Federico Ciccodicola

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Federico Ciccodicola
Federico Ciccodicola Ritratto.jpg

Ministro Plenipotenziario residente in Etiopia
Durata mandato 24 giugno 1897 - 1º giugno 1907

Ministro Plenipotenziario residente nel Siam
Durata mandato 13 giugno 1907 - 25 luglio 1911

Dati generali
Professione ufficiale ed agente diplomatico

Federico Ciccodicola (Arpino, 10 marzo 1860Napoli, 24 gennaio 1924) è stato un ufficiale ed agente diplomatico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Federico Ciccodicola fu Colonnello d'artiglieria, Ministro Plenipotenziario italiano in Etiopia, Ministro Residente italiano a Bangkok (nell'allora Siam) e Commendatore al merito coloniale. Operò in Africa, durante la Campagna d'Africa Orientale, prima come Maggiore d'artiglieria e successivamente come diplomatico per dirimere le controversie circa il confine fra Eritrea ed Etiopia.

Sul fronte militare si fece notare per il valore dimostrato al comando della batteria indigena da montagna costituita il 3 ottobre 1888:

«si distinse ad Adigrat, si coprì di gloria ad Adua, rimanendo solo superstite attorno ai suoi fumanti cannoni che avevano fatto strage durante l'infausta giornata»

(Il Carroccio, 1922, v.16, p.327)

Effettuò interventi nella battaglia di Coatit, tra gli italiani e gli uomini di ras Mangascià, governatore del Tigrai. A tal proposito viene ricordato l'episodio del proiettile (sparato dalla batteria del Ciccodicola) che attraversò la tenda del ras e lo costrinse alla fuga:

«Le nostre truppe, dopo aver battuto a Coatit ras Mangascià, lo sorprendono e lo mettono in fuga dalla conca di Senafè, dove s'era accampato. Si distinguono il capitano Ciccodicola che, con i colpi bene assestati della sua batteria, disperde le bande tigrine [...]»

(Almanacco Italiano 1908 p. 52 - 15 gennaio 1895)
Menelik visita il residente plenipotenziario italiano, capitano Ciccodicola.[1]
Agosto 1889, occupazione di Asmara. Capitani Vittorio Bottego (terzo in piedi da sinistra) e Federico Ciccodicola (primo in piedi da destra). Fotografia scattata da Luigi Naretti[2].

«Allora il Generale Baratieri ordinò il bombardamento. Voltosi al Ciccodicola: - A lei! - disse. - Mi spazzi via quella tenda. - E indicava col dito teso la emergente tra tutte, quella del ras. Il bravo ufficiale puntò il cannone, si pose di fianco e fece fuoco. Il proiettile forò la tenda e scoppiò a pochi metri [...]»

(La prima guerra d'Africa, Roberto Battaglia, Einaudi, 1958, p.606)

«Un proiettile della batteria Ciccodicola che attraversò la tenda del Ras, lo indusse a precipitosa fuga, abbandonando tutto il campo nelle nostre mani.»

(Annuario dell'Africa Italiana e delle Isole dell'Egeo, 1933, p.475)

«[...]dove nel 1895 i cannoni del capitano Ciccodicola avevano bombardato il campo di ras Mangascià mettendolo in fuga. E ancora adesso qualche vecchio Ascari sapeva indicare il punto in cui si trovava la fastosa tenda del ras, rimasta malinconicamente abbandonata e deserta a documentare il suo lusso e la sua sconfitta.»

(Squadrone bianco: storia delle truppe coloniali italiane, Domenico Quirico, Mondadori, 2002)

Sul piano diplomatico, fu nominato Ministro Plenipotenziario Residente in Etiopia da Francesco Crispi in base all'articolo VII del Trattato di amicizia e commercio del 24 giugno 1897. Fu Cesare Nerazzini a darne comunicazione al Negus il 3 settembre 1897 in un telegramma:

«[...] Come residente presso V. M. verrà Ciccodicola. V. M. faccia conto che sia la mia stessa persona. Il ministero ha deciso nominare un governatore civile per l’Eritrea dimostrando così all'Italia e all'Etiopia sue intenzioni pacifiche. Accompagnerò nuovo governatore. Prego avvertire subito Ras Mangascià perché tutto rimanga tranquillo nel Tigré. I miei ossequi all'Imperatrice.»

