Francesca da Polenta

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Supposto ritratto di Francesca da Polenta, di Giovanni Baronzio e Pietro da Rimini (non più esistente, già nella chiesa di S. Maria in Porto Fuori a Ravenna)
Stemma dei da Polenta
Anselm Feuerbach, Paolo e Francesca (1864)

Francesca da Polenta, o da Rimini (Ravenna, 1259/1260Gradara, 1285), era figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna.

«Siede sulla terra dove nata fui

su la marina dove 'l Po discende

pre aver pace co' seguaci sui.»

Dante Alighieri, Inferno, Canto V, 97-99

Ingres, Paolo e Francesca

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dante tace la precisa designazione del luogo di nascita ma la perifrasi indica, senza dubbio, Ravenna.

Il padre Guido da Polenta, capofamiglia dei Da Polenta, signori di Ravenna, decise di dare in sposa la figlia a Gianciotto Malatesta, condottiero che combatté assieme al fratello Paolo per i Da Polenta nella loro guerra contro i Traversari per il dominio di Ravenna. Gianciotto era il figlio del signore di Rimini, Malatesta da Verucchio. Le nozze erano state combinate dalle famiglie almeno dal 1266, non è chiaro se per sancire una pace duratura tra le due signorie, che ebbero spesso screzi e scontri, o decise invece come riconoscimento ai Malatesta che aiutarono Guido a imporre il proprio dominio su Ravenna.[1]

Ad ogni modo non si trattava certo d'un matrimonio d'amore nel 1275, quand'ella aveva 15-16 anni.

Di Francesca si sa poco, certo è diede al marito una figlia Concordia.

Secondo il celebre racconto di Dante Alighieri, unico testimone e narratore sincrono della vicenda, ella s'innamorò di Paolo Malatesta, suo cognato, durante il suo matrimonio. Tra i due nacque un amore segreto, che quando fu scoperto, venne punito con l'uccisione dei due amanti.[2]

La morte di Paolo e Francesca, secondo gli studi più recenti, avvenne tra il 1283 e il 1285, quando Gianciotto aveva poco più di quarant'anni, Paolo tra i trentasette e i trentanove, Francesca tra i venti e i venticinque.

In nessun storico loro contemporaneo si trova menzione di Paolo e Francesca dopo il febbraio 1283, quasi a voler censurare un episodio increscioso e imbarazzante per la Signoria riminese.

Diverse anche le narrazioni del "sanguinoso dramma" che furono riportate nei decenni e secoli successivi, chi come Vincenzo Carrari nel suo Istoria di Romagna sostiene che Gianciotto avesse ritrovato la moglie e il fratello a letto abbracciati e addormentati e che li trapassò con un sol colpo.[3]

L'unico presunto ritratto di Francesca non esiste più e gli altri sono tutti di fantasia: era raffigurata con la sorella suor Chiara in un affresco (di cui resta una testimonianza fotografica di Alinari) che ornava la chiesa di Santa Maria in Porto Fuori, a Ravenna, realizzato da Giovanni Baronzio e Pietro da Rimini.[4]

Francesca da Rimini nel teatro[modifica | modifica wikitesto]

Francesca da Rimini nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Francesca da Rimini nella musica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tabanelli, p. 113
  2. ^ Sermonti, p. 55
  3. ^ Nissim, p. 15
  4. ^ Nissim, p. 13

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier, Firenze 1988.
  • Lea Nissim Rossi, I Malatesta, Nemi, Firenze 1933.
  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli, Milano 2001.
  • Mario Tabanelli, L'Aquila da Polenta, Lega, Faenza 1974.
  • Franco Quartieri, "Francesca e il cor gentil", in "Analisi e paradossi su Commedia e dintorni", pp. 141, Longo editore, Ravenna 2006, ISBN 88-8063-501-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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