Folk beat n. 1

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Folk beat n. 1
ArtistaFrancesco Guccini
Tipo albumStudio
Pubblicazione1967
Durata40:44
Dischi1
Tracce10
GenereMusica d'autore
Folk[1]
Beat[2]
EtichettaLa voce del padrone psq 027
ProduttoreOdoardo Veroli
Velocità di rotazione33 giri
FormatiLP 30cm
Francesco Guccini - cronologia
Album precedente
Album successivo
(1970)

Folk beat n. 1 è il primo album del cantautore italiano Francesco Guccini, che allora usava il solo nome Francesco; venne pubblicato in Italia nel marzo 1967 da La voce del padrone.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Insieme a Guccini (che si accompagna con la chitarra ritmica), suonano Antonio Roveri (alla chitarra solista) e Alan Cooper (armonica a bocca e chitarra ritmica).

Il disco contiene tre canzoni già note che Guccini aveva scritto per l'Equipe 84 (Auschwitz[3] e L'antisociale[4]) e i Nomadi (Noi non ci saremo[5]), più altre ancora inedite. Guccini infatti, aveva fatto parte, tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, di una serie di gruppi[6] da uno dei quali, i Gatti, nacque poi l'Equipe 84[7], formazione dalla quale Guccini rimase escluso perché venne chiamato in servizio di leva. Una volta congedato, preferì dedicarsi agli studi universitari[8] pur scrivendo, per diletto, canzoni che piacquero all'Equipe 84 che volle interpretarle (Auschwitz, L'antisociale, È dall'amore che nasce l'uomo[9] e Per un attimo di tempo[10]), e ai Nomadi (Noi non ci saremo). Non essendo ancora iscritto alla SIAE, quei pezzi furono così depositati da altri autori: Maurizio Vandelli da solo per È dall'amore che nasce l'uomo e Per un attimo di tempo[11], e in coppia con il maestro Iller Pattacini (che si firmava Lunero), per Auschwitz, e al maestro Francesco Anselmo, che arrangiava i dischi per la Vedette, e Pantros (pseudonimo di Armando Sciascia discografico dell'Equipe 84) per L'antisociale, mentre Noi non ci saremo fu depositata alla Siae da Toni Verona e dal maestro Mansueto Deponti (che usava lo pseudonimo Pontiack). Il successo che queste canzoni ebbero portò le edizioni musicali La voce del padrone a proporgli un contratto per scrivere canzoni ricevendo uno stipendio mensile: la prima firmata completamente da lui sarà, sempre nel 1967, Dio è morto.

Il resto dei brani dell'album furono invece firmate da Toni Verona per i testi e dal maestro Mansueto Deponti (che usava lo pseudonimo di Pontiack) per le musiche, pur essendo tutte scritte da Guccini. L'album venne registrato allo studio Basilica di Milano nell'estate del 1966 e fu prodotto da Odoardo "Dodo" Veroli; la fotografia di copertina è di Guido De Maria.

Il disco, pubblicato su etichetta La voce del padrone (numero di catalogo: psq 027) fu ristampato nel 1976 dalla EMI Italiana su etichetta Columbia (numero di catalogo: 3C064-17326). Tuttavia c'è una precedente e rara stampa, messa sul mercato nel 1970 sempre per la EMI Italiana su etichetta Columbia, versione mono (numero di catalogo: 3C052-17326), che presenta sulla matrice la data 16-11-66. Ciò farebbe supporre che più che di ristampa si debba parlare di seconda versione della prima stampa.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Le vendite del disco furono abbastanza inconsistenti (circa 500 copie, all'epoca, che sono poi aumentate negli anni seguenti, con il crescere della popolarità di Guccini) e il riscontro commerciale molto scarso ("praticamente nullo", affermò Guccini[12]).

L'album gli procurò la sua prima apparizione televisiva dove Caterina Caselli, il 1º maggio 1967, poco dopo l'uscita del disco, lo invitò al programma televisivo Diamoci del tu, presentato insieme a Giorgio Gaber: in quest'occasione, che rappresentò il suo debutto televisivo, cantò Auschwitz; nella stessa puntata, tra l'altro, fu ospite un altro giovane cantautore ancora sconosciuto, Franco Battiato.[13] La Caselli lo presentò come "Un giovane nuovo cantante che viene dalla mia regione, l'Emilia: Francesco", dopodiché venne da lei intervistato (dicendo, tra le altre cose, di essere l'autore di Auschwitz e Noi non ci saremo), e infine cantò.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A Testi e musiche di Francesco Guccini.

