Feudo monastico di Bobbio

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Il feudo monastico di Bobbio o feudo monastico di San Colombano di Bobbio fu un territorio molto vasto il cui centro religioso, culturale e politico era l'abbazia di San Colombano di Bobbio, oggi in provincia di Piacenza.

L'abbazia venne fondata nel 614 dal santo irlandese Colombano, monaco, abate missionario e uomo d'azione che partendo dalla natia Irlanda evangelizzò tutta l'Europa ri-cristianizzandola dopo le invasioni barbariche pagane od ariane, fondando centinaia di abbazie, monasteri o semplici chiese tutte seguenti la sua regola dettata attorno al 591 nell'abbazia di Luxeuil in Francia denominata poi regola dell'Ordine di San Colombano.

Il territorio si estendeva in buona parte delle attuali provincie di Alessandria, Pavia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Genova, La Spezia, Massa-Carrara, Lucca e Pisa. In più vi erano feudi sparsi sia come abbazie, priorati o semplici monasteri e celle monastiche isolate in tutta la zona del centro-nord d'Italia.

Nel 1014 Bobbio diverrà sede vescovile nella persona dell'abate-vescovo-conte Pietroaldo formando la Contea di Bobbio sul medesimo territorio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cristianesimo celtico, Monachesimo irlandese e Ordine di San Colombano.

La donazione longobarda del re Agilulfo e della regina Teodolinda allo stesso san Colombano era di 4 miglia attorno al monastero, ma ben presto il territorio crebbe.

Tra il VII secolo ed il X secolo Bobbio divenne un vero e proprio feudo monastico grandissimo ed esteso, non raggruppato su di un unico latifondo, salvo la zona centrale attorno alla città ed alla val Trebbia. Il territorio si estese subito anche all'Oltrepò, alla val Tidone, alla val Curone e alla val d'Aveto in una zona unica e contigua. Ma era anche formato da terreni e piccoli feudi sparsi per tutta l'Italia Settentrionale, dalle coste del mar Ligure al Piemonte e al lago di Como, al lago di Garda, le zone del Ticino e del Po, fino all'Adriatico, con una flotta di imbarcazioni che collegavano Pavia con la Svizzera e per il Po i possedimenti sul Mincio, di Comacchio, Ferrara, Ravenna, Venezia ed Ascoli Piceno, ma anche sul mare con i porti liguri di Moneglia e Porto Venere. Vi furono possedimenti nel Lodigiano (San Colombano al Lambro e Fombio), nella Val Pellice (Bobbio Pellice), in Valsassina (Piani di Bobbio), in Liguria (San Colombano Certenoli), lungo la zona appenninica per la Via degli Abati (precorritrice dell'antica Via Francigena) da Bobbio passando per Bardi, Borgo Val di Taro, la Cisa e Pontremoli, in Lunigiana, nella Val Fontanabuona, nella Val di Vara e la Magra ed in Garfagnana, ecc.

Il feudo ebbe la protezione imperiale e papale e l'abate era nullius dioeceseos (Abbazia territoriale) e dal 643 l'abate ebbe anche la carica di Abate mitrato. Dopo le incursioni saracene venne difeso anche dagli Obertenghi, in esso i monaci vi avevano costruito numerosissimi monasteri sia secondo la regola colombaniana che benedettina e vi coltivavano le terre in modo intensivo, specie impiantando anche vigneti, oliveti e castagneti e costruendo mulini; inoltre vi erano numerosi allevamenti specie di pecore per l'utilizzo della pergamena per lo scriptorium, sia di Bobbio che nei vari monasteri. Inoltre si trovavano monasteri sparsi all'estero dalla Spagna fino alla Germania, in Irlanda ed in Inghilterra, collegati da numerose strade percorse da pellegrini e da monaci.

Vi furono edificati numerosi castelli e fortificazioni sul territorio a protezione anche religiosa, specie nel periodo delle invasioni musulmane.

L'abate Agilulfo iniziò la costruzione nell'883 del nuovo monastero dove si trova attualmente.

Nella metà del X secolo iniziò la prima decadenza anche per l'affievolirsi della protezione imperiale e papale e molti feudi passarono direttamente agli Obertenghi e poi ai vari rami famigliari come i Malaspina nel 1164, ma anche le vicine diocesi vescovili divenute potenti via via si impossessarono del territorio. Anche perché il potere degli abati si era affievolito ed in molte zone i religiosi e quindi anche i monaci dovevano obbeddienza primaria ai locali vescovi.

