Fleetwood Mac

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Fleetwood Mac
Fleetwood Mac (1977).jpg
I Fleetwood Mac nel 1977
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Stati Uniti Stati Uniti
Genere Blues rock[1]
Pop[2]
Periodo di attività 1967 – in attività
Etichetta Epic
Reprise
Warner Bros.
Sire
Columbia
Sanctuary Records
Album pubblicati 36
Studio 17
Live 6
Raccolte 13
Sito web

I Fleetwood Mac sono un gruppo musicale rock anglo-statunitense, che ha goduto di grande successo in tutto il mondo, vendendo più di 100 milioni di album.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Con Peter Green[modifica | modifica wikitesto]

Green nel 1970

Il gruppo mosse i primi passi nell'Inghilterra della seconda metà degli anni sessanta come gruppo british blues. Nacque quando il batterista Mick Fleetwood, il bassista John McVie e il chitarrista Peter Green lasciarono i Bluesbreakers di John Mayall e si unirono al chitarrista Jeremy Spencer. Il nome Fleetwood Mac venne coniato da Peter Green, fondendo i cognomi del bassista John e del batterista Mick. I primi lavori furono incentrati su un blues rock di stampo tipicamente britannico; tra i pezzi più significativi del periodo spiccano Man of the World, Albatross e Black Magic Woman, quest'ultima portata al successo due anni dopo da Carlos Santana. Fu molto importante il produttore Mike Vernon che con la sua casa discografica Blue Horizon fece incidere ai Peter Green's Fleetwood Mac i primi album, Fleetwood Mac e Mr. Wonderful del 1968, e il terzo Then Play On del 1969, dove si intravedono le sonorità che caratterizzarono il gruppo negli anni a venire.

Peter Green lascia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 Green lasciò il gruppo e iniziò così un susseguirsi di nuovi musicisti, tra cui Danny Kirwan, Bob Welch, Bob Weston e soprattutto Christine McVie, già presente in Kiln House, anche se non accreditata. Album come Future Games del 1971, Bare Trees del 1972, Penguin del 1973, Mystery to Me del 1973 e Heroes Are Hard to Find del 1974 non riscossero lo sperato successo commerciale.

Lindsey Buckingham e Stevie Nicks[modifica | modifica wikitesto]

La svolta arrivò nel 1975, quando, trovatosi nuovamente senza chitarrista, Mick Fleetwood chiese a un giovane musicista statunitense, Lindsey Buckingham, di unirsi al gruppo. Questi, al tempo, suonava in duo con l'allora compagna Stevie Nicks; i due avevano anche pubblicato, con scarso successo, l'album Buckingham-Nicks, che conteneva materiale poi ripreso dai Fleetwood Mac. Buckingham pose come condizione che anche Stevie entrasse nel gruppo. I Mac accettarono ed il risultato fu l'eponimo Fleetwood Mac del 1975. L'album ottenne un grande successo, grazie anche ai singoli Over My Head, Rhiannon e Say You Love Me. In particolare questi brani fecero risaltare il talento artistico dei due nuovi ingressi nel gruppo. I Fleetwood Mac inaugurarono così una nuova fase, caratterizzata non più dal blues-rock di fine anni sessanta, ma da quello che solitamente venne definito "Rock mainstream", cioè a metà strada fra la musica dura e quella molto lenta.

Il successo mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il disco di maggior successo fu il successivo Rumours (1977) che vendette oltre quaranta milioni di copie in tutto il mondo[3] e che conteneva, tra gli altri, i successi Dreams, (che raggiunse la vetta delle classifiche americane), Go Your Own Way, The Chain e Don't Stop. Altri album che riscossero grande popolarità furono Tusk del 1979, Mirage del 1982 e soprattutto Tango in the Night del 1987, quest'ultimo contenente i famosi singoli Big Love, Seven Wonders e Little Lies.

I Fleetwood Mac nel 2009. Da sinistra John McVie, Stevie Nicks, Lindsey Buckingham e Mick Fleetwood

Nel 1987 Buckingham lasciò il gruppo anche se, curiosamente, partecipò come ospite ai due successivi album suonando la chitarra acustica nella title-track di Behind the Mask e cantando come voce aggiunta nel brano Nothing Without You di Time.

