Fascismo sammarinese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Fascismo a San Marino)

1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia di San Marino.

Il fascismo sammarinese nacque nel 1922 con la fondazione del partito da parte di un gruppo di persone riunite a Serravalle. Il primo segretario generale fu Gino Gozi, in seguito il Comm. Manlio Gozi.

Nel 1923 fu sciolto il Consiglio Grande e Generale trasformato in Consiglio Principe e Sovrano. Furono indette nuove elezioni che videro la presentazione di un'unica lista (simile al cosiddetto Listone italiano) con una maggioranza di fascisti.

Tramite il lavoro diplomatico di Giuliano Gozi, segretario di Stato per gli affari esteri e interni, presso Benito Mussolini, partirono i progetti per la ferrovia Rimini-San Marino, successivamente distrutta nel 1944, e fu stipulata la Convenzione di amicizia e buon vicinato con l'Italia nel 1939, tuttora vigente.

San Marino durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 luglio 1943, poco dopo la caduta di Mussolini, il Partito Fascista Sammarinese si scioglie e vengono convocate nuove elezioni. Con la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore, il Consiglio Principe e Sovrano delega i suoi compiti a un Consiglio di Stato composto da 20 membri, in maggioranza fascisti. Il 25 ottobre 1943 il feldmaresciallo Erwin Rommel ha con i membri del governo della Repubblica un incontro nel quale si ribadisce che San Marino è un paese neutrale, in buonafede verso la Germania.

Giuliano Gozi, segretario generale del PFS

Dalla stessa discussione emerge che gli armamenti di San Marino consistono in:

Rommel, quindi, rassicura i sammarinesi e firma il "Libro d'Oro" degli ospiti della Repubblica.

Il 3 novembre viene promulgata una legge che commina gravi pene a chiunque dia aiuto ad ex prigionieri alleati, disertori e partigiani che verrà svogliatamente applicata.[senza fonte]

Il 23 marzo 1944 viene eletto, dal Direttorio del Partito Fascista Repubblicano Sammarinese, Segretario Generale, incarico che mantenne sino al 30 settembre 1944. Il 1º maggio vengono arrestati i comunisti Gildo Gasperoni - reduce delle Brigate Internazionali della Guerra Civile Spagnola (1936-'39) - , Vincenzo Pedrini e Antonio Selva per incitamento all'abbandono del lavoro, ma sono rilasciati poco dopo.

Il 4 giugno sono arrestati cinque comunisti riminesi facenti parte del "complotto del cimitero" di Santa Mustiola che consisteva in formare nuclei partigiani nella Repubblica.

Il 26 giugno ha luogo l'unico bombardamento alleato sulla Repubblica. Una squadriglia britannica della DAF (Desert Air Force), che aveva già combattuto in Africa, sgancia 263 bombe che provocano 63 morti. Vengono proclamati tre giorni di lutto nazionale. Il bombardamento inglese è, però, dovuto a false notizie, perché si pensava che San Marino fosse stato occupato dai tedeschi e fosse diventato un deposito di munizioni. Vengono inviate proteste agli inglesi lette dalla Radio della Repubblica Sociale Italiana dove si ribadisce la neutralità di San Marino e si rileva la crudeltà del bombardamento, ma tali affermazioni non convincono gli alleati che risalendo la penisola occupano la Repubblica.

Il 27 luglio il maggiore Guther - comandante militare tedesco di Forlì - comunica, con una lettera al Comando Militare Germanico di Ferrara, che la sovranità della Repubblica non potrà essere rispettata se esigenze militari richiederanno il traffico di automezzi tedeschi. Si sottolineava che l'occupazione sarebbe stata, se possibile, evitata. Qualche giorno dopo, il 30 luglio, un colonnello medico tedesco si presenta a San Marino chiedendo di requisire due edifici pubblici per installare un ospedale militare. Il governo reagisce inviando tre lettere di protesta, una indirizzata al ministro degli esteri nazista Joachim von Ribbentrop, una ad Hitler e una a Mussolini. In tutte e tre s'insiste sulla neutralità sammarinese. A Mussolini la lettera viene portata direttamente a Salò da una delegazione sammarinese che il 1º agosto[1] è ricevuta dal duce e dall'ambasciatore tedesco ai quali è chiesto di intercedere presso Hitler per evitare che San Marino venga coinvolto nella guerra.

