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Flaminio (quartiere di Roma)

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Q. I Flaminio
Stemma ufficiale
Palazzo Marina - Roma.jpg
Palazzo Marina sul lungotevere delle Navi
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma II
Data istituzione 20 agosto 1921[1]
Codice 201
Superficie 1,1877 km²
Abitanti 12 087 ab.[2] (2015)
Densità 10 176,81 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°55′34.7″N 12°28′09.72″E / 41.926306°N 12.469367°E41.926306; 12.469367

Flaminio
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma II
Data istituzione 29-30 luglio 1977[3]
Codice 2C
Superficie 1,38 km²
Abitanti 12 981 ab.[4] (2015)
Densità 9 406,52 ab./km²

Flaminio è il primo quartiere di Roma, indicato con Q. I.

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 2C del Municipio Roma II di Roma Capitale

Prende il nome dalla via Flaminia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'area nord della città, a ridosso delle Mura aureliane, incuneato tra il lato sinistro della via Flaminia e la sponda sinistra del Tevere.

Il quartiere confina:

La zona urbanistica confina:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Flaminio è fra i primi 15 quartieri nati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921. Negli anni si è accresciuto il prestigio di questo quartiere, che è diventato una sorta di contenitore culturale, grazie ai numerosi musei, teatri e centri multifunzionali (come l'Auditorium Parco della Musica). Negli ultimi anni il valore degli immobili è aumentato a tal punto da parificare la zona al centro storico.

Fino alla fine del XIX secolo il lungo rettilineo di via Flaminia raggiungeva l'antico ponte Milvio attraverso una piatta distesa di campi periodicamente allagati dalle piene del fiume, che rendevano poco favorevole l'insediamento nell'area.

È in questa situazione di territorio vergine che nel 1905 la Società Automobili Roma individua l'area dell'ansa del Tevere come luogo idoneo per la localizzazione dei suoi stabilimenti e impianti di produzione industriale. Gli anni successivi vedono il completamento e il consolidamento dell'insediamento industriale, mentre si compie la prima sostanziale trasformazione e urbanizzazione dell'intera area, tra il fiume e le pendici della collina dei Parioli. Nascono i primi complessi di edilizia pubblica e iniziano a prendere corpo i primi tracciati stradali che disegnano l'ansa del fiume. Con l'Esposizione internazionale del 1911 l'area definisce il suo carattere prevalente, ancora attuale, di polo culturale, per l'intrattenimento sportivo e il tempo libero: vengono realizzati l'Ippodromo dei Parioli (inaugurato nel 1911, fu chiuso nel 1929), lo Stadio Nazionale, le diverse sedi espositive di Valle Giulia, con la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea e i padiglioni stranieri.

Il moderno ponte pedonale della Musica, inaugurato nel 2011

L'inizio del primo conflitto mondiale cambia il destino dell'area industriale, riconvertendola a usi militari. Il grande stabilimento Società Automobili Roma viene trasformato nella Reale Fabbrica di Armi, ospitando le caserme e le officine, edifici minuti a tipologia essenziale e caratteri architettonici lineari. Dopo la pausa del secondo conflitto mondiale, l'assegnazione a Roma dei Giochi Olimpici del 1960 apre una nuova fase di profonda trasformazione urbana dell'area. La costruzione del Villaggio Olimpico, gli impianti sportivi – Palazzetto dello Sport e Stadio Flaminio – e le sedi delle Federazioni riconfermano la vocazione sportiva che l'area aveva avuto fin dall'inizio del secolo.