Molti musicisti, tra cui i chitarristi e cantanti Billy Burnette, Rick Vito e Dave Mason e la cantante Bekka Bramlett, si avvicendarono nel gruppo. La formazione con Vito e Burnette produsse un album, Behind the Mask (1990), mentre Time (1995) vide l'ingresso di Mason e Bramlett al posto di Rick Vito e Stevie Nicks. Il ritorno di Lindsey Buckingham avvenne nel 1997, con l'album live The Dance, al quale partecipò la medesima fortunata formazione degli anni da Rumours a Tango in the Night. Nel 1998 Christine McVie, uno tra i membri principali del gruppo sin dal 1970, uscì dalla formazione, lasciando il nucleo dei Fleetwood Mac composto da Mick Fleetwood, John McVie, Lindsey Buckingham e Stevie Nicks.

Eventi recenti[modifica | modifica wikitesto]

L'album Say You Will, uscì nel 2003. A questi fecero seguito i video Live in Boston e Destiny Rules, entrambi del 2004.

L'8 giugno 2012 Bob Welch, ex membro del gruppo, venne trovato morto nella sua casa di Nashville, in Tennessee. Apparentemente si suicidò, sparandosi un colpo di pistola al torace. Secondo quanto riferì la polizia, il corpo del musicista, che al momento del decesso aveva sessantacinque anni, venne trovato dalla moglie Wendy. Vicino c'era anche una lettera d'addio. Welch è stato chitarrista e cantante dei Fleetwood Mac dal 1971 al 1974.

A distanza di dieci anni dall'ultimo lavoro in studio, il gruppo pubblicò nel 2013, per il solo circuito del download digitale, l'ep Extended Play, contenente quattro brani inediti. Nel 2013 John McVie ha comunicato di avere un tumore al colon, ma non ha interrotto l'attività. L'anno successivo è stato annunciato il rientro in formazione di Christine McVie[4], di ritorno nel gruppo a distanza di sedici anni.

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

I Fleetwood Mac affondano le loro radici artistiche nella scuola di British blues di John Mayall[5] e hanno attraversato diversi momenti stilistici, in una metamorfosi che da formazione di blues inglese li vide cambiare fisionomia e giungere per varie fasi a gruppo di musica pop di largo successo commerciale[2]. Questo percorso musicale attraversò stili diversi spesso in concomitanza con il cambio di membri della lineup. Protagonista dei primi passi fu il chitarrista Peter Green, proveniente dai Bluesbreakers, che con la sua chitarra elettrica diede al gruppo un’impronta blues rock. Fu essenziale per la maturazione la loro trasferta a Chicago, dove ebbero l’opportunità di suonare in jam session assieme a Willie Dixon e Otis Spann, e di esibirsi in concerto a fianco dei Led Zeppelin e di figure leggendarie quali B.B. King e Chuck Berry. L’abbandono di Peter Green corrispose alla sterzata verso sonorità più leggere di tipo soul pop. Con il suo ingresso nella formazione, Lindsey Buckingham provocò la svolta più netta: raccolse le diverse forme del pop che lo precedeva miscelandolo con gli stili a lui attuali – la new wave del punk e del gothic rock, il rock tecnologico e il roots rock[1], ottenendone Rumours, un sofisticato prodotto di consumo[6], e continuando a muoversi sempre più in direzione del pop con alcune deviazioni nel sound da hit parade[1].

Formazioni[modifica | modifica wikitesto]

Attuale:

