Fogheraccia

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Fogheraccia
Nome originaleFugaràza
Data18 marzo
Religionecattolica (di derivazione precristiana)
Oggetto della celebrazioneSan Giuseppe, fine dell'inverno
Oggetti liturgiciFuoco
Feste correlateSan Giuseppe
Altri nomiFocarina, Focheraccia

La Fogheraccia, conosciuta anche come Focarina o Focheraccia (riminese: fugaràza) è una celebrazione tipica del folclore romagnolo che si tiene ogni anno nella sera del 18 marzo.

Consiste nell'accensione di grandi focolari in cui bruciare, secondo l'usanza più recente, vecchi mobili, scarti di potature, altro materiale legnoso.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'avvento del cristianesimo la celebrazione è dedicata a San Giuseppe, ma affonda le sue radici in un'epoca pagana. Tale data è infatti alla vigilia dell’equinozio di primavera, quando si svolgevano i baccanali, i riti dionisiaci per propiziare la fertilità[1] nonché l'inizio del nuovo anno romano. Infatti tale tradizione si può includere tra riti del falò di inizio anno.

Nel mese di marzo venivano svolti anche i riti di purificazione agraria[1].

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Il rito del fuoco purificatore è una delle più arcane tradizioni diffuse presso svariate popolazioni.

«…il fuoco è considerato promotore della crescita dei raccolti e del benessere dell’uomo e delle bestie, o positivamente stimolandoli, o negativamente stornando i pericoli o le calamità che lo minacciano da cause come tuoni e lampi, incendi, muffa, insetti, sterilità, malattia, e non minore delle altre, stregoneri»

(James Frazer)

In alcune zone dell’entroterra romagnolo la simbologia della fogheraccia s’intersecava con il rito detto della "ségavëcia" o della "vecchia", tenuto il giovedì di mezza quaresima, durante il quale un fantoccio con le sembianze di una vecchia, veniva trainato su un carro mascherato tra suoni di trombe, battaglie con frutta e grida, per essere poi squarciato e arso in piazza[2].

Tale rito allegorico si interseca ai ritmi di una comunità agro-pastorale che alla fine dell’inverno svuota le stalle e al contempo stesso è favorito dalla disponibilità delle frasche derivanti dalla potatura degli alberi, in particolare olivi, che avviene nei giorni della festa[3].

Assieme alla funzione propiziatoria, l’uso di bruciare nella pira l’effige di vecchie e streghe poteva rappresentare l’allontanamento delle anime dei morti ritardatari e auspicare un veloce ritorno alla normalità[2].

Modalità[modifica | modifica wikitesto]

Ne esiste una versione "di campagna" e una "di mare": mentre la prima trae il suo materiale dalle stoppe, potature e scarti del raccolto, la seconda anche dalle grandi quantità di legna portato a mare dai fiumi con le piogge autunnali e invernali[4]. Al materiale amassato si aggiungono vecchi mobili e altro materiale legnoso, ottenendo una catasta per poi incendiarla poco dopo il tramonto.

Tale pratica era molto diffusa in passato; in sul litorale e nei paesi ogni quartiere provvedeva a costruire la propria pira, anche piuttosto grossa, mentre le campagne si punteggiavano dei piccoli fuochi dei contadini.

La fogheraccia era un momento di aggregazione e divertimento e spesso era accompagnata da musiche tradizionali, zuppa, ciambella e vino[5]; occasionalmente, a spettacoli pirotecnici e grigliate[4].

La fogheraccia figura nelle prime scene di Amarcord di Federico Fellini, dove si vede bruciare in cima alla pira anche la vëcia, o sega vëcchia, il fantoccio rappresentante l'inverno[4][6].

Talvolta la fogheraccia era anticipata in campagna, negli ultimi tre giorni di febbraio e i primi tre di marzo dalla Lôm a mèrz (luce a marzo) con l'accensione di grandi fuochi "sopra vento" (al fugarèn) per propiziarsi quel mese, caratterizzato da un tempo molto incerto. Le gemme precocemente spuntate nel terreno, infatti, rischiano di essere uccise dal gelo.

Analogamente alla fogheraccia in Romagna, si svolgevano altri fuochi sempre in onore a San Giuseppe ad Itri[7] ed in onore a San Ciriaco a Torre Le Nocelle il 15 marzo[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b RaT, I falò di San Giuseppe, una tradizione per festeggiare l’arrivo della Primavera, su Romagna a Tavola, 15 marzo 2016.
  2. ^ a b Nicola Gambetti, Alle radici della “Fogheraccia”, Rimini Sparita, 18 marzo 2013.
  3. ^ La festa. Storia e antropologia, su fuochisangiuseppe. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  4. ^ a b c Valentina, La fogheraccia di Romagna, il rituale continua nel 2015, su romagna.info-alberghi.it, 17 marzo 2015.
  5. ^ Fogheraccia, si accende la tradizione, in Rimini Today, 18 marzo 2013.
  6. ^ Focarina, fogheraccia, fugaràza: sempre fuoco (e festa) è…, su Cristella, 3 marzo 2008.
  7. ^ Tradizioni, su visitaitri. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  8. ^ Florindo Cirignano, I falò di San Ciriaco a Torri le Nocelle, su torrelenocelle.com. URL consultato il 7 gennaio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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