Foiba

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Piccolo inghiottitoio nel Carso sloveno: le foibe sono i pozzi verticali che si aprono al di sotto di tali inghiottitoi

Foiba è il termine dialettale con cui, in Venezia Giulia, si indicano i grandi inghiottitoi (o caverne verticali, o pozzi), tipici della regione[1][2]. Le foibe non sono quindi dei particolari tipi di caverne come viene spesso, erroneamente, affermato[3], ma solo il termine con cui vengono indicati, nella regione giuliana, gli inghiottitoi carsici, che in tale regione assumono spesso dimensioni spettacolari. Se ne contano circa 1700 in Istria[senza fonte].

Foiba è inoltre il nome del celebre inghiottitoio di Pisino e del torrente che in esso si getta.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Va precisato che "foiba" non è un vocabolo della lingua italiana, ma un termine dialettale utilizzato nell'area giuliana, che deriva dal latino fovea (fossa, cava)[4]. Il più antico documento su cui viene riportato è una relazione ufficiale nel 1770, scritta dal naturalista italiano Alberto Fortis, che scrisse una serie di libri sul carso della Dalmazia.

Il termine non si trova di conseguenza riportato nel fondamentale Dizionario della Lingua italiana di Niccolò Tommaseo. Non venne utilizzato nemmeno da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, in Duemila grotte, fondamentale opera sulle grotte del Carso[5].

Gli eccidi delle foibe[modifica | modifica sorgente]

Schema di una foiba tratto da una pubblicazione del CLN (1946).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Massacri delle foibe.

Il termine "foibe" (al plurale) è oggi comunemente associato agli eccidi commessi dai partigiani jugoslavi comunisti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. L'utilizzo del termine, secondo alcuni autori, è improprio: solo una minima parte delle vittime, infatti, fu occultata nelle foibe, mentre la maggior parte perse la vita in tutt'altro modo (nelle prigioni o nei campi iugoslavi, o nelle marce di trasferimento).[6]

Ulteriore confusione ingenera il fatto che molte delle cosiddette "foibe" erano in realtà cave o miniere: la famosa "foiba di Basovizza", ad esempio, era in realtà il pozzo abbandonato di una miniera di carbone.

In anni recenti è invalso, saltuariamente, l'uso dei termini "foiba" ed "infoibare" anche per indicare esecuzioni sommarie svoltesi, nell'immediato dopoguerra, al di fuori della Venezia Giulia.[7] Per quanto detto sopra, l'uso del termine in tale contesto, appare non corretto, sia da un punto di vista storico che etimologico.

La Foiba di Pisino e il torrente Foiba[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Foiba di Pisino.

La più spettacolare delle foibe è quella di Pisino, chiamata semplicemente "Foiba" (in croato Fojba). Il celebre abisso, profondo 100 metri e largo circa 20, si apre ai piedi del Castello di Montecuccoli, ed in esso si immette l'omonimo torrente (in croato Pazincica).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Grande dizionario enciclopedico (II edizione), UTET, 1956
  2. ^ Enciclopedia Treccani
  3. ^ Come avviene usualmente nelle opere storiche sui massacri delle foibe
  4. ^ Ottavio Lurati, Toponymie et géologie, in Quaderni di semantica, anno XXIX, numero 2, dicembre 2008, 443.
  5. ^ Jože Pirjevec, Foibe, Einaudi, Torino, 2009, Isbn 978-88-06-19804-6
  6. ^ Raoul Pupo Le foibe giuliane 1943-45; "L'impegno"; a.XVI; n. 1; aprile 1996, Consultato il 13 gennaio 2009. «È noto infatti che la maggior parte delle vittime non finì i suoi giorni sul fondo delle cavità carsiche, ma incontrò la morte lungo la strada verso la deportazione, ovvero nelle carceri o nei campi di concentramento jugoslavi.»
  7. ^ Ne sia un esempio il testo "Bus de la lum. Foiba infame e discussa"[1], di Simone Morsetti, Phasar, 2008, ISBN 9788863580013

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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