Ficana

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Ficana fu un abitato del Latium vetus, ricordato da Plinio il Vecchio[1] nella lista delle cinquantatré città che «scomparvero senza lasciare traccia» (interiere sine vestigiis).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime testimonianze di un insediamento umano presso il sito risalgono al X secolo a.C. circa. Questo si deduce da un gruppo di tombe a pozzetto rinvenute su una piccola altura a sud-est del pianoro ove sorgeva l'abitato. Le tombe in questione presentano scarso corredo e seguono il rito dell'incinerazione. Sono in numero limitato (quindici), ma bastano a comprovare l'esistenza di un abitato risalente all'età del bronzo recente. A dar sostegno alla tesi, durante gli scavi dell'abitato, è stata rinvenuta un'area, a ridosso dell'aggere difensivo, formata da grossi blocchi di tufo, una parte in ciottolato e un'altra composta da terra di riporto. Queste evidenze archeologiche risultano di difficile interpretazione, ma, proprio nella terra di riporto sopracitata, è stata raccolta una gran quantità di ceramica protovillanoviana e in parte subappenninica che, nonostante il mancato rinvenimento di tracce di abitazioni risalenti a quell'epoca, prova l'esistenza certa di un abitato stabile nell'età del bronzo recente e finale.

Non vi è dubbio che la città ebbe un salto qualitativo per la sua identità con la costruzione dell'aggere difensivo, risalente alla metà dell'VIII secolo circa. Questa struttura, costituita da un muro in blocchi di tufo largo ben sette metri, una fossa e un terrapieno a strati di terra e ciottoli, difendeva tutto il lato occidentale della piccola collina, elevandosi a difesa di esso. La struttura, di cui si è rinvenuta buona parte, era lunga 150 metri circa ed il suo stato di conservazione al momento dello scavo era discreto. La città non aveva bisogno di un muro di cinta in quanto ben protetta sugli altri tre lati da costoni molto ripidi, che facevano dell'abitato una vera e propria acropoli dominante la valle del Tevere. All'interno dell'abitato la costruzione caratteristica di quest'epoca (prima età del ferro) era la capanna. A Ficana esse erano di forma quadrata o rettangolare, raramente ovale come a Roma o a Satrico, anche se la più antica presenta una pianta rotonda. Le tracce di esse, rinvenute soprattutto nel settore nord orientale del pianoro, testimoniano l'esistenza di questo tipo di costruzione. Le capanne erano costruite piantando dei pali nel terreno, l'alzato era in opera a graticcio e il tetto un intreccio di rami in legno e paglia. Altre tracce di capanne sono state rinvenute in una zona quasi a ridosso dell'aggere difensivo, sul lato interno.

L'insediamento, abitato dai Prisci Latini, vive un vero momento cruciale con l'ascesa al trono di Roma di Anco Marzio. La storiografia, nonostante le varianti dei racconti, è quasi unanime nel raccontare la conquista di Ficana da parte del re intorno alla metà del VII secolo a.C. Secondo diversi autori, tra cui Dionigi di Alicarnasso, Plinio il Vecchio e Tito Livio, la città sarebbe stata rasa al suolo e gli abitanti deportati sull'Aventino.[2]

Diverse sono le interpretazioni relative alla fase successiva alla conquista romana. I rinvenimenti testimoniano infatti un'occupazione del sito senza soluzione di continuità dal X al IV secolo a.C. Nulla lascia dunque pensare che l'insediamento sia stato distrutto completamente: forse Roma occupò il sito, ma invece di raderlo al suolo, lo annientò politicamente, annettendolo al suo regno. In effetti, Ficana non solo aveva il controllo sulla foce del Tevere. Di grande importanza per i romani era il possesso delle saline, che si trovavano pochi chilometri a ovest del sito ed erano probabilmente sfruttate dai ficanesi stessi. Secondo la storiografia, altre due città fecero le spese della spinta di conquista di Anco Marzio: Tellenae e Politorium. La tesi secondo la quale la prima delle due coinciderebbe con Ficana non trova alcun riscontro né logico né linguistico.

