Francesco Cenci

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Veduta di Petrella Salto, località ove fu ucciso Francesco Cenci

Conte Francesco Cenci (Roma, 14 dicembre 1549Petrella Salto, 9 settembre 1598) fu un nobile romano, padre della celebre Beatrice, ucciso dai servitori con la complicità dei suoi familiari.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Statua di papa Clemente VIII nella Cappella Borghese di Santa Maria Maggiore

Conte, figlio legittimato di Cristoforo del ramo dei Cenci di Arenula e di Beatrice Arias[1], Francesco nacque a Roma nel 1549. Nel 1562, alla morte del padre, tesoriere generale della Camera Apostolica, ereditò una cospicua fortuna. Nel 1563, a quattordici anni, sposò la coetanea Ersilia Santacroce. Dal matrimonio, durato ventuno anni, nacquero dodici figli di cui sette, cinque maschi e due femmine, raggiunsero l'età adulta[2]. Nel 1584 Ersilia morì di parto e le due figlie, Antonina e Beatrice, furono messe dal padre in un monastero di monache francescane. Nel 1592 le sorelle tornarono in casa e l'anno seguente, nel 1593, Francesco si risposò con Lucrezia Petroni, vedova Velli, dalla quale non ebbe figli.

Francesco, uomo torbido, vizioso e avaro, fin da ragazzo dimostrò un carattere autoritario e violento del quale furono vittime prima i compagni, poi i familiari e, in special modo, le mogli e le figlie. Antonina e Beatrice subirono maltrattamenti e, forse, tentativi di violenza. Coinvolto in risse, fatti di sangue ed episodi scabrosi, fu più volte processato e condannato, anche per il reato di sodomia, all'epoca passibile di pena di morte. Il rango sociale e il pagamento di grosse somme di denaro, che decurtarono sensibilmente il suo patrimonio, gli permisero di evitare il peggio.

Antonina, la figlia maggiore, supplicò il papa di liberarla dalle angherie paterne, mandandola in convento o facendola maritare. Clemente VIII accolse la richiesta: favorì il matrimonio della giovane con un nobile di Gubbio, Carlo Gabrielli, e obbligò Francesco al pagamento di una ricca dote. Timoroso che anche la sorella più giovane, Beatrice, potesse seguire l'esempio di Antonina, Francesco nel 1595 la segregò insieme con la moglie Lucrezia a Petrella Salto, nell'attuale provincia di Rieti, in un piccolo castello della Sabina, chiamato la Rocca, nel territorio del Regno di Napoli, di proprietà della famiglia Colonna.

Nel 1597 Francesco, malato di rogna e di gotta, pressato dai creditori e dai procedimenti giudiziari, si ritirò a Petrella e, con la sua presenza, le condizioni di vita delle due donne divennero ancora peggiori. Il 9 settembre 1598 mentre dormiva, stordito dall'oppio fattogli ingerire mescolato a una bevanda, a quarantotto anni d'età, fu ucciso da Olimpio Calvetti e Marzio da Fioran detto il Catalano, due servitori della Rocca, con la complicità dei figli Giacomo e Beatrice, e della moglie Lucrezia.

Beatrice Cenci in prigione. Quadro di Achille Leonardi, secolo XIX

I congiurati cercarono maldestramente di nascondere il delitto, simulando una caduta accidentale: il corpo fu gettato dalla balaustra di un ballatoio e ritrovato dai paesani ai piedi del castello.

Inizialmente non furono eseguite indagini, la salma di Francesco fu tumulata nella chiesa di Santa Maria in Petrella e i suoi familiari tornarono a Roma, nel Palazzo Cenci, nei pressi del Ghetto.

Roma: Castel Sant'Angelo; nella piazza attigua fu eseguita la sentenza

Voci e sospetti indussero, poco dopo, le autorità ad indagare sul reale svolgimento dei fatti. La salma fu esumata e le ferite furono attentamente esaminate da un medico e due chirurghi che ne esclusero l'origine accidentale. Fu anche interrogata una lavandaia: Beatrice le aveva chiesto di lavare lenzuola intrise di sangue dicendole che erano macchiate dalle sue mestruazioni. La donna dichiarò di non aver creduto alle spiegazioni della giovane.

I colpevoli, imprigionati e sottoposti a tortura, finirono per confessare. Al processo Beatrice e Lucrezia furono condannate alla decapitazione, Giacomo allo squartamento. Il fratello minore, Berardo, tredicenne all'epoca dei fatti, pur non avendo preso parte attiva al delitto, fu ritenuto colpevole di non aver denunciato i congiunti. Condannato ai remi perpetui, cioè a remare per tutta la vita sulle galere pontificie, Berardo fu anche obbligato ad assistere all'esecuzione dei familiari. Solo alcuni anni più tardi, dopo il pagamento di una grossa somma di denaro, riottenne la libertà. Gli esecutori materiali, Olimpio Calvetti e il Catalano, erano già morti: il primo ucciso da un conoscente dei Cenci che voleva eliminare uno scomodo testimone, il secondo per le torture subite negli interrogatori.

La sentenza fu eseguita l'11 settembre 1599 nella piazza di Castel Sant'Angelo gremita di folla. La vicenda, e in particolar modo la figura di Beatrice, assunsero nel tempo i toni della leggenda, ispirando opere letterarie, musicali e, nel Novecento, diverse trasposizioni cinematografiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cristoforo e Beatrice si sposarono nel 1561, diversi anni dopo la nascita del figlio.
  2. ^ Questi i nomi dei sette fratelli: Giacomo (nato nel 1568), Cristoforo (1572), Antonina (1573), Rocco (1576), Beatrice (1577), Bernardo (1581), Paolo (1583).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonino Bertolotti, Francesco Cenci e la sua famiglia: studi istorici, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1879.
  • Gustavo Brigante Colonna ed Emilio Chiorando, Il processo dei Cenci, 1599, Milano, Mondadori, 1934.
  • Michele Di Sivo (a cura di), I Cenci. Nobiltà di sangue, Roma, Fondazione Marco Besso - Colombo, 2002. ISBN 88-86359-45-4.

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