Francesco Borosini

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Caricatura di Francesco Borosini

Francesco Borosini (Modena, 1685 c.ca – Vienna, 1731) è stato un tenore italiano, noto soprattutto per avere interpretato alcune delle opere più importanti di Georg Friedrich Händel, in particolare Tamerlano.

Questo ammirevole tenore nacque a Bologna, secondo Fétis,[1]circa nel 1695, secondo altri nel 1690. Ma la data più probabile potrebbe essere quella riferitaci da Flower nel suo testo su Händel, dove, nel riferire del periodo trascorso da Francesco a Londra, sostiene che il cantante era coetaneo di Händel e quindi dovrebbe essere nato nell'anno 1685.[2] .

Nel 1723 era uno dei principali cantanti al Grand Opera di Praga. Non si sa molto di più della sua storia, ma abbiamo le prove che egli arrivò, con la moglie, a Londra nel 1724 e cantò in opere come Artaserse di Ariosti e il Tamerlano di Händel.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Antonio, padre di Francesco Borosini, era tenore ed impiegato presso la corte di Vienna dal 1692 al 1711. Il giovane Francesco, conobbe dunque bene la capitale austriaca, anche se il padre fu impegnato nei teatri del nord Italia, negli anni intorno al 1700. Francesco ricevette una perfetta educazione musicale in famiglia e fece il suo debutto a Venezia nel 1708 in Il Vincitor generoso di Antonio Lotti. All'inizio della carriera Borosini cantò in alcune città italiane, ma si fece rapidamente un nome e molto presto, nel 1712, come riferisce Köchel,[3] il tenore fu ingaggiato dalla corte di Vienna presso la cappella musicale, dove il Borosini contribuì a mettere in scena ed eseguire opere ed oratori di Johann Joseph Fux, Antonio Caldara e Conti. «Le sue prestazioni stavano diventando sempre più importanti, in virtù di una voce fenomenale come estensione e flessibilità e di capacità drammatiche di primo ordine.»[4]

Nel giugno 1720 cantò nell'opera Nino di G.M. Capello, G.Gasparini e Antonio Maria Bononcini, al Teatro Rangoni di Modena. Nel 1723 si trasferì a Praga, dove si esibì nell'opera Costanza e fortezza di Fux, che era stata composta appositamente in occasione dell'incoronazione dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo.

È di questo periodo il suo matrimonio con Rosa d'Ambreville, una cantante modenese, anch'ella ingaggiata dalla corte di Vienna nel 1721. Rosa era di origini francesi ed era un contralto molto famoso. Nel 1714, secondo Fétis, cantò presso il Tribunale Palatino, e fu impegnata nel 1723 per il Grand Opera a Praga, con il marito. La data esatta del matrimonio non è nota, ma che vennero insieme nel 1724 in Inghilterra è certo, perché il nome di lei si trova nel cast delle stesse opere in cui anche lui si esibiva. In Dario e Elpidia è chiamata signora Sorosini, ma si tratta di un semplice errore di stampa. È solo curioso che si sia verificato in due differenti opere.

Londra ed Händel[modifica | modifica wikitesto]

Da fonte sicura sappiamo, come già accennato, che nell'ottobre del 1724 egli arrivò a Londra, per interpretare la parte di Bajazet nel Tamerlano di Händel, ruolo da lui già conosciuto, in quanto lo aveva rappresentato nel 1719 a Reggio Emilia, nella versione di Francesco Gasparini del Tamerlano[5]. Questo ruolo importante fu affidato da Händel specificatamente a Borosini, in virtù del fatto che il personaggio del tiranno Bajazet richiedeva una tessitura baritonale di cui era appunto provvisto il tenore e che Händel desiderava per l'appunto con questo timbro.[6]

Charles Burney, musicologo del XVIII secolo, nonché altri biografi di Händel, ci riferiscono che il tenore veneziano partecipò ad alcune esecuzioni di opere presso il King's Theatre, all'Haymarket, più precisamente: Artaserse, di anonimo (1º dicembre 1724), una ripresa del Giulio Cesare (2 febbraio 1725) e Rodelinda di Händel (13 febbraio 1725), Dario di Attilio Ariosti (1725), Elpidia (un pasticcio di Leonardo Vinci e altri musicisti fra cui Händel, che ne scrisse i recitativi, 1725) e Scipione di Händel (12 marzo 1726)[senza fonte].

