Forme

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Forme
frazione
Forme – Veduta
Scorcio fotografico del paese
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
ComuneMassa d'Albe-Stemma.png Massa d'Albe
Territorio
Coordinate42°06′43″N 13°26′37″E / 42.111944°N 13.443611°E42.111944; 13.443611 (Forme)Coordinate: 42°06′43″N 13°26′37″E / 42.111944°N 13.443611°E42.111944; 13.443611 (Forme)
Altitudine1 020 m s.l.m.
Abitanti449[1] (2011)
Altre informazioni
Cod. postale67050
Prefisso0863
Fuso orarioUTC+1
TargaAQ
Nome abitantiformesi
Patronosanti Marco e Marcelliano
Giorno festivoprima settimana di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Forme
Forme

Forme è una frazione di circa 500 abitanti[1] del comune di Massa d'Albe, in provincia dell'Aquila.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è situato alle pendici del monte Velino, a 1 020 m s.l.m. Amena località della Marsica che soprattutto durante i periodi estivi attrae molti visitatori che la scelgono per la natura incontaminata e salubre[2].

Dista circa 6 chilometri dal capoluogo comunale[3], 10 dalla città di Avezzano[3] e circa 105 dalla capitale[3]. Il paese è ben collegato ad Ovindoli, nota stazione sciistica e di villeggiatura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Teodoro
Veduta del monte Velino

La prima citazione storica del centro di Forme risale al 1768, in un manoscritto redatto da don Giustino De Andreis, parroco del paese, su commissione del vescovo dei Marsi, il quale chiedeva notizie riguardo ad Albe, alle sue ville e alle sue chiese. A quell'epoca Forme era, infatti, una villa dipendente da Albe, insieme ai centri limitrofi di Massa Sottana (o Massa Inferiore), Massa Corona (o Massa Soprana), San Pelino, Antrosano e Castelnuovo. I primi due centri furono uniti con la ricostruzione del post terremoto del 1915 assumendo la denominazione di Massa d'Albe, mentre gli altri paesi sono passati tra il 1939 e il 1960 sotto l'amministrazione comunale di Avezzano. Il documento ecclesiastico contiene notizie anche più datate, relative alla chiesa e al paese di Forme e del suo territorio. A cominciare dal primo scavo operato presso la collina di Albe, nelle adiacenze della chiesa di Santa Maria, con il quale si tentava di far luce sugli albori della cristianità nei territori contesi in epoca italica da Equi e Marsi.

Secondo De Andreis fu San Marco Galileo, ordinato vescovo da San Pietro, ad essere stato incaricato di evangelizzare gli equicoli presso il territorio di Alba Fucens a partire dal 46 d.C., lo stesso periodo in cui avvenne la predicazione in questi luoghi dei santi Rufino e Cesidio. Altre notizie riportate nel documento riguardano la collegiata di Albe, intesa come raggruppamento di chiese. Nel 1700 Forme era uno dei centri della zona più importanti come si poteva constatare dalla grandezza della sua chiesa, più piccola solamente di quella della collegiata di Albe, ovvero la chiesa di Santa Maria in Albe, situata in località Santa Maria degli Albenzi e andata distrutta a seguito del terremoto del 1915. Nel territorio di Forme erano presenti altre due chiese ora scomparse, una intitolata a San Clemente era situata in località San Chiumento, l'altra invece era situata lungo la strada per Castelnuovo.

L'antica chiesa di Santa Maria in Albe risultò essere già attiva negli anni 975-984, periodo in cui si contarono dieci canonici che, già nel 1575, scesero a sei. Questi furono obbligati a servire messa nei centri limitrofi almeno fino al 1602, anno in cui Albe perse il controllo sui paesi limitrofi e cadde in decadenza, tanto che si dovette provvedere alla ricerca di un prete per officiare le messe. In particolare Castelnuovo e San Pelino continuarono a dipendere dalla Collegiata di Albe per almeno cent'anni ma con il passare del tempo formarono un proprio catasto, traendo così il nome di "università", servendosi di uno stemma ed una propria autonomia. Alla separazione dei centri da Albe ed alla inevitabile decadenza cercò di opporsi Marcantonio Colonna che la riteneva una cittadina strategica ai fini militari perché fornita di mura e di una rocca.

Tuttavia le ville che intendevano separarsi acquisirono dal camerario di Napoli l'autorizzazione a separarsi da Albe mediante il pagamento di una tassa detta "colletta". Una tassa simile al focatico, in quanto regolata dal numero di fuochi censiti nel censimento adibito all'uopo. Forme contò 79 fuochi che, secondo alcuni calcoli, corrispondevano a circa 1.500 unità. Nelle Cronache Cassinesi di Leone Marsicano[A 1] non vengono descritti i luoghi di Forme e, stando allo storico Pietro Antonio Corsignani, vengono nominate le chiese di Sant'Antimo, San Benedetto, San Donato ed infine di San Pietro di Forme.

