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Francesco Menzio

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Francesco Menzio (Tempio Pausania, 3 aprile 1899Torino, 27 novembre 1979) è stato un pittore italiano.

Francesco Menzio nel suo studio, Torino anni ‘50

La sua pittura interiore e raffinata con frequenti manifestazioni malinconiche evidenzia un uso del colore ora intenso, ora tenue, con elementi riconducibili alle opere di Modigliani e Matisse.

Nasce a Tempio Pausania in provincia di Sassari, in Sardegna, da Pietro Angelo Menzio, insegnante di liceo, e Augusta Pic, entrambi originari del Piemonte. Lui e i suoi cinque fratelli trascorsero l’infanzia seguendo il padre nei suoi frequenti spostamenti di lavoro. Nel 1902 muore la madre Augusta e la famiglia si trasferisce al L'Aquila. Nel 1912 la famiglia si stabilisce definitivamente a Torino, dove Pietro Angelo sposa la sua seconda moglie, Argia Avetrani.

A Torino, Francesco non frequenta il liceo ma si iscrive per un anno all’Accademia Albertina di Belle Arti, dopodiché prosegue la propria formazione artistica da autodidatta. Durante la Prima guerra mondiale presta servizio nel Battaglione di Fanteria del Regio Esercito con gli ultimi giovani chiamati al fronte, i cosiddetti “Ragazzi del ’99”.

Al ritorno a casa si dedica interamente alla pittura, entrando in contatto con Felice Casorati, di cui diventa amico e che lo sosterrà negli anni successivi. Nel 1921 partecipa a una mostra alla Mole Antonelliana, organizzata in opposizione all’esposizione più conservatrice della “Società Promotrice delle Belle Arti”, che si teneva annualmente al Parco del Valentino. Nel 1922 viene invitato all’ “Esposizione Artistica Piemontese-Sarda” ad Alessandria, dove presenta un “Autoritratto" (1922, oggi al Museo Civico). Dall'anno seguente comincia ad esporre in numerose sedi locali e nazionali, tra cui la Quadriennale di Torino, la II Biennale di Roma e la mostra “Venti artisti italiani” alla Galleria Pesaro di Milano nel 1924, e nel 1925 alla “Promotrice” di Torino, dove presenta il "Ritratto della sorella" (1925, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Torino).

Nel 1926 é invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia e subito dopo alla Prima “Mostra del Novecento” e all’“Esposizione delle vedute di Torino”. Nel 1927 espone 18 dipinti all’“Exposition d’artistes italiens contemporains” di Ginevra, con introduzione di Giacomo Debenedetti. In questo periodo coltiva rapporti con personalità quali Edoardo Persico; Lionello e Adolfo Venturi; Piero Gobetti e la moglie Ada Prospero; Mario Soldati; Alfredo Casella; Roberto Longhi; e Riccardo Gualino, che lo sosterrà economicamente fino all’avvento del fascismo. Grazie a Riccardo Gualino, promotore del “Teatro di Torino”, e a Gigi Chessa, amico pittore e scenografo del Teatro di Gualino, Menzio conosce allora artisti stranieri come Igor Stravinskij, Sergej Djagilev e membri del Teatro Habima, ampliando la propria visione oltre i confini dell’arte italiana di quegli anni. Il mecenatismo di Gualino gli permette di recarsi a Parigi nel 1927, dove apre uno studio in rue Falguière. In quel periodo viene a contatto con gli artisti Impressionisti e dei Fauves, e adotta uno stile post-impressionista, influenzato soprattutto dalle opere di Henri Matisse, Pierre Bonnard e Raoul Dufy. Nel 1928 partecipa all’“Exposition de peintres italiens” al “XIVème Salon de L’Escalier”.

