Fineschi (famiglia)

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Fineschi
Coa fam ITA fineschi de radda2a w.jpg
Trinciato, nel 1º di rosso, al cervo corrente d'argento; nel 2º d'azzurro, a tre rose d'argento ordinate in banda[1]
StatoFlag of Florence.svg Repubblica di Firenze
CoA Pontifical States 01.svg Stato pontificio
Flag of the Grand Duchy of Tuscany (1562-1737).svg Ducato di Firenze
Flag of the Grand Duchy of Tuscany (1562-1737).svg Granducato di Toscana
Flag of the Principality of Piombino.svg Principato di Piombino
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
TitoliSignore di Radda
Nobile Fiorentino
Nobile Romano
Nobile di Piombino
FondatoreLorenzo (periodo post feudale)
Data di fondazioneXIV secolo
EtniaItaliana

I Fineschi sono un’antica famiglia toscana originaria di Radda in Chianti

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto: prima pagina di un trattato di danza del XV secolo, in volgare, con lo stemma miniato dei Fineschi da Radda
Nota di possesso di Matteo[N 1] di Ser Bartolomeo e Domenico suo fratello di Ser Domenico di Ser Bartolomeo di Maestro Matteo Fineschi da Radda, libro sec. XVI
Stemma di Domenico Fineschi da Lamole sul Palazzo Pretorio di Campi Bisenzio

Sviluppatasi principalmente fra il Chianti e Firenze, la famiglia proviene da Radda, di cui ebbe la signoria e successivamente, perso il castello, finito sotto il controllo diretto di Firenze, si trasferì nella stessa, pur mantenendo sempre uno stretto legame con la località di provenienza. Suoi esponenti furono cittadini di Firenze, anche al servizio della Repubblica.

Cognome[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo post feudale, viveva ser Lore di Finochio da Radda,[N 2] notaio che rogava nella prima metà del secolo XIV,[2] che in alcuni documenti viene riportato come Ser Lore Finochi da Radda[3]. Dopo due generazioni, nasce il cognome e troviamo il nipote in atti riportato come, ser Giovanni di maestro Matteo di Ser Lore de Fineschi da Radda[4] (dal nome medievale Finochio: Finochi-Fineschi ). Fu una scelta anche obbligata, perché i da Radda rientrano nella lista delle più antiche famiglie nobili fiorentine, che a seguito delle restrizioni comunali (Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella), volute dalle fazioni popolari[N 3] al potere, per l'iscrizione alle Arti e l'ammissione ai priorati dei Nobili, dovettero cambiare il proprio nome (e stemma).[5][N 4] I discendenti continuarono ad utilizzare alternativamente, come identificativo personale: da Radda, Fineschi, Fineschi da Radda.

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo ancora feudale della famiglia, Dominus Corsino da Radda e figli, Spinello da Radda, del popolo di San Simone, sono fra i ghibellini cacciati o confinati da Firenze, nel 1268.[6] Spinello e Neri da Radda, sono fra i ghibellini che accettarono la pacificazione con i guelfi nel 1280.[7] I figli di Messer Pepo da Radda e di Spinello da Radda, risultano fra i Grandi del Sesto di San Pietro Scheraggio[8] in Contado, nel 1295[9] (successivamente con la risuddivisione di Firenze dai Sestieri in Quartieri,[10] saranno fra i nobili posti in quello di Santa Croce, 1343[11]). Mino da Radda è ricordato, per esser stato fra i capi ghibellini ed esuli guelfi bianchi (insieme a Dante Alighieri, Bertino de' Pazzi,[N 5] Torrigiano, Carbone e Vieri de' Cerchi, Guglielmino da Ricasoli, Neri, Bettino il Grosso, Bettino e Nuccio di Accerito degli Ubertini, Neri e Andrea de' Gherardini, Branca e Chele degli Scolari, Lapo, Ghino, Taddeo e Azzolino degli Uberti), riunitisi l'8 giugno 1302 all'Abbazia di San Gaudenzio,[N 6] per pianificare la ripresa del potere a Firenze, manu militari (che poi non avvenne).[12][13] Tutti costoro furono condannati a morte in contumacia dal Capitano del Popolo fiorentino, Nello Guelfoni e dal Podestà di Firenze, Gherardino di Gambara da Brescia.[14][15]

