Flavio Oreste

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Flavio Oreste (in latino: Flavius Orestes; Pannonia Savia, ... – Piacenza, 28 agosto 476) è stato un generale romano, padre dell'imperatore romano Romolo Augusto, che dominò di fatto l'Impero Romano d'Occidente dal 475 al 476.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Oreste era un romano della Pannonia Savia,[1] e viveva nei pressi del fiume Sava.[2] Era figlio di Tatulo[3] e fratello di Paolo;[4] sua moglie era la figlia del comes Romolo[3] ed ebbe un figlio di nome Romolo.[5]

Dopo la cessione della Pannonia agli Unni, Oreste servì come notaio il loro re Attila dal 449 al 452.[3][1] Nel 449, dopo la scoperta di un complotto per uccidere il sovrano unno, Attila inviò Oreste per due volte a Costantinopoli.[2][3][6]

Nel 475 fu nominato magister militum praesentalis (e forse patricius) dall'imperatore d'Occidente Giulio Nepote e posto al comando delle truppe romane in Gallia meridionale, al posto di Ecdicio.[7] Oreste partì con le truppe da Roma e attaccò Nepote, inseguendolo fino a Ravenna; qui l'imperatore, temendo di non poter tenere testa a Oreste, si imbarcò per la Dalmazia (28 agosto); dopo aver atteso per un paio di mesi, forse in attesa di una risposta dall'Impero romano d'Oriente,[8] il 31 ottobre Oreste proclamò imperatore il giovane figlio quattordicenne Romolo Augusto.[7][9] Fu comunque Oreste a detenere il potere effettivo, supervisionando direttamente la politica estera dell'impero.[4]

Il problema principale del regno di Oreste fu la gestione delle truppe mercenarie barbare, ragion per cui furono coniate molte monete d'oro; l'anno successivo alcuni capi barbari fecero richiesta di un terzo del territorio dell'Italia per stanziarsi, ma Oreste rifiutò. Questo territorio fu però loro promesso dal comandante barbarico Odoacre, già compagno d'armi di Ricimero, in cambio del suo riconoscimento come re: i capi degli Eruli, Sciri e Torcilingi acclamarono Odoacre re dei barbari che si trovavano in Italia il 23 agosto 476.[8]

Odoacre sconfisse e catturò Oreste nei pressi di Piacenza e lo fece giustiziare il 28 agosto, sconfiggendo e poi uccidendo (31 agosto o 4 settembre) suo fratello Paolo davanti a Ravenna; depose infine il giovanissimo Romolo, mettendo fine alla successione degli imperatori romani d'Occidente.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Anonimo Valesiano, 8.38.
  2. ^ a b Prisco di Panion, Storia, frammento 7.
  3. ^ a b c d Prisco di Panio, frammento 8.
  4. ^ a b Anonimo Valesiano, 8.37.
  5. ^ Vittore Tonnennense afferma che ebbe un figlio di nome Herculanus, ma probabilmente si tratta di un errore.
  6. ^ Prisco di Panio, frammento 12.
  7. ^ a b Giordane, Getica, 241.
  8. ^ a b c Mathisen.
  9. ^ Giordane, Romana, 344; Auctuarii Hauniensis ordo prior, s.a. 475; Fasti vindobonenses priores, s.a. 475; Paschalis Campanus, s.a. 475; Marcellino, Cronaca, s.a. 475; Anonimo Valesiano, 7.36, 8.37; Evagrio Scolastico, Storia ecclesiastica, II.16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]