli e oggetti a loro appartenuti sono nel Museo nazionale della campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma in Mentana.
Giovanni morì l'11 settembre 1869, a Belgirate, nella casa estiva di sua madre Adelaide. Nel libro biografico sui Cairoli, scritto da Michele Rosi, si trova scritto[6]:
- Negli ultimi momenti gli parve vedere Garibaldi e fece vista di accoglierlo con trasporto. Udii (così narra un amico presente) che disse tre volte: "L'unione dei francesi ai papalini fu il fatto terribile!" pensava a Mentana. Chiamò più volte Enrico, suo fratello, 'perché lo aiutasse!' poi disse: "ma vinceremo di certo; andremo a Roma!"
In cima a Villa Glori, vicino a dove morì Enrico, c'è una semplice colonna dedicata ai Cairoli ed ai loro 78 compagni. Sul Pincio, vicino a Villa Medici (Accademia di Francia), c'è un altro monumento di bronzo con Giovanni che sostiene con un braccio il morente Enrico (salita la scalinata di Piazza di Spagna, il monumento si trova un centinaio di metri a sinistra). Dietro al monumento sono iscritti i nomi dei loro compagni.
Nel 1873 Benedetto si sposò con Elena Sizzo Noris (1845-1920), erede di una nobile famiglia trentina; il matrimonio fu altamente simbolico, perché la nobildonna era una fervente irredentista e contribuì ad alimentare il suo credo politico nel marito, fatto che si rifletté nell'andamento della futura politica estera italiana dei governi guidati da Cairoli.
Tutti i membri della famiglia Cairoli sono sepolto a Gropello Cairoli, in provincia di Pavia, nel Sacrario che è divenuto Monumento Nazionale, presso la Villa abitata per lungo tempo dalla famiglia stessa.
Lettera di Mazzini dopo la morte di Giovanni
[modifica | modifica wikitesto]Lettera di Giuseppe Mazzini ad Adelaide Cairoli[7]
- 14 ottobre (1869)
Signora, Ho esitato finora ad aggiungere una parola di compianto e di comforto a quelle che vi vennero e vi vengono da tutti i buoni d'Italia. Di fronte a un dolore quale deve essere il vostro, io mi sentiva incapace e quasi indegno di scrivervi: né, se non credessi fermamente in Dio, nell'immortalità della vita e nei fati segnati dalla Provvidenza all'Italia, oserei farlo oggi. Ma voi non avete, confido, potuto credere un solo momento che io tacessi per colpevole oblio o perché non sentissi tutta quanta la solenne grandezza del sacrificio che s'incarna in Voi e nei nostri
La vostra famiglia sarà, quando avremo libertà vera, virtù, unità e coscienza di Popolo, una pagina storica della Nazione. Le tombe dei vostri figli saranno altari. I loro nomi staranno fra i primi nella litania dei nostri Santi. E Voi che educaste le anime loro, Voi che li avete veduti sparire a uno a uno patendo ciò che soltanto qualche madre può intendere, ma non disperando, rimarrete simbolo a tutti del dolore che redime e santifica, esempio solenne alle donne italiane e insegnamento del come la famiglia possa essere ciò che deve, e sinora non è, Tempio, Santuario della Patria comune.
Ma a Voi non importa né ad essi importava di fama. Voi non adorate, essi non adoravano che il fine, quel santo ideale d'una Italia redenta, pura di ogni macchia di servitù e di ogni sozzurra d'egoismo e di corruzione, e iniziatrice di forti e grandi pensieri da Roma, che ispirò, attraverso una tradizione di secoli, le nostre migliori anime alla battaglia e al martirio. E però vi dico: sorridete nel pianto, i vostri hanno, morendo, vinto; hanno affrettato d'assai il momento in cui quell'ideale diverrà fatto sulla nostra terra. Stanco dagli anni, dalle infermità e da altro, io ho sentito, all'annunzio della morte del nostro Giovanni, e delle ultime parole ch'ei proferiva, riardere dentro la fiamma dé miei anni giovanili e riconfermarsi in me il proposito della vita. Migliaia di nostri, non ne dubitate, hanno sentito lo stesso. Una intera famiglia non vive non muore come la vostra senza che tutta una generazione si ritempri in essa e muova innanzi d'un passo.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Dal manifesto dettato da Monterotondo il 2 novembre 1867; citato in Felice Cavallotti, Storia della insurrezione di Roma nel 1867, Milano, 1869, p. 536.
- ↑ Azzurra Tafuro, Adelaide Bono Cairoli, Firenze University Press, Firenze 2011, p. 26, nota 25.
- ↑ Ibidem.
- ↑ Erminia Ghiglione Giulietti, (a cura di), Adelaide Cairoli e i suoi figli. Lettere dal 1847 al 1871, Casa Editrice Renzo Cortina, Pavia 1960, p. 36.
- ↑ Azzurra Tafuro,op. cit., p. 26, nota 25.
- ↑ Michele Rosi I Cairoli, L. Capelli Ed., Bologna 1929, pp. 223–224.
- ↑ L'intera lettera si trova nel libro di Giuseppe Lipparini, Le Pagine della Letteratura Italiana, Vol. XVII (Gli Scrittori dell'Ottocento: i Politici e i Pensatori), Carlo Signorelli Editore, Milano (1926) pagg. pagg. 261-262.
Dai registri della Curia di Pavia risulta che Ernesto Marco Carlo Cairoli è nato il 20 settembre 1832 da Carlo ed Adelaide Bono. Dai registri della Curia di Pavia risulta che Giovanni Massimiliano Luigi è nato il 27 luglio 1842.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Erminia Ghiglione Giulietti, (a cura di), Adelaide Cairoli e i suoi figli. Lettere dal 1847 al 1871, Casa Editrice Renzo Cortina, Pavia 1960.
- Michele Rosi I Cairoli, L. Capelli Ed., Bologna 1929.
- Azzurra Tafuro, Adelaide Bono Cairoli, Firenze University Press, Firenze 2011.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikisource contiene una pagina sui fratelli Cairoli
Wikiquote contiene citazioni sui fratelli Cairoli
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sui fratelli Cairoli
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Adelaide Bono Cairoli, su url.it. URL consultato il 6 ottobre 2005 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2005).
- https://fcomby.tripod.com/VILLA/villa/VILLA_GLORI/sonetti.html