In tempi successivi, abbandonando lo stato feudale, si ricordano ser Lore di Finochio da Radda [N 7] [16] che fu notaio (notaio delle riformagioni di San Gimignano [17]), il figlio ser Matteo, vissuto fra la seconda metà del XIV secolo e la prima del XV (morto nel 1418, o 1419) fu notaio e maestro di grammatica[18] e insegnò le arti nello Studio fiorentino (imborsato, fu estratto nel 1427 per esser notaio della Signoria, ma era già deceduto[19]). Per testamento lasciò 10 Fiorini d’oro per la realizzazione di una pala d’altare per la chiesa di San Biagio a Vercenni, Radda.[20]

I suoi figli includono ser Giovanni (n. circa 1389), che fu giudice e notaio[21] (notaio della Signoria 1435 e 1437),[22] ser Bartolomeo (n. circa 1395), notaio,[23] (notaio della Signoria 1435), Guasparre (n. circa 1393), medico fisico,[24] fu maestro e camerlengo presso lo Studio,[25] squittinato nel 1433, console dell'Arte dei Medici e degli Speziali nel 1443 [26] e Mariotto (n. circa 1400).

Notai saranno anche, in linea diretta, il nipote, ser Domenico di Ser Bartolomeo di M° Matteo (n. 1434[27]; notaio della Signoria 1493)[28] e il bisnipote, ser Bartolomeo di ser Domenico di ser Bartolomeo (n. 1472[29][N 8]; notaio della Signoria 1508, 1513, 1528[30] [31]), appartenenti quindi alla prima delle Arti Maggiori di Firenze, quella appunto dei Giudici e dei Notai.[32] Il figlio di quest'ultimo ser Bartolomeo, Domenico (n. 1502), fu membro dei 12 Buonomini,[33] Gonfalone Scala. Francesco (n.1448[34]), figlio di Ser Jacopo di Ser Bartolomeo di M° Matteo, è Priore nel 1486.[N 9][35] Girolamo di Francesco di Ser Giovanni di Maestro Matteo, fu squittinato nel 1524[N 10], fu membro dei 12 Buonomini nel 1538 e podestà di Cascia nel 1548. Antonio di Girolamo di Francesco di Ser Giovanni, fu membro dei 12 Buonomini (1556), podestà di Castelfranco di Sopra (1582), ancora membro dei 12 Buonomini nel 1583 e capitano di Orsanmichele nel 1598.

Francesco di Mariotto di Ser Matteo de Fineschi di Firenze, si trasferisce a Siena (abitante nel 1476),[N 11] dando il via alla linea senese ed è maestro di ballo. Anche i figli di Maestro Francesco saranno maestri di ballo e Maestro Lorenzo e Maestro Marchantonio di Francesco Fineschi, con atto notarile del primo Gennaio 1537, apriranno una scuola di ballo per i giovani gentiluomini (in particolare i figli di messer Gismondo Chigi e di messer Girolamo Cinughi) e damigelle senesi.[36]

A Roma, Nicola Gioannazzo de Fineschi, fu conservatore[37] in Campidoglio nel 1511 (carica che attribuiva automaticamente la nobiltà civica/patriziato romano). Antonio Fineschi fu caporione di Trevi nel 1532. Nel 1546, Girolamo Fineschi è fra i finanziatori della fabbrica della Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.[38]

Nel 1635 viene citato Tiberio (1573 - 1655) di Antonio Fineschi, per aver ricevuto le antiche proprietà a Stignano-Buggiano, di Coluccio Salutati (1375-1406), noto cancelliere e segretario della Repubblica di Firenze, quale eredità di sua sorella Virginia, che aveva sposato Francesco Salutati, discendente del segretario fiorentino. [39][40] Il figlio di Tiberio, Antonio Fineschi da Radda[N 12], sempre nel XVII secolo, fu molto noto e apprezzato a Firenze, per la sua poesia e drammaturgia.

Nel settecento, da un ramo collaterale (se ne ha tracce dalla fine del ‘600), fu podestà di Campi Bisenzio (1747), Domenico di Egidio Fineschi da Lamole (Lamole, frazione del Comune di Greve in Chianti, a 12 km da Radda).

La famiglia ebbe sepoltura sia a Radda, nella Chiesa di San Niccolò,[41] che a Firenze, nella Basilica di Santa Croce.[42][N 13]

Armi[modifica | modifica wikitesto]

L'arme usata dalla famiglia, ha subito nel tempo varie modifiche e fra Firenze, Radda e Siena, nei secoli, i vari rami ne hanno alzate diverse altre.