Sarà l'abate Gerberto, divenuto papa Silvestro II a risolvere le attribuzioni territoriali e sul titolo di conte di cui i predecessori hanno ritenuto effigiarsi dall'846 su di un diploma imperiale ritenuto da molti un falso storico. Infatti ottenne dall'imperatore Ottone III la conferma di tutti i privilegi passati con la conferma del comitato bobbiese all'abate Pietroaldo.

La situazione di decadenza anche cittadina venne superata con la creazione a partire dal febbraio 1014 della diocesi di Bobbio sotto la carica dell'abate-vescovo-conte Pietroaldo, che diverrà contea vescovile prendendo buona parte del territorio abbaziale con restituzioni parziali e donazioni da parte delle vicine diocesi. Con la successiva separazione delle cariche di abate e vescovo e delimitazione dei rispettivi territori si parlerà esclusivamente di contea vescovile di Bobbio. Dopo il 1200 l'abate di Bobbio sarà sottoposto all'autorità del vescovo locale.

La Contea di Bobbio con varie vicissitudini durerà fino al 1743 con il passaggio nel Regno di Sardegna e la creazione della Provincia di Bobbio. Invece la Diocesi di Bobbio rimarrà autonoma fino al 1986-89 con le aggregazioni prima sotto Genova e poi sotto Piacenza.

Sviluppo monastico del territorio[modifica | modifica wikitesto]

I monaci colombaniani di Bobbio nel territorio di loro competenza ma anche nel resto del nord Italia e d'Europa evangelizzarono i popoli insegnando a pregare a dissodare la terra aprendo orti nelle sterpaglie, e nelle selve spazi terrazzati per la coltura del castagno, dell'olivo, della vite, degli alberi da frutto, del grano e degli ortaggi.

Dove un tempo vi era la selva, la roccia, lo strapiombo dei dirupi, nascono presso fiumi e fonti le tende, le case, il villaggio, il borgo. la città, la civiltà. Nascono le edicole, le cappelle, le chiese, i monasteri e le monumentali abbazie.

Il monastero dilata i suoi spazi fino a diventare rifugio e asilo per i poveri, i pellegrini, ospedale per gli infermi, accoglienza per biblioteche, cenacoli di studio e di incontri culturali. Alla luce del vangelo e del camminare insieme nasce la comunità cristiana e più tardi la parrocchia.

Abbazie, monasteri, chiese e celle monastiche[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che all'abbazia di San Colombano di Bobbio, abbazia matrice in Italia, vi erano numerosi insediamenti monastici, che possiamo suddividere in abbazie autonome, priorati autonomi con un monastero centrale, priorie ed altri monasteri dipendenti con celle monastiche, monasteri e chiese con celle monastiche (curtis,domuscultae, sortes, pievi, xenodochia, mulini e feudi agricoli) contigue o isolate dipendenti sempre da Bobbio.[1][2]

Feudo compatto attorno a Bobbio[modifica | modifica wikitesto]

Centrale vi era l'abbazia di San Colombano di Bobbio con numerosisimi possedimenti sia nei paesi che nelle valli.[3][4][5]

Nel Bobbiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Bobbio, Degara, Lagobisione, Mezzano Scotti ed il Monastero di S.Paolo, C.na Uccellone, Cadonica (Torre e mulino), Embrisi-Embrici, Pietra Parcellara, Ajguera, Arelia o Areglia, Dego, Barberino, Cognolo, Santa Maria del Penice, Passo del Penice, Santa Maria (Corte di S. Maria di Cerreto in Sarto e Cerrexia e Oracolo di S. Bartolomeo di Xarto), Scale, Campore (Xartello), Cogni, Vaccarezza, Groppo (Petra Pedana e ospitale di Castro Pedano), Pradegna e Pianelli, Malosso, Boschini, Castellina, Valle, Brugnoni, Ponte, Ca', Ceci, Vegni, Dezza, San Cristoforo (oracolo di S. Giacomo di Viulio o Vigulio), Valle del Carlone (castagneti e mulini dal Monte Alberto alla Valle di Bardonetto), Colletta di Gazzolo e Caldarola, Moglia (Solia), Cerreta (o Ca Serrea), Cavanna, Riva e Pian dei Castelli, San Martino (oracolo), S.Salvatore (oracolo) e Brayda Giocharella, Telecchio, Cassolo, Callegari, Bertuzzi, Cavarelli, Freddezza, S.Ambrogio di Piancasale e Piancasale, Arelli
  • Coli con l'Eremo della Spelonca di S.Michele, S. Agostino, Rosso o Rossopiana, Barche, Costiere, Porcile-S. Cecilia, Peli, Barberino, Pradella, Gavi, Scabbiazza (Cella di Barberino e Oracolo di S. Anastasio), Caminata Boselli, Costa Caminata, Forno di Sotto e Forno di Sopra, Macerato, Aglio, Nicelli
  • Corte Brugnatella, Carana, Rossarola, Brugnello, Marsaglia vecchia, Poggio Villeri e Villeri, Montarsolo, Pieve di Montarsolo (Pieve di S. Giacomo o oracolo), Lago, Castelletto o Castel del Lago, Confiente, Casaldrino (Casale Rodolino), Sanguineto, Ozzola, Metteglia