  1. Noi non ci saremo – 5:15
  2. In morte di S. F. – 3:41
  3. Venerdì santo – 4:19
  4. L'atomica cinese – 2:37
  5. Auschwitz (la canzone del bambino nel vento) – 4:40

Lato B Testi e musiche di Francesco Guccini.

  1. Talkin' Milano – 5:30
  2. Statale 17 – 3:12
  3. Il 3 dicembre del '39 – 3:44
  4. La ballata degli annegati – 2:28
  5. Il sociale e l'antisociale – 5:33

Brani[modifica | modifica wikitesto]

In morte di S.F.[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Canzone per un'amica.

Così racconta Franco Ceccarelli componente della band Equipe 84, di cui Francesco era collaboratore: "Eravamo al Festival Nazionale dell'Unità a Ferrara (agosto 1966, ndr). Pochi minuti prima di salire sul palco, qualcuno ci venne a dire che Silvana, una della compagnia del bar Grande Italia (un allora famoso bar di Modena ed ora inesistente, ndr) era appena morta, in un incidente stradale. Ma davanti a noi c'erano circa cinquantamila persone che ci aspettavano, e non sapevano che Silvana era una nostra cara amica, e che se n'era andata"[14].

Alla morte di Silvana Fontana, Francesco Guccini scriverà quindi uno dei suoi pezzi più noti delle origini: "In morte di S.F."[15], con gli accordi del chitarrista Deponti. Il brano In morte di S.F., fu poi ridepositato dopo l'iscrizione di Guccini alla SIAE, con il testo a suo nome (la musica rimase intestata a Deponti), con delle lievi modifiche, ma soprattutto col titolo cambiato (per consentirne il rideposito) in Canzone per un'amica.
La canzone fu inserita all'ultimo minuto da Guccini nell'album. Il brano piacque così tanto anche ad Augusto Daolio, allora leader dei Nomadi, che la volle incidere l'anno successivo con la sua band.
Guccini, nelle incisioni dal vivo, userà sempre questo nuovo titolo.

Nell'archivio delle opere musicali SIAE [1] sono presenti, come opere distinte, sia In morte di S.F. sia Canzone per un'amica, e per entrambe l'unico autore è Francesco Guccini.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Recensione in Giovani, n° 12, 21 marzo 1967: "Un folk di ottimo livello e, quello che più conta, di concezione genuina; un folk che si riallaccia a un'evidente tradizione italiana"
  2. ^ http://www.railibri.rai.it/wp-content/uploads/2017/01/9788893160674-2.pdf
  3. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=430
  4. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=428
  5. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=57
  6. ^ « [...] Mi diedi alla musica... ..."Voglio fare l'orchestrale." E così fu.» citato in "Un altro giorno è andato: Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto." Firenze, Giunti, 1999, pag. 40. ISBN 88-09-02164-9.
  7. ^ Massimo Bernardini (a cura di), Guccini, libro-intervista edito da Franco Muzio Editore, 1987, Padova, pag. 11
  8. ^ « [...] Era Pier Farri: "Tra poco Victor va militare. Se vuoi entrare nel gruppo, ti aspettiamo a braccia aperte". Ci pensai qualche giorno, poi dissi di no.» citato in "Un altro giorno è andato: Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto." Firenze, Giunti, 1999, pag. 62. ISBN 88-09-02164-9.
  9. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=431
  10. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=679
  11. ^ Franco Ceccarelli, Io ho in mente te: storia dell'Equipe 84, 1996, Zelig Milano, p. 100
  12. ^ Massimo Cotto, Portavo allora un eskimo innocente, Firenze, Giunti, 2007, p. 94.
  13. ^ DIAMOCI DEL TU (marzo-aprile 1967), in GiorgioGaber.org. URL consultato il 4 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2004).
  14. ^ Franco Ceccarelli - Io ho in mente te: Storia dell'Equipe 84, 1996, Zelig, Milano, p 63
  15. ^ La Stampa - Consultazione Archivio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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