Festa di sant'Alfio a Lentini

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Festeggiamenti in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino
Festa di Sant'Alfio - Lentini (SR).png
Tiporeligiosa locale
PeriodoDal 9 all'11 maggio; 2 settembre
Celebrata aLentini (SR), San Fratello (ME), Sant'Alfio (CT), Scifì (frazione di Forza d'Agrò, ME), Trecastagni (CT), Vaste (frazione di Poggiardo, LE), Australia e Stati Uniti d'America
ReligioneCattolicesimo
Oggetto della ricorrenzaMartirio dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino; rientro delle loro spoglie
Tradizioni religioseI Nuri, a Via, offerta della cera, processioni
Tradizioni profaneLuminarie, cerei, altre
Tradizioni culinariearancini, gelati, crispelle

La festa di Sant'Alfio o meglio i festeggiamenti in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino sono la più importante festa religiosa della città di Lentini, la quale celebra i suoi Santi Patroni tutelari. Si svolgono tutti gli anni il 9-10-11 maggio e il 2 settembre (data che ricorre il rientro delle Sacre Reliquie dei Tre Fratelli in città, nel 1517). Sant'Alfio è considerato il Patrono dei muti.

Agiografia dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino[modifica | modifica wikitesto]

Simulacri dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino all'interno della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant'Alfio - Lentini (SR)
Interno del Santuario Diocesano dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino - Lentini (SR)
Carcere (o Grotta) dei Tre Santi - Lentini (SR)

«[...] La seconda glorificazione di Leontini è tutta permeata dalla luce cristiana. Dopo l'arrivo a Leontini dei Tre Santi Fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino e del loro Martirio per Cristo, migliaia di Martiri seguirono il loro esempio»

(Leontini: antica, medioevale, moderna, 1979 - Bonfiglio Antonino da Lentini)

In Puglia, terra in cui il Cristianesimo ebbe una larga diffusione sin dai primi secoli dopo Cristo, vi è un piccolo borgo di poche migliaia di abitanti: si tratta di Vaste (frazione di Poggiardo, in Provincia di Lecce), antichissimo centro sotto la dominazione greca e poi romana, che in un tempo assai remoto godette di grande fama. Qui nella Città dei Prefetti, nel III secolo, nacquero i Tre Fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino. Dai nobili natali, discendevano da Benedetta di Locuste e dal Principe Vitale (o Vitalio), padre di quattro figli (la primogenita fu madre del martire Erasmo). Entrambi i genitori furono barbaramente martirizzati. I Tre Fanciulli vennero educati dapprima da Evodio da Bisanzio e, successivamente, dal Sacerdote cristiano Onesimo.

I loro nomi, le cui radici presentano eminentemente una derivazione ellenistica, evidenziano tre significati ben precisi: Alfio (di carnagione chiara), Filadelfo (amico del fratello), Cirino (piccolo signore).

Nel 250 l'Imperatore Treboniano Gallo, succeduto a Gaio Messio Quinto Traiano Decio, emanò un editto in cui si esigeva che ogni persona sospettata di Cristianesimo offrisse incenso ad una qualsiasi divinità romana, Imperatore compreso. La validità di questo editto venne estesa su tutto il territorio romano, colpendo indifferentemente i membri delle diverse comunità cristiane, i loro beni e la loro fede. Nel 251 il Prefetto Nigellione ordinò che tutti i cristiani di Vaste fossero condotti al suo cospetto. Furono arrestati molti individui fra cui i Santi Fratelli e questi ultimi, dopo esser stati interrogati, vennero condotti a Roma - ove furono rinchiusi nel Carcere Mamertino ai piedi del Campidoglio, per mano del Prefetto Licinio - e successivamente a Pozzuoli dal Prefetto Diomede, famoso per la rapidità delle sue sentenze. Qui, dopo vari interrogatori, il tiranno ordinò l’uccisione di Onesimo e la decapitazione di Erasmo insieme con altri tredici compagni. Diomede tentò qualsiasi lusinga per far distogliere dalla loro fede i Tre Fratelli, ma non riuscì nel suo intento. Alfio, Filadelfo e Cirino quindi, essendo di nobile famiglia, furono risparmiati ed inviati in Sicilia.[1]

