Fata Morgana (film 1971)

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Fata Morgana
Fata Morgana Screenshot.jpg
Scena del film
Titolo originale Fata Morgana
Lingua originale Tedesco
Paese di produzione Germania Ovest
Anno 1970
Durata 79 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,37 : 1
Genere drammatico, fantascienza
Regia Werner Herzog
Soggetto Werner Herzog
Sceneggiatura Werner Herzog
Casa di produzione Werner Herzog Filmproduktion, Monaco
Fotografia Jörg Schmidt-Reitwein (Eastmancolor)
Montaggio Beate Mainka-Jellinghaus
Musiche Händel, Mozart, Blind Faith, François Couperin, Leonard Cohen, Third Ear Band
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
« E sotto l’arco del firmamento si stendeva immobile il mare »
(cit. dal Popol Vuh nel film)

Fata Morgana è un film del 1970 diretto da Werner Herzog.

Il film è considerato parte di una trilogia che comprende il precedente I medici volanti dell'Africa orientale (1969) e il successivo Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970).

Sono infatti tutti e tre il frutto di riprese effettuate in circa due anni di viaggi nel continente africano. Mente il primo film è un documentario realizzato su commissione e l'altro è un storia grottesca e metaforica, Fata Morgana si colloca in un genere inclassificabile, a metà tra l’immagine documentata e quella costruita.

Somiglianze estetiche ricorrono nelle tre opere, prendendo di volta in volta una connotazione diversa. I medesimi scenari sono indirizzati a differenti letture a seconda del contesto del film.

Herzog ha svelato che l'idea iniziale di questo film era quella di un'opera di fantascienza concepita come un documentario realizzato da alieni su una civiltà in via di estinzione. Di questa idea è poi rimasta forse la struttura a capitoli e il carattere documentaristico mentre il compimento del progetto iniziale si ha solo al termine della trilogia completata in seguito da Apocalisse nel deserto (1992) e da L'ignoto spazio profondo (2005)[1].

Il film è stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 1971.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La discesa e l’atterraggio di un aereo è ripetuta per otto volte e mostra come gli strati d’aria sempre più caldi sulla pista rendano i contorni del velivolo difficilmente distinguibili nel cielo. Il miraggio e l'ambiguità della visione fanno così da prologo al corpo della narrazione.

Nel primo “movimento”, La creazione, si narra di un fallimento divino, le riprese si muovono su spazi sterminati di natura incontaminata. Lentamente emergono i segni di una civiltà, o meglio i suoi resti. Lo stato di abbandono delle cose degli uomini.

Nella seconda parte, Il Paradiso, appaiono i primi soggetti animati: un bambino tiene per il collo sospeso da terra la sua piccola volpe albina, uno scienziato mostra orgoglioso un varano che cammina sul proprio braccio.

La terza parte, L’eta dell’Oro, è caratterizzata dal leitmotiv di una canzone popolare spagnola suonata da un’improbabile duo, un cantante-batterista in occhiali scuri e una matrona vista di profilo al pianoforte. Turisti sbucano dalle cavità rossicce dell’isola di Lanzarote, richiamando l’attenzione coi loro gesti. Ancora sequenze variopinte dall’alto e ancora l’uomo alle prese con gli animali del territorio. Un subacqueo mostra una grossa tartaruga per poi gettarla in una piscina e inseguirla.

Le immagini sono accompagnate da una voce extra-diegetica femminile (nella versione originale quella della critica cinematografica Lotte Eisner) che legge estratti dal sacro libro del sedicesimo secolo dei Quiché guatemaltechi, Popol Vuh[3]. Mentre le voci maschili leggono frasi composte dallo stesso regista.

La musica, sia che si tratti di una messa o di un brano pop, come i testi recitati non è mai di contorno o commento ma amplifica connotando, i soggetti inquadrati. Anticipando contrasti e fornendo associazioni sorprendenti.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film, privo di una vera e propria trama, è il risultato del montaggio di sequenze filmate supportate da commenti che non seguono un ordine consequenziale immediatamente leggibile. Le riprese sono state effettuate tra il 1968 e il 1969 in Africa, per lo più nel Deserto del Sahara, del quale si evocano i miraggi (da qui il titolo Fata morgana) di cui è responsabile.

Le riprese sono tutte opera di Jörg Schmidt-Reitwein mentre Herzog si occupò di guidare l'automezzo dal quale le stesse vennero effettuate.

A novembre del 1968 il regista e il suo operatore girarono in Kenia e Tanzania. Quindi in Uganda vennero arrestati per breve tempo. Dal maggio a settembre 1969 girarono nel Sahara algerino, in Nigeria, Alto Volta, Mali, e Costa d'avorio. Fu il periodo più ostile, delle tempeste di sabbia e dei "miraggi". In Camerun vennero fermati per errore e nuovamente rinchiusi per breve tempo in una prigione comune.

A dicembre ’69, a Lanzarote (Isole Canarie), terminano le ultime riprese.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu mostrato in anteprima a Cannes nel maggio del 1971, e dal giugno dello stesso anno iniziò la distribuzione nelle sale cinematografiche.

In Italia è stato distribuito in DVD dalla Ripley's Home Video (con I medici volanti dell'Africa orientale e Wodaabe - I pastori del sole).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Cristina Piccino intervista Werner Herzog" dal quotidiano Il manifesto del 27 settembre 2006
  2. ^ (FR) Quinzaine 1971, quinzaine-realisateurs.com. URL consultato il 16 giugno 2011.
  3. ^ Popol Vuh. ed. it. Einaudi, 1960

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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