Franco Di Bella

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Franco Di Bella nel 1980.

Franco Di Bella (Milano, 19 gennaio 1927Milano, 20 dicembre 1997) è stato un giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diciottenne, esordisce nel giornalismo su «L'Italia del Popolo», quotidiano del Partito Repubblicano lombardo. Nel 1947 passa a «Il Tempo» di Milano, edizione lombarda del quotidiano romano.
La svolta nella sua carriera avviene nel 1952, quando viene assunto dal Corriere della Sera, il primo quotidiano d'Italia. L'attività giornalistica nella cronaca nera lo porta a scrivere vari racconti, ispirati a storie realmente accadute e pubblicati sul Corriere dei Piccoli. Negli anni sessanta è capo cronista, poi redattore capo sotto la direzione di Giovanni Spadolini (1968-1972). Piero Ottone (1972-77) lo nomina vicedirettore[1].

Dopo una parentesi alla direzione del bolognese il Resto del Carlino (dall'8 marzo al 25 ottobre 1977), il 30 ottobre 1977 diventa direttore del Corriere della Sera. All'epoca Di Bella era già segretamente iscritto alla Loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera n. 1887. Il quotidiano fu inquinato per anni da stridenti manipolazioni della propaganda occulta della P2. Su raccomandazione di Gelli, Roberto Gervaso cominciò a collaborare al Corsera. Rimase famigerata l'intervista esclusiva che Maurizio Costanzo - allora direttore de La Domenica del Corriere, anch'egli piduista - fece a Gelli sul Corriere, nel quale annunciava il suo piano di "rinascita nazionale"[2]. Nel maggio del 1981 furono sequestrati gli elenchi degli affiliati alla loggia eversiva. Di Bella, scoperto tra questi, fu costretto alle dimissioni dal Corriere il 13 giugno. Non lavorò mai più per la grande stampa. Durante la sua direzione il giornalista Walter Tobagi fu ucciso da terroristi delle Brigate rosse.

Di Bella era il padre del giornalista Rai Antonio Di Bella.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Italia nera, 1960
  • L'agente di polizia. L'investigatore privato, Collana Il bersaglio.Saggi e inchieste sulle professioni n.7, Vallecchi, Firenze, 1960
  • Storia della Tortura, Sugar editore, Milano, I ed. aprile 1961; con un saggio di Antonio Di Bella, 2008
  • Il museo dei sanguinari. Le storie di Landru, Christie, la Cianciulli, Petiot, Jack lo sventratore, Haigh il vampiro & Co., Sugar Editore, Milano, I ed. 1962
  • Corriere Segreto. 1951-1981. Misteri e retroscena del più grande giornale italiano. Dai diari di trent'anni del cronista che ne divenne direttore, Rizzoli, Milano, I ed. ottobre 1982

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dino Buzzati, Il giornale segreto Fondazione Corriere della Sera, 2006.
  2. ^ Maurizio Chierici, «Noi e Loro. L'eredità di Gelli è rimasta nelle redazioni», Il Fatto Quotidiano, martedì 22 dicembre 2015, p.11

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de il Resto del Carlino Successore
Alfredo Pieroni dall'8 marzo al 25 ottobre 1977 Tino Neirotti
Predecessore Direttore del Corriere della Sera Successore
Piero Ottone 30 ottobre 1977 - 19 giugno 1981 Alberto Cavallari
Controllo di autorità VIAF: (EN75268343 · LCCN: (ENn84225367 · SBN: IT\ICCU\RAVV\040636 · ISNI: (EN0000 0000 2570 155X