Françafrique

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il saggio del 1998, scritto da François-Xavier Verschave, vedi Françafrique (saggio).

Françafrique è un termine che si riferisce alle relazioni tra la Francia e alcuni paesi africani, in particolare le ex colonie francesi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine dell'espressione[modifica | modifica wikitesto]

È stata usata per la prima volta in senso positivo dal presidente della Costa d'Avorio, Félix Houphouët-Boigny[1], che reclamava strette relazioni con l'Europa e l'Occidente e in particolare con la Francia. Questa stretta cooperazione si sviluppava attraverso le figure di Houphouët-Boigny e Jacques Foccart, supervisori e responsabili della politica africana dei governi di Charles de Gaulle e Georges Pompidou fra il 1958 e il 1974. Alla relazione con la Francia si attribuisce il progresso economico e industriale di quello che veniva definito il "Miracolo Ivoriano".

Il termine fu susseguentemente impiegato da François-Xavier Verschave come il titolo della sua critica alle politiche francesi in Africa: La Françafrique, le plus long scandale de la République ISBN 2-234-04948-2. Verschave in seguito definì la "Françafrique" come "La criminalità segreta nelle alte sfere della politica e dell'economia francese, dove è nascosta una sorta di Repubblica sotterranea alla vista". Egli la interpretò come "France à fric" (fric è una parola slang che indica "contante", "denaro"), e aggiunse "Nel corso di quattro decenni, centinaia di migliaia di euro sono stati sottratti sotto forma di debiti, aiuti, olio, cacao ... o drenati attraverso monopoli di importazione francesi, e hanno finanziato le lobby politico-affaristiche francesi (tutte propaggini della rete principale neo-gollista), i dividendi degli azionisti, le operazioni più importanti dei servizi segreti e le spedizioni mercenarie."

Il termine Françafrique è consacrato dal suo uso nei media, in particolare dai quotidiani Le Monde, Libération o L'Express che lo usano per denunciare la politica estera della Francia in Africa, non solamente con le ex colonie ma anche con altri paesi francofoni come il Burundi, Rwanda e la Repubblica Democratica del Congo, con interventi militari nei paesi in crisi (Côte d'Ivoire, Mali, Centrafrica) e il suo volo scandali finanziari (come per l'affaire Elf[2]).

In risposta alla domanda di un giornalista del quotidiano Le Monde nel gennaio 2008, l'ex segretario di Stato francese per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, Jean-Marie Bockel, ha detto che si voleva firmare "il certificato di morte di Françafrique". Tuttavia, la stampa francese ha continuato ad usare il termine, come quando, per esempio, lo ha riferito al presidente Nicolas Sarkozy dicendo che il governo francese non sarebbe intervenuto in occasione delle elezioni per un nuovo presidente del Gabon.

 Il presidente francese Nicolas Sarkozy con il suo omologo gabonese Omar Bongo
Il presidente francese Nicolas Sarkozy con il suo omologo gabonese Omar Bongo durante una visita diplomatica nel Gabon nel 2007.

Evoluzione delle relazioni africane, da Foccart a Hollande[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il suo ritorno nel 1958, il presidente Charles de Gaulle accorda alle ex colonie francesi d'Africa indipendenza, dietro la spinta dei movimenti anticolonialisti e le pressioni internazionali. Contemporaneamente incarica Jacques Foccart (fondatore del SAC) di prendere disposizioni per conservare una dipendenza di fatto di questi Stati. Jacques Foccart viene quindi nominato segretario generale agli affari africani dell'Eliseo. Foccart ha in mano la gestione delle relazioni della Francia con l'Africa e controlla quindi i viaggi ufficiali, incontri con i capi di Stato, la nomina o la revoca degli ambasciatori e anche la supervisione delle operazioni dei servizi segreti sul continente[3]. Jacques Foccart occupa questa posizione del 1960 al 1974, ma è reintegrato nel ruolo dal primo ministro Jacques Chirac nel 1986 e ancora dopo l'elezione di quest'ultimo come presidente, nel 1995[4].

La difesa degli interessi francesi in Africa è stata considerata da tutti presidenti della Quinta Repubblica come un punto centrale della politica internazionale della Francia, perseguito da François Mitterrand dopo Georges Pompidou e si è mantenuta sotto diverse forme, malgrado qualche evoluzione, fino alla presidenza di Nicolas Sarkozy[5] e di François Hollande[6][7].

Questa politica è tornata sotto i riflettori ancora una volta dopo l'8 gennaio 2010, con gli attacchi contro la nazionale di calcio del Togo. La Francia è stata accusata di ingerenza negli affari del paese, attraverso il sostegno a gruppi separatisti, come Fronte per la Liberazione dell'enclave di Cabinda e di foraggiare i loro capi.

Sotto la presidenza Hollande (2012-2017), la Francia continua la sua politica africana allontanando dal potere i presidenti Joseph Kabila, Denis Sassou Nguesso e Idriss Déby, che erano al potere da vari decenni oppure erano stati rieletti in condizioni sospette. Interviene però in seguito nella guerra in Mali (iniziata nel 2012) e durante l'operazione Sangaris (2013-2016) in Centrafrica[7][8].

