Finanza sostenibile

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il concetto di sviluppo sostenibile si applica anche all'attività finanziaria. L'idea di fondo rimane quella di garantire la “capacità di futuro”, cioè l'uso razionale delle risorse in modo da non compromettere la capacità delle risorse stesse di continuare a produrre valore nel tempo. La finanza sostenibile, quindi, si pone l'obiettivo di creare valore nel lungo periodo, cioè quando indirizza i capitali verso attività che non solo generino un plusvalore economico, ma in modo che siano al contempo utili alla società né superino le capacità di carico del sistema ambientale. Questo la rende diversa dalle operazioni meramente finanziarie. In termini generali, la finanza sostenibile rientra nell'alveo della più ampia finanza etica, ovvero di quella finanza che effettua scelte economiche non - prevalentemente - in base al profitto. La finanza etica è però una nozione più generica, la quale comprende anche investimenti "etici" diversi da quelli legati allo sviluppo sostenibile. Infatti rientrano nella finanza etica anche scelte di investimento basate su motivazioni religiose, ideologiche, politiche, che non necessariamente possono essere razionalmente giudicabili "sostenibili" e nell'interesse delle nuove generazioni.

Uno dei modi in cui la sostenibilità si applica razionalmente all'attività finanziaria è la pratica dell'investimento responsabile.

Per investimento responsabile (IR) si intende la pratica in base alla quale agli obiettivi tipici della gestione finanziaria, cioè l'ottimizzazione del rapporto tra rischio e rendimento in un dato orizzonte temporale, vengono affiancate considerazioni di natura ambientale, sociale o di governance (ESG - environmental, social, governance). La grande maggioranza degli studi effettuati da soggetti indipendenti tende a dimostrare che l'investimento responsabile non comporti necessariamente rinunce in termini di rendimento, soprattutto quando non si realizzi applicando pesanti esclusioni settoriali. Occorre tener conto, però, che gli investimenti responsabili sono investimenti “pazienti”, non hanno carattere speculativo e quindi guardano a al medio-lungo termine. È verosimile quindi che riescano a dare dei rendimenti migliori in periodi medio-lunghi.

Le motivazioni della finanza sostenibile[modifica | modifica wikitesto]

Di ordine etico - Viene ricercata la coerenza tra le convinzioni di ordine morale dell'investitore e le conseguenze ambientali e sociali dell'attività degli emittenti in cui investire - L'impatto sulle performance è una conseguenza, positiva o negativa; non è l'obiettivo

Di ordine economico finanziario - L'attenzione ai temi ambientali o sociali è alimentata dalla ricerca di driver di valore - L'assunto è che le imprese più attente alla domanda di responsabilità che proviene dalla società siano quelle che avranno più probabilità di successo nel medio termine - Questo approccio si applica sia a livello di settori (p. es., le energie rinnovabili) che di singoli emittenti (p.es., l'impresa A rispetto all'impresa B)

Origini ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime forme di IR vengono ricondotte all'evoluzione della più ampia finanza etica e quindi alle pratiche di gruppi religiosi. Fin dal XVIII secolo, le correnti più rigorose del protestantesimo, ritenevano incompatibile con la dottrina cristiana la scelta di investire i propri risparmi in attività economiche che facevano uso di schiavi o collegate alla produzione e al commercio di armi, tabacco e alcolici o coinvolte nel gioco d'azzardo.

