Filindeu

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Il filindeu (fili di Dio) è un tipo di pasta per minestra formata da sottilissimi fili sovrapposti in tre strati incrociati, ricavati con abilità manuale da un impasto con semola di grano duro, che viene poi cotta nel brodo di pecora e condita con pecorino fresco. Per estensione, viene chiamata filindeu anche la minestra stessa.[1]

Tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Da secoli, durante le notti del primo maggio e del 4 ottobre,[2] il santuario campestre di San Francesco di Lula,[3] sorto dove, nel XVII secolo, un bandito nuorese aveva edificato una piccola chiesa come ex voto per essere stato scagionato dalle accuse,[4] viene raggiunto dai fedeli che partono a piedi dalla chiesa del Rosario di Nuoro.[5] All'arrivo, dopo un cammino di diversi chilometri, i priori offrono ai pellegrini il sostanzioso piatto di minestra.[6]

La preparazione della pasta per la minestra, fatta esclusivamente a mano, viene tramandata dalle donne di generazione in generazione e in epoca moderna sono poche, una decina in tutto, le signore che conservano la tradizione[7] un tempo più diffusa.[8]

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

L'impasto costituito da semola di grano duro e acqua viene lavorato manualmente per un'ora idratandolo continuamente con una soluzione di acqua e sale fino a raggiungere la consistenza ottimale. La pasta, tagliata a pezzi da un etto, viene prima arrotolata in cilindri e quindi "tirata" a mano e piegata in due, poi in quattro e così continuando per altre sei volte. Si ottiene così una serie di 256 (28) lunghi fili[9] da stendere su un piano tondo di un metro di diametro, realizzato in foglie di asfodelo per favorire l'essiccazione. Una volta ricoperto tutto il piano con fili paralleli, si posano altre serie di fili con orientamento divergente di circa sessanta gradi per altri due strati e si lascia essiccare. Tagliato a pezzi, il filindeu viene immerso nel brodo di carne di pecora in ebollizione e, infine, si aggiunge il pecorino fresco acidificato.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grazia Deledda, Elias Portolu (PDF), su www.sardegnadigitallibrary.it, Fratelli Treves Editori, Milano, 1928, p. 78. URL consultato il 22 marzo 2018.
    «la prioressa aveva diviso il pane e le provviste avanzate e l’ultima caldaia di "filindeu" (minestra densa che si può mangiare fredda) tra le famiglie della grande "cumbissia".».
  2. ^ Filindeu e carasau sapori semplici e immortali, in SardegnaTurismo - Sito ufficiale del turismo della Regione Sardegna, 26 novembre 2015. URL consultato il 23 marzo 2018.
  3. ^ TCI, Santuario di S. Francesco di Lula, su Touring Club Italiano. URL consultato il 23 marzo 2018.
  4. ^ Grazia Deledda, op. cit. (PDF), su www.sardegnadigitallibrary.it, p. 34. URL consultato il 22 marzo 2018.
  5. ^ Maria Antonietta Manca, Il lungo pellegrinaggio a San Francesco di Lula, in Archivio - La Nuova Sardegna, 4 ottobre 2003. URL consultato il 23 marzo 2018.
  6. ^ Su Filindeu: l’antica minestra nuorese, in Cuore della Sardegna. URL consultato il 23 marzo 2018.
  7. ^ Alberto Pinna, Chi è la custode dei «fili di Dio» La pasta che nessuno sa imitare, in Corriere della Sera, 26 ottobre 2016. URL consultato il 23 marzo 2018.
  8. ^ Grazia Deledda, Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, Indibooks, 4 febbraio 2015, ISBN 9788890759390. URL consultato il 23 marzo 2018.
  9. ^ Stefania Vatieri, Tutti a lezione di filindeu dalla maestra Abraini, in la Nuova Sardegna, 12 aprile 2017. URL consultato il 23 marzo 2018.
  10. ^ Scheda identificativa (PDF), su regione.sardegna.it, Elenco prodotti agro alimentari tradizionali. URL consultato il 23 marzo 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]