In seguito Borosini e la moglie lasciarono Londra per tornare insieme a Vienna, ove egli rimase, con una pensione annua di 1.080 fiorini, sino alla morte, avvenuta probabilmente in quello stesso anno, come ci suggerisce il Van der Mer[7][8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ François-Joseph Fétis, Biographie univ. des Musiciens, II, Parigi, 1861, p. 30.
  2. ^ N.Flower, G. F.Handel, his personality and his times, Londra, Cassell & Company, 1959, p. 173.
  3. ^ Ludwig Ritter von Köchel, Die Kaiserliche Hofmusikkappelle in Wien von 1543 bis 1867, Vienna, 1869, pp. 19,67,74.
  4. ^ Francesco Borosini, su http://www.quellusignolo.fr/. URL consultato il 18 giugno 2016.
  5. ^ Arrivo a Londra del tenore Francesco Borosini, in Weekly Journal (Londra), 17 ottobre 1724.
  6. ^ Francesco Borosini, su Händel.it. URL consultato il 17 giugno 2016.
  7. ^ John Henry Van der Meer, Johann Josef Fux als Opernkomponist, I, Bilthoven, 1961, pp. 37, 251.
  8. ^ Cesare Casellato, Borosini Antonio, vol. 12, Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani, 1971.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Casellato, Borosini Antonio, vol. 12, Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani, 1971.
  • Charles Burney, A general history of music, IV, Londra, 1789, pp. 297-303.
  • Hermann Mendel, Musikalisches Conversations-Lexikon, II, Berlino, 1878, p. 143.
  • Taddeo Wiel, I teatri musicali di Venezia nel Settecento, Venezia, 1897, pp. 12,16,21.
  • Sesto Fassini, Il melodramma italiano a Londra nella prima metà del Settecento, Torino, F. Bocca, 1914.
  • Elisabeth Jeannette Luin, Due celebri cantanti del XVII sec., in Riv. music. italiana, XXXIX, 1932, pp. 41-45.
  • Otto Erich Deutsch, Handel. A Documentary Biography, Londra, 1955, pp. 94,173,181.
  • Andreas Liess, Fuxiana, Vienna, 1958, pp. 43,86.
  • Gino Roncaglia, L'avventuroso romanzo di una celebre cantante, in Musica d'oggi, II, 7ª ed., 1959, p. 298.
  • John Henry Van der Meer, Johann Josef Fux als Opernkomponist, I, Bilthoven, 1961, pp. 37, 251.
  • Remo Giazotto, Vivaldi, Milano, 1965, p. 58.
  • Ursula Kirkendale, Antonio Caldara, Sein Leben und seine venezianisch-römischen Oratorien, Graz-Köln, 1966, pp. 37 (per Antonio), pp. 122-127, 131 (per Francesco).
  • Carlo Schmidl, Dizionario Universale dei musicisti, I, p. 225.
  • Johann Gottfried Walther, Musikalisches Lexikon, 1953ª ed., Lipsia, Kassel und Basel, 1732, p. 108.
  • W.C. Smith, Catalogue of Handel's Works, in G. Abraham (a cura di), Handel. A Symposium, Londra, 1954, pp. 31,293.
  • The British Union, Catalogo della prima musica stampata prima del 1801, I, Londra, 1957, p. 125.
  • Enciclopedia storica La Musica, in Diz. I, II, Torino, 1968, p. 260.
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