Forte Lugagnano

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Forte Lugagnano, originariamente chiamato Werk Kronprinz Rudolf, è un forte situato poco fuori Verona, vicino alla frazione di Lugagnano. È stato costruito dal 1860 al 1861 su progetto della Genie Direction austriaca di Verona.

Il forte è intitolato all'infante arciduca Rodolfo d'Asburgo-Lorena (1858-1889), principe ereditario d'Austria-Ungheria, morto tragicamente durante i fatti di Mayerling.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il forte in una fotografia aerea degli anni Settanta
Il forte in una fotografia ottocentesca

Il forte è a tracciato poligonale (sistema poligonale misto della scuola fortificatoria neotedesca), con ridotto centrale. Il forte è situato in aperta campagna, e faceva sistema con il Forte Chievo, arretrato sull'ala destra, e con il Forte Dossobuono, sulla sinistra. Le sue artiglierie da fortezza dominavano la pianura antistante fino quasi al limite dei rilievi morenici di Sommacampagna, Sona, Palazzolo; battevano la strada proveniente da Peschiera e la ferrovia Milano-Venezia (1854). Al centro del forte si eleva, su due piani e con copertura casamattata, il ridotto a corpo lineare, piegato sul tracciato a lunetta, con raccordi d'angolo arrotondati. Sull'angolo interno del ridotto, nel mezzo, sporge verso il cortile il corpo su pianta trapezoidale che contiene la scala e i servizi igienici. Sui due piani, nei locali a volta, sono disposti i ricoveri per la numerosa guarnigione e le varie funzioni logistiche, che rendevano l'opera autosufficiente.

Il fronte principale del ridotto è ordinato per la difesa, su ogni piano, con galleria perimetrale a feritoie per fucilieri. Sul fronte secondario, concavo, il cortile è chiuso da un muro rettilineo di sicurezza. Nel mezzo, ai lati del passaggio, altri due muri paralleli si collegano alle casematte del fronte di gola, delimitando un ulteriore compartimento di sicurezza. Il tutto forma un doppio recinto a feritoie che, assieme alle gallerie per fucilieri del fronte principale, assicurava la difesa progressiva dell'opera. Attorno al ridotto, il grande terrapieno si eleva sull'impianto a lunetta pentagonale, e copre in aderenza anche l'intero fronte di gola. Le postazioni di combattimento per l'artiglieria da fortezza, a cielo aperto, sono protette da numerose traverse, in parte casamattate.

All'esterno, completavano l'opera la scarpa a pendenza naturale, rivestita dal muro aderente solo in corrispondenza delle tre caponiere.

Ingresso[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del forte è risolto dal progettista con una disposizione complessa, coordinata al doppio recinto di sicurezza interno. Nel terrapieno del fronte di gola rettilineo è inserita un'opera casamattata, alla quale è innestata la caponiera di gola, per artiglieria e fucileria. La strada di accesso si sdoppia davanti alla caponiera arrotondata, verso i due portali laterali, simmetrici, preceduti dal ponte levatoio. Dai portali ad arco si accede al piazzale, sotto il tiro dei fucilieri. Tre pozzi per le riserve d'acqua erano collocati agli angoli del piazzale interno in nicchie casamattate.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Entrata del forte

Dall'esterno, verso il fronte principale, si percepisce l'architettura di terra, con masse dai profili ben modellati dalla geometria del defilamento; le opere murarie sono completamente sottratte alla vista. Nel fronte di gola, secondo un modello classico, spiccano i portali monumentali, inseriti nelle severe membrature murarie. Nel nucleo del forte il ridotto assume duplice fisionomia:

  • fortificatoria, nel prospetto esterno, convesso, con la serrata sequenza di feritoie su due ordini;
  • quasi civile, nel prospetto concavo, sulla corte, con la successione di bifore a sesto ribassato.

Una rarità costruttiva la si incontra nelle poterne principali, coperte da volte di laterizio, a gradoni discendenti; e con il tratto terminale a volta gotica. Ciottoli, listati di laterizio (come nella tradizione costruttiva del medioevo veronese) rivestono i muri di controscarpa; mentre il tufo di Verona riveste ogni altro edificio del forte, conferendogli un aspetto di straordinaria saldezza.

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 cannoni rigati da 12 cm a retrocarica
  • 6 cannoni ad anima rigata da 12 cm a retrocarica
  • 2 cannoni ad anima rigata da 9,5 cm ad avancarica
  • 20 cannoni di diverso calibro ad anima liscia

Riserve di munizioni: 52.500 kg di polveri

Presidio di guerra[modifica | modifica wikitesto]

  • 375 fanti
  • 72 artiglieri

Presidio di emergenza: 616 uomini

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Quasi integralmente conservato. Sono stati demoliti tratti del recinto di sicurezza interno, tra il ridotto e il paradorso. Verso la fine degli anni ottanta il ridotto centrale è stato completamente ristrutturato internamente dall'Esercito Italiano, per poi non essere praticamente mai utilizzato. Lo spalto esterno è stato spianato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967, ISBN non esistente.
  • Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970, ISBN non esistente.
  • Gino Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, Vita veronese, 1983, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Edizioni B.P.V., 1994, ISBN non esistente.
  • Margherita Marvulli, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005, ISBN 978-8824011112.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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