Fausto Lupetti Editore

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Logo Fausto Lupetti Editore
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione2008 a Bologna
Fondata daFausto Lupetti
Sede principaleBologna
SettoreEditoria
ProdottiLibri
Sito webwww.faustolupettieditore.it

La Logo Fausto Lupetti Editore, nota più semplicemente come Fausto Lupetti Editore, è una casa editrice italiana dedita alle pubblicazioni professionali e universitarie sui temi della comunicazione, del marketing, della creatività, della sociologia e dei media. È stata fondata nel 2008 da Fausto Lupetti, dopo aver lasciato la sua precedente creazione, la Lupetti - Editori di Comunicazione.

Nel 2008 Fausto Lupetti si trasferì da Milano a Bologna per rilanciare il progetto originario della casa editrice da lui fondata. Il primo titolo nel 2008 è stato Leopardi a tavola. Quarantanove cibi della lista autografa di Giacomo Leopardi di Domenico Pasquariello e Antonio Tubelli,[1] seguito da Propaganda. Della manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia di Edward Louis Bernays[2] e, nell'aprile 2009, dalla nascita della rivista Comunicazionepuntodoc, progettata e curata dalla facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza - Università di Roma e diretta dal suo preside, il professor Mario Morcellini.

Lupetti ha ripubblicato anche altri autori, come Jean Baudrillard, Alberto Abruzzese, Mauro Ferraresi, e ha rinnovato la collaborazione con Jacques Séguéla, del quale nel 2010 ha pubblicato il saggio sulla comunicazione sociale e politica Presidente da vendere. Nel catalogo sono inoltre presenti collane di narrativa e di volumi d'arte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Recensioni, fra le tante, di: Valeria Alinovi su la Repubblica del 17 dicembre 2008, p. 14; su Il Foglio Quotidiano[collegamento interrotto] del 9 gennaio 2009; Rocco Moliterni, "Grazie al monzù Ignarra Leopardi si fa gastronomo", su La Stampa Archiviato il 12 dicembre 2010 in Internet Archive. del 9 dicembre 2010.
  2. ^ L'unico testo tradotto in italiano di Bernays. Cfr. "L'uomo che inventò le 'pubbliche relazioni'", su Il Secolo XIX del 28 marzo 2009, p. 19.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN151664031 · LCCN (ENno2008154008 · WorldCat Identities (ENlccn-no2008154008
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