Farfa

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Farfa
Farfa presso Granica di Montopoli.jpg
Stato Italia Italia
Regioni Lazio Lazio
Lunghezza 25 km
Nasce Frasso Sabino
Sfocia Tevere
42°12′46.3″N 12°36′27.11″E / 42.21286°N 12.60753°E42.21286; 12.60753Coordinate: 42°12′46.3″N 12°36′27.11″E / 42.21286°N 12.60753°E42.21286; 12.60753

Il Farfa è un fiume, affluente della riva sinistra del fiume Tevere.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Corso fluviale[modifica | modifica wikitesto]

Nasce in località Ponte Buida, originato dalla confluenza del Fosso della Mola (o Rumeano), del Fosso delle Mole e dal contributo delle copiose sorgenti dette "Le Capore", situate nel territorio comunale di Frasso Sabino, in realtà quasi totalmente convogliate dall'ACEA nell'acquedotto del Peschiera-Capore che alimenta Roma.[1] Si presenta come uno dei più importanti affluenti reatini del fiume Tevere, a regime quasi torrentizio con alveo la cui componente sassi-ciottoli è preponderante.

Il Farfa bagna i comuni di Monteleone Sabino, Frasso Sabino, Casaprota, Poggio Nativo, Mompeo, Salisano, Castelnuovo di Farfa, Fara in Sabina e Montopoli di Sabina dove segna il confine tra i due comuni e dove, nel territorio di Montopoli scavò nei secoli un ponte naturale nel tufo, ora distrutto (vedi Ponte Sfondato). Il Farfa continua poi per un breve tratto in quel piccolo ritaglio che la provincia di Roma possiede oltre il Tevere nel territorio della Sabina grazie ai comuni di Torrita Tiberina e Nazzano, dove, alla confluenza del Farfa col Tevere, nel 1979 è stata istituita una riserva naturale: la Riserva naturale di Nazzano, Tevere-Farfa.

Qualità delle acque[modifica | modifica wikitesto]

Le acque del Farfa sono particolarmente fredde. Per via del suo letto, costituito essenzialmente da ciottoli, e per via della notevole impetuosità, le acque del torrente, in particolari circostanze, possono assumere una colorazione quasi bianca, dovuta all'effervescente spumosità che vi si crea, tale da sembrare un vero e proprio fiume di latte.

Per la sua frescura, e per la presenza di ampie sponde a ciottoli, in estate il torrente diviene anche un luogo di balneazione noto in tutta la Sabina.

Con la costruzione di una diga a Salisano che ne capta l'acqua quasi alla fonte, la sua portata è di molto inferiore a quella originale. La sua acqua, infatti, viene prelevata e convogliata nell'Acquedotto del Peschiera-Capore (il cui nome deriva da quello della sorgente del Farfa) che rifornisce la Capitale.

Proposte di tutela[modifica | modifica wikitesto]

A maggio del 2008, l'associazione ONLUS Giardino faunistico di Piano dell'Abatino, della provincia di Rieti, ha presentato alla Regione Lazio una proposta per la creazione di un Monumento naturale sul corso inferiore del fiume. È un tratto del fiume che, al di là delle leggi nazionali di tutela, non gode di particolari protezioni ed è sottoposto a gravi rischi di inquinamento causato da impianti di lavorazioni di inerti, di produzioni di materiali bituminosi, e da scarichi fognari non depurati. Nell'insieme, le acque del Farfa sono particolarmente pulite, soprattutto nel tratto iniziale, con presenze faunistiche e floristiche di un certo pregio. Ma più a valle, mano a mano che ci si avvicina alle foci, la qualità decade e le specie faunistiche si impoveriscono anche per la forte pressione antropica dovuta all'esercizio venatorio. Questa proposta di area protetta risponde, quindi, all'esigenza di tutelare un corso d'acqua di pregio costantemente utilizzato, dalle popolazioni locali, per la balneazione e lo svago, durante l'estate, ma anche per attività alieutiche nei laghetti presenti sul territorio di Castelnuovo di Farfa, dove si potrebbero realizzare programmi di ripopolamento di specie autoctone di salmonidi, di altre specie ittiche, e di crostacei. La proposta intende fermare il degrado cui andrebbe incontro l'intero corso del fiume e valorizzarne sia gli aspetti naturalistici sia la pubblica fruizione compatibilmente con un ecosistema fragile e sottoposto a forte pressione antropica.

Citazioni letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Il Farfa è citato è citato da Ovidio, nelle Metamorfosi, col nome di Farfarus:

(LA)

« Ille suos dryadas Latiis in montibus ortas verterat in vultus, illum fontana petebant numina, naiades, quas Albula, quasque Numici, quas Anienis aquae cursuque brevissimus Almo Narve tulit praeceps et opacae Farfarus umbrae, quaeque colunt Scythicae stagnum nemorale Dianae finitimosque lacus; spretis tamen omnibus unam ille colit nymphen, quam quondam in colle Palati dicitur ancipiti peperisse Venilia Iano. »

(IT)

« Col suo volto aveva affascinato le Driadi nate sui monti del Lazio, per lui sospiravano le divinità delle fonti e le Naiadi tutte, quelle dell'Albula, del Numicio, dell'Aniene, dell'Almone dal brevissimo corso o dell'impetuoso Nera, del Fàrfaro dall'onda scura, quelle che vivono nel regno boscoso di Diana Scìtica o nel lago vicino. Ma lui tutte le disprezza; una ninfa sola corteggia, una ninfa che si diceva partorita da Venilia sul Palatino a Giano, il dio bifronte. »

(Ovidio, Metamorfosi' lib. XIV)

Le acque limpide del Farfa sono oggetto di una citazione di Sidonio Apollinare, poeta e santo, in viaggio da Ravenna a Roma nel 467:

« Poi attraversai le altre città della via Flaminia, una dopo l'altra, lasciando i Piceni alla sinistra, gli Umbri alla destra; e fu qui che vidi il mio corpo, ormai esausto, soccombere allo scirocco calabro o all'aria insalubre delle terre toscane dense di miasmi venefici, con accessi ora di sudore ora di freddo. Sete e febbre devastavano il mio animo fino al midollo; invano assicurai alla loro arsura sorsi da piacevoli fontane, da ascose sorgenti, da ogni corso d'acqua che incontravo, fossero le trasparenze vitree del Velino, le acque gelide del Clitumno, quelle cerulee dell'Aniene, le sulfuree del Nera, le limpide acque del Farfa o quelle flave del Tevere [...] »

(Sidonio Apollinare, Epistulae, I.5, 8-9[2])

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ FIUME FARFA, SORGENTI DELLE CAPORE - CASAPROTA, su Unione comuni Alta Sabina. URL consultato il 7 maggio 2017.
  2. ^ Sidonius, testo latino su The Latin Library.

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