(Documenti diplomatici italiani, 1908, p.426)
Schizzo che Ciccodicola ha disegnato per mostrare a Menelik II la modifica dei confini, per lo scambio dei territori fra Eritrea Sudan ed Etiopia.[3]

Nel 1900, concludendo positivamente la propria missione, raggiunse l'accordo sul confine tra Etiopia ed Eritrea (accordo siglato ad Addis Abeba il 10 luglio del 1900 dal Negus etiope Menelik II e da Ciccodicola in rappresentanza del re Umberto I). Il risultato, ottenuto dopo trattative lente e difficili, costituiva anche un successo personale per Ciccodicola che rivendicava la sua parte di merito dichiarando:

«d'aver perduta la pace per ottenere quella benedetta firma del trattato.»

(Le ragioni di un confine coloniale. Eritrea 1898-1908, Federica Guazzini, L'Harmattan Italia, 1999, p.106)

Due anni più tardi, il 15 maggio del 1902, siglava anche l'accordo anglo-italo-etiopico (firmato dall'Imperatore etiope Menelik II, da Ciccodicola e da Sir Harrington, Agente di Sua Maestà Britannica in Etiopia) sull'Aggiunto al Trattato del 1900 che definiva anche i confini tra Sudan ed Eritrea.

È bene ricordare tuttavia che tali confini, particolarmente quello tra Eritrea ed Etiopia, sono ancora oggi oggetto di dispute territoriali.

Ciccodicola fu amico e compagno d'armi dell'esploratore ed ufficiale italiano Vittorio Bottego, i cui beni (fotografie, diari, beni personali) si prodigò a recuperare dopo l'agguato mortale del 17 marzo 1897, come testimoniato da Vannutelli e Citerni, compagni di Bottego, nella prefazione del libro sull'esplorazione dell'Omo:

«Il libro è illustrato in massima parte con fotografie eseguite durante il viaggio; bisogna però avvertire che di queste soltanto un piccolissimo numero fu restituito alla Società Geografica mercé le cure del R. Rappresentante in Etiopia, capitano Ciccodicola, al quale ci è grato esprimere in questa circostanza, la nostra riconoscenza.»

(L'Omo: viaggio d'esplorazione nell'Africa Orientale, Lamberto Vannutelli e Carlo Citerni, Hoepli, 1899, p.XVI)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Ciccodicola[4]
  • Federico Ciccodicola è autore del libello: Per la nostra vittoria: conversazione tenuta agli artiglieri del 4º Fortezza il 6 novembre 1917. (L.Alicò, Messina, 1917)
  • Suo padre, Vincenzo Ciccodicola, era cugino della pianista Elisa Ciccodicola e fratello del Mons. Edoardo Ciccodicola (Prelato domestico di Sua Santità, Protonotario Apostolico, Cap.Conv. dell'Ordine Sovrano di Malta, Elemosiniere Onorario di Sua Altezza Serenissima Carlo III Principe Sovrano di Monaco) autore di vari libri di argomento teologico e storico.[5]
  • Circa l'allestimento della lussuosa residenza di Addis Abeba assume particolare importanza la testimonianza contenuta nell'articolo firmato da Richard K.P. Pankhurst ed apparso nel 1956 sulle pagine dell'Ethiopia Observer, intitolato "The City Fifty Years Ago"[6]:

«[...]La Residenza Italiana del Capitano Ciccodicola era secondo Powell-Cotton “la dimora più lussuosa di Addis Abeba”. L’italiano, essendo ansioso di recuperare per il suo paese almeno un po’ del prestigio perso ad Adua, era determinato a fare spettacolo. “Siccome era impaziente per avere un posto appropriato per la Residenza Italiana il prima possibile, e la raccolta di legname per una grande casa ad Addis Abeba è una faccenda lunga e difficoltosa, decise di comprare un complesso esistente con due case. Le convertì in sala da pranzo e salone dei ricevimenti, collegati da corridoi ad una sala d’aspetto, sulla quale si affacciavano le stanze da letto e gli uffici. Il complesso formava una delle più pittoresche e nondimeno confortevoli residenze che io avessi mai visto. Entrando nel cortile, passando dalla portineria, lasciammo i nostri muli ed i nostri servitori, quindi procedemmo attraverso un secondo cancello; su entrambi i lati erano stati realizzati tukul aperti, in uno dei quali la sentinella di guardia batteva il gong per annunciare il nostro arrivo. Ci trovammo quindi in un secondo cortile circondato da un passaggio coperto e con aiuole magnificamente collocate nel centro. In fondo c’era il salone dei ricevimenti, decorato con pelli di leopardo e trofei di armi…. Questo appartamento, con i suoi tappeti Persiani, i divani coperti con pelli di orso polare, le collezioni di statue, i dipinti, le rarità preziose e le opere d’arte, con le sue lampade e candele schermate, era pervaso da un’atmosfera di lusso e raffinatezza.” Ciccodicola, osserva Vivian, era stato per di più autorizzato a spendere i fondi dei servizi segreti italiani su scala estremamente generosa e stava sfruttando questa opportunità. [...].»

