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Ferro 3 - La casa vuota

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Ferro 3 - La casa vuota
Ferro 3.png
Una scena del film
Titolo originale 빈 집
Bin-jip
Lingua originale coreano
Paese di produzione Corea del Sud, Giappone
Anno 2004
Durata 88 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Kim Ki-duk
Soggetto Kim Ki-duk
Sceneggiatura Kim Ki-duk
Produttore Kim Ki-duk
Casa di produzione Kim Ki-duk Film, Cineclick Asia
Distribuzione (Italia) Mikado Film
Fotografia Jang Seong-back
Montaggio Kim Ki-duk
Scenografia Art Chungsol
Interpreti e personaggi

Ferro 3 - La casa vuota (hangŭl: 빈 집; latinizzazione riveduta della lingua coreana: Bin jip) è un film del 2004 diretto da Kim Ki-duk.

Il film è stato presentato alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, in concorso come "film a sorpresa", con il titolo è stato rivelato solo a rassegna iniziata.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia narra di Tae-suk, un ragazzo senza fissa dimora che ha l'abitudine di introdursi nelle case degli altri. Spostandosi sulla propria motocicletta, il ragazzo porta volantini, appiccicandoli sulle porte delle case; quando vede che in una casa il volantino non viene rimosso da giorni, ne deduce che i proprietari sono assenti e penetra all'interno dell'abitazione, vivendoci come se ne fosse il padrone: lava i panni sporchi, i piatti, utilizza il loro spazzolino e ripara gli oggetti rotti, andandosene prima del ritorno dei proprietari, per passare ad un'altra abitazione e così via.

In una delle case in cui si introduce, una residenza piuttosto lussuosa, Tae-suk non si accorge di essere spiato da Sun-hwa, una giovane donna vittima di un marito violento. La ragazza, nascosta, si limita ad osservarlo impaurita, fino a che, capendo che non ha niente da temere da Tae-suk, gli rivela la propria presenza. Passando del tempo insieme, i due si innamorano. Al rientro del marito di Sun-hwa, Tae-suk non fa niente per nascondersi, facendosi trovare in giardino con aria di sfida: prima che il padrone di casa possa avvisare le forze dell'ordine, viene punito da Tae-suk, che lo bersaglia violentemente con delle palline da golf (colpite con la mazza ferro 3, da cui il titolo del film) per poi allontanarsi in moto con Sun-hwa.

Comincia così una fuga romantica in cui i due personaggi continuano ad abitare abusivamente case altrui. In una di queste, che pensavano disabitata, trovano morto l'anziano proprietario, che ha avuto un ictus; Tae-suk lo seppellisce in giardino con amorevole cura e dedizione. All'arrivo del figlio del proprietario, allarmato perché il padre non rispondeva al telefono, i due vengono sorpresi e l'idillio si interrompe. La polizia, convinta che Sun-hwa sia stata rapita, come raccontato loro da suo marito, arresta solo il ragazzo, che si vede anche costretto a subire le vessazioni a cui lo sottopongono il tenente incaricato delle indagini e il marito di Sun-hwa, che corrompe quest'ultimo per poter infierire su Tae-suk. Ma il ragazzo, che non sembra in grado di poter parlare, non proferisce parola e non si piega; successivamente, comincia ad allenarsi per sviluppare una tecnica di illusionismo che fa sì che, sfruttando i punti morti del raggio visivo umano, lui sembri invisibile. Grazie a questa straordinaria tecnica, Tae-suk riesce a simulare una sua sparizione dalla cella e poi ad evadere, nascondendosi nella casa di Sun-hwa, che dopo un pò si accorge della sua presenza: grazie alla complicità della ragazza, può finalmente vivere con lei e baciarla, letteralmente, "alle spalle" del marito, ignaro della presenza del giovane e convinto che le attenzioni ed il buonumore della sua sposa siano per lui.

Titolo[modifica | modifica wikitesto]

Il ferro 3, inserito per volere del regista nei titoli tradotti, si riferisce alla mazza da golf usata dal protagonista, una delle mazze meno usate nel gioco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kim Ki-duk, labiennale.org. URL consultato l'8 ottobre 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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