Ferrari 412 T1

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Ferrari 412 T1
Ferrari 412T1 2010 Retro Classics Stuttgart.jpg
La Ferrari 412 T1B esposta a Stoccarda
Descrizione generale
Costruttore Italia  Scuderia Ferrari
Categoria Formula 1
Squadra Scuderia Ferrari
Progettata da John Barnard, Gustav Brunner
Sostituisce Ferrari F93 A
Sostituita da Ferrari 412 T2
Descrizione tecnica
Meccanica
Telaio Materiali compositi, a nido d'ape con fibre di carbonio
Motore Ferrari tipo 043 V12 65°, 3 497 c
Trasmissione trasversale Ferrari, 6 marce e retromarcia (comando semiautomatico sequenziale a controllo elettronico)
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4 459 mm
Larghezza 1 995 mm
Altezza 995 mm
Passo 2 950 mm
Peso 505 kg
Altro
Carburante Agip
Pneumatici Goodyear
Risultati sportivi
Debutto Gran Premio del Brasile 1994
Piloti 27. Francia Jean Alesi
27. Italia Nicola Larini
28. Austria Gerhard Berger
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
16 1 3 0

La Ferrari 412 T1 e T1B è la quarantunesima automobile monoposto sportiva costruita e impiegata dalla Scuderia Ferrari per prendere parte al campionato mondiale di Formula 1, nel 1994.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo tre stagioni segnate da risultati di scarso livello e da vetture poco competitive e inaffidabili, già nel 1993 la Scuderia Ferrari aveva intrapreso una lenta rifondazione della propria struttura. Tra i vari provvedimenti, il presidente Luca Cordero di Montezemolo aveva ingaggiato John Barnard con un contratto a lungo termine[1], mettendolo a capo del Ferrari Design and Development (FDD), struttura creata ad hoc con sede a Shalford, in Inghilterra.[2].

Dopo una prima fase nella quale il FDD si limitò a fornire consulenze per la progettazione della monoposto per il 1993, nel 1994 la nuova struttura progettuale entrò in funzione a pieno regime, prendendo direttamente in carico la concezione della nuova vettura.

Il progetto inglese venne poi affidato a Gustav Brunner, che lo sviluppò col proprio team a Maranello: nacque così la Ferrari 412 T1, il cui nome evocava il numero di valvole per cilindro (4), il numero stesso dei cilindri (12) e la presenza del cambio trasversale (T).

La fase tra la fine della stagione 1993 e l'inizio di quella del 1994 era tuttavia avvolta dall'incertezza in merito ai regolamenti cui attenersi, sicché (in assenza di criteri tecnici certi) i progettisti ebbero cura di mantenere una certa flessibilità costruttiva, onde rendere possibile apportarvi in tempi brevi modifiche e cambiamenti.[3]

Il regolamento di Formula 1 venne infatti rivoluzionato: rispetto al 1993 vennero bandite le sospensioni attive, il traction control, il cambio automatico, le quattro ruote motrici, l'ABS, i freni assistiti, il differenziale elettronico e la telemetria bidirezionale[4]; Fu inoltre introdotto un ulteriore elemento tattico, autorizzando l'effettuazione di rifornimenti di carburante durante la corsa,[5] che portò a una riduzione delle dimensioni dei serbatoi.[6]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di base del progetto era la ricerca di una maggiore rigidità rispetto al telaio, sicché i tecnici svolsero un complesso lavoro di studio al fine di adattare al meglio il motore alle nuove esigenze del corpo vettura.[3]

Cambio e sospensioni[modifica | modifica wikitesto]

Le novità più rilevanti consistettero nell'adozione del cambio trasversale e di attacchi al telaio delle sospensioni anteriori a piastrina flessibile in luogo del precedente sistema a sfera.

Aerodinamica[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista dell'aerodinamica la vettura presentò un muso ancora più alto rispetto all'antesignana F93 A; vennero poi ridisegnate le pance laterali, che assunsero una forma trapezoidale (strette all'anteriore, si allargavano al centro e si restringevano nella coda, dotata del consueto profilo "a Coca-cola"), con le prese d'aria dei radiatori a forma di ogiva.

Versione B[modifica | modifica wikitesto]

Dal Gran Premio di Francia 1994 la vettura subì alcune sostanziali modifiche: la nuova versione, identificata con il nome di 412 T1B, vide l'introduzione di nuove pance laterali, più corte, strette e arretrate, con prese d'aria squadrate e dotate di innovative pinne deviatrici di flusso davanti alle loro imboccature.