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Immagine d'epoca
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Perché ad Halai, incolonnato in aspro e difficile sentiero e in marcia da oltre ventiquattr'ore, appena chiamato al fuoco fece appello ad uno sforzo di suprema energia da parte dei suoi dipendenti, e riuscì a trascinare in batteria la sezione che aveva seco, giungendo in tempo per concorrere con effetto materiale e morale alla vittoria; perché il 13 a Coatit con tiri bene aggiustati della sua batteria, molestò continuamente il nemico, contribuendo a fermare l'attacco della colonna tigrina; e il 15 a Senafè con pochi tiri ben diretti sul campo nemico, determinò lo scioglimento delle bande tigrine, le quali si misero in fuga abbandonando il campo.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pel modo esemplare con cui, con tiri a shrapnel, sosteneva l'attaco dell'ala destra e poscia la ritirata dovuta all'irrompere preponderante dei dervisci; e, costretto ad abbandonare i pezzi, cooperava validamente a riconquistarli con tutto il materiale della batteria.»
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa (1882-1935) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa (1882-1935)
Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Elefante Bianco (Siam) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Elefante Bianco (Siam)
Commendatore con Placca dell'Ordine Imperiale di Francesco Giuseppe (Impero Austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore con Placca dell'Ordine Imperiale di Francesco Giuseppe (Impero Austriaco)
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
  • Nel centro storico di Arpino (FR) vi è una strada a lui dedicata: via Capitano Federico Ciccodicola.[7]
  • Nel centro storico di Sannicandro di Bari (BA) vi è una strada a lui dedicata: via Federico Ciccodicola.