Mussolini rassicura i sammarinesi alla sua maniera:

« Sarete avvolti dalle fiamme, ma non incendiati.[2] »
(Mussolini)

Poco dopo vengono revocati gli ordini di requisizione, mentre, attraverso l'ambasciatore repubblicano-sociale a Berlino, Filippo Anfuso, si intercede anche verso Hitler. Il rischio più grande San Marino lo corre quando il capitano delle SS di Forlì, Schutze pensò che si stessero organizzando bande partigiane a San Marino per combattere i tedeschi e, quindi, ordinò a Federico Bigi, capo della milizia confinaria di arrestare i membri del complotto. Bigi, però, non tenne conto della richiesta, ma dopo un po' avvertito dai tedeschi disse di averli già arrestati, Bigi poi si rivolse alle autorità tedesche che erano decisi a processarli e a fucilarli, i sammarinesi erano decisi a non lasciare i loro cittadini nelle mani delle SS, anche se il reato era grave, veniva a mancare la neutralità di San Marino. Dopo una notte passata a discutere tra Schutze e Bigi, che dimostrò che il complotto era ai danni di San Marino e non dei tedeschi, i "cospiratori" vennero condannati da un tribunale sammarinese.

I tedeschi realizzarono anche un dossier che provasse l'esistenza di un colpo di Stato comunista a San Marino. Poco dopo i tedeschi chiesero di installare a San Marino alcune batterie antiaeree. Inoltre, a Rimini il tenente colonnello Cristiani, comandante del 303º Reggimento della Divisione SS Turkmena, voleva invadere San Marino. Così venne chiesto un colloquio a Forlì e tutto venne annullato. A distanza di tre giorni, un partigiano della zona di Montelicciano uccide un ex prigioniero di guerra sovietico arruolato nella Wehrmacht. Immediatamente, i tedeschi rastrellano la zona, catturano una quindicina di sammarinesi, poi ritornano in territorio italiano a Monte Grimano, spogliano i prigionieri di ogni indumento e li tengono per tre giorni chiusi, senza cibo, in uno stanzone del municipio e due prigionieri nudi sono costretti ad andare a prendere l'acqua alla fontana del paese.[senza fonte] I sammarinesi tornano a protestare contro i tedeschi, i quali propongono ai sammarinesi di scambiare i 10 ostaggi con 10 italiani rifugiati a San Marino che sarebbero stati fucilati, ma le autorità sammarinesi rifiutarono e gli ostaggi vennero liberati.

Il 3 settembre 1944 un tenente tedesco aveva violato la neutralità sammarinese appostando 4 cannoni della sua batteria vicino a Faetano. Immediatamente fu interpellato il tenente Koenig, (ufficiale ebreo, pluridecorato da G. Gozi) di collegamento tra il comando tedesco di Forlì e il governo di San Marino, ma non si riuscì a far spostare i cannoni. Allora, una delegazione si recò da Kesselring, capo delle truppe tedesche in Italia, e ottenne lo spostamento dei cannoni in territorio italiano.

Il 25 agosto è partita anche l'operazione alleata "Olive" che cerca di ottenere la stessa cosa che ha ottenuto da Kesselring anche dal comandante alleato Harold Alexander, viene inviato Virginio Refi che era riuscito a recuperare dal generale von Graffen, comandante dell'Organizzazione del lavoro Todt di Forlì 73 sammarinesi costretti illecitamente al lavoro forzato. Nell'estate del 1944 c'erano 45.000 sfollati nella repubblica a cui si aggiungevano i 15.000 abitanti, mancava l'energia elettrica le razioni sono 50 g di pane al giorno e se ne riescono a sfornare 70.000 porzioni. Nella seconda decade San Marino è attraversato da reparti tedeschi e italiani della Repubblica Sociale, gli Alleati, dopo aver vinto la seconda battaglia di Coriano, entrano nella repubblica; nel pomeriggio inoltrato del 17 settembre si combatte aspramente la battaglia di San Marino. Il 20 la Repubblica viene liberata dalle truppe alleate che la occupano per 3 mesi.

