Fegato di Piacenza

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Fegato di Piacenza
Foie de Plaisance.jpg
Riproduzione
Autoresconosciuto
DataII-I secolo a.C.
Materialebronzo
Dimensioni12,6×7,6×6 cm
UbicazioneMuseo Farnese, ritrovato a Piacenza

Il fegato di Piacenza, noto più semplicemente come fegato etrusco, è un modello bronzeo di fegato di pecora con iscrizioni etrusche, usato dai sacerdoti aruspici per le divinazioni.

Risalente al II-I secolo a.C. e dalle misure di 126 × 76 × 60 millimetri, il manufatto venne rinvenuto da un contadino durante l'aratura il 26 settembre 1877 a Settima, frazione di Gossolengo (PC), in località Ciavernasco. È conservato dal 1894 nel Museo Civico di Piacenza, situato presso il Palazzo Farnese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I sacerdoti etruschi (aruspici) usavano questi modelli per l'interpretazione delle viscere degli animali sacrificati e ricavarne auspici sul destino (estispicina ma anche, più nello specifico, extispicina o epatoscopia). La pratica del fegato divinatorio era diffusa anche nell'antica Grecia, e, oltre che negli Etruschi, anche negli Umbri e nell'antica Roma[1].

Più anticamente, oggetti simili, anche se realizzati con materiali differenti, sono stati rinvenuti ad Ḫattuša, capitale degli Ittiti in Turchia, e nella valle del Tigri e dell'Eufrate.

Oltre al fegato di Piacenza, che è di epoca relativamente recente, in Italia sono stati trovati altri esempi, tra i quali il fegato di Falerii, che raffigura un fegato di pecora di terracotta, a suo tempo offerto come ex voto in un santuario di Falerii, città falisca all'interno del mondo etrusco.

Lo studioso Walter Burkert, uno dei massimi esperti del periodo orientalizzante, ritiene che la diffusione dell'epatoscopia in Grecia e in Italia sia uno degli esempi più chiari di contatto culturale nel periodo orientalizzante tra mondo occidentale e mondo orientale, e che sia dovuta a piccoli movimenti migratori di personaggi carismatici provenienti dal mondo orientale, di cui non possiamo aspettarci di trovare molte tracce archeologicamente identificabili[2].

Iscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Trascrizione del modello bronzeo del fegato di Piacenza

Il fegato bronzeo si presenta suddiviso in sedici regioni marginali (che rappresentano la ripartizione della volta celeste – il templum celeste – secondo il principio etrusco) e ventiquattro regioni interne. Ciascuna regione riporta inciso il nome di una divinità (quaranta iscrizioni totali).

Nelle sedici regioni marginali sono incise i nomi delle seguenti divinità:

  • Cautha (Sol Invictus); appare in 1 casella marginale.
  • Cel; appare in 1 casella marginale.
  • Cilens (Fortuna); appare in 1 casella marginale.
  • Cvl (su); appare in 1 casella marginale, scritto cvl alp.
  • Fuflus (Bacco); appare in 1 casella marginale.
  • Letham; appare in 1 casella marginale.
  • Lvsa; appare in 1 casella marginale.
  • Mae (Maius); appare in 1 casella marginale, con Uni.
  • Nethuns (Nettuno); appare in 2 caselle marginali.
  • Selvans (Silvano); appare in 1 casella marginale.
  • Tecum; appare in 1 casella marginale.
  • Tin (Giove); appare in 3 caselle marginali.
  • Thufltha; appare in 1 casella marginale con Tin.
  • Tluscv; appare in 1 casella marginale.
  • Uni (Giunone) appare in 1 casella marginale, con Mae.
  • Vetis (Veiove); appare in 1 casella marginale.

Nelle ventiquattro regioni interne, oltre alle divinità sopra citate, appaiono anche:

Riproduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzioni del fegato di Piacenza sono state autorizzate in due occasioni: per una casa farmaceutica di Piacenza e successivamente per una iniziativa culturale (Premio Coraggio Piacentino)[3].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'architetto Franco Purini il fegato di Piacenza assomiglia alla mappa delle mura di Roma, seppur non sia possibile dimostrare alcuna reale connessione[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Ribichini, Astri, segni, sogni e profezie. La divinazione nel mondo antico, in “Archeo” a. XIV, n. 8 (agosto 1998), pp. 59 ss.
  2. ^ Walter Burkert, Da Omero ai Magi. La tradizione orientale nella cultura greca, Marsilio, Edizione seconda, Padova 1999 (in inglese Walter Burkert, The Orientalizing Revolution: Near Eastern Influence on Greek Culture in the Early Archaic Age, 1992, titolo originale Die orientalisierende Epoche in der griechischen Religion und Literatur, 1984
  3. ^ Piacenza capitale antirazzista 2016 | Ministero dell'Interno, su www.interno.gov.it. URL consultato il 9 aprile 2016.
  4. ^ Roma La storia dell'arte - ROMA. LA STORIA DELL'ARTE - video - RaiPlay, su Rai. URL consultato il 9 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter Burkert, Da Omero ai Magi. La tradizione orientale nella cultura greca, Marsilio, Edizione seconda, Padova 1999 (in inglese Walter Burkert, The Orientalizing Revolution: Near Eastern Influence on Greek Culture in the Early Archaic Age, 1992, titolo originale Die orientalisierende Epoche in der griechischen Religion und Literatur, 1984).
  • L. Bouke van der Meer The bronze liver of Piacenza. Analysis of a polytheistic structure, Amsterdam: J.C. Gieben, 1987.
  • Passeggiate archeologiche piacentine-Da Piacenza a Veleia, Edizioni Diabasis, 2004. ISBN 888103 298 8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Piacenza Musei (PDF), su associazionepiacenzamusei.it.
  • Palazzo Farnese, su palazzofarnese.piacenza.it. URL consultato il 4 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 4 gennaio 2014).
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