Il fenomeno degli IR esce dai confini dell'ambito religioso solo a partire dagli anni '60 del secolo scorso, sull'onda della diffusione, in tutti i paesi industrializzati, di movimenti di protesta e di proposta in materia di diritti civili e di partecipazione democratica. Queste spinte sociali rappresentarono innanzitutto un fattore di innovazione politica nei confronti dell'establishment, ma posero altresì le premesse per la nascita di un movimento di cambiamento del mercato, attraverso la domanda di prodotti e di servizi diversi. L'affermazione degli IR in forme paragonabili a quelle attuali si colloca a margine della contestazione da parte delle organizzazioni studentesche universitarie americane nei confronti del coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Vietnam; esse iniziarono a criticare l'investimento da parte delle Università (per lo più fondazioni di natura privata) e dei fondi pensione del personale in imprese direttamente o indirettamente coinvolte nel conflitto. L'investimento diventa strumento di promozione del cambiamento sociale. L'uso del denaro viene considerato atto “non neutrale” e perciò politico, in relazione agli effetti che produce. A questo periodo risale anche la nascita, sempre negli Stati Uniti, del primo fondo comune etico, il Pioneer Fund, che gestiva gli investimenti di varie istituzioni religiose applicando criteri di esclusione nei confronti dei titoli di imprese operanti nel settore del tabacco, dell'alcool e del gioco d'azzardo. Il momento topico di questa fase storica è rappresentato dalla lotta al regime segregazionista sudafricano. Di nuovo, la figura di spicco è quella di un religioso, il reverendo Leon Sullivan, il quale, intorno alla metà degli anni '70, riuscì a sollecitare un ampio movimento di opinione e di organizzazione dell'azionariato di alcune grandi corporations. Elaborò una serie di principi di comportamento, diventati noti col suo nome, secondo i quali le imprese statunitensi operanti in Sudafrica avrebbero dovuto applicare gli stessi principi di equità e non discriminazione vigenti nella madrepatria anche ai lavoratori sudafricani. Al lancio di questi principi seguirono vaste operazioni di boicottaggio finanziario e massicce forme di pressione sui manager e sui board delle multinazionali americane coinvolte più o meno direttamente in pratiche di apartheid. Il movimento registrò alcune clamorose vittorie e l'approccio dell'azionariato attivo si consolidò come uno strumento di promozione e di partecipazione civica. A partire dagli anni '80, il fenomeno inizia a consolidarsi anche in Europa, in particolare nel Regno Unito, Paese in cui, nel 1984, viene lanciato il fondo il Friends Provident's Stewardship Trust. Ma è con gli anni '90 che la finanza socialmente responsabile compie un salto di qualità e si pone come un esempio reale per tutto il mondo degli investimenti. Gli IR hanno fatto la loro comparsa sulla scena italiana in tempi relativamente recenti. Il primo comparto etico è stato costituito nel 1997 dalla società di gestione del risparmio del gruppo Sanpaolo IMI. L'esempio della “linea etica” è stato seguito da diverse società di gestione che hanno a loro volta lanciato prodotti simili.

Prodotti e operatori del mercato[modifica | modifica wikitesto]

I prodotti finanziari responsabili sono prodotti che hanno l'obbiettivo di favorire la coesione sociale attraverso il finanziamento di progetti e di imprese che presentano un valore aggiunto per l'uomo, la cultura e/o l'ambiente, ossia che generano un plusvalore sociale e/o ambientale. I prodotti di risparmio responsabile sono disponibili nelle stesse forme dei prodotti di risparmio tradizionali. In base ai suoi criteri di rischio, di liquidità e di rendimento, il risparmiatore può scegliere di investire il suo denaro in conti di risparmio, conti a termine, in SICAV e in fondi comuni di investimento, assicurazioni-vita o ancora in azioni e quote sociali di organizzazioni solidali. Le forme più tipiche di gestione del risparmio in senso responsabile sono:

- i fondi comuni di investimento sono gli strumenti che hanno permesso a molti risparmiatori di avvicinarsi alla finanza socialmente responsabile e verificare il fatto che investire in fondi socialmente responsabili non è una forma di beneficenza ma una forma innovativa di gestione delle risorse mobiliari.

- I fondi pensione (FP) sono strumenti di previdenza il cui fine è garantire una rendita dilazionata nell'arco di parecchi anni. Un approccio di investimento a lungo termine consente di instaurare con le società partecipate un rapporto più stretto non basato su una mera speculazione di breve periodo, ma su investimenti di tipo strategico con orizzonti temporali più lunghi. Proprio per questo, la valenza sociale e la natura non speculativa orientata al lungo periodo degli IR rendono tale forma di investimento particolarmente adatta ai FP. È infatti plausibile pensare che una gestione aziendale proattiva da un punto di vista sociale e ambientale sia potenzialmente in grado di scongiurare tensioni sociali o altri episodi di protesta che possono danneggiare l'immagine e la redditività dell'impresa.