Alla fine del 1928 é nuovamente invitato alla Biennale di Venezia. il 4 settembre 1928 appare su La Stampa una recensione del suo lavoro a firma di Mario Soldati. Nel 1929 Menzio decide di rompere con quella che considera la poetica tradizionale marginale dell’arte italiana di quel momento e, insieme a Enrico Paulucci, Gigi Chessa, Carlo Levi, Nicola Galante e Jessie Boswell fonda il gruppo dei “Sei di Torino”, sostenuto da Lionello Venturi, alla "ricerca di libertà e indipendenza intellettuale", in critica alla crescente ideologia fascista. Il gruppo espone per la prima volta alla Galleria d’Arte Guglielmi di Torino nel gennaio 1929, dove Menzio tiene anche la sua prima personale, introdotta da Edoardo Persico. Nei mesi successivi partecipa a tutte le mostre del gruppo (al “Circolo della Stampa” di Genova e alla Galleria Bardi di Milano nel 1929). Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1930, in cui viene duramente attaccato dall’establishment fascista, e una serie di mostre internazionali (alla Bloomsbury Gallery di Londra nel 1930, alla Galerie Jeune Europe di Parigi e alla Quadriennale di Roma nel 1931), il Gruppo dei Sei si scioglie.

Negli anni successivi la sua pittura assume un carattere più personale: opere come “Interno" (oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Torino) e "Cappello blu", esposto al Palazzo Reale di Milano nel 1929, mostrano pennellate morbide e “forme che si dissolvono nella luce”. Altri lavori, come "Nudo rosa" o “Figura" (con cappello) (1929; oggi in collezioni private a Torino) o "Corridore podista" (1930), rivelano ancora l’influenza di Henri Matisse e Amedeo Modigliani. Tra il 1930 e il 1931 prosegue la sua personale ricerca, segnata da un inquieto desiderio di sperimentare, evidente in dipinti come "Natura morta con ciliegie" (1931; alla Galleria d’Arte Moderna di Torino), dove la composizione rigorosa ed essenziale lascia spazio a oggetti dai colori e contorni più vibranti. Tra il 1934 e il 1935 realizza gli affreschi nell’Ospedale Psichiatrico di Collegno e all’interno della chiesa.

Nel 1936 allestisce una sala alla Biennale di Venezia dedicata all’amico Gigi Chessa, morto di tisi l’anno prima. Nel 1938 sposa la vedova di Chessa, Ottavia Cabutti (1900 - 1983), che aveva già due figli, Luciana e Mauro Chessa (1933 - 2022) a cui se aggiungono altri tre: Paolo (1938), Silvia (1941 - 1942) ed Eva Menzio(1944). Nel 1937 ordina una personale alla Galleria del Milione di Milano; nel 1938 alla Galleria della Cometa di Roma e alla XXI Biennale di Venezia.

Nel 1942 la famiglia Menzio si trova a San Domenico di Fiesole, ospite di Felice Carena, quando iniziano i bombardamenti. La famiglia decide per questo, per le precarie condizioni di salute della neonata Silvia e dei suoi sentimenti antifascisti, di trasferirsi a Bossolasco (CN), paese d’origine della famiglia di Ottavia. Poco dopo Silvia muore di tubercolosi polmonare. Nello stesso anno Menzio inizia a collaborare con l’editore e amico Giulio Einaudi, per il quale illustra le copertine delle collane “Narratori Stranieri Tradotti” (NST) e “Universale Economica” (UE) fino al 1946. L’anno si conclude con la vittoria del prestigioso "Premio Bergamo" con il dipinto "La famiglia”, 1942.

Nel 1945, subito dopo la Liberazione, torna a Torino dove fonda, insieme a Luigi Einaudi, Massimo Mila, Franco Antonicelli, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Ludovico Geymonat e Natalia Ginzburg, l’“Unione Culturale”, di cui fu il primo presidente. Partecipò attivamente alla ricostruzione civile e culturale della città nel dopoguerra, organizzando iniziative artistiche e promuovendo eventi cinematografici e teatrali. Nel 1946 cura la scenografia per il Woyzeck di Georg Büchner, primo evento teatrale a Torino dopo la guerra.

