Francis Legatt Chantrey

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Autoritratto di Sir Francis Legatt Chantrey, 1810 c., Tate Gallery, Londra

Sir Francis Legatt Chantrey (Norton, 7 aprile 1782Londra, 25 novembre 1841) è stato uno scultore inglese, uno dei principali del periodo neoclassico[1], le cui opere si caratterizzarono per l'acutezza psicologica, la precisione realistica e qualche influenza barocca[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque in una località di Graves Park, presso Sheffield, nello Yorkshire meridionale, dove il padre, un carpentiere aveva una piccola bottega.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1790, seguì un apprendistato di scultura, intarsio, pittura sotto la guida di Raphael Smith, prima di frequentare i corsi della Royal Academy of Arts dal 1804 al 1807.[1]

Grazie al successo riscosso per la Testa di Satana, esibito all'Accademia, e soprattutto per i quattro busti degli ammiragli Adam Duncan, Richard Howe, John Jervis, Horatio Nelson e di John Horne Tooke, ricevette numerose richieste per lavori scultorei e pittorici.[1]

Nel 1819 visitò l'Italia, dove venne a contatto con gli artisti di Firenze e di Roma, e nello stesso periodo divenne membro della Royal Academy, e ottenne la laurea presso l'Università di Cambridge.

Dal 1835 incominciò la sua attività di insegnante, interrotta solo negli ultimi anni di vita, a causa di problemi cardiaci.

L'artista divenne celebre per le statue raffiguranti personaggi importanti: di George Washington nel municipio di Boston; di Giorgio III a Londra; di Giorgio IV del Regno Unito nel castello di Windsor; di William Pitt in Hanover Square; di James Watt in Westminster; di John Dalton in Manchester.[1][3]

Di pregevole valore furono anche i suoi monumenti equestri e quelli dedicati ai bambini.[4]

Tra le caratteristiche preminenti delle opere di Chantrey, si enumerano la idealizzazione ed il risalto psicologico dei personaggi descritti. Ad esempio, per il medaglione realizzato per la tomba di Francis Horner a Livorno (1818 circa), numerosi visitatori contemporanei testimoniarono lo sbalorditivo realismo del ritratto, che, a loro dire, esaltava le caratteristiche psicologiche del personaggio.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d le muse, III, Novara, De Agostini, 1964, p. 229.
  2. ^ Francis Legatt Chantrey, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 luglio 2018.
  3. ^ (EN) Sir Francis Legatt Chantrey, su britannica.com. URL consultato il 16 luglio 2018.
  4. ^ (EN) Weekes, Henry, su oxforddnb.com. URL consultato il 16 luglio 2018.
  5. ^ Ritrovato il medaglione funebre di Francis Horner, su livornomagazine.it. URL consultato il 16 luglio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Citizens and Kings, Londra, Royal Academy, 2007.
  • (EN) George Jones, Sir Francis Chantrey, R. A. Recollections of his Life, Practice and Opinions, Londra, E. Moxon, 1949.
  • (EN) Margaret Whinney, English Sculpture 1720–1830, Londra, Victoria and Albert Museum Monographs, 1971.
  • (EN) Arthur Fish, Chantrey and His Bequest, Londra, 1904.
  • (RN) John Holland, Memorials of Sir Francis Chantry, R. A., sculptor, in Hallamshire and Elsewhere, Sheffield, J. Pearce.

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