- Le polizze assicurative sono prodotti strutturati, cioè hanno una struttura finanziaria un po' più complessa. Le polizze Unit Linked sono polizze che combinano le opportunità di rendimento offerte dagli strumenti finanziari con le caratteristiche degli strumenti assicurativi e prevedono la sottoscrizione di due contratti: un investimento in una quota di un fondo (unit) e un'assicurazione vita. Il capitale versato è investito in fondi assicurativi dedicati e quando il fondo è gestito secondo criteri ISR si parla di polizze socialmente responsabili. Le polizze Index Linked (indicizzate) sono invece contratti in cui l'entità del capitale assicurato dipende dal valore di un indice e se l'indice di riferimento è costituito secondo criteri ISR, attribuiamo a questo tipo di polizze la caratterizzazione di socialemente responsabile.

Sono disponibili anche:

- Fondi chiusi di private equity

- Fondi immobiliari

- Gestioni patrimoniali

- ETF

- Prodotti strutturati

- Prestiti obbligazionari e i certificati di deposito

In teoria, qualsiasi prodotto può essere caratterizzato come socialmente responsabile, nella misura in cui i titoli che sono alla base della sua struttura vengano selezionati secondo criteri di natura non esclusivamente economica.

Molteplici sono anche le tipologie di operatori finanziari o di fornitori di servizi specializzati attivi nel settore degli ISR:

- Società di gestione del risparmio;

- Banche commerciali e d'investimento;

- Compagnie di assicurazione;

- Broker e società di consulenza finanziaria;

- Reti di distribuzione;

- Agenzie di rating sociale;

- Fornitori di indici;

Modalità Operative[modifica | modifica wikitesto]

Lo strumento più tipico attraverso cui gli IR vengono realizzati è il cosiddetto screening, che consiste nel selezionare i titoli da inserire in un portafoglio finanziario attraverso l'analisi del comportamento delle società emittenti secondo criteri ESG. La selezione viene fatta in base a dei criteri IR: criteri negativi (o di esclusione) e criteri positivi (o di inclusione).

- Con criterio negativo si intende una condizione, o una serie di condizioni che, ove si verificano, comportano l'esclusione della società in esame. Si tratta quindi di una limitazione della libertà di acquisto da parte di un gestore che si impegna a non investire in determinate aziende e in determinati settori che presentano problematiche di ordine ESG come per esempio produzione e del commercio di armi, produzione e distribuzione del tabacco o delle biotecnologie per usi alimentari, il settore chimico e petrolifero che possono essere considerati non compatibili dal punto di vista ambientale. Non è facile definire in termini assoluti se un'impresa, un settore sono o non sono socialmente responsabili e questa metodologia di screening per esclusione, che è relativamente semplice, può comportare riduzioni significative dell'universo investibile e non sempre riesce a stimolare un reale cambiamento da parte delle imprese escluse. I criteri più diffusi di screening negativo riguardano:

- Istanze di tipo morale e tipico di alcuni operatori della finanza etica come la produzione di tabacco o alcool, attività legate al gioco d'azzardo o alla pornografia, la produzione o il commercio di armamenti, l'utilizzo di energia genetica, la produzione di organismi geneticamente modificati, la pratica di test su animali per scopi medici, …

- Istanze di tipo sociale come la violazione di norme di tutela dei diritti umani, il mancato rispetto della disciplina in materia di tutela del lavoro, la carenza di chiare regole di corporate governance, la presenza connivente dell'impresa in paesi caratterizzati da regimi oppressivi, …

- Istanze di tipo ambientale come l'inquinamento grave, la deforestazione, l'uso inefficiente dell'energia e delle risorse naturali, …