Negli anni del dopoguerra Menzio si dedica intensamente alla pittura. Nel 1951 gli viene assegnata la cattedra di pittura all’Accademia Albertina di Torino, dove insegnerà per oltre un decennio. Nello stesso anno riceve il "Premio del Presidente della Repubblica", conferitogli personalmente dal Presidente della Repubblica e amico Luigi Einaudi.Nel 1956, insieme a Felice Casorati, riceve l’incarico di dipingere un affresco sulla Vita di Santa Caterina per la chiesa di San Domenico a Cagliari ed esegue un'opera dal titolo Bambini tra gli alberi nella galleria all'aperto di Arcumeggia. Nel 1958, con l’aiuto del suo allievo Piero Martina, affresca il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Genova e tiene una mostra personale alla Biennale di Venezia. Nel 1960 è nominato Accademico Nazionale dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Continua la sua attività dividendo la sua vita tra Torino e Bossolasco.

Francesco Menzio muore a Torino il 28 novembre 1979 [1] pochi giorni prima dell’apertura della retrospettiva “Omaggio a Francesco Menzio” curata dalla figlia Eva e da Luigi Carluccio a Palazzo Madama a Torino. É sepolto insieme alla moglie Ottavia Cabutti a Bossolasco.

  1. Menzio, pittura e cultura, su archiviolastampa.it.
  • Piero Gobetti, Esposizione d’arte alla Mole Antonelliana, in Ordine Nuovo, 7 giugno 1921 (in Opere complete di Piero Gobetti, vol II, Einaudi, Torino 1969, p.625)
  • Giacomo Debenedetti, Francesco Menzio Pittore, in Artistes Italiens Contemporains, Musée Rath, Ginevra 1927
  • Pietro Maria Bardi, 6 Pittori di Torino, Edizoni Belvedere, Milano 1929
  • Edoardo Persico, Mostra del pittore Francesco Menzio, Sala d’arte Guglielmi, Torino 1929
  • Luciano Pistoi, La mostra nazionale Golfo di La Spezia, in L’Unità, 25 luglio 1950
  • Sergio Solmi, Mostra del Mezzogiorno d’Italia, De Luca Editore, Roma 1953
  • Luigi Carluccio, Francesco Menzio, Centro Culturale Olivetti, Ivrea 1959
  • Paolo Fossati, Francesco Menzio, Galleria Narciso, Torino 1966
  • Francesco Menzio, La Bussola, Torino, 1971
  • Mario Valenta, Francesco Menzio, Edizioni d'arte L'Artistica, Savignano, 1972
  • Personale di Francesco Menzio, Edizioni d'arte L'Artistica, Savignano, 1973
  • Francesco Menzio, La Bussola, Torino, 1975
  • Luigi Carluccio, Eva Menzio, Omaggio a Francesco Menzio, (con testi di Italo Calvino, Raf Vallone et al.) Palazzo Madama, Torino 1979 (con testi di Italo Calvino, Raf Vallone et al.)
  • AAVV, Enciclopedia Garzanti dell'Arte, 1982
  • Paolo Fossati, Francesco Menzio, opere 1921-1977, Mostra al Circolo degli artisti di Palazzo Graneri in Torino, Fabbri, Milano, 1987
  • Samuel Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio, traduzione di Beppe Fenoglio, ill. di Francesco Menzio, a cura di Filippo Fossati, Stamperia del Borgo Po, Torino, 1988
  • Fossati Filippo, Langhe, Fenoglio e Menzio, Comune di Dogliani Biblioteca civica "L. Einaudi", Dogliani, 1988
  • Claudia GianFerrari, Nudo di donna, Edizioni GianFerrari, Milano, 1988
  • Arcumeggia - La galleria all'aperto dell'affresco a cura di Alberto Bertoni e Raffaella Ganna – Macchione Editore, 1997
  • Rolando Bellini, Francesco Menzio: Autoritratto - Mostra all'Accademia Albertina a Torino, Hopefulmonster, Torino, 1999
  • Francesco Polio, Francesco Menzio : nel centenario della nascita - Mostra a Bra, Nuova Editrice Italiana, Mondovì, 1999
  • Francesco Menzio un maestro del Novecento - Mostra di Asti, Sagep, Genova, 2016

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