Flavio Saturnino

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Flavio Saturnino (latino: Flavius Saturninus; fl. 377-400; ... – ...) fu un politico e un uomo militare dell'Impero romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Saturnino era probabilmente cristiano: è accertato che abbia ospitato un vescovo, che abbia donato un monastero e che sia stato brevemente in contatto con Gregorio Nazianzeno.

Durante il regno di Costanzo II fu un ufficiale dell'esercito; accolse Temistio quando il filosofo giunse per la prima volta a Costantinopoli, attorno al 350.[1] Giunse al rango di cura palatii, ma nel 361 fu allontanato dall'incarico dal tribunale di Calcedonia, incaricato dal nuovo imperatore Giuliano di giudicare i funzionari di Costanzo II che si erano macchiati di abusi.

Riprese la carriera militare: è attestato come comes rei militaris nel 373. Nel 377/378 combatté contro i Goti; sopravvisse alla disfatta della battaglia di Adrianopoli.

In qualità di magister militum per Thracias, venne incaricato dall'imperatore Teodosio I di concertare una pace con i Goti: nell'ottobre 382 riuscì a stipulare un accordo in base al quale i Goti si sarebbero stanziati nel basso Danubio divenendo foederati. Questo accordo gli garantì il favore imperiale, tanto che ricevette il consolato per l'anno 383, e il 1º gennaio di quell'anno Temistio declamò un panegirico in suo onore.[2]

Nel 388 era ancora a corte; nel 396, ormai molto vecchio, fu incaricato insieme a Procopio di giudicare Timasio, che condannò malgrado l'opposizione del collega.

Nel 400 serviva l'imperatore Arcadio in Oriente, quando il ribelle magister militum Gainas chiese all'imperatore di consegnargli Saturnino e Aureliano, per poi mandarli in esilio. Morì prima del 404.

Ardente cristiano, ricevette lettere da Gregorio Nazianzeno;[3] la sua vedova Castricia fu un'avversaria di Giovanni Crisostomo. Aveva delle proprietà a Costantinopoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Temistio, Orazioni, XVI 200a-b.
  2. ^ Temistio, Orazioni, XVI (Per Saturnino).
  3. ^ Gregorio Nazianzeno, Lettere, 132, in cui gli chiede di sostenere il Concilio del 382.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • «Flavius Saturninus 10», PLRE I, pp. 807-8.
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