- Si applicano, invece, criteri positivi, quando la selezione dei titoli comprende aziende per le quali sia prassi consolidata l'applicazione di comportamenti socialmente responsabili, di codici etici di comportamento e di codici di corporate governance. Si parla in questi casi di approccio best in class, che si basa appunto sulla scelta di imprese che, all'interno del settore di appartenenza, si distinguono per l'elevato profilo ambientale o sociale anche quando il settore, nel suo complesso, è a rischio dal punto di vista della sostenibilità socio-ambientale. Si consideri ad esempio il settore della produzione di energia: l'economia dei paesi industrializzati si basa sull'utilizzo di combustibili fossili. Dal punto di vista ambientale, si tratta indubbiamente di fonti ad altissimo impatto, che quindi dovrebbero essere escluse. Nondimeno, anche all'interno del settore energy, possono essere operati dei distinguo tra imprese che hanno avviato percorsi di ripensamento della propria strategia rispetto ad altre, focalizzate solo sul business tradizionale. Nel caso poi di titoli del debito pubblico, si ha riguardo alla qualità delle politiche e delle prassi in materia di tutela e valorizzazione del capitale umano (diritti umani, diritti civili, partecipazione democratica, libertà …), del capitale sociale (sanità, istruzione, giustizia …) e del capitale naturale (aree protette, biodiversità, uso dell'energia …).

L'analisi della responsabilità sociale[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni si è andato affermando il concetto di responsabilità sociale delle imprese e dell'importanza del ruolo delle aziende quali attori necessari per la realizzazione di un futuro sostenibile. Tutte le politiche dell'Unione Europea in materia di sostenibilità tendono a coinvolgere la business community nel tentativo di raggiungere obiettivi comuni di crescita e coesione sociale ed economica. L'implementazione della responsabilità sociale nelle scelte strategiche aziendali non contrasta con il tradizionale obiettivo del raggiungimento dell'equilibrio economico ma è anzi funzionale al suo mantenimento nel lungo periodo. Allo stesso tempo però comporta un impegno specifico da parte dell'azienda a spiegare come intendono operare e con quali obiettivi. Infatti, accanto alle imprese e alle istituzioni, è cresciuta anche l'attenzione da parte degli investitori stessi verso le scelte etiche, sociali ed ambientali delle società oggetto dei loro investimenti sul mercato dei capitali. Nasce così l'esigenza duplice di analisi e valutazione della responsabilità sociale da un lato, data dagli operatori di rating sociale, e di nuovi modelli di comunicazione dall'altro.

Gli operatori di rating sociale[modifica | modifica wikitesto]

Gli operatori di rating sociale, altrimenti detti rating etici, sono organizzazioni che raccolgono in modo continuo e sistematico informazioni sul comportamento ambientale e sociale delle imprese, le elaborano secondo proprie metodologie e le forniscono agli investitori socialmente responsabili, che le utilizzano per determinare le proprie scelte. Attraverso la loro attività, quindi, vanno a completare e integrare il lavoro degli analisti finanziari e quindi sostengono i processi di decisione dei gestori. È importante però tener presente che gli investitori socialmente responsabili attribuiscono livelli diversi di importanza per ciascun ambito della responsabilità sociale, a seconda della loro natura, dei loro obiettivi e delle loro politiche: investitori ispirati da una morale religiosa, per esempio, attribuiranno la massima rilevanza al rispetto di criteri che, invece, sono di nullo o scarso significato per un investitore ambientalista. Questo può portare ad avere un rating sociale diverso a seconda che il committente decida di sovrappesare o sottopesare un determinato indicatore. Succede anche che alcune agenzie di rating sociale cessano essere meri fornitori di informazioni proponendo un proprio schema valoriale sulla base del quale misurare la prestazione sociale dell'impresa dato dalla media delle richieste più comuni degli investitori socialmente responsabili. Esistono anche casi di agenzia di rating etici che perseguono esclusivamente principi "terzi" e non propri, come possono essere le indicazioni provenienti dall'Unione europea, dall'OCSE e dalle Nazioni Unite, anche sulla base di standard di qualità – una specie di ISO 9000 – approvato dalla Commissione Europea, che disciplina le procedure di analisi e di gestione dei dati, le qualifiche degli analisti e così via.

Fornitori di indici specializzati[modifica | modifica wikitesto]

I fornitori di indici specializzati (spesso chiamati “indici etici”) sono organizzazioni che calcolano dei benchmark il cui sottostante è selezionato sulla base di criteri ambientali o sociali. Nella maggioranza dei casi, la base di partenza è rappresentata da un indice tradizionale, al quale vengono applicati dei filtri (criteri negativi e positivi) in modo da eliminare gli emittenti che non soddisfano i criteri di responsabilità sociale. La riduzione dell'universo di partenza risulterà ovviamente più o meno sensibile a seconda della severità delle politiche di SRI.