Con l'avvento del controllo romano, Ficana non solo non viene distrutta, ma iniziano a sorgere edifici in pietra al di fuori dell'aggere. La superficie del sito passa da cinque ettari a dieci ettari circa. Sono stati rinvenuti tre di questi edifici a ovest del pianoro. L'aggere perde le sue funzioni difensive e una nuova fortificazione costituita da una fossa e da un muro in opera poligonale sembra prendere il suo posto più a ovest a fine VI secolo a.C. Cosa molto curiosa, circa un secolo e mezzo dopo viene eretta è una struttura in blocchi di tufo che sembra avere le caratteristiche di un nuovo muro di difesa riferibile al IV secolo a.C. e che sembra far parte di un sistema di cittadelle fortificate intorno a Roma in funzione difensiva. Come leggere questi dati archeologi è tuttora ampiamente dibattuto. Si può infatti vedere nella perdita di uso dell'antico aggere un'espansione della città vera e propria ma anche la perdita dello status di città e la prosecuzione tutta romana dell'insediamento che avrebbe assunto un carattere prettamente agricolo. Rasmus Brandt propone addirittura, basandosi sull'assenza o quasi di rinvenimenti a Ostia riferibili alla sua fase più antica (VII-V secolo a.C.), di riconoscere in Ficana stessa il sito della prima Ostia. Sembra chiaro che solo nuovi scavi potranno forse rispondere a questi interrogativi.

Man mano che Roma si espande la città di Ficana perde la sua importanza strategica e, tra il III e IV secolo a.C., inizia ad essere sicuramente abbandonata come insediamento urbano. Sullo stesso territorio e intorno nascono però diverse ville rustiche tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale. Indubitabile segno questo che l'area si trasformò più che altro in zona rurale. Durante la prima età imperiale la città era già solamente un ricordo di pochi eruditi.

Ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

Ficana era collocata sulla sponda sinistra del fiume Tevere, presso l'attuale Acilia, sulle piccole alture di Monte Cugno, presso la località Monti di San Paolo[3], oggi ridotto a una collinetta, ma un tempo più scosceso e posto a dominare strategicamente il fiume. 41°47′54.81″N 12°21′34.03″E / 41.798558°N 12.359453°E41.798558; 12.359453

Il rinvenimento intorno al 1869 dell'XI miliario della via Ostiense[4] in località Malafede, quello di una dedica a Mars Ficanus nel 1955 e gli scavi effettuati in maniera estensiva tra il 1975 ed il 1983 hanno consentito di identificare con sicurezza il sito dell'antica città latina[5]. L'ultima campagna di scavo, che ha avuto luogo nel 2007, ha messo in luce dodici sepolture orientalizzanti, tra cui spiccano una vera e propria tomba principesca e due sepolture infantili estremamente ricche.

