Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini d'Aragona, XIV duca di Gravina

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Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini d'Aragona
Principe di Solofra Duca di Gravina
Principe assistente al Soglio pontificio
Stemma
In carica 2 marzo 1705 –
4 gennaio 1734
Predecessore Domenico I Orsini
Successore Domenico II Orsini
Nome completo Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini d'Aragona
Trattamento Don
Altri titoli
Nascita Solofra, 1 giugno 1685
Morte Roma, 4 gennaio 1734
Sepoltura Roma
Luogo di sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano
Dinastia Orsini
Padre Domenico I Orsini
Madre Ippolita di Tocco
Coniugi Giovanna Caracciolo
Giacinta Ruspoli
Figli
Religione Cattolicesimo

Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini d'Aragona (Solofra, 1º giugno 1685Roma, 4 gennaio 1734) è stato un principe italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una prima infanzia trascorsa tra Napoli ed il feudo di Solofra dove era nato nel 1685, Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini d'Aragona ereditò alla morte del padre i titoli di famiglia e gli succedette come capo della famiglia Orsini dei duchi di Gravina nel 1705. Inseritosi da subito nella politica del regno di Napoli, sfruttò l'influente figura della moglie, Marie Anne de la Trémoille (già vedova di Flavio, ultimo duca di Bracciano), la quale era cameriera maggiore della regina Maria Luisa di Spagna, forse nella speranza di ottenere il grandato di Spagna. Tuttavia, nel 1707, fu tra i primi nobili napoletani ad appoggiare la conquista del regno da parte delle truppe di Carlo d'Austria, proponendosi di rifornirle di vettovaglie. Fu quindi l'arciduca d'Austria a concedere a Ferdinando il titolo di grande di Spagna di I classe e lo riconobbe inoltre come erede universale dei beni dei duchi di Bracciano suoi parenti.

Nel gennaio del 1711, Ferdinando sposò Giovanna Caracciolo dei principi di Torella nonché nipote di Marino Caracciolo, principe di Avellino ed ambasciatore di Carlo d'Austria presso lo Stato Pontificio. In occasione delle loro nozze venne pubblicata una raccolta di poesie tra i cui autori figurava anche Giovanni Battista Vico. Giovanna morì appena quattro anni dopo senza aver dato alla luce alcun erede e quindi, nel 1718, l'Orsini si risposò con la principessa romana Giacinta Ruspoli Marescotti, imparentata col cardinale Lorenzo Corsini. Questo matrimonio era destinato a consolidare la posizione degli Orsini a Roma che da più parti era stata minacciata, innanzitutto perché erano una casata prevalentemente legata al regno meridionale e poi perché altre nobili famiglie vi si opponevano, come ad esempio i Colonna che avevano grande influenza su papa Clemente XI.

Più complessa si presentò la questione del patrimonio dei duchi di Bracciano: da quando la casata degli Orsini di Bracciano era entrata in crisi alla fine del Seicento, una serie di vendite per debiti avevano smembrato questo patrimonio e lo avevano consegnato ad altre nobili famiglie romane, mentre gli ultimi beni rimasti erano stati lasciati in usufrutto dall'ultimo duca alla moglie. Consigliato dai propri legali a Roma, Ferdinando aveva cercato di perorare i propri antichi diritti su quei feudi presso la Sacra Rota, ma la causa per quanto avviata giaceva da anni in stallo.

Il matrimonio con Giacinta Ruspoli Marescotti si rivelò ben presto un fallimento: dopo quattro figli, la moglie nel 1723 decise di abbandonare definitivamente il marito e fece ritorno stabilmente a Roma. Fu solo l'elezione del cardinale Vincenzo Maria Orsini al soglio pontificio col nome di Benedetto XIII a riconciliare la coppia: questi, zio di Ferdinando, riuscì a convincere il nipote a tornare a risiedere a Roma per consolidare la propria influenza e riconciliarsi nel contempo con la moglie.

Nel 1724, Benedetto XIII legittimò i duchi di Gravina come eredi dei duchi di Bracciano nel titolo di principi del Sacro Soglio e gli concesse il titolo di principe di Roccagorga. Anche il papa ad ogni modo poté fare ben poco di fronte alle vendite attuate dagli ultimi duchi di Bracciano e di conseguenza Ferdinando dovette ben presto realizzare che non vi erano speranze per il recupero di quel patrimonio. Dato che la situazione con la moglie non era migliorata, nel 1725 decise di fare ritorno a Napoli, dove cercò senza successo di ottenere il Toson d'oro, stante la sua condizione di "separato".

Cercò senza successo di inserirsi nella politica del regno di Napoli avviando dal 1731 un iter per ottenere a carica di reggente del consiglio collaterale (l'organo amministrativo presieduto dal viceré per il controllo del regno), dichiarandosi disposto anche a sborsare 20.000 fiorini per l'imperatore ed altri 5000 per il marchese di Rialp, ma le sue richieste non vennero comunque esaudite perché mancava delle competenze giuridiche necessarie per avere accesso a tale posizione. Tentò quindi di inserirsi nella suprema corte di giustizia di Napoli dove offrì 40.000 fiorini per una carica, ma anche in questo caso questa gli fu rigettata e con le medesime condizioni. Questa sua continua ricerca di una posizione amministrativa all'interno del regno di Napoli fu indubbiamente un chiaro sintomo di quell'emarginazione che l'aristocrazia napoletana visse durante il periodo di reggenza austriaco.

Morì a Napoli il 4 gennaio del 1734.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

immagine del nastrino non ancora presente Cavaliere perpetuo della Stola d'Oro

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Pietro Francesco Orsini, X duca di Gravina Ostilio Orsini, I signore di Solofra  
 
Diana del Tufo  
Ferdinando Orsini, XI duca di Gravina  
Dorotea Orsini Flaminio Orsini  
 
Aurelia di Capua  
Domenico I Orsini d'Aragona, XIII duca di Gravina  
Carlo Frangipani della Tolfa  
 
 
Giovanna Frangipani della Tolfa  
Flavia del Tufo  
 
 
Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini d'Aragona, XV duca di Gravina  
Antonio di Tocco Leonardo V di Tocco  
 
Francesca Pignatelli  
Leonardo VI di Tocco  
Porzia di Tocco Carlo di Tocco  
 
Ippolita Caracciolo  
Ippolita di Tocco  
Giovanni Ventimiglia, IV principe di Castelbuono Francesco Ventimiglia, III principe di Castelbuono  
 
Maria Spadafora  
Beatrice Ventimiglia  
Felice Marchese Blasco Marchese  
 
Laura Valdina  
 

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Orsini di Roma, Tav. XVII, Torino, 1846.
  • D. Nardone, Gli Orsini di Roma nel feudo di Gravina, Gravina di Puglia 1925
  • A. Casino, La famiglia Orsini a Gravina, Roma 1989
  • A. Spagnoletti, Gli Orsini di Gravina. Una famiglia aristocratica meridionale nel sistema imperiale spagnolo, in Don Vincenzo de Tutiis da Gravina e la musica sacra del Seicento, a cura di M. D’Agostino - A. Susca, Noci 2007
  • F. Nicolini, Uomini di spada, di chiesa, di toga, di studio ai tempi di Giambattista Vico, Bologna 1992

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]