Forcipe

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Forcipe in una illustrazione di William Smellie (1697-1763)

Il Forcipe è uno strumento utilizzato in ostetricia, nato nel 1572 e inventato da Peter Chamberlen, chirurgo-ostetrico, a Londra, dove si era rifugiato, dopo la tragica Notte di San Bartolomeo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ugonotto Chamberlen, insieme al figlio, inventò una pinza scomponibile in grado di estrarre il feto dall’utero in caso di distocia (anomalia nello svolgimento del parto). Probabilmente gli Arabi, intorno all'anno Mille, disponevano di un simile arnese di cui però si era persa ogni memoria. Lo strumento è costituito da due branche simili a cucchiai che presentano alla loro estremità una concavità più o meno accentuata. I due componenti del forcipe sono complementari, uno cioè si adatta e viene montato incastrandolo sull'altro (esistono comunque diversi modelli dello strumento che hanno caratteristiche differenti). Spesso lo strumento viene montato dopo averlo applicato sulla testa fetale. Quando pronti, con una trazione verso l'esterno, si aiuta la progressione della testa fetale che così facilita la fuoriuscita dell'intero corpo del nascituro. Il forcipe venne tenuto dai Chamberlen come "segreto di famiglia" per varie generazioni, veniva trasportato in un apposito contenitore e coperto da un sontuoso drappo. Già dal’700 il segreto venne svelato e il forcipe iniziò ad essere utilizzato liberamente, provocando disastri quando veniva usato da mani inesperte.

Oltre alle difficoltà date dall’utilizzo del forcipe vi era anche il lenzuolo, che veniva steso dalle spalle della donna al collo del medico, che non poteva vedere il campo operatorio durante il parto (bisognerà attendere Sir Astley Paston Cooper che, nel 1840, compì la prima mastectomia vedendo veramente quello che stava facendo). L'uso del forcipe subì un'accelerazione nella prima metà del XVIII secolo grazie ai trattati di anatomia chirurgica di Jan Palfijn.Dagli anni cinquanta, con l'introduzione di tecniche antisettiche e anestetiche che resero possibile il frequente ricorso al parto cesareo, l'uso di tale strumento fu quasi del tutto abbandonato anche se in alcune nazioni (Francia e paesi di scuola ostetrica francese) vi è ancora l'abitudine nell'uso dello strumento.

Effetti collaterali[modifica | modifica sorgente]

Esempio di forcipe, tipologia Smellie

In molti casi il suo utilizzo ha provocato casi di cerebrolesione nei neonati, bloccando l'afflusso di sangue al cervello con conseguenze devastanti. In altri casi si sono verificate lesioni alla colonna vertebrale e conseguenti paralisi degli arti oppure traumia alla calotta cranica senza interessamento degli organi interni, con deturpazioni più o meno gravi. Può anche recidere un nervo facciale, causando lievi paralisi del volto, come è successo all'attore Sylvester Stallone.

Burocrazia e alternativa[modifica | modifica sorgente]

In Giappone l'impiego del forcipe fu proibito dal 1930, con pene detentive per chiunque lo usasse clandestinamente.

Come alternativa al forcipe, si iniziò ad utilizzare una ventosa, che risultò essere più facile e meno rischiosa da usare. Oggi l'uso del forcipe non è proibito ma visto l'alto tasso di complicazioni ed effetti collaterali gli viene preferita la ventosa[1]. È curioso notare a questo proposito come l'utilizzo corretto del forcipe non è più materia d'insegnamento delle scuole di ostetricia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fraticelli, Storia curiosa dell'Infettivologia, Zeneca, 1995.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il parto operativo: l’uso del forcipe e della ventosa
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