Capitani Reggenti durante il fascismo a San Marino[modifica | modifica wikitesto]

Anno Semestre Capitano reggente Capitano reggente
1922 Ottobre Onofrio Fattori Giuseppe Balducci
1923 Aprile Giuliano Gozi Filippo Mularoni
1923 Ottobre Marino Borbiconi Mario Michetti
1924 Aprile Angelo Manzoni Borghesi Francesco Mularoni
1924 Ottobre Francesco Morri Girolamo Gozi
1925 Aprile Marino Fattori Augusto Mularoni
1925 Ottobre Valerio Pasquali Marco Marcucci
1926 Aprile Manlio Gozi Giuseppe Mularoni
1926 Ottobre Giuliano Gozi Ruggero Morri
1927 Aprile Gino Gozi Marino Morri
1927 Ottobre Marino Rossi Nelson Burgagni
1928 Aprile Domenico Suzzi Valli Francesco Pasquali
1928 Ottobre Francesco Morri Melchiorre Filippi
1929 Aprile Girolamo Gozi Filippo Mularoni
1929 Ottobre Ezio Balducci Aldo Busignani
1930 Aprile Manlio Gozi Marino Lonfernini (morto il 10 settembre, viene sostituito
il 16 settembre da Turiddu Foschi)
1930 Ottobre Valerio Pasquali Gino Ceccoli
1931 Aprile Angelo Manzoni Borghesi Francesco Mularoni
1931 Ottobre Domenico Suzzi Valli Marino Morri
1932 Aprile Giuliano Gozi Pompeo Righi
1932 Ottobre Gino Gozi Ruggero Morri
1933 Aprile Francesco Morri Settimio Belluzzi
1933 Ottobre Carlo Balsimelli Melchiorre Filippi
1934 Aprile Marino Rossi Giovanni Lonfernini (I)
1934 Ottobre Angelo Manzoni Borghesi Marino Michelotti
1935 Aprile Federico Gozi Salvatore Foschi
1935 Ottobre Pompeo Righi Marino Morri
1936 Aprile Gino Gozi Ruggero Morri
1936 Ottobre Francesco Morri Gino Ceccoli
1937 Aprile Giuliano Gozi Settimio Belluzzi
1937 Ottobre Marino Rossi Giovanni Lonfernini (I)
1938 Aprile Manlio Gozi Luigi Mularoni
1938 Ottobre Carlo Balsimelli Celio Gozi
1939 Aprile Pompeo Righi Marino Morri
1939 Ottobre Marino Michelotti Orlando Reffi
1940 Aprile Angelo Manzoni Borghesi Filippo Mularoni
1940 Ottobre Federico Gozi Salvatore Foschi
1941 Aprile Gino Gozi Secondo Menicucci
1941 Ottobre Giuliano Gozi Giovanni Lonfernini (I)
1942 Aprile Settimio Belluzzi Celio Gozi
1942 Ottobre Carlo Balsimelli Renato Martelli
1943 Aprile Marino Michelotti Bartolomeo Manzoni Borghesi
1943 Ottobre Marino Della Balda Sante Lonfernini
1944 Aprile Francesco Balsimelli Sanzio Valentini

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianni Scipione Rossi - Mussolini e il diplomatico. La vita e i diari di Serafino Mazzolini, un monarchico a Salò. Rubbettino, 2005, ISBN 978-88-498-1208-4 pag.494
  2. ^ il Rimino - Riministoria

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]