Federico Comandini

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Federico Comandini
Federico Comandini.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III legislatura della Repubblica Italiana
Gruppo
parlamentare
Socialista
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma, Latina, Viterbo, Frosinone
Incarichi parlamentari
    • componente della IV commissione giustizia (18 giugno 1958 - 15 maggio 1963)
    • componente della commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 3906: " istituzione dell'ente per l'energia elettrica e trasferimento ad esso delle imprese esercenti le industrie elettriche " (27 giugno 1962 - 15 maggio 1963)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato

Federico Comandini (Cesena, 11 agosto 1893Roma, 15 marzo 1967) è stato un avvocato e politico italiano, antifascista, deputato al Parlamento, componente del Consiglio superiore della magistratura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Estrazione familiare[modifica | modifica wikitesto]

Federico Comandini nacque in una famiglia di tradizioni repubblicane e risorgimentali. Suo padre Ubaldo era stato eletto deputato a Cesena per quattro legislature, dal 1900 al 1919, per il Partito Repubblicano Italiano e fu, altresì, Ministro senza portafoglio alla Propaganda bellica nel Governo Boselli (1916-1917)[1]. Il suo omonimo prozio, Federico Comandini (1815-1893), aveva partecipato ai moti rivoluzionari in Romagna nel 1831, combattuto nel 1849 contro gli austriaci in difesa della Repubblica romana, preso parte ai moti mazziniani nel 1853 e fu poi arrestato, torturato e condannato a prigione perpetua, prima di esser graziato, nel 1865[2]. Interventista convinto, così come il padre Ubaldo e il fratello Giacomo, si arruolò volontario nella prima guerra mondiale.

La militanza antifascista e la fondazione del Partito d'Azione[modifica | modifica wikitesto]

Antifascista sin dall'inizio, Federico Comandini, nel 1925, subì un'aggressione da parte delle squadre fasciste, rimanendo ferito; dopo di ciò, si dedicò principalmente alla professione e agli studi giuridici. Rimase, tuttavia, strettamente sorvegliato e fu inserito nell'apposito elenco dei "sovversivi" del Casellario Politico Centrale[3].

Negli anni trenta, Comandini strinse contatti con il movimento Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli e di Emilio Lussu. Giustizia e Libertà era una formazione antifascista operativa soprattutto in Francia, con lo scopo di riunire tutte le formazioni non comuniste intenzionate a combattere il regime fascista, cavalcando la pregiudiziale repubblicana. Su impulso delle componenti liberal-socialiste, radical-democratiche e repubblicane, provenienti da "Giustizia e Libertà", il 4 giugno 1942, nella casa romana di Federico Comandini rinacque il Partito d'Azione (dal nome dell'omonimo partito mazziniano del 1853); presenti: suo cognato Guido Calogero, il repubblicano Ugo La Malfa, Mario Vinciguerra, Edoardo Volterra, Franco Mercurelli, il perugino Vittorio Albasini Scrosati, Alberto Damiani e due per Italia meridionale e la Sicilia[4]. Aderiranno anche Ferruccio Parri, Riccardo Bauer, Emilio Lussu, Adolfo Omodeo, Vittorio Foa, Leo Valiani, Alberto Tarchiani, Oronzo Reale, Riccardo Lombardi, Francesco De Martino ed altri.

Nei primi mesi del 1943, Comandini fu incarcerato e deferito al Tribunale speciale; liberato dopo il 25 luglio, rappresentò il PdA nel Comitato di Liberazione Nazionale centrale di Roma durante l'occupazione tedesca[5]. Il Partito d'Azione costituì una delle componenti principali della Resistenza italiana.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la liberazione, Federico Comandini fu Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Roma, carica che occupò sino al 1948. In rappresentanza degli avvocati, nel 1945, fu nominato alla Consulta nazionale. Nel novembre 1946 fu eletto consigliere comunale di Roma, nelle liste del Blocco del Popolo, in un'assemblea che fu sciolta dopo pochissime settimane, non essendo riuscita a eleggere una Giunta comunale politicamente omogenea.

Con lo scioglimento del Partito d'Azione (20 ottobre 1947), Comandini abbandonò temporaneamente la scena politica, preferendo dedicarsi alla carriera forense.

L'esperienza di Unità Popolare[modifica | modifica wikitesto]

Comandini rientrò nella politica attiva all'inizio del 1953, aderendo al movimento di Unità Popolare, una formazione laica costituitasi alla vigilia delle elezioni politiche per la II legislatura, per protesta contro l'approvazione della legge maggioritaria (cosiddetta “Legge truffa”). Nel nuovo movimento politico, ritrovò l'antico compagno di partito Ferruccio Parri – che era transitato per il Partito Repubblicano – ed altre personalità laiche come Piero Calamandrei, Arturo Carlo Jemolo, Bruno Zevi e Tristano Codignola; fece parte del Comitato centrale del partito[6] e dello speciale comitato incaricato di esaminare il problema della “difesa delle libertà minacciate”[7].