Caratteristiche della politica di Françafrique[modifica | modifica wikitesto]

Il "sistema Françafrique" presenta, a diversi gradi e a seconda del paese, le seguenti caratteristiche[9][10]:

  • Una politica estera che non dipende dal ministero degli Esteri bensì da decisioni della Presidenza, in particolare attraverso la cellula africana dell'Eliseo, e in una misura minore dal ministero della Cooperazione, oggi scomparso. Questa politica è generalmente portata avanti in modo occulto.
  • Un'importante presenza di funzionari francesi o –in seguito– da consulenti tecnici (attachés techniques) nei paesi africani coinvolti.
  • Un'ingerenza anche militare negli affari interni dei paesi coinvolti.
  • Connessioni finanziarie occulte fra il regime del paese africano e i partiti politici francesi. Questi legami riguardano la corruzione delle élite politiche francesi da parte di elementi della classe dirigente africana.

Le origini di questo sistema riguardano tre aspetti principali. Dal punto di vista economico, consiste nel garantire alla Francia l'accesso alle materie prime strategiche del continente africano (petrolio, uranio, eccetera) e offrire sbocchi privilegiati alle multinazionali francesi (Total, Areva, Bouygues, Bolloré, ecc…). Aspetto diplomatico e strategico mira a mantenere lo status di potenza mondiale acquisito dalla Francia dopo la seconda guerra mondiale, cioè mantenere il potere di voto in seno alle istituzioni internazionali e "resistere" alla crescente influenza statunitense, mantenendo delle basi militari che garantiscano le capacità di azione internazionale all'esercito francese. L'aspetto politico consiste nel gestire il finanziamento culto dei partiti politici francesi attraverso le rendite provenienti dallo sfruttamento delle materie prime[11][12].

Dalla fine della guerra fredda e dalla regolamentazione del finanziamento ai partiti politici francesi, la giustificazione economica della politica di Françafrique ha preso un'importanza maggiore rispetto agli aspetti diplomatici, strategici e politici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Valérie Nivelon, La marche du monde - 2 - Une histoire de la Françafrique, in RFI, 27 novembre 2010. URL consultato il 22 aprile 2017.
  2. ^ Elf, une Afrique sous influence, su www.telerama.fr. URL consultato il 22 aprile 2017.
  3. ^ (FR) Cédric Tourbe, Foccart, l'homme qui dirigeait l'Afrique, in INA, 18 novembre 2010.
  4. ^ Agir Ici et Survie, Jacques Chirac et la Françafrique : retour à la case Foccart ?, L'Harmattan, Paris, 1996, 111 p. ISBN 2-7384-3702-8
  5. ^ (FR) Samuel Foutoyet, Nicolas Sarkozy ou la Françafrique décomplexée, Bruxelles, Tribord, 2009, pp. 10-11.
  6. ^ (FR) Bernard Barrera, Opération Serval : Notes de guerre, Mali 2013, Éditions du Seuil, 2015, ISBN 978-2-02-124129-7.
  7. ^ a b (FR) Thomas Flichy, Opération Serval au Mali : l'intervention française décryptée, Lavauzelle, 2013, ISBN 978-2-7025-1567-9.
  8. ^ (FR) Tanguy Berthemet, Les adieux de François Hollande le chef de guerre à l'Afrique, in Le Figaro, 13 gennaio 2017. URL consultato il 22 aprile 2017.
  9. ^ (FR) François-Xavier Verschave, La Françafrique : le plus long scandale de la République, Parigi, Stock, 1998, ISBN 978-2-234-04948-2.
  10. ^ (FR) « France-Afrique. Les nouveaux réseaux », dossier dans Jeune Afrique, 2576, du 23 au 29 mai 2010, p. 24-35
  11. ^ (FR) Jean-Marc Aractingi, La Politique à mes trousses, Parigi, Editions l'Harmattan, 2006, ISBN 978-2-296-00469-6.
  12. ^ (FR) Monsieur X e Patrick Pesnot, Les dessous de la Françafrique : les dossiers secrets de monsieur X, Parigi, Nouveau monde, 2008, ISBN 978-2-8473-6385-2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De la Françafrique à la Mafiafrique, in Mouvements, nº 21-22, La Découverte, Paris, maggio-giugno-luglio-agosto 2002, 224 p. ISBN 2-7071-3753-7
  • Jean-Paul Gouteux, Un génocide sans importance : la Françafrique au Rwanda, Éd. Tahin party, Lyon, 2001, 157 p. ISBN 2-912631-04-1
  • Baadikko Mammadu, Françafrique : l'échec. L'Afrique postcoloniale en question, L'Harmattan, Paris, 2001, 365 p. ISBN 2-7475-0584-7
  • Sayouba Traoré, Kangni Alem, Abdourahman A. Waberi (et al.), Dernières nouvelles de la Françafrique, Vents d'ailleurs, La Roque d'Anthéron, 2003, 223 p. ISBN 2-911412-25-7
  • François-Xavier Verschave, Noir silence : qui arrêtera la Françafrique ?, les Arènes, Paris, 2000, 596 p. ISBN 2-912485-15-0

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]