Frankie Goes to Hollywood

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Frankie Goes to Hollywood
Frankie Goes to Hollywood in London cropped.jpg
Frankie Goes to Hollywood a Londra
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenerePop[1][2][3]
Synth pop[4][5]
Periodo di attività musicale1980 – 1987
2004 – 2005
Album pubblicati10
Studio2
Raccolte8
Sito ufficiale

Frankie Goes to Hollywood fu un gruppo musicale britannico originario di Liverpool, noto anche con l'acronimo di FGTH, che conobbe il suo periodo di maggior successo nella prima metà degli anni ottanta del XX secolo.

Il suo primo periodo d'attività, quello che va dal 1980 al 1987, è quello cui sono legate le uniche produzioni originali: la discografia del gruppo è, infatti, caratterizzata da due soli album in studio, tuttavia sufficienti a garantirgli in tale decennio un grande successo internazionale.

Passato alla storia come uno dei gruppi più controversi del decennio, Frankie Goes to Hollywood è anche il secondo gruppo nella storia della musica britannica a raggiungere la prima posizione con i primi 3 singoli (Relax, Two Tribes e The Power of Love), eguagliando il primato dei Gerry and the Pacemakers (anch'essi di Liverpool) del 1964.

Veterani della scena post-punk imparentati con il new romantic[2][3] i componenti di Frankie Goes to Hollywood si distinsero per un proprio stile pop[2][3] e synth pop[4][5] dalle sfumature disco e dance[1]. Il gruppo figura anche tra gli esponenti del dance rock e del contemporary pop/rock[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Originalmente nominati Hollycaust,[6] I FGTH vennero fondati a Liverpool nel 1980, anno in cui William "Holly" Johnson (allora autore di due singoli di musica punk e membro del gruppo Big in Japan), incontrò il cantante Paul Rutherford (che pubblicò un solo 45 giri con gli Spitfire Boys).[6] Ai due si unirono in seguito il batterista Peter Gill, il bassista Jed O'Toole e il cugino di quest'ultimo, il chitarrista Brian Nash. Dopo i primi concerti tenuti a Liverpool e dintorni, Jed O'Toole lascia la formazione e viene sostituito da suo fratello minore Mark.[senza fonte]La particolarità dell'avvicendamento è ancora più accentuata dal fatto che è stato proprio Jed ad insegnare a suonare il basso a suo fratello Mark (così come fu sempre lui ad insegnare a suonare la chitarra a suo cugino Brian Nash)[senza fonte].

La genesi del nome è controversa: quasi sicuramente è stato ispirato da un titolo della rivista "The New Yorker", ma resta ancora il dubbio su chi fosse il "Frankie" a cui si riferiscono.[senza fonte] Alcuni sostengono sia Frank Sinatra,[7] altri Frankie Vaughan. I nomi di Sinatra e Vaughan vengono citati dagli stessi componenti della band nelle loro prime interviste senza, tuttavia, chiarire la questione.[senza fonte]

In seguito ad un'apparizione televisiva avvenuta nel programma televisivo The Tube, il gruppo venne notato dai produttori Trevor Horn e Paul Morley che decisero di metterli sotto contratto (Horn era proprietario dell'etichetta ZTT Records).

Il loro singolo di debutto, Relax, venne pubblicato nel 1983 e censurato da radio e televisione a causa del testo provocatorio (alcuni vi hanno visto espliciti riferimenti sessuali) ma, grazie alla pubblicità suscitata dallo scandalo, raggiunse la prima posizione delle classifiche inglesi così come i due singoli successivi: Two Tribes e The Power of Love.

Il primo album Welcome to the Pleasuredome, uscito nel 1984, e caratterizzato da sonorità "funky-disco-dance-rock", venne realizzato con il fondamentale supporto degli effetti in studio del produttore Trevor Horn.[8] Sebbene il pubblico apprezzasse la singolare musica dell'album, la critica la giudica inconsistente, di scarsa qualità, nonché oscurata dall'immagine esuberante che il gruppo dà di sé.[6] Nonostante queste controversie, l'album raggiunse la prima posizione delle classifiche inglesi.

