Felice (arcivescovo)

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San Felice

Arcivescovo

 
NascitaVII secolo
Morte724
Venerato daChiesa cattolica

Felice (VII secoloRavenna, 724) è stato un arcivescovo italiano, proclamato santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Felice apparve nelle fonti storiche nel 708, anno della morte dell'arcivescovo di Ravenna Damiano. Economo della Curia ravennate, fu designato suo successore. Ricevette l'ordinazione episcopale a Roma da papa Costantino (708-715)[1].

Nel 711 fu fatto arrestare dal patrizio Teodoro su ordine dell'imperatore bizantino Giustiniano II. Portato a Costantinopoli come prigioniero, fu accecato e condannato all'esilio a Cherson, in Crimea[2]. Nel dicembre dello stesso anno Giustiniano II fu rovesciato da Filippico Bardane. Il nuovo imperatore liberò Felice, che tornò a Costantinopoli e fu riabilitato. Felice aderì alla politica religiosa di Filippico, impostata su una linea di contrasto e antagonismo con la Sede Apostolica[2].

Reintegrato nelle sue funzioni arcivescovili, fece ritorno a Ravenna e, nonostante la privazione della vista, riassunse il governo della sua Chiesa. Il 3 giugno 713 si ebbe a Costantinopoli un nuovo colpo di Stato, che travolse Filippico Bardane e portò sul trono imperiale Anastasio II. Il nuovo basileus fece una professione di fede in linea con la Sede Apostolica sconfessando l'operato del predecessore. Felice si dovette adeguare al mutamento d'indirizzo: si recò per la seconda volta a Roma, dove fece atto formale di sottomissione a Gregorio II (715-731), successore di papa Costantino[3].

A Ravenna dispose la revisione dell'officio liturgico, che risaliva ai tempi del primo arcivescovo, Massimiano (546-556)[4]. Fece eseguire lavori di ristrutturazione e ampliamento dell'episcopio[5].

Felice morì a Ravenna nel 724. Fu sepolto nella basilica di Sant'Apollinare in Classe, dove si conserva tuttora il sarcofago che ne contenne le spoglie[2].

La data della sua ordinazione episcopale è tuttora incerta (708 o 709). C'è invece accordo da parte degli studiosi sul fatto che Felice regnò sulla Chiesa ravennate 12 anni dopo il ritorno dall'esilio[2].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Felice fu autore di diverse opere apologetiche e dottrinali, che peraltro decise di distruggere prima della morte. Agnello riferisce che ai suoi tempi era sopravvissuta un'omelia su un passo del Vangelo secondo Matteo.

Fu curatore della raccolta delle omelie di san Pier Crisologo. L'Introduzione, da lui firmata, si è conservata fino ad oggi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liber pontificalis.
  2. ^ a b c d San Felice, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ Liber pontificalis.
  4. ^ G. Zattoni, Un frammento dell'antico officio ravennate, in Scritti storici e ravennati, Ravenna 1975, pp. 149-163.
  5. ^ F. W. Deichinann, Studi sulla Ravenna scomparsa, in Felix Ravenna, s. 4, III-IV (1972), pp. 110-112.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Agnelli qui et Andreas Liber pontificalis Ecclesiae Ravennatis, in «Mon. Germ. Hist., Scriptores rerum Lang. et Italic.», a cura di O. Holder-Egger, Hannoverae 1878, pp. 366-375;
  • (anonimo), "Vita di papa Costantino I", inserita nel Liber pontificalis.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]