Quasi sempre vengono comunque mantenute le caratteristiche di capitalizzazione e di diversificazione settoriale e geografica che garantiscano all'indice una significatività dal punto di vista finanziario.

Gli “Indici etici”[modifica | modifica wikitesto]

I benchmark etici sono indici che monitorano l'andamento delle performance di un paniere di imprese secondo criteri non solo finanziari ed economici, ma che riguardano - a seconda dei casi - aspetti etici, ambientali o sociali. Questo paniere è generalmente costituito adottando un mix di regole di criteri negativi e criteri positivi che consente di metter a fuoco piuttosto chiaramente le caratteristiche di un'impresa. La letteratura finanziaria ha cercato di analizzare il comportamento dei portafogli costituiti sulla base di criteri di IR. L'evidenza empirica sembra indicare che, adottando sostanzialmente un benchmark di riferimento basato su criteri minimi comunemente accettati, l'universo dei titoli considerati socialmente responsabili ha caratteristiche simili a quello dell'universo da cui derivano. Un portafoglio costituito in base a regole più stringenti, invece, potrebbe presentare delle distorsioni più significative in termini di rischio-rendimento. L'implementazione di una strategia di IR può portare a movimenti di portafoglio che non sono dettate dalle stesse logiche che guidano i portafogli tradizionali. Se consideriamo ad esempio una gestione di portafoglio basata solo su criteri negativi, questa potrebbe portare ad escludere il titolo di una società partecipata che ha messo in atto comportamenti tali da modificare la valutazione di ammissibilità. Tale eventualità prevede il verificarsi di costi di transazione che altrimenti non si sarebbero resi necessari. Il problema non si pone quando l'esclusione riguarda l'intero settore: un produttore di armi o di tabacco normalmente resta tale. Però è possibile applicare criteri negativi a una singola imprese per un comportamento specifico anche se l'esperienza ci dimostra che è difficile che un'impresa passi dalla white alla black list o viceversa. Generalmente, infatti, l'analisi della responsabilità sociale permette di individuare i soggetti in un'area a rischio con un certo anticipo e quindi di prendere misure preventive, come anche la vendita del titolo stesso, nel momento di maggior finanziario.

I criteri di IR possono essere classificati anche sulla base dell'obiettivo che la loro applicazione si pone. Esistono infatti criteri di prevenzione dai quali ci si aspetta soprattutto una tutela dei rischi e di prestazione che puntano ad ottenere un'indicazione che guarda al futuro, in particolare la capacità di un'impresa di cogliere positivamente le sfide partendo dall'analisi del suo comportamento ambientale e sociale.

L'adozione esclusiva di criteri negativi di esclusione è caratteristica dei prodotti di prima generazione. Per evitare disinvestimenti immediati, di solito si adotta un mix di criteri e viene fatta una analisi di responsabilità sociale per mettere in luce l'esposizione al rischio ad adottare comportamenti non responsabile.

Bibliografia in materia di finanza etica o responsabile[modifica | modifica wikitesto]