Il 25 agosto del 252 giunsero a Taormina da Tertullo, giovane patrizio romano e Preside dell'isola, che aveva acquistato la fama di funzionario integerrimo ed autoritario. Costui li accolse nel suo maestoso palazzo per interrogarli, ma non riuscendo a scostarli dal loro credo li affidò ai soldati capitanati da Mercurio. Furono quindi inviati a Lentini, ove trovarono la morte. Durante il tragitto, il gruppo costeggiò l'Etna e si fermò dove in seguito nacquero i paesi di Sant'Alfio e Trecastagni[2] («Tres Casti Agni» / trad: «Tre Casti Agnelli»). Verso la fine di Agosto, di sera, giunsero a Catania e furono rinchiusi in una prigione (ancora oggi è indicata con la scritta «Sanctorum Martyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer») che ai giorni nostri si trova in una cripta sotto la Chiesa dell'Immacolata Concezione della Beata Maria Vergine ai Minoritelli, di fronte l'attuale Presidio Ospedaliero Santa Marta. Lì è possibile ammirare una lapide in marmo e un quadro. All'alba vennero avviati a Lentini e attraversarono il fiume Simeto ch'era in piena. Vi furono spinti da otto soldati fanatici pagani; i tre fratelli lo passarono incolumi, mentre gli otto soldati che li avevano spinti e seguiti annegarono. Il 2/3 settembre del 252 giunsero finalmente a Lentini, nella contrada che anche oggi è denominata Palmiere: la città si presentava per l'appunto ricca di palme, ulivi, viti, fiorente d'ogni verdura e di fiori. Marco Tullio Cicerone la definì il «granaio di Roma». Entrando in città, i Tre Giovani liberarono un bambino ebreo - indemoniato ed ammalato - figlio del Rabbino Samuele. Un’altra leggenda, ancora, narra che quando i Tre Fratelli originari di Vaste giunsero a Lentini la trovarono appestata, per poi miracolarla e liberarla dalla peste. Vennero quindi affidati al Ministro Alessandro (vicario di Tertullo) che, dopo vari interrogatori, li condusse infine nelle carceri del luogo.

Vivevano in città due giovani contesse, di nome Tecla e Giustina, cugine tra loro nonché ricche proprietarie terriere. Tecla - cugina di Alessandro - da oltre sei anni soffriva di un’irreversibile paralisi alle gambe; Giustina invece era cieca in un occhio. Nessun medico era mai riuscito nell'impresa di guarirle. Venendo a conoscenza dei prodigi che - durante il tragitto da Roma a Lentini - avevano accompagnato i tre fratelli, Tecla formulò la richiesta rivolta al cugino di voler conoscere quei giovani per implorare, mediante la loro intercessione, una miracolosa e tanto sperata guarigione. Richiesta che venne esaudita da Alessandro, con suo grande rischio, in uno dei giorni di assenza del Preside. Il vicario di Tertullo, successivamente, si convertirà al Cristianesimo e si farà battezzare con il nome di Neofito da Agatone, per poi diventare il primo Vescovo di Lentini. Egli condusse i Tre Giovinetti da Tecla e quest'ultima, con animo ricolmo di speranza, chiese loro di intercedere con preghiere rivolte alla sua salute. I Tre Fratelli rimasero commossi alla vista di quella giovane immobilizzata sul letto e le promisero che avrebbero pregato per lei. Durante la stessa notte le sarebbe comparso in sogno l'Apostolo Andrea il quale, segnatala con un segno di croce, le assicurò che sarebbe guarita grazie all'intercessione di quei Giovani incarcerati da Tertullo. Il mattino seguente, trovandosi miracolosamente guarita, decise di recarsi al carcere per ringraziare i Tre Giovinetti con l'aiuto di Alessandro, visibilmente sbigottito. Anche Giustina fu guarita. Da quel giorno Tecla continuò a visitarli segretamente insieme alla cugina per assisterli, confortarli e portar loro dei viveri con cui rifocillarsi nelle notti di miseria e solitudine.

Tuttavia la sua opera durò poco giacché Tertullo, arresosi di fronte alla loro inflessibile fede, emanò la sua inappellabile sentenza. La sterminata piazza di Lentini era gremita di folla, in attesa di un grande evento storico: dopo averli fatti girare ammanettati e frustati per le vie della città, esposti nudi e scalzi allo scherno del popolo inferocito ed urlante, ad Alfio venne strappata la lingua, Filadelfo bruciato su di una graticola e Cirino, nondimeno, gettato in una caldaia di pece bollente. Era il 10 maggio del 253. Alfio aveva ventidue anni e sette mesi, Filadelfo ventuno, Cirino diciannove e otto mesi.

Nel mentre Tertullo fece arrestare e martirizzare due giovani lentinesi presenti al sacrificio, Cleonico e Stratonico, poiché osarono inveire contro il tiranno accusandolo di crudeltà. Su ordine del Preside dell’isola, i corpi martirizzati e privi di vita dei Tre Fratelli furono legati con funi e trascinati in una foresta (denominata Strobilio per la gran quantità di pini esistenti), per poi esser gettati in un pozzo secco vicino la dimora della nobile Tecla. Nella notte tra il 10 e l'11 maggio, accompagnata da Giustina e da undici servi cristiani tra cui cinque donne, estrasse i loro corpi conferendone una dignitosa sepoltura sfruttando una piccola grotta nelle immediate vicinanze. Nel 261, in quel luogo ormai sacro, fu eretto un maestoso tempio in onore ai Santi Martiri originari di Vaste. Ancora oggi è possibile osservare il luogo della sepoltura all'interno della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant'Alfio di Lentini. La breve vita terrena dei Tre Santi si concluse, dunque, in modo tragico. Essi vennero però a costituire il seme della Chiesa leontina, che ebbe il privilegio d'esser elevata a sede vescovile sino al 790.