Ramo di Siena[modifica | modifica wikitesto]

A Siena, città vicina a Radda e non più nemica di Firenze, si sviluppò un ramo e nel ‘700 si ricordano, Anton Maria (1743-1803), laureato in utroque jure, valente giurista ed agronomo e suo nipote, don Michelangelo (1777-1841), che fu canonico del Duomo, professore di sacre scritture e lingue orientali presso l'Università degli Studi di Siena[50] e membro dell'Accademia dei Fisiocritici.[51] Il dott. Giovan Domenico di Girolamo Fineschi (n. 1761; altro nipote di Anton Maria per parte di fratello), laureato in utroque jure, fu notaio e cancelliere comunitativo[52][53] (carica creata in epoca granducale, che non proveniva da estrazioni per imborsamenti, ma da Motu proprio del granduca, cioè per nomina diretta del sovrano). Fu anche capitano della Nobile Contrada del Nicchio per il Palio straordinario corso in onore della visita senese del granduca Ferdinando III e della granduchessa Luisa Maria di Borbone-Napoli, del 17 Agosto 1791.[54] Il padre e lo zio di Anton Maria, Giovan Domenico (n. 1695) e Francesco (n. 1688) di Giuseppe Fineschi, furono il primo, priore della Contrada Sovrana dell'Istrice (1733), il secondo, capitano della stessa contrada (1735).

Ramo del principato di Piombino[modifica | modifica wikitesto]

Nil Impossibile Volenti

Nel periodo dell'Ancien Régime e poi napoleonico, all'Elba e Piombino, in questo piccolo stato, in cui godette della nobiltà, fiorì un altro ramo Fineschi, sempre proveniente dall'area senese, che alzò due ulteriori armi. Di loro, servendo sia sotto la corona dei Boncompagni-Ludovisi, che quella di Felice Baciocchi ed Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone I, si ricorda nel '700, all'Elba, il dott. Girolamo di Francesco Fineschi (1726-1813), sposato con Fiore Taddei Castelli (sorella di Lazzaro Taddei Castelli, governatore generale).[55] Medico fisico, fu membro del consiglio degli Anziani di Rio, intendente delle miniere di ferro, ministro di marina, giudice di pace e presidente del tribunale correzionale di Longone. Il figlio Francesco (n.1764), fu avvocato, notaio, giudice, governatore dei paesi di Buriano (1795), Scarlino (1800) e Suvereto (1805), primo giudice auditore presso il tribunale civile e criminale del principato (1807), procuratore imperiale con il titolo di commissario del principe (1808),[N 14] capitano della guardia nazionale e capitano della guardia d'onore, infine, dopo l'annessione del principato al Granducato di Toscana, podestà di Castel del Piano.

Francesco ha lasciato molti scritti ed in una lunghissima lettera scritta al granduca Ferdinando III del 1823, riporta fra le altre cose, della propria interessante storia personale, anche quella breve militare nel periodo rivoluzionario, qui un passo:

«Fertile di avvenimenti l’anno 1799, specialmente dopo la battaglia della Trebbia, giovine come ero allora, e che avevo un grado militare, lasciato un sostituto all’impiego ed animato per la buona causa, mi feci capo di 180 uomini di cavalleria volontaria, fra i migliori possidenti, allorché l’invito degli augusti alleati fecesi generale contro la sedicente repubblica francese, ed unitomi ad altri buoni sudditi andai nella città di Siena, ov’era un comandante austriaco, che mi prescelse a formar la vanguardia e la retroguardia, per scortare in mezzo alla mia truppa dodici pezzi di artiglieria, a la città di Viterbo ov’era il quartiere generale tedesco con un corpo di sopra quattromila uomini, avendone fatta consegna al barone Luzer comandante la vanguardia austriaca, non senza patire strada facendo, di un’imboscata verso Montefiascone nel quale incontro fatti quindici prigionieri tutti cisalpini li presentai al general comando di piazza. Questo mio corpo volontario riunito alle altre forze dalla parte del Tebro sotto gli ordini del Cardinale Ruffo, che vi era in persona, facilito’ coll’aiuto austriaco l’espulsione del nemico da Toscanella, Ronciglioni, Vetralla, Baccano, Sutri, Oriolo, Caprarola, né mancava che sloggiarlo da Civitacastellana, quale dopo nove giorni di assedio, si rese per capitolazione alle nostre armi nell’agosto di detto anno. …ed ecco la prima mia affezione alla Toscana, abbandonato nel feudo di Piombino ove mi ritirai munito dei brevetti di servizio militare ricevuti fra gli Austriaci segnati dell’8, 20 e 29 Agosto 1799, avendomi lo squadrone volontario accompagnato alla mia residenza di Buriano, quando il mio principe non solo riconobbe in me la qualità onorifica di capitano, ma in grazia del mostrato zelo mi nominò governatore di Scarlino ancora con ingerenza militare sulle torri del Barbiere, Civette, Puntone e Follonica, i cui ancoraggi erano a mio profitto.»