Corsignani, vescovo di Venosa e insigne storico della Marsica, vissuto tra il Seicento e il Settecento, riporta in una delle sue opere che il luogo risultò noto per il martirio di tre cristiani di nome Vittore, Giovanni e Stefano verificato verso il 164 d.C. per ordine di Lucio Vero. Secondo altri studiosi, però, il luogo è da ricercarsi tra Luco dei Marsi e Borgo Incile, località situata nei pressi dell'Incile del Fucino, alle porte di Avezzano.

Muzio Febonio, altro insigne religioso e storico abruzzese, nella sua opera Historiae Marsorum[A 2], segnala Forme narrando della improduttività della campagna dei dintorni di Albe. Tuttavia raccontò come il colle di Albe fosse ricco di alberi da frutto, tra cui meli, peri e noci e come il clima, temperato dalla presenza del lago Fucino, fosse piuttosto mite. Del 1881 è, invece, la relazione in cui viene descritto lo stemma di Forme che consta di cinque monti con al centro una croce e ai lati due stelle. Fino agli inizi del Novecento risultarono possessori di alcuni terreni nei dintorni di Forme e di alcuni pascoli nei pressi del monte Magnola, i Colonna, ex signori di Avezzano e di gran parte della Marsica fino al 1806.

A Forme tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del XX secolo visse in gioventù Domenico Pacini, fisico e meteorologo italiano, pioniere dello studio dei raggi cosmici che condusse i suoi primi esperimenti sul monte Velino[4].

La transumanza[modifica | modifica wikitesto]

Valico di Fonte Capo la Maina

La pastorizia transumante ha rappresentato per secoli l'unica risorsa economica degli abitanti del borgo che in inverno si spostavano periodicamente dalle montagne, che costituivano degli ottimi pascoli estivi per le greggi, alle pianure sottostanti, lungo i tratturi. L'economia del paese si è sempre basata principalmente sulla pastorizia e la produzione di latte, latticini e prodotti caseari.

Tra la Prima e la Seconda guerra mondiale il bestiame, in zona, raggiunse i 15.000 capi, che nel periodo invernale venivano trasferiti nell'agro romano, ripercorrendo in piccola parte gli antichi sentieri della transumanza. In epoca moderna il trasporto avveniva invece per lo più in treno tramite la stazione di Cappelle dei Marsi. Dopo la Seconda guerra mondiale anche il centro di Forme si spopolò, subendo il fenomeno dell'emigrazione, in buona parte della popolazione si trasferì verso le grandi città italiane e all'estero.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Teodoro
Interamente distrutta dal terremoto della Marsica del 1915, fu ricostruita nel 1929. Addossata alle pendici della collina sulla quale sorge il paese, l'interno ospita tre navate, delimitate da ampi pilastri con base a croce, con abside a pianta semicircolare nel retro. La facciata principale presenta timpano e lesene che delimitano le navate. Una cornice orizzontale cela le falde delle navate laterali. Il sistema delle bucature è formato da una finestra centrale sopra il portale d'ingresso e da due porte speculari rispetto all'asse centrale della chiesa. Nella facciate laterali, sulla parete della navata principale, sono state realizzate ampie finestre che garantiscono un'ottima illuminazione all'interno. Nella parte posteriore si trova la torre campanaria[5].
  • Chiesetta degli Alpini, edificata nel 1996, nei pressi del vecchio fontanile alle pendici del monte Magnola[6].

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Resti dell'acquedotto romano di Alba Fucens, situati in località Arci di Massa d'Albe. Il tracciato dell'acquedotto si porta oltre l'abitato di Forme e del valico di Fonte Capo la Maina collegando la città antica alla sorgente di Sant'Eugenia, nei pressi della contemporanea frazione di Santa Jona.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Leone Marsicano, Chronica sacri monasterii casinensis, Libro I, cap. 36; libro III, cap. 39.
  2. ^ Muzio Febonio, Historiae Marsorum, Libro III, p. 164.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Frazione di Forme, Il Portale d'Abruzzo. URL consultato il 9 aprile 2018.
  2. ^ Forme, Comune di Massa d'Albe.
  3. ^ a b c Distanza fornita da Google Maps: Percorso più veloce.
  4. ^ Katia Agata Spera, Domenico Leone Pacini, pioniere dei raggi cosmici vissuto e sepolto a Forme, site.it, 9 aprile 2018. URL consultato il 9 aprile 2018.
  5. ^ Chiesa di San Teodoro, Forme, Massa d'Albe, su Le chiese delle diocesi italiane. URL consultato il 22 aprile 2015.
  6. ^ Gruppo Alpini di Forme, su AnaAbruzzi.it. URL consultato il 5 ottobre 2015.
  7. ^ Traslazione di Santi, Terre Marsicane. URL consultato il 9 aprile 2018.
  8. ^ Mandorle regine per una notte: a Forme il croccante si fa arte, La Repubblica, 16 agosto 2018. URL consultato il 18 agosto 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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