Val Trebbia, Aveto e Nure[modifica | modifica wikitesto]

  • Val Trebbia, Calendasco, Cotrebbia e Terre Sancti Martini, Gragnano Trebbiense, Casaliggio, Rivergaro, Ancarano, Rallio, Zucconi, Piozzano, Pomaro, Torresano, S.Gabriele, Traviano, Poviago, Val Luretta, Travo, Statto, Caverzago, Pietra Parcellara, S.Anna (ant. S.Michele) della Perduca, S. Andrea, S. Maria, Signano, Fellino, Fiorano, Mezzanello, Pigazzano, Bobbiano, Coni di Rallio, Denavolo, Chiosi, Stazzano, Quadrelli, Murlo, Scarniago, Viserano
  • Alta Val Trebbia: Cerignale, Ponte Organasco, Carisasca, Oneto, Cariseto, Selva, Rovereto, Ottone, Ottone soprano, Fabbrica, Losso, S.Agostino, Traschio, Ca', Toveraia, Croce, Rettagliata, Moglia, Artana, Orezzoli, Belnome, Zerba e la val Boreca
  • Alta Val Trebbia genovese: Torriglia, Scoffera, Abbazia di Patrania e Monastero di S.Onorato, Propata, Rondanina, Montebruno, Rusca, Fontanigorda, Fascia, Rovegno, Garbarino, Loco, Gorreto
  • Val d'Aveto, Ferriere, Ciregna, Castello, Brugneto, Noce, Casale (Remisso), Salsominore, Cattaragna, Castagnola, Boschi-Ruffinati, Montecarevolo, Gambaro, Grondona, Cerreto, Pomarolo, Centenaro, Retorto, Canadello, S. Pietro in Valle di Nuceto, Rompeggio, Retorto, Pertuso , Selva, Casaldonato, Curletti, Alpe Longa, Solaro, Torrio, Ascona, M. Crociglia, M.Maggiorasca, M.Tomarlo, M.Chiodo
  • Val d'Aveto genovese: Santo Stefano d'Aveto, Alpepiana, Alpicella d'Aveto, Campomenoso, Pievetta (Pieve di S. Giovanni de Sexegnae), Amborzasco, Ascona, Brignole, Canale, Insula, Vicomezzano, Vicosoprano, Rezzoaglio, Parazzuolo, Villa Salto-Xalto, Casaleggio, Villa Sbarbaro, Villacella-Pietramartina, Isola Rotonda, Ventarola
  • Val Nure, Podenzano, Verano, Vigolzone, Chiulano, Mansano, Carmiano, Luzzano, Gropparello, Canianum con lo xenodochio, Bettola, Missano, Calenzano, Montecicioni, Farini, Valle, Mulino di Ulmu o di Cogno, Unghia, Groppallo, Duxio, C. dei Prenzali sul Sanadogo, Clapeto, Montereggio, Ferriere, Cassimorengo

Val Tidone[modifica | modifica wikitesto]

Oltrepò[modifica | modifica wikitesto]

