Filippo Dobrilla

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Filippo Dobrilla (Firenze, 1968Meldola, 21 luglio 2019[1]) è stato uno scultore, fotografo e speleologo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua prima passione fu per la speleologia, attività nella quale si cimentò fin da ragazzo. Durante le discese nel Monte Corchia con il suo gruppo, il G.S. Fiorentino, collezionò vari record. Qui ci fu anche il primo impatto con la pietra. Anni dopo l'artista dirà: " La scultura non è diversa. Lì la natura crea lentamente, nella scultura si sottrae. È lo stesso gioco di pieni e vuoti ".[2]

Iniziò ad amare l'arte grazie al padre, un appassionato, e alla madre, una guida turistica. Dopo aver effettuato una formazione biennale in restauro di legni antichi presso l'Istituto per l'Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli dal 1990 al 1991,[3] seguì alcuni corsi con Vasco Baldi, capomastro dell'Opera del Duomo di Firenze, perfezionando la tecnica dello scalpellino.

Si trasferì nel 2000 in un vecchio podere tra il paese di Acone e Monte Giovi, nel comune di Pontassieve, con la sorella Caterina e il cognato Andrea, poi convisse per un periodo con Valentina con cui concepì Rodrigo, e successivamente insieme alla compagna Martina e alla figlia Melìa. Qui, immerso nella solitudine di un luogo difficilmente accessibile, unì l'amore per l'arte alla vita di campagna, allevando capre e producendo formaggio.[2]

Nel 1999 venne scoperto da Vittorio Sgarbi che lo lanciò nel mondo dell'arte con queste parole: " Dobrilla sente urgere il corpo dentro la pietra, lo vuole estrarre. Salgono sulla sua montagna, dove vive libero nella natura, grandi blocchi di marmo di Carrara che non hanno committente e non hanno destinazione. Ma egli sa che contengono forme insoddisfatte che richiedono la sua mano per essere riconosciute "[2]

Percorso artistico[modifica | modifica wikitesto]

Iniziò a scolpire cercando di riportare nel marmo e nella pietra i dipinti del Cinquecento toscano, quasi ad evocare la grande iconografia del passato.[4] Sono di questo primo periodo le riproposizioni delle figure di San Brindano, San Giorgio, San Rocco e San Sebastiano, secondo una sensibilità moderna, con pose reinventate (San Brindano, ad esempio, ha la gamba alzata; San Giorgio, invece, porta sandali del XX secolo).

Dal 1992 si dedicò all'altorilievo e iniziò ad esporre le prime due opere alla Ken's Gallery di Firenze: Ecce Ego Deo e Folco (ritratto di suo nipote).

Dalla fine degli anni novanta, particolarmente interessato alla produzione statuaria seicentesca, realizzò nuove opere come il Torso in jeans o l'Ascieta nel deserto, facendo spesso ricorso all'autoritratto. Sempre con le proprie sembianze realizzò nel 1999 Adamo, visto come un giovane rasta nudo.

Dal 1997 attese alla lavorazione di un blocco di marmo alto tre metri e pesante quasi trenta tonnellate, sul quale abbozzò due figure maschili ispirate a quelle dello sfondo del Tondo Doni. L'opera sarà poi presentata nel 2011 alla Biennale di Venezia.[2]

Intorno al 2005 realizzò il San Giovanni per il battistero della Cattedrale di Noto,[5] contribuendo così, insieme ad altri artisti, alla ricostruzione degli arredi della chiesa crollata il 13 marzo 1996.[6]

Per le sue sculture utilizzò soprattutto il marmo, ma anche la creta e il bronzo. Gli strumenti di lavoro preferiti furono sempre lo scalpello (anche ad aria compressa) e il gradine.

Nell'ultimo periodo si dedicò principalmente alla fotografia, scolpendo cioè a rilievo immagini fotografiche di importanti artisti internazionali.

Selezione di opere[modifica | modifica wikitesto]

Sculture[modifica | modifica wikitesto]

  • Adamo, 1998
  • Narciso, 1998
  • Torso in jeans, 1998
  • Giove, 1999
  • Stele per un'occasione solenne, 1999
  • Apollo senza Giacinto, 2000
  • Trittolemo, Il Dio dei Cereali, 2001
  • Dino cri cri Rinaldo Reo, 2005
  • Beslan, 2006

Dipinti[modifica | modifica wikitesto]

  • Nudo di Haak, 1986 (olio su tavola)
  • Ilam, 2000 (olio su tavola)

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Dobrilla, Scritti del Colatoio, in Talp, n. 3, giugno 1991, p. 52.

Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Personali[modifica | modifica wikitesto]

Collettive[modifica | modifica wikitesto]

  • L'unità nella varietà, San Casciano in Val di Pesa, Castello Rangoni Machiavelli, 1997
  • L'hoggidì overo gl'ingegni moderni non inferiore à' passati, Firenze, Fondazione Roberto Longhi, 1999
  • Contemporaneamente, Vicchio, Kore arte contemporanea, 2003
  • Arte e Omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles, Firenze, Palazzina Reale, 26 ottobre 2007 - 2 gennaio 2008
  • L'antico incontra il moderno, Bologna, Galleria d'arte Fondantico, 22 gennaio 2009 - 26 gennaio 2009
  • Festival dei 2Mondi, Spoleto, Chiesa Santi Giovanni e Paolo, 26 giugno 2009 - 12 luglio 2009[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È scomparso l'artista Filippo Dobrilla, su comune.pontassieve.fi.it, 22 luglio 2019.
  2. ^ a b c d Mara Amorevoli, Un Michelangelo autarchico a Monte Giovi tra i marmi e le capre, in la Repubblica, 25 agosto 2010. URL consultato il 30 agosto 2010.
  3. ^ Istituto per l'Arte e il Restauro, Scheda alumni di Filippo Dobrilla, su spinelli.it. URL consultato il 2 settembre 2010.
  4. ^ Flaminio Gualdoni, Filippo guarda ai classici, in Corriere della Sera, 24 febbraio 2008, p. 37. URL consultato il 2 settembre 2010 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  5. ^ Vittorio Sgarbi, Noto, il passato guarda il futuro, in il Giornale, 19 giugno 2007. URL consultato il 2 settembre 2010.
  6. ^ Vittorio Sgarbi, Gli intellettuali dal Papa? Una triste farsa, in il Giornale, 23 novembre 2009. URL consultato il 31 agosto 2010.
  7. ^ Isabella Nattusi Gattorno, Filippo Dobrilla, su artube.it, 2008. URL consultato il 30 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2010).
  8. ^ arte.go, Filippo Dobrilla. Uno scultore fiorentino sul Monte Giovi [collegamento interrotto], su arte.go.it, 2010. URL consultato il 29 dicembre 2010.
  9. ^ Redazione (a cura di), Vittorio Sgarbi presenta tre mostre della rassegna da lui curata, in Foligno Magazine, 28 giugno 2009. URL consultato il 30 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2010).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Sgarbi, Filippo Dobrilla, Colle di Val d'Elsa, Protagon Editori Toscani, 2009, ISBN 978-88-8024-261-1.
  • Nicola Nuti, Andrea Mello, Luigi Doni-Filippo Dobrilla. La memoria delle forme, Signa, Masso delle Fate, 2011, ISBN 978-88-6039-218-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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