Il secondogenito di Girolamo, Teofilo (1766-1830), sposato con Caterina Soldani, fu membro del consiglio degli Anziani di Piombino (1801-1804), tesoriere del principato, consigliere municipale di Piombino (1813). Teofilo ebbe due figli, Lorenzo (n.1797) e Giacomo (1798-1846). Il secondo, laureato in legge, fu procuratore comunitativo di Piombino; il primo, ufficiale d'artiglieria, colonnello, sposato con Elisa Lubrano, fu comandante del battaglione d’artiglieria da piazza,[56] comandante della piazza di 1ª classe di Orbetello e del 3º battaglione cacciatori volontari di costa (1855),[57][N 15] ispettore generale del R. Corpo d'Artiglieria e ultimo capo dello stato maggiore generale[58] del granduca Leopoldo II, infine, governatore civile e militare dell'isola d'Elba.

Dopo l'unificazione del Regno d'Italia, suo figlio Adolfo (1838-1929), giovane tenente dell'esercito toscano[59], entrò in quello nazionale neocostituito. Ufficiale d’artiglieria,[60] fu tenente generale[61] del R.E., si sposò con Maria Lavinia Sergardi, figlia dell'avv. Tiberio Sergardi, sindaco di Siena e senatore del regno, ultima del suo ramo. La sorella di Adolfo, Adele (n. 1844), andrà in sposa al dott. Bernardino Riccomanni,[62] patrizio aretino. I figli di Adolfo, Lorenzo (1874-1937), ufficiale di fanteria, fu generale di brigata del R.E. e luogotenente generale della M.V.S.N[N 16]; Guido (1891-1950), avvocato, partecipò alla Marcia su Roma (1922), fu assessore anziano al comune di Siena, Maggiore del R.E. di complemento, si sposò con Maria Gabriella Rugani. Le sorelle di Lorenzo e Guido, andranno in spose, Elisa (1876-1963), al conte Emilio Piccolomini Clementini, patrizio senese, Maria (1880-1963) e Lina (1892-1984), rispettivamente ai fratelli Emilio Griccioli, la prima e al Col. Mario Griccioli[N 17], la seconda.
I discendenti (Fineschi Sergardi) vivono ancora oggi a Siena, risiedendo nel palazzo Fineschi Sergardi e a Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ si sposò con Lisabetta di Leonardo di Rinaldo Corsini e di Camilla di Bernardo Strozzi - Luigi Passerini, Genealogia e Storia della Famiglia Corsini, Firenze, M. Cellini e C. alla Galileiana, 1858.
  2. ^ a volte riportato anche come ser Lori, o ser Loro; Lore, ipocoristico del nome Lorenzo
  3. ^ da non confondersi con il popolo minuto, al contrario, con quello grasso, ovvero si trattò di una serrata di quelli che potremmo definire, i neoricchi, rispetto ai detentori dell'antica grande ricchezza
  4. ^ A volte le famiglie scelsero di chiamarsi con più cognomi, nel caso dei da Radda, Fineschi e Bottegari
  5. ^ in alcuni testi riportato come Bertinus, in altri, Bectinus
  6. ^ territorio dei Conti Guidi
  7. ^ è riportato nelle Ricordanze di Luca di Totto de' Firidolfi da Panzano, nel gruppo di parenti che lo accompagnarono il 13 giugno 1350, per andare ad uccidere Carlo de' Gherardini, vendicando la morte del fratello Antonio, ucciso dal Gherardini nel 1346
  8. ^ sposò Lucretia di Niccolò di Falconiere de' Falconieri
  9. ^ Francesco da Radda usa a differenza dei suoi cugini, per una evidente scelta politica, il cognome Bottegari, anziché Fineschi ed è iscritto all'Arte Minore degli Oliandoli
  10. ^ si sposò con Gostanza di Antonio di Francesco de Benci
  11. ^ Il 6 Giugno 1476 acquista una abitazione a Siena, nel Terzo di San Martino, per 21 fiorini
  12. ^ figlio di Tiberio di Antonio di Girolamo di Francesco di Ser Giovanni di M° Matteo de Fineschi da Radda
  13. ^ L'antica iscrizione non più esistente: Sepulcrum Filiorum Magistri Mattei de Fineschis de Radda et ipsorum descendentium
  14. ^ È del 9 settembre 1808, un suo Abrégé historique de la Principauté de Piombino - Compendio Istorico sul Principato di Piombino e mezzi di risorsa, che inquadra la situazione generale amministrativa ed economica dello stato, partendo dalla storia dello stesso, destinato ai principi di Piombino
  15. ^ insignito della croce di Cavaliere di seconda classe dell'Ordine del Merito Militare, 1857
  16. ^ insignito della croce di Cavaliere dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro (quale Colonnello di Fanteria, 1919) e di Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia (quale Console Generale della M.V.S.N., 1925)
  17. ^ nobili senesi e fiorentini