  • Voghera, Oltrepò pavese, Torrazza Coste, Barbata Santa Giuletta, Redavalle, Casteggio, Barbada cum Solariolo e Memoriola e S. Maria di Mormorola di Borgoratto Mormorolo, Spariano di Bosnasco, Val Versa, Auliano (xenodochio S. Benedetto), Begolio, Luliatica e Vinzasco, Soriasco e Pizzofreddo di Santa Maria della Versa, Golferenzo, Volpara, Canevino, Rovescala
    • Valle Staffora, Massinigo Santa Margherita di Staffora
    • Staffora-Val Nizza-Val Tidone, Cecima, Trebbiano Ponte Nizza, Nizza (corte di S. Paolo in Nizza), Pratolungo, Casarasco, Cassano, Monte, S.Albano (di Bobbio) (corte di S. Albano in Candubrio) Val di Nizza, S.Ilario, Bozzola, Casa de' Fabiani, Molino d'Alberto, Rio Torbida, S. Agata Valverde, Rossone, San Silverio, Rivaroli, S. Severo e Silvano, Tovazza (corte), Pradelle, Perducco (corte di S. Antonino), S. Paolo di Sarturiano Zavattarello, Montelungo e S.Maria di Montelungo, Pometo, Ponte Peduculosum, Torre degli Alberi Ruino
    • Alta Val Staffora, Bosmenso, Castano, Cavagnolo, Ranzi e S. Matteo di Ranzi, Monteforte, Bognassi, Cagnano (xenodochio di S. Martino, corte e mulino), Canianum, Carro, Linaro, Cagnarello, Sagliano (corte e mulino) Varzi, S.Pietro, Casasco, Polinago o Pornago, Cella (di Bobbio), Carpeneto, Monte Martino o Montemartino, Monte Zucchello, Vigomarito o Vicomarito, Campolungo, Cadalenci Menconico, Livello o Livelli Bagnaria
    • Alta Val Staffora-Val Trebbia pavese-Avagnone, Brallo di Pregola, Pregola (Corte di S. Agata), Barostro, Campo del Prete o Casa del Campo, Corbesassi, Someglio, Ponti, Pratolungo, Lama, Colleri ed il Colle di Arpeselle
    • Alta Val Tidone pavese, Montagna o Montana, Totonenzo o Tatonenza, Valle, Rivarolo, Grazi Romagnese

Alessandrino, Tortona, Val Borbera, Val Curone[modifica | modifica wikitesto]

Lungo la Via degli Abati e la Via dei Monasteri regi[modifica | modifica wikitesto]

Piacenza, pianura piacentina e dintorni[modifica | modifica wikitesto]

Parma, pianura e Valli del Ceno e Taro[modifica | modifica wikitesto]

Genova ed il Levante ligure[modifica | modifica wikitesto]

Feudi sparsi del centro-nord d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Sono indicati sia città o comuni con un monastero colombaniano all'interno del paese con possedimenti limitrofi esterni o monasteri esterni con un territorio coltivato.

Priorato di Bardolino[modifica | modifica wikitesto]

Autonomo ma dipendente dall'Abate di Bobbio vi era il vasto e ricco Priorato di Bardolino, con il territorio del lago di Garda, dei fiumi Adige, Mincio e la zona della Valpolicella, oggi sotto tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino).

L'elenco di vari monasteri e celle monastiche è notevole, possiamo citare fra i maggiori: Bardolino, Pastrengo, Lazise, Garda con i vicini monasteri di Rivalta, Santa Sofia e San Pietro Incariano, e Priviniano (vicino al fiume Adige), Costermano con i monasteri di Marciaga e Castion, Torri del Benaco con il monastero di Albisano, San Zeno di Montagna, Pesina, Avio, Rovereto, Trambileno con l'Eremo di San Colombano, Il Monastero di Venzano vicino Trento, Riva del Garda, Toscolano Maderno, Salò ed il vicino Monastero di Solarolo, Peschiera del Garda, Sirmione, Leno, Castel d'Azzano, Porto Mantovano (con possedimenti terrieri e diritti sulla navigazione fluviale sul Po), Mantova e Riva di Suzzara.

Il Monastero di San Colombano in Bardolino gestito autonomamente dai monaci colombaniani gestisce numerosi poderi coltivati e molti vengono dati in affitto ala popolazione locale, che ogni anno il 23 novembre (ricorrenza del santo irlandese) versa all'abbazia madre un fitto.

Il monastero era famoso inoltre per la conciatura delle pelli, per la cui lavorazione usava lo scotano o Rhus cotinus, un arbusto che veniva raccolto e ridotto in polvere.