Documenti e fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

«Οἱ ῞Αγιοι Μάρτυρες ᾿Αλφειός, Κυπρίνος καί Φιλάδελφος ἦσαν ἀδελφοί, υἱοί τοῦ ἄρχοντος τῶν Πρεφεκτῶν Βιταλίου, καί κατάγονταν ἀπό τή χώρα τῶν Βασκάνων τῆς νότιας ᾿Ιταλίας [...]»

(Codice Vat. Gr. 1591 - Passio sui Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, manoscritto redatto dal Monaco Basilio nel 964)

«I Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino erano fratelli, figli di Vitalio comandante dei Prefetti, e provenivano dalla terra dei Baschi - antica definizione per indicare la città di Vaste - dell'Italia Meridionale [...]»

(Codice Vat. Gr. 1591 - Passio sui Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, manoscritto redatto dal Monaco Basilio nel 964)

Le notizie che possediamo sulla vita e sul martirio dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino, il cui culto è molto diffuso in quasi tutta la Sicilia Orientale fin dall'Alto Medioevo, sono contenute in un documento che gli storici e gli studiosi fanno risalire al 24 dicembre del 964: si tratta di una lunga e minuziosa narrazione scritta da un Monaco (certamente italogreco) di nome Basilio, con verosimiglianza a Lentini, come si evince dalla precisa indicazione dei luoghi, delle tradizioni e dei costumi della comunità ivi esistente. Il manoscritto contiene due tra i testi più fantasiosi della letteratura agiografica siciliana: la Vita di San Pancrazio (primo Vescovo di Taormina) e, appunto, la Passio sui Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino. Al termine il volume si chiude con questo periodo, tradotto dal greco: «Con l'aiuto di Dio venne a fine il libro dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino, scritto per mano del Monaco Basilio». Il prezioso documento è oggi conservato presso la Biblioteca Vaticana, segnato col numero 1591, proveniente dal Monastero di Grottaferrata nei pressi di Roma.

Nel corso dei secoli, l'antico testo (denominato altresì Codice di Grottaferrata) è divenuto la fonte ispiratrice a cui attingere per un ingente numero di volumi. In particolar modo, si ricordano:

  • L’opera dal titolo Martyrium Sanctorum Trium Fratrum Alphii, Philadelphi et Cyrini, edita a Palermo il 5 aprile 1522 dal tipografo palermitano Antonio Mayda e custodita presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana Alberto Bombace nel medesimo capoluogo dell'isola, redatta dal latinista, grecista e poeta lentinese Silvestro Sigonio (o Sigona)
  • Il Tomo Primo dell’opera dal titolo Vitae Sanctorum Siculorum ex antiquis Graecis Latinisque monumentis, pubblicata postuma a Palermo nel 1657, redatta dal gesuita e storico siracusano Ottavio Gaetani
  • Il Tomo Secondo dell’opera dal titolo Acta Sanctorum Maii, collecta, digesta, illustrata, redatta nel 1680 dai gesuiti e storici belgi Godefridus Henschenius (Godfrey Henschen) e Danielus Papebrochius (Daniel Papebroch): quest'ultimo, peraltro, fornì un grande supporto nella risoluzione della questione concernente l'esatta provenienza dei Tre Fratelli, per secoli ritenuta da alcuni Guascogna (un territorio appartenente all’odierna Regione dell'Occitania, in Francia) piuttosto che la città salentina di Vaste a causa di un grossolano errore di traduzione dei testi antichi diffusasi nel tempo, fortunatamente superato
  • L’opera dal titolo Istoria de’ SS. MM. Alfio, Filadelfo e Cirino fratelli e lor compagni, edita a Catania nel 1691 e custodita presso la Biblioteca Regionale Universitaria Giambattista Caruso nel medesimo capoluogo etneo, redatta dal gesuita e storico lentinese Filadelfo Mauro

Le narrazioni agiografiche legate ai Santi Martiri nonché a Lentini, ancora, vengono menzionate nelle numerose edizioni del celebre Martyrologium Romanum, ad novam kalendarii rationem, et ecclesiasticae historiae veritatem restitutum della Chiesa Cattolica, redatto dal Cardinale e storico italiano Cesare Baronio. Da alcuni passaggi tratti dal volume dal titolo Terrone e Polenta dello studioso Salvatore Brancato, infine, si riportano delle informazioni sull'esistenza di una Basilica dedicata a Santa Tecla, venuta alla luce diversi anni fa sotto il sagrato del Duomo di Milano. Nel suo sermone 77, infatti, Sant'Ambrogio (Vescovo milanese) fa riferimento ai Santi Alfio, Filadelfo e Cirino. Probabilmente, visti e considerati l'elogio che Sant'Ambrogio ha dedicato ai Tre Fratelli originari di Vaste - che certamente conosceva - nonché il periodo di realizzazione della Basilica, quest'ultima potrebbe proprio ricondurre alla Tecla leontina, giovane donna di nobile famiglia e ricca proprietaria.