Gli scavi condotti a Monte Cugno hanno riportato alla luce un muro di cinta con delle abitazioni e una necropoli riferibile a un periodo che va dall'orientalizzante medio (circa metà VII secolo a.C.) alla tarda età repubblica e al primo impero. Non sono attestate, come a Decima, sepolture riferibili all'VIII secolo a.C., sicuramente presenti ma ancora da indagare. Tra i materiali dei corredi funerari si trovano diverse anfore con alto collo, spalla pronunciata e ricca decorazione sia plastica sia incisa, di una tipologia largamente attestata nel Latium vetus nel corso del VII secolo a.C. Questi oggetti sono chiara testimonianza di una grande ricchezza e di una cultura materiale raffinata che tuttavia non raggiunge il livello di altri centri (Decima Laurentina Acqua Acetosa). Questo può essere dovuto in parte al fatto che per ora sono state poche le tombe scavate, dall'altro all'effettivo tenore di vita leggermente più basso delle aristocrazie ficanesi[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plinio, III, 68-70.
  2. ^ Dionigi di Alicarnasso, III, 38, 3.
  3. ^ L'identificazione del Mons Draconis col monte di San Paolo è data da Antonio Nibby, in Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma, 1837, Vol. 2. p.42; l'individuazione del sito si deve alle ricognizioni di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli: Quilici Gigli 1971.
  4. ^ CIL VI, 31585.
  5. ^ Quilici Gigli 1971; v. anche Menghi 2003.
  6. ^ Fulminante 2003.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane.
  • Plinio il Vecchio, Naturalis historia.
  • Arturo Solari, Ficana, in Enciclopedia Italiana, Treccani, 1932.
  • Stefania Quilici Gigli, Nota topografica su Ficana, in Archeologia Classica, vol. 23, 1971, pp. 26-36, ISSN 0391-8165.
  • Francesca Fulminante, Le sepolture principesche nel Latium vetus. Tra la fine della prima età del ferro e l'inizio dell'età orientalizzante, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2003, ISBN 978-88-8265-253-1.
  • AA.VV., Ficana: una pietra miliare sulla strada per Roma. Mostra itinerante degli scavi italo nordici a Ficana (Acilia), 1975-1980, Roma, Viella Libreria editrice, 1980.
  • Charlotte Malmgren, Ficana in AA.VV., Enea nel Lazio, Roma, Palombi, 1981, pp. 102–104.
  • Carlo Pavolini, Ficana: un edificio sulle pendici sud-occidentali di Monte Cugno, Archeologia Laziale IV (=Quaderni del Centro di studio per l'archeologia etrusco-italica 5), Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1981, pp. 258–268
  • Eero Jarva, Area di tombe infantili a Ficana, Archeologia Laziale IV (=QuadAEI 5), Roma, CNR, 1981, pp. 269–273
  • Maria Cataldi, Ficana: saggio di scavo sulle pendici sud-occidentali di Monte Cugno, nelle vicinanze del moderno casale, Archeologia Laziale IV (=QuadAEI 5), Roma, CNR, 1981, pp. 274–286.
  • Annette Rathje (1983), A Banquet Service from the Latin City of Ficana. Analecta Romana 12: pp. 7–29.
  • Maria Cataldi, Ficana: campagne di scavo 1980-1983. Archeologia Laziale VI (QuadAEI 8), Roma, CNR, 1984, pp. 91–97.
  • Annette Rathje; Antonella Magagnini, Ficana in Simonetta Stopponi (a cura di), Case e palazzi d'Etruria, Milano, Electa, 1985, pp. 164–177. ISBN 88-435-1156-4
  • Gregers Algreen-Ussing; Tobias Fischer-Hansen, Ficana, le saline e le vie della regione bassa del Tevere, Archeologia Laziale VII,1 (=QuadAEI 11), Roma, CNR, 1985, pp. 65–71.
  • Annette Rathje, Ficana: il primo scalo protostorico alla foce del Tevere in AA.VV., Tevere, un'antica via per il Mediterraneo, catalogo della mostra (Roma, complesso monumentale del S. Michele a Ripa, 21 aprile-29 giugno 1986), Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1986, pp. 292–297.
  • Johann Rasmus Brandt (1988) Ficana. Alcune osservazioni su capanne e fosse. Quaderni della Soprintendenza archeologica del Lazio 1: pp. 12–28.
  • Tobias Fischer-Hansen; Gregers Algreen-Ussing; Carlo Pavolini, Scavi di Ficana I: Topografia generale, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1990. ISBN 88-240-0024-X
  • Johann Rasmus Brandt e Tobias Fischer-Hansen, Ficana, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica e Orientale, Treccani, 1994.
  • Johann Rasmus Brandt; Annibale Mottana; Margherita Mussi, Scavi di Ficana II,1: Il periodo protostorico e arcaico. Le zone di scavo 3b-c, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1996. ISBN 88-240-3821-2
  • Oberdan Menghi, Ficana: una pietra miliare sulla strada per Ostia, in Forma Urbis, nº 1, gennaio 2003, pp. 34-40.
  • Leena Pietilä-Castrén; Ria Berg; Anne-Maria Pennonen; Camilla Cecilie Wenn, Excavations at Ficana IV: The Republican and Imperial Periods: the Excavation of Zona 6B, Rome, Institutum Romanum Finlandiae, 2012. ISBN 952-5323-11-0
  • Margherita Bedello Tata; Alessandro Bedini; Leonardo Bassanelli; Pietro Bassanelli; Maurizio Muzzapappa; Fabio Bruno, Scoperte e restauri a Ficana tra vecchie e nuove collaborazioni, in Elisabetta Mangani; Angelo Pellegrino (a cura di), Scritti in ricordo di Gaetano Messineo, Palestrina 2016, pp. 63-80.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]