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Arme Fineschi da Radda
  2. ^ Ser Lore di Finochio, su ASFI - Ferrantini pergamene. URL consultato il 27 febbraio 2019.
  3. ^ P. Berti, Frammenti della cronaca di Messer Luca di Totto da Panzano da una copia di Vincenzo Borghini, in Archivio Storico Italiano, vol. 13, 1861.
  4. ^ Paolo Di Matteo Petriboni, Matteo Di Borgo Rinaldi, Priorista (1407-1459), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2001.
  5. ^ Abate Pietro Farulli, Annali overo Notizie Istoriche della Antica, Nobile, e Valorosa Città di Arezzo in Toscana dal suo Principio fino al corrente Anno 1717 (...) Raccolte dall'Archivi (...) e altri di Firenze, Foligno, Niccolò Campitelli Stamp. Cam. e Vesc., 1717.
  6. ^ Marchionne di Coppo Stefani, MDCCLXXVII, Firenze, Gaetano Cambiagi Stampator Granducale, Istoria Fiorentina.
  7. ^ Fr. Ildefonso Di San Luigi, MDCCLXXVII, Firenze, Gaetano Cambiagi Stampator Granducale, Vol. III, ISTORIA FIORENTINA di Marchionne di Colpo.
  8. ^ Sestieri di Firenze 1304, su The Universal Compendium. URL consultato il 7 aprile 2019.
  9. ^ Pace da Certaldo, Storia della guerra di Semifonte scritta da Mess. Pace da Certaldo e Cronichetta di Neri degli Strinati, Firenze, Stamperia Imperiale, 1753.
  10. ^ Quartieri di Firenze 1427, su The Universal Compendium. URL consultato il 7 aprile 2019.
  11. ^ Statuta Populi et Communis Florentiae: publica auctoritate, collecta, castigata et praeposita anno salutis MCCCCXV, Friburgo, Apud Michaelem Kluch, 1778.
  12. ^ Cesare Balbo, Vita di Dante scritta da Cesare Balbo, Torino, Unione Tipografico - Editrice Torinese, 1857.
  13. ^ Oddone Zenatti, Dante e Firenze, prose antiche con note illustrative ed appendici di Oddone Zenatti, Firenze, Sansoni, 1903.
  14. ^ Carlo Troya, 1826, G. Molini, Del veltro allegorico di Dante.
  15. ^ Gherardo Gambara, su treccani.it. URL consultato il 17 marzo 2019.
  16. ^ P. Berti, Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, Vol. 13, No. 1 (25), GIORNALE STORICO DEGLI ARCHIVI TOSCANI: Anno V. Dispensa Prima, pp. 58-78, Firenze, Casa Editrice Leo S. Olschki, 1861.
  17. ^ I Capitoli de Comune di Firenze. Inventario e Regesto. Tomo Primo, Firenze, M. Cellini e C., 1866.
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  52. ^ Ministro Regio dell’Estimo e del Censo e Consigliere Legale della Comunità e degli Stabilimenti Comunitativi (Legge 16 settembre 1816)
  53. ^ Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1819.
  54. ^ Tommaso Paccagnini, In espettazione delle Loro Altezze Reali Ferdinando III, principe reale d'Ungheria e di Boemia, arciduca d'Austria, gran duca di Toscana, e Luisa Maria di Borbone real principessa di Napoli sua consorte: feste pubbliche destinate dalla città di Siena in contrassegno della sua gioja e devozione, Siena, dai Torchj Pazzini Carli, 1791.
  55. ^ Gianfranco Vanagolli, Lazzaro Taddei Castelli, Ragguaglio sul soggiorno di Napoleone all’Elba, al Principe di Piombino, Quaderni di letteratura arte e storia, Le Opere e i Giorni, MMXII.
  56. ^ Magg. Lorenzo Fineschi Comandante il Battaglione d’Artiglieria da Piazza
  57. ^ Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1857.
  58. ^ Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1859.
  59. ^ Adolfo Fineschi, nomina a Sotto-Tenente dell'Esercito del Granduca
  60. ^ Col. Adolfo Fineschi, nomina a Comandante il 15º Rgt. d’Artiglieria
