Fantozzi alla riscossa

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Fantozzi alla riscossa
Fantozzi alla riscossa.png
Scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1990
Durata82 min
Generecomico
RegiaNeri Parenti
SoggettoPaolo Villaggio, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Alessandro Bencivenni, Domenico Saverni, Neri Parenti
SceneggiaturaLeonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Paolo Villaggio, Neri Parenti, Alessandro Bencivenni, Domenico Saverni
ProduttoreMario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori
Casa di produzioneCecchi Gori Group, Tiger Cinematografica, Maura International Films, Pentafilm
Distribuzione in italianoPentafilm
FotografiaSandro D'Eva
MontaggioSergio Montanari
MusicheBruno Zambrini
ScenografiaMaria Stilde Ambruzzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Fantozzi alla riscossa è il settimo capitolo della saga fantozziana, realizzato nel 1990. Così come nel precedente Fantozzi va in pensione, la stragrande maggioranza delle avventure del celebre ragioniere non riguardano più il lavoro ma la vita personale di Fantozzi, facendo così assumere alla pellicola una connotazione più "privata" e malinconica.

Il film è il primo in cui Fantozzi tenta di sovvertire la propria disagiata condizione economica e sociale, cercando un riscatto risolutore che tuttavia non troverà mai.

Al contrario del capitolo precedente della saga, la trama è meno unitaria e risulta divisa in vari episodi, tutti però legati in qualche modo l'uno all'altro.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Oramai in pensione, Fantozzi viene richiamato dalla Megaditta durante l'incontro annuale tra il duca Conte Barambani e i neoassunti, ma la sua presenza si rivela un'umiliazione per dimostrare cosa fare per salire nella gerarchia aziendale -spionaggio, furto, servilismo. Il tutto si scopre alla fine essere un incubo del ragioniere che lo porta ad uno stato di sonnambulismo ed a credere di soffrire di depressione e complessi di inferiorità.

Un produttore cinematografico, notando Ughina, nipotina di Fantozzi, la sceglie come protagonista di un film. Fantozzi diventa il suo agente e accarezza le possibilità di riscatto che ne deriverebbero, al provino però lo attende una brutta sorpresa: il film è di fantascienza e Ughina avrebbe la parte di una scimmia. Pina si oppone a una simile umiliazione e Fantozzi deve rinunciare ai suoi sogni di gloria.

Fantozzi viene nominato giudice popolare e il suo primo caso è un processo di mafia; si dimostra incorruttibile a differenza di molti suoi colleghi, a cominciare dal presidente della giuria. La mafia passa a metodi meno amichevoli: prima gli mettono una piovra viva nel letto, poi gli tendono un agguato e cercano di violentare la figlia. Dopo aver evitato i vari attentati, arrivando persino a blindare la Bianchina (divenuta così pesante da sprofondare durante un ingorgo nelle catacombe di Cecilia Metella) e ad assumere un vecchio metronotte in bicicletta, Fantozzi arriva alla data del verdetto finale. I giudici sono in perfetta parità, con lui ultimo a votare. "Persuaso" da due mafiosi, il ragioniere si addossa tutti i reati e viene condannato. Uscirà di carcere dopo sei mesi per semi-infermità mentale.

Dopo una visita dallo psicanalista della mutua, dal quale ottiene la diagnosi di non aver nessun complesso di inferiorità ma di "essere" inferiore, Fantozzi decide di prendere lezioni di violenza e si reca da un hooligan, lasciato in Italia dai compatrioti dopo i mondiali del 1990. Quest'ultimo cerca di stimolare Fantozzi alla violenza con degli atti di vandalismo, tra i quali il furto di uno stereo da un negozio (che invece diventa l'acquisto), la rottura di un lampadario con la fionda e il rifacimento della celebre scena del treno di Amici miei; il treno scelto da Fantozzi è in arrivo, ed il ragioniere viene travolto dalla folla inferocita.

L'esame finale consiste nello scippare una vecchia. La Pina si presta a una simulazione, ma Fantozzi sbaglia bersaglio e scippa per errore il Duca Conte Barambani, che si era travestito da donna per compiere uno spionaggio. La signora Pina viene invece derubata da veri ladri, della borsa in cui c'era tutto il denaro che possedevano i coniugi. Portato davanti al "consiglio dei Dieci Assenti" Fantozzi viene elogiato: per la prima volta nella sua vita si è comportato in modo grintoso e rapace. Inizia così una carriera fulminante, che richiede solo la sua firma su innumerevoli carte, ottenendo privilegi riservati ai megadirettori fino ad "un cocchio a due pariglie bianche e il potere temporale". Fantozzi viene però colto da una retata della Guardia di Finanza e condannato per bancarotta fraudolenta: l'ex megadirettore lo ha usato come esca per evitare l'arresto, scaricandogli ogni sua colpa.

Fantozzi esce di galera per totale infermità mentale, anche grazie al bestseller scritto nel frattempo dalla moglie: "Come vivere con un fallito ed essere felici". Offeso dalle numerose accuse, Fantozzi decide di divorziare e cerca di riannodare i rapporti con la signorina Silvani; quest'ultima accetta perché ancora più disperata di lui. Fantozzi, aiutato dal suo ex collega, il Geometra Filini, acquista una casetta in campagna, in realtà la ex chiesa di San Crisostomo del Pantano (posta nell'unica zona riuscita a resistere ai tentativi di bonifica dei Papi e di Benito Mussolini). L'esperienza si rivela breve e niente affatto positiva.

Fantozzi si affida ad una costosa agenzia matrimoniale, dotata di un sofisticato "cervellone elettronico", per capire chi sia la sua anima gemella. Il responso del computer è inequivocabile: la sua dolce metà è la signora Pina (anche lei si era affidata alla stessa agenzia matrimoniale), con cui decide di riallacciare i rapporti.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

David di Donatello 1991

Nastri d'argento 1991

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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