Un quarto del raccolto veniva inviato all'Abbazia di Bobbio, ricevendo in cambio libri e codici per la biblioteca del monastero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia - Tabella I dei possedimenti in Italia - Pag 16a
  2. ^ Eleonora Destefanis Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale - Carte di distribuzione Fig. 44-44a-44b - Pag 67-70
  3. ^ Valeria Polonio Felloni, Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia, Genova 1962, pp. 136 (Fonti e studi di storia ecclesiastica, II) - Tabella II dei possedimenti limitrofi - Pag 33
  4. ^ Alessandro Schiavi, Il monastero di Bobbio e il paesaggio delle Curtes dell'Oltrepò Pavese nei secoli IX-X - Archivum Bobiense n. 21, Bobbio 1999 - Pag 151-191
  5. ^ Giacomo Coperchini, Le Terre di S. Colombano: La Valle in qua situm est Monasterium ed il Monastero Sancti Pauli de Mediana - Articoli in Archivum Bobiense n. 22 e 23, Bobbio 2000-2001
  6. ^ Arte & Fede
  7. ^ Arte & Fede

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Catholic Encyclopedia, Volume II. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1907. Remy Lafort, S.T.D.
  • C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Vol. I - Fonti per la Storia d'Italia - VOLUME I - n.52, Roma 1918
  • C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Vol. II - Fonti per la Storia d'Italia - VOLUME II - n.53, Roma 1918
  • C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Vol. III [collegamento interrotto] - Fonti per la Storia d'Italia - VOLUME III - n.54, Roma 1918
  • C. Cipolla, Documenti per la storia del priorato di S. Colombano di Bardolino prima della sua trasformazione in commenda (secolo IX-XV) - In: Atti e memorie, Verona 1904
  • Anselmo M. Tommasini, I Santi irlandesi in Italia, Società editrice Vita e Pensiero - Tipografia Pontificia ed Arcivescovile S. Giuseppe, Milano 1932
  • A. Maestri, Il culto di San Colombano in Italia, in "Archivio storico di Lodi", 1939 e segg.
  • San Colombano e la sua opera in Italia, atti del convegno storico colombaniano (Bobbio, 1-2 settembre 1951) a cura della Deputazione di storia patria per le Prov. Parmensi - Sezione di Piacenza, Bobbio 1953.
  • Eleonora Destefanis, Il Monastero di Bobbio in Eta Altomedievale - Hardcover, All'insegna del giglio, Firenze 2002 - ISBN 88-7814-207-7
  • Eleonora Destefanis, La Diocesi di Piacenza e il monastero di Bobbio, Spoleto 2008, pp. VIII-356, ill - ISBN 978-88-7988-933-9
  • Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia, Genova 1962, pp. 136 (Fonti e studi di storia ecclesiastica, II)
  • Valeria Polonio Felloni Il monachesimo nel Medioevo italico, in G. M. Cantarella - V. Polonio - R. Rusconi, Chiesa, chiese, movimenti religiosi, Roma-Bari 2001 (Manuali Laterza 149), pp. 81–187.
  • Valeria Polonio Felloni Colombano europeo?, in San Colombano e l'Europa, a cura di L. Valle - P. Pulina, Como - Pavia 2001 (Ibis, Minimalia), pp. 137–148.
  • Valeria Polonio, Tra universalismo e localismo: costruzione di un sistema, in Il cammino della Chiesa genovese dalle origini ai nostri giorni, a cura di D.Puncuh, Genova 1999.
  • Osvaldo Garbarino Monaci, milites e coloni: materiali scritti e costruiti per una storia del Tigullio altomedioevale, Edizioni De Ferrari, Genova [2000], 316 p. ill.
  • Osvaldo Garbarino Il problema storico dell'Alpe Adra e dei suoi confini, secondo la tesi del diploma interpolato, in:I Quaderni di Ivo, II, nº 2, 1998.
  • A. Ferretto I primordi e lo sviluppo del Cristianesimo in Liguria e in particolare a Genova, in: Atti della Società Ligure di Storia Patria, XXXIX, 1907.
  • M.Chiappe Il Tigullio e il suo entroterra nell'Alto Medioevo: i distretti bizantino-longobardi di Lavagna, Sestri e Bargagli , Lavagna 1996.
  • Alessandro Zironi Il monastero longobardo di Bobbio. Crocevia di uomini, manoscritti e culture, Spoleto 2004, pp. VI-208 - ISBN 88-7988-090-X