  61. ^ Ten. Gen. Adolfo Fineschi Gr. Uff. dell'Ordine della Corona d’Italia
  62. ^ Cesare Riccomanni, Raccolta di Scritture Varie pubblicate nell'Occasione delle Nozze Riccomanni-Fineschi, Torino, Tipografia V.Vercellino Doragrossa, 1863.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Istorie di Giovanni Cambi cittadino fiorentino pubblicate, e di annotazioni, e di antichi munimenti accresciute, ed illustrate da fr. Ildefonso di San Luigi Carmelitano Scalzo della Provincia di Toscana Accademico Fiorentino, Firenze, Gaetano Cambiagi stampatore granducale, Volume Primo, MDCCLXXXV.
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  • Katharine Park, Doctors and Medicine in Early Renaissance Florence, Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 1985.
  • Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1819.
  • Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1832.
  • Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1857.
  • Almanacco Toscano, Firenze, Stamperia Granducale, 1859.
  • Almanacco Romano, pel 1858, ossia Raccolta dei Primari Dignitari e Funzionari della Città di Roma, Roma, Tipografia Sinimberghi, 1858.
  • Robert Black, Humanism and Education in Medieval and Renaissance Italy: Tradition and Innovation in Latin Schools, Cambridge, Cambridge University Press p. 202, 2001.
  • Robert Black, Education in the florentine Catasto, 1427 - Education and Society in Florentine Tuscany, Teachers, Pupils and Schools, c. 1250-1500, Leiden - Boston, Brill, Appendix One. Series: Education and Society in the Middle Ages and Renaissance, Volume: 29, 2007.
  • Robert Black, Education and society in florentine tuscany: Teachers, Pupils and Schools, c. 1250 - 1500, Leiden - Boston, Koninklijke Brill NV Leiden, 2007.
  • Claudio De Dominicis, Membri del Senato della Roma Pontificia Senatori, Conservatori, Caporioni e loro Priori e Lista d’oro delle famiglie dirigenti (secc. X-XIX), Roma, p. 38, Fondazione Marco Besso, 2009.
  • P. Berti, Frammenti della cronaca di Messer Luca di Totto da Panzano da una copia di Vincenzio Borghini, Archivio Storico Italiano Nuova Serie, Vol. 13, No. 1 (25), Giornale storico degli archivi toscani: Anno V. Dispensa Prima, pp. 58-78,Tip. di M. Cellini e C. alla Galileiana, 1861.
  • Heike Preuss, Kleve-Mark Urkunden 1394-1416, Düsseldorf, Hauptstaatsarchiv - p. 201, Regesten des Bestandes Kleve-Mark Urkunden im Nordrhein-Westfälischen, 2003.
  • Maurizio Carnasciali, Gli edifici sacri nel comune di Radda in Chianti, pp. 30-31, 119, Studium Edizioni, 1996.
  • Stefano Rosselli, Sepoltuario Fiorentino, Firenze, ASFI Ms. 624, Tomo I, pag. 333, 1657.
  • Tito Cappugi (raccolta), Blasone o sia l'Armolario, contenente l'Armi Gentilizie delle Famiglie Toscane e delle Città, Terre e Castelli,..., ricavato da altro simile esistente nell'Archivio Segreto di S.A.R., Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Manoscritti Cappugi 623, c. 255 v, XVII sec..
  • Alfredo Cirri (frate Eusebio), Blasonario Fiorentino, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, manoscritti.
  • Enrico Ceramelli Papiani (raccolta), Blasoni delle famiglie toscane, Firenze, ASFI ff. 2028-2029.
  • Nuove Istruzioni per i Cancellieri Comunitativi secondo gli ultimi regolamenti ed ordini di Sua Altezza Reale approvate nel di 16 novembre 1779, Firenze, Gaetano Cambiagi Stampator Granducale, 1779.

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