Festività e riti[modifica | modifica wikitesto]

Busto Reliquiario di San Cirino (o, più semplicemente, Reliquia) contenente il cuore di Sant'Alfio - Lentini (SR)
Festa di Sant'Alfio, 10 Maggio 1909/1910 - Lentini (SR)
I Nuri durante il Giro Santo (A Via) - Lentini (SR)

«Agghiamamulu a Sant'Affiu! Sant'Affiu!»

(Invocazione popolare lentinese)

«Prima Diu e i Santi Mattri! Mattri Santi!»

(Invocazione popolare lentinese)

All'alba del 1º maggio, in una Lentini adornata dal profumo di zagara e contornata dal cinguettio delle rondini, nella loggia campanaria dell’Ex Cattedrale dedicata a Santa Maria la Cava e Sant'Alfio i rintocchi della più piccola tra le campane (ribattezzata la Nona) precedono il suono delle restanti principali. Nello stesso istante, i primi spari dei mortaretti provenienti dal Cimitero simboleggiano un’antica e lieta tradizione: i defunti, infatti, ricorderebbero ai vivi che i Festeggiamenti in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino sono ormai imminenti. I successivi spari - provenienti da Piazza Duomo - avverranno regolarmente ogni giorno alle ore 7:00, 8:00, 9:00, 11:00 e 17:00. I successivi spari - provenienti da Piazza Duomo - avverranno regolarmente ogni giorno alle ore 7:00, 8:00, 9:00, 11:00 e 17:00. Nella notte che precede il mese di maggio, un tempo dedicato alle feste di Ercole che nei campi leontini sconfisse il Leone di Nemea, nell'Ex Cattedrale si è provveduti ad allestire u paraturi ed a preparare l'altare papale antistante il Sepolcro dei Tre Fratelli. Contemporaneamente, le bande musicali percorrono le vie cittadine per annunciare a tutti l'arrivo della Festa. Dal 1° al 9 maggio, il cerimoniale prevede la Novena in Chiesa Madre alle ore 11:00 ed alle ore 17:00; alle ore 20:00, invece, viene celebrata la Novena solenne presso la Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana) eretta nel luogo in cui i Tre Fratelli subirono il martirio. Nel frattempo, presso il Carcere (o Grotta) dei Tre Santi, sita in Via Paradiso, viene allestita la scena del martirio. Nella cappella che custodisce il Fercolo di Sant'Alfio si lucidano gli argenti e si provano le luci. Le strade si riempiono di bancarelle, vengono allestite le luminarie. Nella Chiesa della Campana si prepara il Busto Reliquiario di San Cirino (o, più semplicemente, Reliquia) contenente il cuore di Sant'Alfio. L’8 maggio, a partire dal 1999, si svolge una rappresentazione vivente.

Alle ore 20:00 del 9 maggio si apre il portone principale della Chiesa Madre. Una volta schiuso, fuoriesce il Capitolo dell'Ex Cattedrale con gli anziani della Confraternita che indossano la gualdrappa di velluto nero lucido. Seguono quindi i chierichetti, i canonici, il Comitato dei Festeggiamenti (già Deputazione), i Devoti Spingitori, i Labor Non Honor, gli scout e la banda musicale. Il corteo passa davanti al Municipio, dov'è issato il gonfalone della Città. Si giunge alla Chiesa della Campana imboccando Via Regina Margherita, Piazza Oberdan e Via San Francesco d'Assisi. Breve sosta davanti alla piccola Chiesa (nel luogo in cui si ipotizza fosse ubicata l’antica Cattedrale di Lentini dedicata a Santa Maria la Cava, distrutta dal terremoto del 1693), scampanio e fuochi d'artificio alle ore 21:00. La Festa ha ufficialmente inizio. Il corteo si spinge fino alla Chiesa della Fontana, risale via Lisso fino a Piazza Oberdan e, di nuovo, Piazza Umberto e Piazza Duomo tra la folla festante. Qui in piazza avviene u iocu focu del 9 Maggio alle ore 23:00, uno dei momenti culminanti della Festa: lo spettacolo dei fuochi d'artificio, il primo fra le tre serate. Il Busto Reliquiario rientra in Chiesa Madre: tutto è pronto per l'atteso momento successivo. I Devoti Spingitori si riuniscono davanti all'Ex Cattedrale. All'1:00 del 10 maggio si ha il rintocco della campana dell'orologio, lo scampanio del campanone principale, lo sparo di botti e l'apertura delle porte dell'Ex Cattedrale. I Devoti Spingitori gridano alcune invocazioni come «Agghiamamulu a Sant'Affiu!», «Agghiamamulu 'ccu tuttu u cori a Sant'Affiu!» o «Prima Diu e poi li Santi!» e la folla rispettivamente risponde con «Sant'Affiu!» o «Mattri Santi!». Inizia, a questo punto, uno dei momenti più suggestivi: i Nuri che percorrono il Giro Santo (a Via). Uomini a torso nudo, scalzi, che indossano solo un paio di calzoni bianchi corti e un nastro rosso, che tengono una mano dietro la schiena e nell'altra un cero o un mazzo di fiori. Corrono per le strade di Lentini ricordando il giro che compirono i Santi Martiri, tra le atroci sofferenze, per l'antica cinta muraria della città. Dietro a loro sopraggiungono anche le donne, scalze. Una corsa e un cammino silenziosi, tra due ali di folla ammutolita.[3]