Pur conseguendo appena lo 0,6% dei suffragi e senza eleggere alcun rappresentante al Parlamento, i consensi di Unità Popolare furono decisivi per impedire ai partiti della coalizione governativa di raggiungere il quorum del premio di maggioranza. Nel 1956, Comandini fu eletto ancora al Consiglio comunale di Roma. Il movimento di Unità Popolare si sciolse nell'aprile del 1957.

Deputato socialista e membro del CSM[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche per la III legislatura (1958), Federico Comandini si presentò nelle liste del Partito Socialista Italiano e fu eletto nella circoscrizione del Lazio. Fu membro della Commissione giustizia e, dal 1962 al 1963, della commissione speciale per l'esame del disegno di legge sulla nazionalizzazione dell'energia elettrica. Allo scadere del quinquennio preferì non ripresentarsi; fu, però, eletto dal Parlamento in seduta comune, componente del Consiglio superiore della magistratura (ottobre 1963). Fu colto da un malore proprio mentre stava pronunciando un discorso nell'assemblea di tale organo e, dopo poco, perì[8].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 13 ottobre 1965

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Bartolotta, Parlamenti e governi d'Italia, voll. I-II, Vito Bianco editore, Roma, 1971
  2. ^ Federico Comandini, patriota.
  3. ^ Archivio Centrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale.
  4. ^ Giovanni De Luna, Storia del Partito d'Azione, UTET, Torino, 2006, p. 32
  5. ^ ANPI: Federico Comandini
  6. ^ Lamberto Mercuri, Il movimento di Unità Popolare, Roma, Carècas, 1978, pag. 224
  7. ^ Lamberto Mercuri, cit., pag. 54
  8. ^ Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del 6 aprile 1967. Commemorazione dell'ex deputato Federico Comandini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Andreis, L'ora del partito d'azione. Scritti scelti 1944-1985, Istituto storico della resistenza in Piemonte, Torino, 1991.
  • Elena Aga Rossi, Il movimento repubblicano, Giustizia e Libertà e il Partito d'Azione, Cappelli, Bologna,1969.
  • Antonio Carioti (a cura di), La lezione dell'intransigenza. L'azionismo cinquant'anni dopo, Acropoli, Roma, 1992. ISBN 88-85355-17-X
  • Federico Comandini, Una favola vera : c'era una volta un tintore, Stilia, Cesena, 1974
  • Federico Comandini, Panorama dell'Italia libera. Contributo alla definizione programmatica del Partito d'Azione, Partito d'Azione, Roma, 1944.
  • Federico Comandini, La critica socialista e il pensiero di Giuseppe Mazzini, Libreria politica moderna, Roma, 1914.
  • Federico Comandini, Il nazionalismo italiano e i repubblicani, Stabilimento Tipografico moderno, Cesena, 1915.
  • Federico Comandini, Parole sull'altra guerra, Omero Oldani, Seregno, 1916.
  • Federico Comandini, Il '59 a Faenza nelle memorie di Alfredo Comandini, Fratelli Lega, Faenza, 1933.
  • Federico Comandini, Che cosa vuole il Partito d'Azione, Partito d'Azione, Milano, 1945.
  • Federico Comandini, Che cos'è il Partito d'Azione, Partito d'Azione, Roma, 1943.
  • Giovanni De Luna, Storia del Partito d'Azione. 1942-1947, Feltrinelli, Milano, 1982.
  • Emilio Lussu, Sul Partito d'Azione e gli altri. Note critiche, Mursia, Milano, 1968.
  • Clementina Gily Reda (a cura di), L'azionismo come partito. Organizzazione ed ideali. Ciclo di conferenze, 8 novembre-6 giugno 1997, Avellino, Edizioni del Centro Dorso, 1998.
  • Antonio Jannazzo, Liberali e azionisti tra politica e cultura, Palermo, La Zisa, 1993.
  • Lamberto Mercuri, Il movimento di Unità Popolare, Roma, Carècas, 1978.
  • Lamberto Mercuri (presentazione di), L'azionismo nella storia d'Italia, Il lavoro editoriale, Ancona, 1988. ISBN 88-7663-185-2
  • Aldo Alessandro Mola, Giellisti, 3 voll., Cassa di Risparmio di Cuneo-Banca regionale europea, Cuneo, 1997.
  • Claudio Novelli, Il Partito d'Azione e gli italiani. Moralità, politica e cittadinanza nella storia repubblicana, La nuova Italia, Milano, 2000. ISBN 88-221-4241-1
  • Giancarlo Tartaglia (a cura di), I congressi del Partito d'Azione. 1944-1946-1947, Archivio trimestrale, Roma,1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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