Florin Cioabă

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Florin Cioaba
Florin Cioaba Sibiu 2012.jpg
Florin Cioabǎ nel 2012
Re dei Rom
Stemma
In carica 27 febbraio 1997 -
18 agosto 2013
Predecessore Ion Cioabă
Successore Dorin Cioabă
Nome completo Florin Tănase Cioabă
Nascita Târgu Cărbunești, 17 novembre 1954
Morte Adalia, 18 agosto 2013
Luogo di sepoltura cimitero di Sibiu
Casa reale Cioabă
Padre Ion Cioabă
Madre Lucia Mihai
Consorte Marica Cioabă
Figli Dorin, Daniel, Ana Maria
Religione Chiesa ortodossa rumena

Florin Cioaba (Târgu Cărbunești, 17 novembre 1954Adalia, 18 agosto 2013) è stato un politico, pastore protestante pentecostale rumeno, proclamatosi re internazionale dei Rom alla morte del padre Ion, avvenuta il 27 febbraio 1997.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera Rom
La regina Margaret Finch

Era figlio di Ion Cioabă, un sopravvissuto della persecuzione nazista in Romania a opera di Ion Antonescu e uomo molto rispettato all'interno della comunità rom romena, cui era stata conferita la carica di bulibasha (capo), poi di re (titolo in seguito ereditato da Florin), e si era impegnato a battersi per i diritti degli zingari.[1]

Trasferitosi con la famiglia, nel 1963, a Sibiu, fu costretto a sposarsi con Marica a 14 anni, secondo le consuetudini zingare. Si laureò poi in discipline bibliche per poter svolgere l'attività di pastore protestante e predicatore pentecostale. La sua vita cambiò radicalmente in seguito alla scomparsa del padre, da cui ereditò un ingente patrimonio, il titolo reale e un insieme di obiettivi da conseguire per il benessere del popolo.[2]

Uno degli uomini più ricchi della Romania, Florin Cioabă aveva assunto il rango di re internazionale dei Rom, adoperandosi per cercare di migliorare le loro condizioni di vita e tutelarne i diritti.[1]

Nel mondo zingaro non era insolito che fosse presente un re: famosa, nel Settecento, in Gran Bretagna, fu Margaret Finch, centenaria regina dei gypsies di Norwood. Ma si trattava di capi di piccoli gruppi, mentre i Cioabă presero in pugno l'intera situazione dei Rom, in Romania e all'estero. Florin si dedicò alla politica attiva, nelle elezioni locali e come sindaco di Sibiu: presiedeva varie associazioni e dirigeva l'Unione internazionale dei Rom. Era proprietario di diverse società che si occupavano del trattamento dei metalli non ferrosi e i dipendenti appartenevano quasi tutti al suo popolo.[3]

I Rom erano, come i Māori, gli Zulu o i Balobedu, un popolo dotato di una monarchia non sovrana e sub-nazionale, assai rispettata e influente all'interno della repubblica romena: il presidente Traian Băsescu ebbe molti incontri con Florin e lo apprezzava per l'operosità in favore della sua gente un po' denigrata che imparava a lavorare seriamente. Si era infatti addossato la responsabilità di liberare i 12 milioni di nomadi dagli ancestrali ma oppressivi costumi di una comunità ripartita in clan, stimolandoli ad esercitare i lavori tradizionali e dare un'istruzione ai figli. Anche Florin fu incoronato nel monastero di Bistrița con la corona del padre: uno spettacolo colorito che, però, celava propositi profondi e responsabili.[4]

Nei Paesi occidentali il Ciobă era conosciuto soltanto per il fatto che, nel 2003, costrinse la figlia dodicenne Ana Maria a sposare il diciassettene Mihai Birita: era comunque un'antica costumanza rom da lui stesso vissuta e che in seguito rimosse.[5]

Florin morì il 18 agosto 2013, all'età di 58 anni, per un attacco cardiaco, durante una vacanza in Turchia. Ricoverato in una clinica di Antalya fu assistito da un medico di fiducia appositamente inviato dal presidente romeno. Alla salma, trasportata a Sibiu, fu tributato un caloroso omaggio dalle autorità politiche e religiose, ma soprattutto dal popolo Rom. Il re fu inumato in un piccolo mausoleo all'interno del cimitero di Sibiu, dove già si trovavano le tombe dei genitori. Gli succedette il primogenito Dorin, coadiuvato dal fratello Daniel.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Morto Florin Cioaba, il 're' dei Rom di tutto il mondo, Quotidiano Nazionale, 18 agosto 2013. URL consultato il 25 agosto 2013.
  2. ^ Matras, p. 76
  3. ^ Wroe, p. 102
  4. ^ Wroe, p. 194
  5. ^ Repubblica.it/esteri: La principessa zingara che non voleva sposarsi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Alfano, I Rom, la razza ultima, Aracne, Ariccia 2015
  • Isabel Fonseca, Seppellitemi in piedi, Sperling & Kupfer, Segrate 1999.
  • Karel Hynek Mácha, Gli Zingari, ETS, Pisa 1997.
  • Yaron Matras, The Romani Gypsies, Belknap Press, London 2015.
  • Leonardo Piasere, I Rom d'Europa, Laterza, Bari 2004.
  • Ann Wroe, Book of Obituaries, Profile Books Ltd, London 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]