Alle ore 9:00 del mattino seguente, nell'altare eretto sulle tombe dei Tre Fratelli all'interno della Chiesa Madre, i sacerdoti celebrano la Santa Messa. La gente si riunisce in Piazza Umberto con indosso i vestiti migliori («i robbi di Sant'Affiu»). Dalla porta laterale della Chiesa Madre, in Via Garibaldi, esce portato a spalla dai Canonici lo scrigno con le Reliquie dei Tre Santi Alfio, Filadelfo e Cirino. Lo scrigno viene poggiato sul Fercolo di Sant'Alfio, ormai giunto davanti alla porta dell’Ex Cattedrale: è «a nisciuta do Santu», sono le 10:00 in punto del mattino. Tripudio di fuochi d'artificio. Il corteo esce dal sagrato: tempietto argenteo del Santo e dietro i chierici, i Cavalieri del Santo Sepolcro con l'antica divisa (mantello bianco crociato di rosso) e le loro Dame, le associazioni cattoliche, i canonici, il Comitato dei Festeggiamenti, i Devoti Spingitori, i Labor Non Honor, gli scout e la banda musicale. Il Sindaco e la Giunta Comunale si aggiungono alla processione quando quest’ultimo giunge davanti a Palazzo Scammacca, sede del Comune di Lentini. La folla dona alla Vara fiori, ceri, nastri, banconote; i bambini sono avvicinati alla statua e simbolicamente donati al Santo. Il corteo effettua il Giro d'onore in Piazza Umberto, poi continua per le strade principali della città. Alcuni dei momenti più salienti del percorso della Vara di Sant'Alfio nella giornata del 10 maggio sono - a partire dal 2019 - l’incontro con la statua di Santa Tecla Vergine nei pressi dell'icona dedicata ai Santi Martiri sita nell'antica Contrada Palmiere (oggi in Via Etnea, sul versante della località che in memoria dei Tre Fratelli prende il nome di Santuzzi, Carlentini), l'arrivo nel quartiere Quartarari, la salita presso la Chiesa di Santa Croce (Agghianata ra Santa Cruci) nel quartiere Sopra Fiera (Supra Fera) e, infine, l’arrivo presso l'Arco Trionfale (Potta Jaci), la porta dell'antica città sita in Piazza Oberdan. Dopo il fuoco dell'1:00 dell'11 maggio, il Fercolo va a riposare presso la Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana).

La mattina seguente l'Arcivescovo di Siracusa celebra il Solenne Pontificale in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino. Nel pomeriggio la Vara riprende il suo giro: l'antico quartiere San Paolo, l'omaggio della città al Fercolo di Sant’Alfio in Piazza Umberto, la Chiesa della Santissima Trinità e San Marziano. A notte fonda (o persino all'alba) lo sparo del mortaio e il suono delle campane: sono aperte le porte della Chiesa Madre. Si forma un corteo composto dal Capitolo dell'Ex Cattedrale e dal Sindaco, che risalgono Via Regina Margherita andando incontro al Fercolo di Sant'Alfio che termina il suo giro rientrando in Chiesa Madre. Nuovi boati e saluti da parte di folla e campane. «Si voli Diu, Sant’Affiuzzu, l’annu prossimu ni viremu».

I festeggiamenti in onore dei Santi Martiri a Lentini rientrano tra gli appuntamenti religiosi più importanti nel panorama italiano e e siciliano. Fede, folklore e tradizione qui si uniscono in una delle più emozionanti Feste dell'isola. I Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino - insieme con la Madonna - sono i Patroni tutelari della vetusta città di Lentini (Santa Tecla Vergine, invece, è la Compatrona) e il loro culto è presente in altre città nella penisola e nel mondo. Li Tri Santi vengono celebrati dal popolo lentinese, con amore e devozione, il 9-10-11 maggio nonché il 2 settembre (data che ricorre la traslazione delle Sacre Reliquie dei Tre Fratelli a Lentini, nel 1517).