  • Baldassone E., Ghiberti M., 1998, L'Euro solidale. Una carta d'intenti per la finanza etica in Italia, Emi, Bologna
  • Battini F., 2000, Riflessioni su etica, economia e finanza, Mucchi editore, Modena
  • Becchetti L., Paganetto L., 2003, Finanza Etica. Commercio Equo e Solidale. La rivoluzione silenziosa della responsabilità sociale, Donzelli Editore, Roma
  • Bicciato F. (a cura di), 2000, Finanza etica e impresa sociale: i valori come fattori competitivi, Il Mulino, Bologna
  • Bobbio A., Calvi M., Gatti S., Puricelli M., Reggio M., Salis S., 2005, Credito e nuvole. Storie di banche e campesinos tra le Ande dell'Ecuador, Ecra - Edizioni del Credito Cooperativo
  • Capriglione F., 1997, Etica della finanza e finanza etica, Laterza, Bari
  • CEI Uff. Naz. per i problemi sociali e il lavoro e Gruppo di studio "Etica e Finanza", 2004, Finanza internazionale ed agire morale, Quaderni della Segreteria Generale CEI, Roma
  • Centro Nuovo Modello di Sviluppo, 2002, Guida al risparmio responsabile. Informazioni sul comportamento delle banche per scelte consapevoli, Edizioni EMI
  • Commissione delle Comunità Europee, Libro Verde: promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese, COM (2001) 366 def. 18 luglio 2001
  • Galati Marina (a cura di), 2006, Microcredito. Banca etica, capitale sociale e mezzogiorno, L'Ancora del mediterraneo
  • Gatti Sergio (a cura di), 2008, Banche con l'anima. Testimonianze sulle Banche di Credito Cooperativo da Wollemborg a Yunus 1883-2008, Ecra - Edizioni del Credito Cooperativo
  • Global Reporting Initiative, 2000, Sustainability Reporting guidelines on Economic, Environmental and Social performance.
  • Granger B., 1998, Banquiers du futur, Editions Charles Leopold Mayer, Paris
  • Lebègue D., 1999, Ending financial exclusion, Le Monde (1º giugno)
  • Millman G.J.,1996, La finanza barbara, Garzanti, Milano.Policy Action Team 14 (HM Treasury), 1999, Access to financial services, Londra
  • Roberti F., 2000, Soldidarietà, la Finanza Etica, Macro Edizioni
  • Sacconi Lorenzo (a cura di), 2005, Guida critica alla responsabilità sociale e al governo d'impresa. Problemi, teorie e applicazioni della Csr, Bancaria Editrice
  • Sen A.K., 1986, Etica ed economia, Il Mulino, Bologna.
  • Sen A.K., 1997, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Bari.
  • Schettini Gavazzoli J. (ora Schettini Gherardini) e Schettini Gavazzoli L. (ora Schettini Gherardini) (a cura di), 2002, "Etica, futuro e finanza", Il Sole 24Ore, Milano.
  • Tonini Ersilio (a cura di Sergio Gatti), 2008, La finanza che serve. Dialogo sul denaro, l'economia e il futuro. Con un'antologia di interventi (1998-2008), Ecra - Edizioni del Credito Cooperativo.
  • UBS, 2000, Sustainability Investment, Global Equity Research
  • UNDP, 2000, Globalization with a human face, Human Development Report 1999
  • UNEP, 2000, Financial Institutions Initiative1998 Survey, Parigi
  • Volpi F., 1998, Il denaro della speranza. Spirito, metodi e risultati della Grameen Bank, EMI, Bologna.
  • Yunus M., 1997, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano
  • Yunus M., 2008, Un mondo senza povertà, Feltrinelli Milano

Bibliografia in materia di IR[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., 2002, Responsabilità sociale dell'impresa e finanza etica, Egea, Milano
  • Associazione Finanza Etica, Ghizzoni Irene (a cura di), 2001, Manuale del risparmiatore etico e solidale, Edizioni Altreconomia/Berti
  • Badde M., Sturm A., 2001, Socially Responsible Investment by Pension Funds, Ellipson AG, Basilea
  • Bartolomeo M., Dal Maso D., 2001, Finanza e sviluppo sostenibile, Il Sole 24 Ore Libri, Milano
  • Bouma J., Jeucken M., Klinkers L., 2001, Sustainable Banking, The Greening of Finance, Greenleaf Publishing
  • CSR Europe, Euronext, Taylor Nelson Sofres, 2001, The European Survey on Socially Responsible Investment and the Financial Community
  • Dal Maso, D., e Bedini C. Le Linee Guida sulla trasparenza per gli investimenti socialmente responsabili dei Fondi Pensione, Bancaria, n. 4/07
  • Dal Maso, D., La misura della responsabilità in Bancaforte, Bancaria Editrice, nov-dic 2005
  • Dal Maso, D., La responsabilità sociale nell'attività di gestione finanziaria: il caso degli Investimenti Socialmente Responsabili in Guida Critica alla Responsabilità Sociale e al Governo di Impresa(a cura di L. Sacconi), Bancaria Editrice, 2005
  • Dal Maso, D., e Bartolomeo M., Finanza socialmente responsabile: definizioni, teorie, prassi e questioni aperte, Bancaria, n. 10/04
  • Dal Maso, D., Finanza socialmente responsabile: quale futuro? in Impresa e Stato, Franco Angeli, n. 65/03
  • Domini A., 2001, Socially Responsible Investing: Making a difference and Making Money, Dearban trade, Chicago
  • Eurosif, 2008, High Net Worth Individuals (HNWIs) & Sustainable Investment
  • Eurosif, 2008, European SRI Study (pubblicato anche nel 2003 e nel 2006)
  • Eurosif, 2007, Venture Capital for Sustainability
  • Eurosif e the Bellagio Forum, 2006, PRIME Toolkit, the Primer for Responsible Investment Management of Endowments
  • Eurosif, 2004, Active Ownership Handbook
  • Eurosif, 2004, Pension Funds Toolkit

