Flavio Delbono

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Flavio Delbono
Flavio Delbono.jpg

Sindaco di Bologna
Durata mandato 25 giugno 2009 –
17 febbraio 2010
Predecessore Sergio Cofferati
Successore Anna Maria Cancellieri (commissaria prefettizia)

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
Durata mandato 10 aprile 2003 –
24 giugno 2009
Presidente Vasco Errani
Predecessore Vera Zamagni
Successore Maria Giuseppina Muzzarelli

Dati generali
Partito politico Partito Democratico
Titolo di studio Laurea in economia e commercio
Università Università degli Studi di Parma

Flavio Delbono (Sabbioneta, 17 settembre 1959) è un politico ed economista italiano, sindaco di Bologna dal 25 giugno 2009 al 17 febbraio 2010.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre Aldo è un vigile urbano, sua madre Luigia lavora come ricamatrice. Dopo gli studi al liceo scientifico, Delbono si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Parma, da dove uscirà laureato nel 1982.

Nel 1983 si trasferisce stabilmente a Bologna e da quel momento non lascerà più la città emiliana. Consegue il dottorato in Economia presso l'Università di Siena nel 1987 e, nel 1988, diventa dottore di ricerca (Ph.D.) in Economia anche presso il Linacre College dell'Università di Oxford. Durante questa sua esperienza inglese lavora con Amartya Sen (Premio Nobel per l'economia nel 1998).

Nel 1992, a 33 anni, vince il concorso per la cattedra di Economia Politica all'Università di Bologna. Dal 1987 Delbono insegna stabilmente anche presso la sede bolognese della Università Johns Hopkins.

Vita politica e amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1995 e il 1999 ricopre l'incarico di assessore al Bilancio del Comune di Bologna. Nel 1999 corre come capogruppo della lista I Democratici alle elezioni per il consiglio comunale di Bologna, risultando eletto con oltre 1000 preferenze.

Nel 2000 l'appena eletto Presidente della regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, gli affida l'incarico di Assessore Regionale alle Finanze e Organizzazione. Nel 2003 gli viene affidato anche l'incarico di Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna.

Nel 2005, anno di inizio del secondo mandato di Vasco Errani come Presidente della regione, Delbono viene riconfermato vicepresidente della Regione e Assessore alle Finanze, con in più la delega per l'Europa.

Il 19 giugno 2008 Delbono viene eletto a Bruxelles all'unanimità presidente della Rete delle Regioni di Lisbona (Lisbon Regions Network).[1]

Candidatura alle primarie PD di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 ottobre 2008 Flavio Delbono annuncia di volersi candidare alle primarie del Partito Democratico per la scelta del candidato sindaco di Bologna. Ben presto Delbono cattura l'approvazione di una parte della città di Bologna e soprattutto quello di politici come Romano Prodi, Renato Zangheri, Pier Luigi Bersani, Vasco Errani e tanti grandi esponenti della politica cittadina e nazionale[2].

Le elezioni primarie, svoltesi il 13 e 14 dicembre 2008, vedono la vittoria di Delbono col 49,3% dei votanti, contro il 23,3% di Maurizio Cevenini, il 21,4% di Virginio Merola e il 5,1% di Andrea Forlani.[3]. Successivamente rassegna le dimissioni dalla carica di vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, di Assessore alle Finanze e all'Europa.[4] Al suo posto viene nominata vicepresidente Maria Giuseppina Muzzarelli.[5]

Sindaco di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni amministrative del 2009, Delbono, dopo aver ottenuto il 49,4% dei voti al primo turno, sconfigge il candidato del centro-destra Alfredo Cazzola col 60,67%[6]; il 25 giugno 2009 è dunque proclamato sindaco.[7]

Lo scandalo e le dimissioni da sindaco di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 gennaio 2010 ha annunciato le proprie dimissioni al consiglio comunale, in quanto indagato per reati come peculato, truffa aggravata ed abuso d'ufficio relativamente al periodo nel quale ricopriva la carica di vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Le indagini sono partite a seguito di dichiarazioni rilasciate da Cinzia Cracchi, che, all'epoca dei fatti, era la sua compagna[8][9] e segretaria. Lo scandalo è stato denominato dai giornalisti "Cinzia-gate".

Le dimissioni sono state formalizzate tre giorni dopo, il 28 gennaio 2010[10], dopo l'approvazione del Bilancio comunale per il 2010, e sono diventate esecutive il 17 febbraio successivo.

Ad un anno esatto di distanza, il 18 febbraio 2011, per uno dei due filoni d'inchiesta nati dalla vicenda Delbono è condannato alla pena, patteggiata, di 19 mesi di reclusione per peculato, truffa aggravata, intralcio alla giustizia e induzione a rilasciare false dichiarazioni[11].

L'11 novembre 2011 il prof. Flavio Delbono è stato sospeso per un giorno dall'Università di Bologna per danno d'immagine (decisione assunta dal collegio di disciplina del Consiglio universitario nazionale) a seguito della condanna penale riportata, anche se la pena è simbolica ciò comporterà per Delbono l'impossibilità di assumere incarichi istituzionali in ateneo per cinque anni[12].

Nel marzo 2012 l'ex sindaco Delbono viene condannato (pena patteggiata) per il reato di abuso d'ufficio ad 1 mese e 10 giorni in continuazione con la precedente pena del febbraio 2011, la vicenda riguarda sempre il cosiddetto Cinzia-gate[13].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Economia del turismo (con Gianluca Fiorentini). Carrocci, 1987.
  • Attività innovativa e mercati oligopolistici. Una prospettiva di organizzazione industriale. Bologna, Il Mulino, 1990.
  • Appunti di analisi macroeconomica (con Vincenzo Denicolò). CLUEB, 1996.
  • Microeconomia (con Stefano Zamagni). Bologna, Il Mulino, 1999.
  • Povertà, di che cosa? Risorse, opportunità, capacità (con Diego Lanzi). Bologna, Il Mulino, 2007.
  • La crisi. Di chi è la colpa? Editore: libreriauniversitaria.it, 2012.
  • La piramide del potere. Diseguaglianza e crisi economiche, Compositori Ed., Bologna, 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Blog ufficiale, su flaviodelbono.wordpress.com. URL consultato il 1º maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2015).


Controllo di autoritàVIAF (EN195328664 · ISNI (EN0000 0001 0897 7674 · SBN IT\ICCU\CFIV\030761 · LCCN (ENn87917916 · GND (DE139731520 · BNF (FRcb15743010x (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n87917916
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