Pur non eguagliando il successo dell'esordio, il secondo album Liverpool, uscito nel 1986, include singoli quali Rage Hard che godettero di una notevole, seppur breve, popolarità.[6]

In seguito ad una serie di dissidi interni e problematiche legali, il gruppo si sciolse definitivamente nel 1988. Più tardi Johnson avviò una carriera solista con l'album Blast (1989) che raggiunse la prima posizione delle classifiche britanniche, mentre Rutherford pubblicò a proprio nome il suo unico album Oh World (1989).[6]

Nel 2004 la band è tornata in attività con un nuovo tour ed un nuovo frontman, Ryan Molloy (che ha preso il posto di Holly Johnson) e con Jed O'Toole come chitarrista.[senza fonte] In seguito i FGTH si sciolsero nel 2005.[senza fonte]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Ocean Software pubblicò un videogioco intitolato Frankie Goes to Hollywood, basato ufficialmente sul gruppo e sulle sue musiche.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Anni 1980 1982 1984 1986 1987 2004 2006 2008
Voce Holly Johnson Ryan Molloy
Danza e voce Paul Rutherford
Basso Mark O'Toole
Chitarra Brian Nash Jed O'Toole
Batteria Peter Gill

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • 1983 — Relax / One September Monday (ZTT Records)
  • 1984 — Two Tribes / One February Friday (ZTT Records)
  • 1984 — The Power of Love / The World Is My Oyster (ZTT Records)
  • 1985 — Welcome to the Pleasuredome / Get It On (ZTT Records)
  • 1986 — Rage Hard / (Don’t Lose What’s Left) Of Your Little Mind (ZTT Records)
  • 1986 — Warriors of the Wasteland / Warriors (Of the Wasteland) (ZTT Records)
  • 1987 — Watching the Wildlife / The Waves (ZTT Records)

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

  • 1993 — Bang!… The Greatest Hits of Frankie Goes to Hollywood
  • 1994 — Reload! Frankie: The Whole 12 Inches
  • 2000 — Maximum Joy
  • 2000 — The Club Mixes 2000
  • 2001 — Twelve Inches
  • 2009 — Frankie Say Greatest
  • 2012 — Sexmix Volume 1
  • 2012 — Frankie Said — The Very Best

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 2001 — Frankie Goes to Hollywood — Hard On!

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Frankie Goes to Hollywood, su AllMusic, All Media Network.
  2. ^ a b c (EN) Ian Ellis, Brit Wits: A History of British Rock Humor, Intellect, 2012, p. 104.
  3. ^ a b c Simon Frith, Il rock è finito. Miti giovanili e seduzioni commerciali nella musica pop, EDT, 1990, pp. 223-4.
  4. ^ a b (EN) Deena Weinstein, Rock'n America: A Social and Cultural History, University of Toronto, 2015, p. 222.
  5. ^ a b (EN) Paul Verna, Blink - The End Is High, in Billboard, 21 marzo 1998.
  6. ^ a b c d e Federico Guglielmi e Alberto Tonti, Enciclopedia della musica rock 1980-1989, Giunti, 2000, pp. 206-207.
  7. ^ Alessandro Bolli, Dizionario dei nomi rock, Arcana Editrice, 1998, p. 214.
  8. ^ Dizionario dei nomi pop-rock (Enzo Gentile e Alberto Tonti, Baldini & Castoldi, 2001, pag. 414)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Bertoncelli Enciclopedia Rock Anni '80, Arcana Editrice, 1989, pag. 270-271

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN132582145 · ISNI (EN0000 0001 2161 0885 · LCCN (ENn85023265 · GND (DE5066741-5 · BNF (FRcb13903589t (data) · WorldCat Identities (ENn85-023265
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