(tutte le pubblicazioni di Eurosif sono scaricabili da http://www.eurosif.org/publications/)

  • Forum per la Finanza Sostenibile e Mefop, 2002, Fondi pensione e investimenti socialmente responsabili, rapporto di ricerca
  • Forum per la Finanza Sostenibile, Futuro di Valore, 2005 (scaricabile da www.finanzasostenibile.it)
  • The Journal of Investing, 1997, Special Issue: Socially Responsible Investing, Institutional Investor Inc, vol 6 nº4
  • Just Pensions, 2001, Socially Responsible Investment and International Development: a Guide for Trustees and Fund Managers, Londra
  • Kinder P., Lydenberg S., Domini A., 1993, Investing for good, making money while being socially responsible, Harper Business
  • Sheperd P., 2000, A history of ethical investment, UK Social Investment Forum
  • UK Social Investment Forum, 2007, Local Government: Responsible Pension e Responsible Business: Sustainable Pension
  • UK Social Investment Forum, 2007, Responsible Investment in Focus: How leading public pension funds are meeting the challenge
  • UK Social Investment Forum, 2007, Green Opportunity: Accelerating the Financing of Low Carbon Assets
  • UK Social Investment Forum, 2006, The Responsible Investment approaches of common investment funds
  • UK Social Investment Forum, 2006, Responsible Investment approaches to non-equity investments - An introduction for charity trustees
  • UK Social Investment Forum, 2006, Discovering new SRI institutional investment opportunities
  • UK Social Investment Forum, 2006, Will UK pension funds become more responsible?
  • UK Social Investment Forum, 2005, An assessment of SRI engagement: A study on supply chain labour standards
  • UK Social Investment Forum, 2005, Investing Responsibly: a technical guide for financial advisers
  • UK Social Investment Forum, 2005, Just Pensions - Responsible investment trustee toolkit
  • UK Social Investment Forum, 2004, Investing Responsibly: A Practical Toolkit for Financial Advisers
  • UK Social Investment Forum, 2004, SRI: A global revolution, by Russel Sparkes

(tutte le pubblicazioni dello UK Social Investment Forum sono scaricabili da http://www.uksif.org/uksif/publications/publications)

  • UNEP-FI, 2007, Demystifying Responsible Investment Performance
  • UNEP-FI, 2007, The Working Capital Report
  • UNEP-FI, 2007, Responsible Investment in Focus: How leading public pension funds are meeting the challenge
  • UNEP-FI, 2007, Unlocking Value: The scope for environmental, social and governance issues in private banking
  • UNEP-FI, 2006, Show Me The Money: Linking Environmental, Social and Governance Issues to Company Value
  • UNEP-FI, 2005, A legal framework for the integration of environmental, social and governance issues into institutional investment
  • UNEP-FI, 2004, The Materiality of Social, Environmental, and Corporate Governance Issues to Equity Pricing
  • UNEP-FI, 2004, Implementing Responsible Investment
  • UNEP-FI, 2003, Mainstreaming Sustainable Investment

(tutte le pubblicazioni dell'UNEP-FI sono scaricabili da http://www.unepfi.org/publications/catalogue/index.html)

  • Vigeo Italia, 2008, Green, social and ethical funds in Europe [ricerca annuale pubblicata a partire dal 2001 a nome Avanzi SRI Research]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]