Francesco Paolo di Muzio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Francesco Paolo di Muzio (Ascoli Satriano, 28 novembre 1811Ascoli Satriano, ...) è stato un politico, magistrato e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Paolo Luigi di Muzio nacque ad Ascoli Satriano, in Capitanata, il 28 novembre 1811, da Giuseppe e Maria Lucia Giuliani, entrambi esponenti di note famiglie ascolane. Dopo aver completato gli studi giuridici, divenne Sindaco di Ascoli dal 1837 al 1843[1] (nel 1837 aveva già rinunciato, unitamente a Gianferrante d’Alessandro ed Arcangelo Giliberti, alla carica di Decurione[2]), quindi dal 1843 fu Giudice Regio, poi Giudice Mandamentale ed infine – dal 1865vice Pretore.
Famoso per competenza, imparzialità ed educazione, secondo lo studioso Carmine de Leo: “Le informative sui Giudici Regi operanti in Ascoli sono numerose, fra esse appaiono significative, per i numerosi giudizi positivi raccolti nel corso di diversi anni, quelle relative al Giudice Regio Supplente Francesco Paolo di Muzio, che ricoprì tale carica per molti anni”[3].
Il medesimo autore menziona anche alcuni rapporti della polizia borbonica (incaricata, in quell'epoca turbolenta, di controllare il comportamento dei cittadini più in vista) che lo definiscono: “... onesto, imparziale ed educato... di buona condotta... di buona morale”[4] e – sempre il de Leo – ricorda che nel 1890, nonostante la tarda età ed i quasi cinquant'anni ormai trascorsi in magistratura, il di Muzio, per l'alta considerazione cui unanimemente godeva, fu ancora nominato Giudice Onorario[5].
Francesco Paolo di Muzio prese in sposa Vincenza de Maio, appartenente ad una prestigiosa famiglia della vicina città di Orta Nova – ove tuttora una delle principali vie cittadine è dedicata alla memoria di un esponente di questa famiglia – e le sue pie disposizioni in vantaggio del Capitolo ascolano, disposte con atto tra vivi del notar Francesco Paolo Giuliani, datato 21 marzo 1850, furono autorizzate da S. M. Ferdinando II ottenendo il sovrano beneplacito con il Regio Decreto n. 2849 del 29 gennaio 1856.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F. CAPRIGLIONE, P. MELE, Ascoli Satriano. Storia, arte, lingua, folclore, Ascoli Satriano, 1980, p. 54; ARCHIVIO DI STATO DI FOGGIA (in seguito: A. S. FG.), Intendenza di Capitanata, B. 73, ff. 749-751; B. 74, ff. 752-759; B. 75, ff. 760-773; B. 76, ff. 774-788.
  2. ^ A. S. FG., Intendenza di Capitanata “Affari comunali”, S. I, B. 12, f.8.
  3. ^ C. DE LEO, Dal Baiulo al Pretore, la giustizia ad Ascoli Satriano, Foggia, 2002, p. 50.
  4. ^ A. S. FG., Intendenza di Capitanata, Atti di Polizia, S. III, B. 100, f. 1518.
  5. ^ C. DE LEO, Dal Baiulo cit., p. 66.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]