Favola della rana e dello scorpione

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La favola della rana e dello scorpione è un racconto tradizionale che verte sull'immutabilità della natura malvagia degli individui.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nella favola, lo scorpione chiede a una rana di lasciarlo salire sulla schiena e di trasportarlo sull'altra sponda di un fiume. In un primo momento la rana si rifiuta, temendo di essere punta durante il viaggio; tuttavia, lo scorpione argomenta in modo convincente sull'infondatezza del timore: in un caso del genere, infatti, anche lui cadrebbe nel fiume e, non sapendo nuotare, morirebbe insieme alla rana. Così la rana accetta e inizia a trasportarlo, ma a metà strada lo scorpione effettivamente punge la rana. Quando la rana sente la puntura, che condanna entrambi alla morte, chiede allo scorpione il perché del suo gesto insano e lo scorpione risponde: "È la mia natura".

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione ottocentesca di una variante dal Kalila wa Dimna: la tartaruga e lo scorpione.

L'origine e l'autore non sono noti. Varianti della favola appaiono nell'Africa occidentale e nei racconti popolari europei[senza fonte]. La storia è spesso attribuita a Esopo, tuttavia nelle sue favole appaiono solo delle variazioni. Uno studio pubblicato nel 2011 indica una connessione tra la genesi della fiaba e la tradizione del Panchatantra[1], una raccolta di favole di animali risalenti all'India del III secolo a.C.

Omaggi e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • La rana e lo scorpione è anche il titolo di una canzone degli 883 del 1999 e del rapper Claver Gold feat. Murubutu del 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Arata Takeda, Blumenreiche Handelswege: Ost-westliche Streifzüge auf den Spuren der Fabel Der Skorpion und der Frosch, in Deutsche Vierteljahrsschrift für Literaturwissenschaft und Geistesgeschichte, vol. 85, nº 1, pp. 124–152.
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