La Chiesa leontina e la traslazione delle Reliquie nel 1517[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il martirio che i Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino subirono a Lentini il 10 maggio del 253, i loro corpi furono custoditi con grande devozione nella città medesima fino al 627 quando, a causa dell’invasione della Sicilia da parte dei Saraceni sbarcati a Mazara del Vallo, l’ultimo Vescovo Costantino nonché Abate del Monastero Basiliano di San Filippo di Fragalà (ubicato a Frazzanò), si rifugiò in quel luogo portando con sé le spoglie dei Tre Fratelli. Le varie vicende che seguirono si possono così riassumere: in seguito all'avanzare dei Musulmani, lo stesso Costantino trasferì le Sacre Reliquie nel Convento di Alunzio - sua città natale - nascondendole in alcune grotte sotterranee di cui si persero le tracce dopo la distruzione della stessa Alunzio da parte dei Saraceni.

A seguito dell'anno 1000 e della liberazione della Sicilia dai Saraceni per opera di Ruggero I di Sicilia, le spoglie dei Santi Martiri furono ritrovate nei pressi dell'antico insediamento greco di Apollonia durante la costruzione di San Fratello - errata traduzione dell'antica denominazione di San Frareau, che si riferiva in verità a San Filadelfio - racchiuse in delle casse ferrate insieme con gli atti del martirio e portate ai Basiliani di Fragalà che dettero una porzione dei resti di San Filadelfo alla nuova città. Intanto le Sacre Reliquie furono murate in una Chiesa accanto al Convento e, in seguito, se ne persero le tracce. Nel 1387 furono ritrovate durante i restauri della Chiesa suddetta, furono murate sotto un altare perdendosene ancora la memoria. Il 22 settembre del 1516 le Sacre Reliquie dei Tre Fratelli vennero nuovamente ritrovate ed esposte alla solenne venerazione dei fedeli dopo aver segato le tre calotte craniche che vennero donate al Monastero del Santissimo Salvatore di Messina ove risiedeva l'Archimandrita dei Basiliani.

Ben presto la notizia giunse a Catania e poi a Lentini, dove si decise di mandare cinque sacerdoti e un laico al Monastero Basiliano per sondare gli umori di quei monaci e, allo stesso tempo, per studiare la topografia del Convento nel caso si dovesse optare per un ricorso alla forza. La missione non ebbe, purtroppo, un esito felice: sulla loro richiesta i monaci non si pronunciarono apertamente, avallarono diritti e chiesero di sentire prima i loro superiori.

Al ritorno in Lentini, questa presa di posizione fu illustrata dagli sconfitti ambasciatori ai loro concittadini che, desiderosi di avere al più presto i resti mortali dei propri Martiri Protettori, votarono ad unanimità in assemblea di armare una spedizione per avere con la forza quello che non erano riusciti ad ottenere con la forza di quella legge naturale che dava loro il diritto al possesso delle Sacre Reliquie. Questa, al comando di Giovanni Musso, giunse sul far della notte del 29 agosto di fronte al Monastero di Fragalà. Dopo aver ripetutamente bussato, rassicurando i monaci delle loro intenzioni, i lentinesi - rivelatisi del tutto vani i tentativi di pacifico accesso - decisero d’irrompere con la forza. In breve entrarono nel cortile. Ai monaci, impauriti per quella brusca invasione di uomini armati, illustrarono ancora una volta il nobile scopo della loro missione, ossia ritornare in possesso delle Reliquie dei loro Santi Patroni; Reliquie che, alla fine, furono loro consegnate dall'Abate. Il 2 settembre del 1517, quindi, ottanta cavalieri entrarono al galoppo a Lentini accolti dagli applausi e portavano, sorretta da fra servo di Dio, la cassetta con le Reliquie dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino. Questa fu consegnata ai sacerdoti della città e, dopo una solenne processione, venne custodita nella Chiesa dedicata ai Santi Martiri.

Da quel momento le Sacre Reliquie si trovarono così suddivise:

Ma se il cittadino comune era stato soddisfatto nelle sue aspirazioni la Chiesa leontina, invece, non poteva chiudere questo capitolo della sua nobile storia con quell'atto di forza extra legem. Così mandò alcuni doni ai monaci di Fragalà e successivamente, tramite la brillante arringa di difesa di Don Costantino - inviato espressamente dal Senato lentinese in Vaticano - chiese ed ottenne dal Sommo Pontefice Leone X la conferma della titolarità del possesso delle Reliquie e la remissione di ogni censura.

Il 10 maggio 2020, con decreto dell'Arcivescovo Metropolita di Siracusa S.E. Mons. Salvatore Pappalardo, la Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana) - già dedicata a San Mercurio nonché luogo del martirio dei Tre Fratelli - è stata eretta a Santuario Diocesano dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino.