Photogallery[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Controcopertina de La tribuna illustrata della domenica, 31 luglio 1898, n.31.
  2. ^ Luigi Naretti (1859-1922), primo fotografo italiano a stabilirsi in Eritrea sul finire del XIX secolo. Oltre alla vasta collezione di ritratti femminili ha immortalato diversi paesaggi della città e del porto di Massaua.
  3. ^ Archivio Centrale dello Stato, fondo Carte Martini, scat.4, fasc.12.
  4. ^ Stemma della famiglia Ciccodicola formante chiave di volta del portone sito in via Capitano Federico Ciccodicola n.20, Arpino (FR).
  5. ^ Scritti del Mons. Edoardo Ciccodicola:
    • L'eroe del secolo ed il vero cittadino, Napoli, 1868.
    • L'insocialità ossia la democrazia pura, Napoli, 1870.
    • Il Concilio Vaticano: pietra di paragone pei cattolici, Napoli, 1871.
    • Incoerenza e cecità dimostrate al cospetto dell'Europa, Napoli, 1872.
    • A Pio IX pontefice massimo: elogio funebre per mons. Edoardo Ciccodicola ... letto nei solenni funerali celebrati nella chiesa parrocchiale di s. Maria di Civita in Arpino Diocesi di Sora il di 16 marzo 1878, Napoli, 1878.
  6. ^ Cfr. originale The City Fifty Years Ago By RICHARD K. P. PANKHURST, in Tezeta. URL consultato il 19-05-2009 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2011).
  7. ^ Storia ed informazioni, pag. 14, in Comune di Arpino, Comuni d'Italia. URL consultato il 19-05-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Citato nella Enciclopedia Italiana Treccani alle voci "Coatit", "Oreste Baratieri", "Cesare Nerazzini" e "Addis Abeba".
  • Bollettino della Società Geografica Italiana (Serie XII, vol. III pp. 529 – 550).
  • Bollettino della Società Geografica Italiana, Società geografica italiana, 1908. Cip. pp. 287 – 288.
  • Documenti Diplomatici Italiani, II, cit., doc. 201, pp. 154 – 155.
  • Documenti diplomatici italiani: Nona serie: 1939-1943, Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici, Ministero degli affari esteri, Libreria dello Stato, 1914
  • Documenti Diplomatici italiani, Ministero degli affari esteri, Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici, Libreria dello Stato, 1962.
  • Documenti Diplomatici italiani, Ministero degli affari esteri, Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici, Libreria dello Stato, 1979.
  • Documenti Diplomatici Etiopia 1901-1904, Ministero degli affari esteri, Serie Confidenziale XCIV, Roma s.d., p. 45, doc. n. 2616 (Martini a Ciccodicola, Asmara l° luglio 1903).
  • Somalia, Esercito, Corpo di stato maggiore, Ufficio storico, Tipografia regionale, 1938.
  • Almanacco Italiano 1908, R.Benporad e Figlio Editori, Firenze. Cit. pp. 52,170,278.
  • Almanacco Italiano 1910, R.Benporad e Figlio Editori, Firenze. Cit. pp. 183.
  • Guida delle fonti per la storia dell'Africa a Sud del Sahara esistenti in Italia, Carlo Giglio, International Council on Archives, Inter Documentation, 1973.
  • Patria, esercito, re: memorie e note, Leopoldo Pullè, U. Hoepli, 1902.
  • Le ragioni di un confine coloniale. Eritrea 1898-1908, Federica Guazzini, L'Harmattan Italia, 1999.
  • Il diario eritreo, Ferdinando Martini, Vallechi, 1942.
  • Gli italiani in Africa Orientale: Dall'unità alla marcia su Roma, Angelo Del Boca, Laterza, 1976.
  • Il mito dell'impero: economia, politica e lavoro nelle colonie italiane dell'Africa orientale, 1898-1941, Gian Luca Podestà, Giappichelli, 2004.
  • Empress Taytu and Menilek II: Ethiopia, 1883-1910, Chris Prouty, Ravens Educational & Development Services, 1986.
  • Searching for security in a new Europe: the diplomatic career of Sir George Russell Clerk, Gerald J. Protheroe, Routledge, 2006.
  • Nuova antologia, Francisco Protonotari, Ed. 1866-78, 1941.
  • Italy's foreign and colonial policy: a selection from the speeches delivered in the Italian parliament by the Italian foreign affairs minister, Senator Tommaso Tittoni, during his six years of office (1903-1909), Tommaso Tittoni, Bernardo Quaranta di San Severino, Maggiorino Ferraris, Smith, Elder & co., 1914.
  • Alberto Aquarone, Dopo Adua: politica e amministrazione coloniale, a cura di Ludovica De Courten, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1989.'
  • La Formazione de l'impero coloniale italiano: L'impero (dall'occupazione di Dessiè all'assetto definitivo dell'impero), Fratelli Treves, 1939.
  • L'Italia in Africa: Le prime ricerche di una colonia e la esplorazione geografica politica ed economica, Enrico de Leone, Istituto poligrafico dello Stato, 1955.
  • L'Africa nella coscienza europea e l'imperialismo italiano, Carlo Zaghi, Guida, 1973.
  • Quelques souvenirs de ma vie, Luigi Pelloux, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1967.
  • Histoire sommaire de la Corne orientale de l'Afrique, Jean Doresse, P. Geuthner, 1971.
  • Quaderni storici no. 109, Università di Urbino. Istituto de Storia e Sociologia, 2002.
  • L'Italia in Abissinia e nel Sudan: dall'acquisto di Assab, 1869, alla cessione di Cassala, 1897, Francesco Frisina, Petrini, 1919.
  • L'Italia alla vigilia della guerra, Francesco Tommasini, Zanichelli, 1934.
  • Trattati, convenzioni, accordi, protocolli ed altri documenti relativi all'Africa, 1825-1906, Direzione centrale degli affari coloniali, Tipografia del Ministero degli Afferi Esteri, 1906.
  • Imperialismo e resistenza in corno d'Africa: Mohammed Abdullah Hassan e il derviscismo somalo (1899-1920), Gerardo Nicolosi, Rubbettino Editore srl, 2002.
  • Il Carroccio, Il Carroccio Pub. Co., 1922.
  • Questioni di politica estera, Vico Mantegazza, Treves, 1908.
  • Rivista coloniale, Istituto coloniale italiano, 1907.
  • Reports of international arbitral awards, United Nations, United Nations Publications, 2006.
  • International law reports, Hersch Lauterpacht, Elihu Lauterpacht, C. J. Greenwood, Cambridge University Press, 1982.
  • Storia contemporanea, Società editrice il Mulino, 1977.
  • Il maggiore Domenico Turitto: vita e gesta di un "soldato d'Italia" durante la prima guerra d'Africa, Salvatore Caponio, Lacaita, 2006.
  • Storia di Abissinia, Luca dei Sabelli, Edizioni Roma, 1936.
  • Politica, Francesco Coppola, Società editrice politica, 1938.
  • Squadrone bianco: storia delle truppe coloniali italiane, Domenico Quirico, Mondadori, 2002.
  • L'Omo: viaggio d'esplorazione nell'Africa Orientale, Lamberto Vannutelli e Carlo Citerni, Hoepli, 1899.
  • Memorie d'Africa (1892-1896), Oreste Baratieri, F.lli Bocco, 1898.
  • Immagini delle campagne coloniali (ERITREA-ETIOPIA 1885-1896), Antonio Rosati, Ufficio storico, Corpo di stato maggiore, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]