Nei decenni successivi l'articolato sistema di residenze, impianti e attrezzature sorto nel settore orientale dell'ansa del Tevere si consolida con ulteriori piccoli interventi. Le opere di Libera, Cafiero, Moretti, Monaco, Luccichenti, Vitellozzi e Nervi formano così un insieme omogeneo, un manifesto complesso, articolato e riconoscibile del linguaggio architettonico e delle forme contemporanee. Tuttavia è con l'avvio del concorso per il nuovo Auditorium, nel 1994, che il quartiere Flaminio affronta una terza fase di riqualificazione urbana di grande respiro. Una fase che si svilupperà per quasi un decennio, quando la realizzazione del progetto di Renzo Piano, con i suoi insoliti volumi zoomorfi, porterà nell'area nuove funzioni e qualità urbane. Un processo di trasformazione proseguito con l'inaugurazione nel 2010 del MAXXI (Museo della arti del XXI secolo) progettato dall'architetto Zaha Hadid e con l'inaugurazione nel 2011 del nuovo ponte della Musica, esclusivamente pedonale.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

D'azzurro al pileo del flamine d'argento ornato d'oro.[9]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Edifici ICP al Flaminio di Giuseppe Wittinch
Progetto dell'architetto Giulio Magni, sede del Ministero della Marina.
Progetti degli architetti Tito Bruner, Mario De Renzi, Alessandro Limongelli e Giuseppe Wittinch.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Basilica neoromanica edificata nel 1913 per ricordare il XVI centenario dell'Editto di Milano, consacrata nel 1918, sede parrocchiale dal 1914.
Progetto di Jacopo Barozzi da Vignola.
Edificato sul luogo ove papa Pio II si recò incontro al cardinale Bessarione che portava a Roma la testa dell'apostolo Andrea.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio del quartiere Flaminio si estende l'omonima zona urbanistica 2C.

Odonimia[modifica | modifica wikitesto]

Piazze e vie

Il quartiere è delimitato, per l'intera lunghezza del suo confine orientale, dall'omonima via Flaminia, che inizia dal piazzale Flaminio presso Porta del Popolo. Altri odonomi locali sono:

Lungoteveri

Il quartiere include quattro tratti del lungotevere di sinistra, denominati:

Ponti
Artisti

Le vie dell'area a nord di piazzale delle Belle Arti sono intitolate ad architetti e pittori:

Filosofi, politici e giuristi

Le vie dell'area a sud di piazzale delle Belle Arti sono dedicate a filosofi, politici e giuristi del XVIII e XIX secolo:

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione Flaminio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delibera di Giunta n. 20 del 20 agosto 1921.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Delibera consiliare n. 2983 del 29-30 luglio 1977.
  4. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per zone urbanistiche.
  5. ^ Separato dal fiume Tevere, nel tratto da Ponte Matteotti fino a Ponte Milvio.
  6. ^ Separato da piazzale Cardinal Consalvi (Ponte Milvio) e da via Flaminia, fino a viale Maresciallo Pilsudski.
  7. ^ Separato dalla via Flaminia, da viale Maresciallo Pilsudski a piazzale Flaminio (Porta del Popolo).
  8. ^ Separato dalle Mura aureliane (via Luisa di Savoia), da piazzale Flaminio (Porta del Popolo) al fiume Tevere (Ponte Matteotti).
  9. ^ Carlo Pietrangeli, p. 192.
  10. ^ ArchiDiAP, Case ICP Flaminio II.
  11. ^ Roma Segreta, Scalo de Pinedo.
  12. ^ Dedicata ai pittori bolognesi Ludovico, Annibale e Agostino del sec. XVI.
  13. ^ Dedicata ai pittori Francesco e Giulio Podesti.
  14. ^ Dedicata agli scultori Adamo e Giulio Tadolini.
  15. ^ Dedicata ai fratelli Scialoja, insigni giuristi del sec. XIX.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Carpaneto e altri, I quartieri di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1997, ISBN 978-88-8183-639-0.
  • Alberto Manodori, QUARTIERE I. FLAMINIO, in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 6, Roma, Newton Compton Editori, 1991.
  • Carlo Pietrangeli, Insegne e stemmi dei rioni di Roma, in Capitolium. Rassegna di attività municipali, anno XXVIII, nº 6, Roma, Tumminelli - Istituto Romano di Arti Grafiche, 1953.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Claudio Rendina, I quartieri di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2006, ISBN 978-88-541-0594-2.
  • Alessandra Vittorini (a cura di), Dalle armi alle arti. Trasformazione e nuove funzioni urbane nel quartiere Flaminio, Roma, Gangemi Editore, 2004, ISBN 978-88-492-0555-8.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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