I Vescovi lentinesi fino al IX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Anzitutto è bene ricordare come la Chiesa leontina abbia riconosciuto la maternità divina della Vergine Maria prima del Concilio di Efeso del 431, il terzo Concilio ecumenico della Cristianità. In una Notitia Episcopatuum della fine del IX secolo, poi, Lentini figura al tredicesimo posto fra le sedi episcopali siciliane.[4] Non è raro tuttavia che sedi episcopali vacanti da tempo o soppresse apparissero ancora nelle liste episcopali redatte a Costantinopoli. Infatti, dopo la conquista araba della Sicilia, non sono più noti vescovi lentinesi e la diocesi probabilmente fu soppressa. In quanto antica sede di una cattedra vescovile, la Chiesa Madre Santa Maria la Cava e Sant’Alfio si fregia del titolo di Olim Cathedralis.

Negli ultimi decenni del XVIII secolo, in occasione della riorganizzazione delle sedi episcopali siciliane, furono avviati tentativi per ripristinare la diocesi di Lentini, che però non ebbero alcun seguito.

Dal 1968 Lentini è una sede vescovile titolare della Chiesa cattolica; l'attuale vescovo titolare è Marek Marczak, vescovo ausiliare di Łódź.

Cronotassi dei Vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • San Neofito † (metà circa del III secolo)
  • San Rodippo †
  • Crispo †
  • Teodosio Maratonide †
  • Feliciano †
  • Herodion †
  • Teodosio †
  • Crescenzio †
  • San Luciano I †
  • Alessandro †
  • Lucido † (prima del 602 - dopo il 603)
  • Luciano II † (menzionato nel 649)
  • Costantino † (prima del 785 - dopo il 787)

Cronotassi dei Vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

Inni ai Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino[modifica | modifica wikitesto]

Col passare del tempo, i cittadini di Lentini hanno elaborato una serie di inni in onore dei loro Santi Patroni Alfio, Filadelfo e Cirino. Attualmente, gli inni maggiormente conosciuti ed utilizzati sono due.

A Lentini di zagara adorna[modifica | modifica wikitesto]

Simulacri dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino all'interno dell'omonimo Santuario Diocesano - Lentini (SR)

Testo di Monsignor Salvatore Moschitto, musica di Don Paolo Leggeri

1. A Lentini di zagara adorna,

nella luce dei santi più bella,

il tuo sangue, cadendo, risorse

in fulgore di splendida stella.

Ritornello: O martire Sant'Alfio,

dammi l'ardente brama

del cielo e dell'amore,

dammi la forza indomita

di confessar la fé.

2. Tre fratelli di stirpe latina,

in quell'era di strage e tormenti,

dieder forti la vita novella,

per ardore di fede roventi.

Ritornello: O martire sant'Alfio…

3. In un'alba di maggio dorata

tre cherubini spiriti aleggianti,

sorvolando con strofe desiata,

tre corone riportano al cielo.

Ritornello: O martire Sant'Alfio…

4. Le corone che mai sulla terra

vengon spente dall'ira e dal sangue,

che dal mondo ne fanno una serra

di germogli, di gigli e di Santi.

Ritornello: O martire Sant'Alfio…

O Sant'Alfio glorioso[modifica | modifica wikitesto]

Testo di Don Giovanni Maria D'Asta

1. O Sant'Alfio glorioso

dal tuo trono eccelso in ciel

volgi il guardo tuo pietoso

sul tuo popol fedel.

Ritornello: Tutti noi concittadini

t'invochiamo con amor

o Sant'Alfio su Lentini

le tue grazie spargi ognor.

2. Tre fratelli giovinetti

Alfio Filadelfo e Ciro

per la fede nei lor petti

il martirio qui subiron.

Ritornello: Tutti noi concittadini

v'invochiamo con amor

o fratelli su Lentini

vostre grazie date ognor.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Fercolo di Sant'Alfio presso l'Arco Trionfale ("Potta Jaci") - Lentini (SR)

Attorno alle figure dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino in Lentini ruotano numerose leggende e credenze popolari che vengono trasmesse oralmente da padre in figlio. Alcune di esse trovano riscontro nelle documentazioni storiche, altre sono basate su testimonianze scritte dagli storici, altre ancora vengono semplicemente raccontate. Qui di seguito ne riportiamo alcune.

La leggenda del Simeto[modifica | modifica wikitesto]

Si narra che durante la persecuzione dei cristiani da parte dei romani i Tre Fratelli di Vaste, giunti ormai nei pressi di Lentini (e, più esattamente, al fiume Simeto), si trovarono nella necessità di doverlo attraversare avendo i soldati romani alle loro spalle: il Simeto era allora più grande e vorticoso di quanto sia oggi. I Tre Fratelli, non avendo alternative, si avventurarono in quelle acque turbinose ma invece di affondare vi camminarono sopra, mentre i soldati romani che volevano prenderli vi annegarono.

La leggenda del cavallo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Carcere (o Grotta) rupestre di Tertullo - a rutta di Ra Tattullu - in alto a destra è possibile vedere delle orme di zoccoli di cavallo, di cui non si sa ben spiegare l'origine. Alcuni dicono sia stato un cavallo alato, altri dicono si trattasse del cavallo di Tertullo che cadde dalla sommità della grotta. Altri, ancora, le attribuiscono al mito di Pegaso alato.