  • Andrea Piazza, Monastero e vescovado di Bobbio (dalla fine del X agli inizi del XIII secolo), Centro italiano di studi sull'alto medioevo, Spoleto 1997 (Testi, studi, strumenti), pp. VI-190 - ISBN 88-7988-382-8
  • ATTI DEL 4° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI STUDIO SULL'ALTO MEDIOEVO: «PAVIA CAPITALE DI REGNO» (Pavia - Scaldasole - Monza - Bobbio, 10-14 settembre 1967), Spoleto 1969, pp. 550, tavv. f.t. 146.
  • A. Piazza, Le carte medievali di San Colombano di Bobbio presso l'Archivio di Stato di Torino, in "Studi di storia medioevale e di diplomatica", Edizioni New Press, Como, 12-13 (1992-1993), pp. 163–188.
  • A. Piazza, Gli studi bobbiesi di Carlo Cipolla, in Carlo Cipolla e la storiografia italiana fra Otto e Novecento. Atti del convegno di studio (Verona, 23-24 novembre 1991), Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, Verona 1994, pp. 185–202.
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  • A. Piazza, Memoria documentaria e amministrazione di un patrimonio eccentrico: i beni di San Colombano di Bardolino nel XII secolo, in "Archivum Bobiense", Editrice degli A.S.B., Bobbio, XVIII-XIX (1996/1997), pp. 55–69; edito pure in Il priorato di San Colombano di Bardolino e la presenza monastica nella Gardesana Orientale. Atti del Convegno (Bardolino 26-27 ottobre 1996), Centro Studi per il Territorio Benacense, Caselle di Sommacampagna 1997, pp. 31–38 = "Il Garda. L'ambiente, l'uomo", 13 (1997).
  • A. Piazza, Identità territoriali di un'area di tradizione monastica: l'Appennino bobbiese tra X e XIII secolo, di prossima pubblicazione in un volume curato dal prof. R. Greci.
  • A. Piazza, Il monastero di San Colombano di Bobbio dall'abate Gerberto all'"abbas et episcopus" Pietroaldo. Relazione al Congresso internazionale: Gerberto d'Aurillac da abate di Bobbio a papa dell'anno 1000 (Bobbio, 28-30 settembre 2000): di prossima pubblicazione negli Atti del Congresso.
  • Renato Stopani Prima della Francigena: itinerari romei nel Regnum Langobardorum, Ed. Le lettere, Firenze 2000
  • Michele Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi 1983
  • Michele Tosi Storia di Bobbio - Archivi Storici Bobiensi
  • Michele Tosi Bobbio e la valle del Trebbia, in Storia di Piacenza. Dalle origini all'anno mille - Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, Piacenza 1990
  • Michele Tosi I monaci colombabiani del sec. VII portano un rinnovamento agricolo-religioso nella fascia litorale ligure, in: Archivum Bobiense, XIV-XV, 1992-93
  • P. Coletto G.L. Olmi Bobbio ritratto di una città - Edizioni La Trebbia, Bobbio 2002
  • Vittorio Pasquali La Provincia di Bobbio Post napoleonica - Descrizione del territorio e dell'economia nell'anno 1814 - (Archivi di Stato di Torino: "Quadro del circondario di Bobbio", mazzo 44) - Mappa della Contea di Bobbio - Ed. Amici di San Colombano, Bobbio 2004
  • A. Attolini Il monastero di San Colombano in Bobbio – ed. Mucchi
  • Bruna Boccaccia Bobbio Città d'Europa - Ed. Pontegobbo 2000 ISBN 88-86754-33-7
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo
  • Gregorio Penco Storia del monachesimo in Italia: dalle origini alla fine del Medioevo Ed. Jaca Book 1983
  • Archivum Bobiense Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008). Bobbio
  • C. Artocchini Castelli piacentini - TEP, Piacenza 1983
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo, 2007 ISBN 88-86754-38-8
  • Paolo Gulisano, Colombano: un santo per l'Europa, Milano 2007. ISBN 978-88-514-0472-7
  • San Colombano abate d'Europa, a cura di Paolo Gulisano, Adolfo Morganti, Mauro Steffenini; fotografie di Manuela Ravanello, Luisa Vassallo, Castel Bolognese 2007. ISBN 978-88-526-0152-1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]