Scheda tecnica[modifica | modifica wikitesto]

  • Lunghezza: 4,459 m
  • Larghezza: 1,995 m
  • Altezza: 0,995 m
  • Peso: 505 kg
  • Carreggiata anteriore: 1,690 m
  • Carreggiata posteriore: 1,605 m
  • Passo: 2,950 m
  • Telaio: materiali compositi, a nido d'ape con fibre di carbonio
  • Trazione: posteriore
  • Frizione: —
  • Cambio: trasversale Ferrari, 6 marce e retromarcia (comando semiautomatico sequenziale a controllo elettronico)
  • Differenziale: autobloccante
  • Freni: a disco autoventilanti in carbonio
  • Motore: Tipi 041 e 043 (F4-A94)
    • Numero cilindri e disposizione: 12 a V (65°)
    • Cilindrata: 3497,96 c
    • Potenza: circa 700 CV (pari a circa 570 kW) a 15 000 giri/minuto
    • Distribuzione: —
    • Valvole: 48
    • Materiale blocco cilindri: —
    • Candele: Champion (diametro 10 mm)
    • Olio: Agip Petroli
    • Alimentazione: iniezione elettronica digitale Magneti Marelli
    • Accensione: elettronica Magneti Marelli statica
  • Sospensioni: indipendenti a puntone anteriore e posteriore
  • Pneumatici: Goodyear
  • Cerchi: 13 in BBS

Carriera agonistica[modifica | modifica wikitesto]

La stagione[modifica | modifica wikitesto]

Le due Ferrari di Alesi e Berger al Gran Premio di Gran Bretagna 1994

La prima gara disputata fu il Gran Premio del Brasile il 27 marzo del 1994.

Con questa vettura la scuderia di Maranello ritrovò una competitività ad alto livello che le mancava da tempo: molto merito di questa ritrovata competitività è da ricercarsi nell'eliminazione, per regolamento, delle sospensioni attive, che garantivano alle avversarie delle Ferrari un vantaggio importante, essendo più sviluppate ed affidabili.

La monoposto si mise in luce soprattutto per l'elevata potenza del motore, superiore a tutta la concorrenza; le Ferrari monopolizzarono infatti l'intera prima fila nelle due gare più veloci (Germania e Italia) centrando la vittoria a Hockenheim (erano quasi quattro gli anni di digiuno) e il secondo posto a Monza e Imola. Di contro la macchina non offriva prestazioni all'altezza delle altre vetture di prima categoria negli altri circuiti, e nelle piste più lente (Hungaroring, Montecarlo, Jerez) anche altre scuderie riuscivano a inserirsi davanti alla rossa.

La 412 T1 ha ottenuto 1 vittoria e 3 pole position nel campionato mondiale 1994 di Formula 1 totalizzando 71 punti nel campionato costruttori, 41 conquistati da Gerhard Berger, 24 conquistati da Jean Alesi e 6 da Nicola Larini (che sostituì Alesi per due GP).

Risultati completi[modifica | modifica wikitesto]

Anno Vettura Motore Gomme Piloti Flag of Brazil.svg Flag of the Pacific Community.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Europe.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
1994 412 T1 Ferrari Tipo 043 G Alesi 3 NP NP 5 4 3 Rit 2 Rit Rit Rit Rit Rit 10 3 6 71
Berger Rit 2 Rit 3 Rit 4 3 Rit 1 12 Rit 2 Rit 5 Rit 2
Larini TP Rit 2 TP TP TP TP TP TP TP TP TP TP TP TP TP

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corbetta, pp. 7-12.
  2. ^ Carlo Marincovich, Ferrari, stop a Barnard, in la Repubblica, 20 febbraio 1993. URL consultato il 6 luglio 2015.
  3. ^ a b Giancarlo Faletti, Nestore Morosini, Sotto il vestito, una Ferrari vera, in Corriere della sera, 2 febbraio 1994, p. 41. (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2014).
  4. ^ (ES) Más barato y mucho menos sofisticado, El Mundo Deportivo, 14 dicembre 1993, p. 29.
  5. ^ (ES) La normativa del 94, a punto, El Mundo Deportivo, 15 ottobre 1993, p. 29.
  6. ^ (ES) Extra Formula-1 94, El Mundo Deportivo, 23 marzo 1994, p. 26.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eliseo Ferrari, 1947-1997 Ferrari. Cinquant'anni di storia, Modena, Edizioni Il Fiorino, 1997.
  • Leonardo Acerbi, Tutto Ferrari, Mondadori, 2004, ISBN 88-04-51482-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]