La leggenda della peste[modifica | modifica wikitesto]

Quando i Santi Martiri originari di Vaste giunsero a Lentini, la trovarono appestata. Riuscirono però a miracolarla, liberandola dalla peste. Oggi, nella Chiesa di San Francesco di Paola, a sinistra dell'altare, si trova un frammento di roccia che conserva le orme dei Tre Fratelli che sarebbero state lasciate nel momento in cui la città fu liberata dalla peste.

La leggenda dei pozzi[modifica | modifica wikitesto]

Quella dei pozzi è forse l'unica leggenda che si avvalga di elementi materiali che ne spieghino l'origine. Si racconta che, durante il martirio dei Tre Fratelli, la lingua mozzata di Sant'Alfio sia caduta a terra, compiendo tre balzi e scavando tre pozzi. Ancora oggi nella Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana), edificata sulle basi di un antico foro romano, è possibile vedere i tre pozzi nel luogo in cui avvenne il martirio. In occasione dei Festeggiamenti Patronali quello centrale viene aperto e l'acqua santa, contenuta al suo interno, miracolosamente si innalza di livello.

La leggenda del terremoto[modifica | modifica wikitesto]

Questa leggenda riguarda sempre la Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana), nel cui abside si trovano le statue lignee raffiguranti i Tre Fratelli. Si racconta che il 2 settembre del 1517, in occasione del ricordo della traslazione delle Sacre Reliquie, le statue vennero portate al di fuori della Chiesa. Nello stesso istante si abbatté su Lentini un violento terremoto, tanto che le statue dei Tre Santi vennero immediatamente riportate all'interno e il sisma cessò. Da allora non vennero più spostate.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Spilla del Comitato Festa Sant'Alfio - Lentini (SR)
  • Nella notte tra il 10 e l'11 maggio, il Fercolo di Sant'Alfio viene riposto all'interno della Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana), luogo del martirio, per riposare insieme ai suoi Fratelli.
  • Gli spari dei mortaretti che anticipano la festa e caratterizzano la Novena, dal 1° al 9 maggio, prevedono esattamente ventuno colpi: si ipotizza fosse il numero degli appartenenti all'antica Deputazione (oggi Comitato dei Festeggiamenti), un organo i cui membri venivano originariamente designati dal Comune - piuttosto che dall'entità ecclesiastica come avviene oggi - tra le nobili famiglie e le figure di spicco in città.
  • La statua in argento raffigurante Sant'Alfio seduto sul trono, come si può evincere dalla scritta riportata sulla parte posteriore della base quadrangolare della stessa, è stata realizzata nel 1754 per mano di due autori (padre e figlio) di Siracusa: «Placidus & Vincentius Pater & Filius Siracusani hoc Simulacrum costruxeant Anno 1754». La sedia in argento, invece, è stata donata dal Barone Giuseppe Luigi Beneventano nei primissimi anni del Novecento. Infine, per quanto concerne la costruzione del Fercolo (in particolar modo la parte superiore, ossia il tempietto argenteo), la realizzazione venne affidata nel luglio del 1852 all'argentiere di Catania dal nome Emanuele Puglisi: «Emanuele Puglisi lavorò, e disegnò, nel 1852». I lavori sarebbero durati almeno due anni. Ciò giustificherebbe, peraltro, le numerose somiglianze che intrecciano il Fercolo lentinese di Sant'Alfio con il Fercolo catanese di Sant'Agata.
  • Sant'Alfio è considerato il Patrono dei muti.

Festività in Italia[modifica | modifica wikitesto]

I Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino sono Patroni/Compatroni delle seguenti città italiane:

Sono venerati nelle seguenti città italiane:

Sono presenti delle significative testimonianze di fede nelle seguenti città italiane:

Festività nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Principali Simulacri venerati in Italia e nel mondo, raffiguranti i Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, San Vitalio e San Benedetta di Locuste, Santa Tecla Vergine

I Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino sono celebrati nelle seguenti città sparse per il mondo:

Sono presenti delle significative testimonianze di fede nelle seguenti città sparse per il mondo:

Luoghi di culto dedicati[modifica | modifica wikitesto]

Città italiane in cui i Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino sono Patroni/Compatroni:

Città italiane in cui sono venerati:

Città italiane in cui sono presenti delle significative testimonianze di fede:

Città sparse per il mondo in cui vengono celebrati:

Città sparse per il mondo in cui sono presenti delle significative testimonianze di fede:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 234.
  2. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 235.
  3. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 287.
  4. ^ Gustav Parthey. Hieroclis Synecdemus et notitiae graecae episcopatuum, Berolini (Berlino) 1866, p. 77, nº 590.

Bibliografia e riferimenti virtuali[modifica | modifica wikitesto]

Fercolo di Sant'Alfio in Piazza Umberto I - Lentini (SR)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]