(1967)
(1967-68)
  • Peter Green - chitarra, voce
  • Jeremy Spencer - chitarra, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1968-70)
  • Danny Kirwan - chitarra, voce
  • Peter Green - chitarra, voce
  • Jeremy Spencer - chitarra, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1970)
  • Jeremy Spencer - chitarra, voce
  • Danny Kirwan - chitarra, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1970-71)
  • Jeremy Spencer - chitarra, voce
  • Danny Kirwan - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1971-72)
  • Bob Welch - chitarra, voce
  • Danny Kirwan - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1972-73)
  • Dave Walker - voce
  • Bob Weston - chitarra
  • Bob Welch - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1973-74)
  • Bob Weston - chitarra
  • Bob Welch - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1974)
  • Bob Welch - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1975-87)
(1987-92)
  • Rick Vito - chitarra, voce
  • Billy Burnette - chitarra, voce
  • Stevie Nicks - voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria
(1993-96)
  • Bekka Bramlett - voce
  • Dave Mason - chitarra, voce
  • Billy Burnette - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria, percussioni
(1997-98)
  • Stevie Nicks - voce
  • Lindsey Buckingham - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria, percussioni
(1998-2013)
  • Stevie Nicks - voce
  • Lindsey Buckingham - chitarra, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria, percussioni
(2014-presente)
  • Stevie Nicks - voce
  • Lindsey Buckingham - chitarra, voce
  • Christine McVie - tastiera, voce
  • John McVie - basso
  • Mick Fleetwood - batteria, percussioni

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Split album[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Video[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La 19ª puntata della seconda stagione della serie televisiva Glee è stata interamente dedicata all'album "Rumours". Si racconta infatti che tale album sia ispirato ai conflitti interni al gruppo, e che il progetto abbia contribuito non solo al successo dell'album, ma anche a rinsaldare i rapporti tra i componenti. Analogamente nella puntata citata, i protagonisti sono in conflitto tra loro per una serie di pettegolezzi, ma il lavoro sull'album dei Fleetwood Mac serve per riportare serenità ed affiatamento nel gruppo.
  • Le canzoni Rhiannon e Sara compaiono, rispettivamente, all'interno del secondo e terzo episodio della serie televisiva American Horror Story: Coven, mentre The Seven Wonders dà il titolo all'ultima puntata e viene cantata da Stevie Nicks.
  • I Fleetwood Mac compaiono nella lista degli album migliori di sempre secondo la rivista Rolling Stone con Rumours al 25º posto, nella lista degli album più venduti di sempre al 14º posto con Rumours (33 milioni di copie vendute) e anche nella classifica degli artisti con più vendite, al 25º posto con 118 milioni di copie vendute complessivamente. Due loro brani compaiono nella lista stilata dalla rivista Rolling Stone delle 500 canzoni migliori di sempre, che sono Go Your Own Way (119º posto) e Rhiannon (488º posto).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Michele Saran, Fleetwood Mac, Ondarock. URL consultato il 31 agosto 2016.
  2. ^ a b (EN) Evan Serpick, Fleetwood Mac - Bio, Rolling Stone. URL consultato il 31 agosto 2016.
  3. ^ Fleetwood Mac's 'Rumours' at 35: Still the 'perfect album' - CNN.com
  4. ^ CHRISTINE MCVIE RETURNS TO FLEETWOOD MAC AS BAND ANNOUNCES ON WITH THE SHOW
  5. ^ (EN) Thomas Erlewine, Fleetwood Mac - Artist Biography, Allmusic. URL consultato il 31 agosto 2016.
  6. ^ Piero Scaruffi, Fleetwood Mac, The History of Rock Music. URL consultato il 31 agosto 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Bob Brunning Blues: The British Connection, Helter Skelter, Londra 2002. ISBN 1-900924-41-2
  • (EN) Bob Brunning The Fleetwood Mac Story: Rumours and Lies (Omnibus Press, 2004)
  • (EN) Eric Burdon, J.Marshall Craig Don't let me be misunderstood, Thunder's Mouth Press, New York, 2001
  • (EN) Martin Celmins Peter Green: Peter Green - Founder of Fleetwood Mac, Londra, 1995
  • (EN) Dick Heckstall-Smith The safest place in the world: A personal history of British Rhythm and blues, Clear Books, 2004. ISBN 0-7043-2696-5
  • (EN) Christopher Hjort Strange brew: Eric Clapton and the British Blues Boom 1965-1970, Jawbone, 2007. ISBN 1-906002-00-2
  • (EN) Paul Myers Long John Baldry and the birth of the British Blues, GreyStone Books, Vancouver, 2007
  • (EN) Harry Shapiro Alexis Korner: The Biography, Bloomsbury Publishing PLC, Londra, 1997

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN135003913 · LCCN: (ENn84088354 · ISNI: (EN0000 0001 1209 0777 · GND: (DE4381287-9 · BNF: (FRcb139035189 (data) · NLA: (EN35514493
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